Baylee ha iniziato a leggere Un altro genere di forza di Alessandra Chiricosta

Un altro genere di forza di Alessandra Chiricosta
I maschi sono forti, le donne sono deboli: sembra un'ovvietà che spiega molto dei rapporti tra uomini e donne, di …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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32% completato! Baylee ha letto 26 di 80 libri.

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Nel vivo della ricerca su temi del presente che attraversano culture e discipline. Prodotti del confronto e del lavoro collettivo, …
@MatteoCaronna@livellosegreto.it decisamente una grande autrice.
La fantascienza maschile aka universale ha prodotto il cosmo della distopia, in cui esprimere la frustrazione del non avere autonoma capacità riproduttiva, la smania di controllo su robot pensati per essere schiavi e dunque potenzialmente ribelli, il sogno di colonizzare mondi lontani. Ma c’è un’altra fanstascienza transfemministaqueer, che qui chiamo la sci-fi tfq, scritta da donne e frocie, spesso nere, che hanno popolato mondi di soggetti per i quali la vera abiezione è non cambiare sesso per una vita intera – penso ad esempio a La mano sinistra delle tenebre di Ursula K. Le Guin (1969) – navicelle come uteri in cui prodursi, tentacoli con cui comunicare e ri-prodursi – penso ora alla trilogia della stirpe di Lilith, nella saga della Xenogenesi di Octavia Butler (1987, 1988, 1989). Molti di questi romanzi sono stati immaginati e scritti mentre le Altre irrompevano nelle stanze dove la politica e l’accademia plasmavano il soggetto universale, mettendolo in crisi a partire da nuove identità. Queste scrittrici però hanno sin da subito iniziato a creare visioni di mondi e soggetti già post-identitari, non per questo senza Storia, non per questo senza resistenza.
— Femminismi futuri di Lidia Curti (Workshop -- 28) (49%)
Se vi piace la fantascienza correte a recuperarvi questo libro!💚

In una piccola città di mare, un uomo di mezza età gestisce una caffetteria con pochi clienti, in attesa che …

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Un picture book che parla di amore, perdita, trasformazione, nostalgia, ma anche una potente metafora sulle ferite inferte alla natura. …

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Yang Fei esce di casa una mattina e trova una nebbia fitta mista a una strana neve luminosa: è in …

Figlie di tanta madre è il romanzo più duro e trasgressivo di Pierre Louÿs (1870- 1925) «Scostata la tenda della …

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Avviso sul contenuto Molestie, spoiler a tutto spiano nella recensione
In tutta onestà, questo romanzo ha acceso ogni mio campanello di allarme già dalla descrizione: però c’era un personaggio demisessuale ed era anche stato tradotto in italiano, per cui mi sono sentita in dovere di dargli una possibilità. Quello che proprio non mi sarei aspettata è che mi facesse incazzare prima ancora di arrivare alla rappresentazione di asessualità e demisessualità – che comunque è pessima, ma andiamo con ordine.
La scena che mi ha fatto venire voglia di lanciare l’ereader è la seguente: siamo in uno studio medico e, siccome il dottore intuisce che il suo nuovo paziente gli sta mentendo riguardo a un’immaginaria dipendenza dal sesso, si alza e gli afferra il pacco. Così, de botto, senza senso (cit.). Non so voi, ma dopo una scena così sgradevole faccio fatica a vedere il dottor Halloran come un bravo dottore – o una brava persona in generale.
Il disagio aumenta poi la la visita ai genitali e alla prostata: immagino che Easton volesse strizzare l’occhio a chi ha il fetish per l’ambito medico, ma a queste persone mi sento di dire, con il cuore in mano, di girare alla larga da questo libro per non rischiare di sporcare il loro immaginario erotico con questa roba.
In questo sfacelo mi posso mai sorprendere che l’asessualità sia associata matematicamente al totale disinteresse per il sesso? Ma quando mai. Speravo che almeno alla demisessualità andasse meglio, ma in realtà, sebbene venga data la definizione corretta, poi questa è totalmente ignorata. Dove sarebbe la connessione emotiva tra i due protagonisti? Non mi risulta che l’esame della prostata e un bel faccino valgano come connessione emotiva.
L’unico motivo per cui mi sembra sensato che Easton abbia usato così la demisessualità è dare l’idea di persona che in cerca di una relazione seria, come se essere demisessuale ti mettesse in automatico nella casella “ragazzə da sposare”, senza che altre caratteristiche siano rilevanti. Immagino sia per questo che alla demisessualità è stato affiancato lo stereotipo dell’italo-americano tutto casa e famiglia, sexy ma con gli occhi da cucciolo.
Ci meritiamo di meglio.

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