Baylee ha valutato Ready Player One: 4 stelle

Ready Player One di Ernest Cline
*** DA QUESTO ROMANZO CULT, IL FILM DIRETTO E PRODOTTO DA STEVEN SPIELBERG *** Uno straordinario romanzo cult che ha …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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*** DA QUESTO ROMANZO CULT, IL FILM DIRETTO E PRODOTTO DA STEVEN SPIELBERG *** Uno straordinario romanzo cult che ha …
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L’anarchico, come recita la sinossi della casa editrice, è un libro formato da due parti distinte e il mio problema è che non sono riuscita a prendere sul serio nessuna delle due, nonostante entrambe le storie siano intrecciate con la storia della Cambogia.
Avevo letto delle recensioni nelle quali mi si avvertiva del contenuto misogino di questo libro, ma non mi avevano preparato a leggere un testo così edgy, come si direbbe oggi. L’anarchico pare scritto da un quindicenne che le spara grosse perché vuole sconvolgerti a tutti i costi, ma finisce solo per essere cringe. L’unico risultato ottenuto da Polin, per quanto mi riguarda, è stato farmi venire voglia di leggere la storia dal punto di vista delle donne incontrate da A-Chhem e Virak, donne che spesso e volentieri sono le uniche a dire …
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L’anarchico, come recita la sinossi della casa editrice, è un libro formato da due parti distinte e il mio problema è che non sono riuscita a prendere sul serio nessuna delle due, nonostante entrambe le storie siano intrecciate con la storia della Cambogia.
Avevo letto delle recensioni nelle quali mi si avvertiva del contenuto misogino di questo libro, ma non mi avevano preparato a leggere un testo così edgy, come si direbbe oggi. L’anarchico pare scritto da un quindicenne che le spara grosse perché vuole sconvolgerti a tutti i costi, ma finisce solo per essere cringe. L’unico risultato ottenuto da Polin, per quanto mi riguarda, è stato farmi venire voglia di leggere la storia dal punto di vista delle donne incontrate da A-Chhem e Virak, donne che spesso e volentieri sono le uniche a dire qualcosa di sensato.
Non sono neanche riuscita ad apprezzare la disperazione dei due protagonisti, sradicati dal loro ambiente e dalla loro casa in maniera diversa, ma entrambi più che pronti a scaricare il loro disagio sulle donne (quando Virak ci ha finalmente rivelato il motivo della sua misoginia, si aspettava davvero la nostra solidarietà di lettorз?).
Sono stanca di leggere giustificazioni alla violenza contro le donne (e in questo romanzo ce n’è veramente, ma veramente tanta). Non c’è umiliazione, nichilismo o genocidio che tenga. Basta.
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Questo è il secondo libro della collana Eresia di Asterisco Edizioni e sono oltremodo felice dell’esistenza una casa editrice che ripubblica questi testi storici del movimento LGBTQIA+ italiano, altrimenti difficili da reperire, anche nelle biblioteche. Per dire, di Mariasilvia Spolato è più facile trovare Gli insiemi e la matematica piuttosto che questo testo di cui vi parlo oggi.
Passetto indietro: Mariasilvia Spolato è stata la prima lesbica pubblicamente dichiarata d’Italia, dopo che una foto della sua partecipazione alla manifestazione in occasione dell’otto marzo a Roma, dove esibiva un cartello con su scritto “Liberazione omosessuale” finì su Panorama. Quindi perde il lavoro come insegnante di matematica e inizia poco dopo una vita da senza tetto, dormendo in diverse stazioni, tanto che oggi – Spolato è morta nel 2018 – è difficile ricostruirne i movimenti.
I movimenti omosessuali di liberazione …
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Questo è il secondo libro della collana Eresia di Asterisco Edizioni e sono oltremodo felice dell’esistenza una casa editrice che ripubblica questi testi storici del movimento LGBTQIA+ italiano, altrimenti difficili da reperire, anche nelle biblioteche. Per dire, di Mariasilvia Spolato è più facile trovare Gli insiemi e la matematica piuttosto che questo testo di cui vi parlo oggi.
Passetto indietro: Mariasilvia Spolato è stata la prima lesbica pubblicamente dichiarata d’Italia, dopo che una foto della sua partecipazione alla manifestazione in occasione dell’otto marzo a Roma, dove esibiva un cartello con su scritto “Liberazione omosessuale” finì su Panorama. Quindi perde il lavoro come insegnante di matematica e inizia poco dopo una vita da senza tetto, dormendo in diverse stazioni, tanto che oggi – Spolato è morta nel 2018 – è difficile ricostruirne i movimenti.
I movimenti omosessuali di liberazione è la raccolta dei testi europei e statunitensi nati dalle proteste di Stonewall e dal successivo attivismo per la liberazione delle persone LGBTQIA+. Sono quasi tutti testi volti alla divulgazione, quindi di facile comprensione e anche di impatto: spesso si tratta di volantini, manifesti e anche canzoni. Nel volume è contenuto anche il famoso articolo L’infelice che ama la propria immagine di Andrea Romero pubblicato su La stampa il 15 aprile 1971 e in reazione al quale si creò il FUORI, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano.
Si parla spesso dell’importanza di ricordare e preservare le tradizioni: ecco, nel leggere I movimenti omosessuali di liberazione si sente di star celebrando le lotte del passato e di accoglierle nella propria memoria per poterle portare avanti. Perché è evidente dalla lettura di questi testi degli anni Settanta che sono state vinte alcune battaglie, ma la guerra è ancora tutta lì, anzi forse oggi avremmo proprio bisogno di sentire di nuovo scorrere nei nostri pensieri queste parole così dirompenti.
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È sempre interessante leggere dei processi che portano i libri nelle nostre mani: dietro quelle parole c’è sempre un sacco di lavoro, di molte persone diverse. Se riconoscere il lavoro dellз autorз è banale e molto è stato scritto su quale sia il modo migliore per scrivere un libro, più mistero avvolge le altre professioni legate all’editoria, tanto che alle volte è difficile per chi legge e basta capire come funziona il settore.
Uno degli aspetti che desta maggiore curiosità è quello della traduzione, anche solo per le difficoltà del trasporre un testo, con tutto il suo carico di significati, in una lingua diversa, che, per sua stessa conformazione, non avrà sempre un termine corrispondente con esattezza a quello utilizzato dall*autorǝ. Questo è particolarmente vero per quei testi sperimentali che usano la lingua in maniera creativa, com’è spesso …
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È sempre interessante leggere dei processi che portano i libri nelle nostre mani: dietro quelle parole c’è sempre un sacco di lavoro, di molte persone diverse. Se riconoscere il lavoro dellз autorз è banale e molto è stato scritto su quale sia il modo migliore per scrivere un libro, più mistero avvolge le altre professioni legate all’editoria, tanto che alle volte è difficile per chi legge e basta capire come funziona il settore.
Uno degli aspetti che desta maggiore curiosità è quello della traduzione, anche solo per le difficoltà del trasporre un testo, con tutto il suo carico di significati, in una lingua diversa, che, per sua stessa conformazione, non avrà sempre un termine corrispondente con esattezza a quello utilizzato dall*autorǝ. Questo è particolarmente vero per quei testi sperimentali che usano la lingua in maniera creativa, com’è spesso il caso di libri femministi, che mirano a evidenziare le disuguaglianze a partire dai linguaggi.
Il corpo del testo presenta la storia di come si sia pensato di affrontare questi problemi nel corso del tempo e di tutte le questioni da dirimere prima di lavorare in maniera femminista alla traduzione di un testo. È stato davvero illuminante, ci sono casi ai quali non avrei mai pensato (per esempio, qual è il miglior modo femminista di tradurre un testo che non è affatto?) e altri che esemplificano l’importanza della preparazione dellǝ traduttorǝ.
Ampio spazio è dedicato anche agli ambienti che praticano la traduzione femminista, sia case editrici vere e proprie, sia collettivi o autogestiti, lo scopo dei quali è soprattutto far circolare le idee e stimolare dibattiti, al di fuori di ogni logica di mercato. Ovviamente anche lз traduttorз hanno bisogno di un reddito dignitoso e quindi Il corpo del testo affronta anche la questione dei compensi.
L’ho trovata una lettura illuminante e anche molto scorrevole su argomenti che spesso rimangono tra lз addettз ai lavori e che è utili conoscere da lettorз per apprezzare meglio il lavoro di chi ci permette di fruire di così tanti contenuti.
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Avevamo lasciato Lucy alle prese con il fatto di essere riuscita a sentire forte e chiara la voce del teschio nel vaso proprietà – più o meno – della Lockwood & Co. e la ritroviamo nei guai fino al collo insieme a Lockwood e George in mezzo a un’infestazione – ehm, ehm – imprevista di Lemuri.
Leggere Il teschio parlante è stato un vero spasso: Lockwood, Lucy e George sono ormai un trio affiatato e vederlз lavorare insieme nella loro – ancora – scalcagnata agenzia di investigazione psichica è uno spettacolo. Lockwood è sempre più affascinante e irresistibile, George è sempre più curioso e irascibile, Lucy sempre più determinata e curiosa.
La new entry, il teschio nel vaso, è il pepe che mancava: perfido e infido, è sempre in bilico tra il seminatore di zizzania e l’infiltrato …
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Avevamo lasciato Lucy alle prese con il fatto di essere riuscita a sentire forte e chiara la voce del teschio nel vaso proprietà – più o meno – della Lockwood & Co. e la ritroviamo nei guai fino al collo insieme a Lockwood e George in mezzo a un’infestazione – ehm, ehm – imprevista di Lemuri.
Leggere Il teschio parlante è stato un vero spasso: Lockwood, Lucy e George sono ormai un trio affiatato e vederlз lavorare insieme nella loro – ancora – scalcagnata agenzia di investigazione psichica è uno spettacolo. Lockwood è sempre più affascinante e irresistibile, George è sempre più curioso e irascibile, Lucy sempre più determinata e curiosa.
La new entry, il teschio nel vaso, è il pepe che mancava: perfido e infido, è sempre in bilico tra il seminatore di zizzania e l’infiltrato nella fazione opposta. Come ci ha mostrato con Bartimeus nella saga a lui dedicata, Stroud è maestro nel creare e gestire questi personaggi non proprio entusiasti di essere necessari a questi pretenziosi esseri umani con i quali devono avere a che fare.
Come se già non ci fosse abbastanza carne al fuoco, Stroud aggiunge una sfida tra la Lockwood & Co. e il gruppo di Quill Kipps, facente parte dell’Agenzia Fittes, decisamente famosa e piena di risorse. Manco a dirlo, le cose precipiteranno in fretta, iniziando a far intravedere interessanti retroscena che rendono assolutamente necessario il proseguimento della serie.
E poi dobbiamo sapere cosa è successo in quella stanza. E meno male avevo sottomano il terzo volume, altrimenti sarei morta nell’attesa di sapere. Mannaggia a te, Stroud, che razza di finale.
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È probabile che conosciate Jonathan Stroud per la saga di Bartimeus e che al solo sentirla nominare vi vengano i lucciconi agli occhi: sapete già che scrittore di talento sia e quanto amore riesce a suscitare verso i suoi personaggi (e se non lo sapete, che aspettate a leggere uno dei migliori scrittori per ragazzз in circolazione?).
Avere aspettative molto alte per la saga Lockwood & Co., quindi, è perfettamente legittimo e non posso dire che siano state disattese. Solo che Stroud questa volta ci mette diverse pagine (mezzo romanzo, in effetti) prima di farti davvero amare Lockwood, Lucy e George e farti sperare che escano vivз dall’ennesimo pericolosissimo incarico. Se iniziate a leggerlo e vi sembra che non vada da nessuna parte, voi continuate a leggere: il bello viene dopo (poi, io ve lo dico, continuerete …
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È probabile che conosciate Jonathan Stroud per la saga di Bartimeus e che al solo sentirla nominare vi vengano i lucciconi agli occhi: sapete già che scrittore di talento sia e quanto amore riesce a suscitare verso i suoi personaggi (e se non lo sapete, che aspettate a leggere uno dei migliori scrittori per ragazzз in circolazione?).
Avere aspettative molto alte per la saga Lockwood & Co., quindi, è perfettamente legittimo e non posso dire che siano state disattese. Solo che Stroud questa volta ci mette diverse pagine (mezzo romanzo, in effetti) prima di farti davvero amare Lockwood, Lucy e George e farti sperare che escano vivз dall’ennesimo pericolosissimo incarico. Se iniziate a leggerlo e vi sembra che non vada da nessuna parte, voi continuate a leggere: il bello viene dopo (poi, io ve lo dico, continuerete a leggere fino alle fine, come me che sono arrivata al terzo e ho tutta l’intenzione di continuare).
Impossibile non volerne sapere di più di Lockwood, capo dell’agenzia di investigazione psichica più scalcagnata di Londra: leader carismatico e avvolto dal mistero, vi farà venire voglia di seguirlo in qualunque luogo infestato decida di portarvi. A Lockwood si vuol bene di default.
Poi abbiamo George, che all’inizio potrebbe sembravi poco amichevole (o semplicemente troppo poco igienico per condividere la stessa stanza), ma prometto che i suoi battibecchi con Lucy alla fine diventano schermaglie amichevoli. E che anche lui ogni tanto si dà un’annusatina e si fa la doccia. Giuro.
Alla fine c’è Lucy, nostra voce narrante e talentuosa agente scaricata da tutte le maggiori agenzie a causa del modo spiacevole in cui è finito il suo ultimo incarico. La capiamo mentre fa colloqui su colloqui, portando il suo curriculum pieno di talento in giro per ricevere solo picche. È un piacere quando alla fine la vediamo all’opera – anche se alla Lockwood & Co. è difficile che le cose vadano lisce.
Leggete e regalate questo libro a tuttз lз ragazzз: lo so che in italiano hanno tradotto solo i primi due, ma l’autore ha annunciato che l’anno prossimo inizieranno a girare la serie TV (Netflix) quindi è assai probabile che Salani o chi per lei porteranno in Italia l’intera saga.
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Confesso che mi è molto difficile esprimere un parere su questo romanzo. Mi è piaciuto e mi ha annoiato praticamente in egual misura e, nonostante avessi letto diverse recensioni, mi sono ritrovata del tutto impreparata davanti ai sentimenti contrastanti suscitatami dalla storia di Rossa e Blu.
Sicuramente il lato più positivo del romanzo è il suo contenere diverse chiavi di lettura: si potrebbero passare giorni a sviscerare i simboli e la filosofia che si intrecciano con leggerezza negli scambi epistolari tra le due protagoniste. Ammiro chi riesce a mettere tanta carne al fuoco raccontando semplicemente una storia, senza appesantire la narrazione.
Sicuramente il lato più negativo è la storia d’amore. Eh, lo so che viene raccontata in maniera poetica, che è una storia d’amore contrastato e che Rossa e Blu sono estremamente affascinanti, ma a me ha annoiato …
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Confesso che mi è molto difficile esprimere un parere su questo romanzo. Mi è piaciuto e mi ha annoiato praticamente in egual misura e, nonostante avessi letto diverse recensioni, mi sono ritrovata del tutto impreparata davanti ai sentimenti contrastanti suscitatami dalla storia di Rossa e Blu.
Sicuramente il lato più positivo del romanzo è il suo contenere diverse chiavi di lettura: si potrebbero passare giorni a sviscerare i simboli e la filosofia che si intrecciano con leggerezza negli scambi epistolari tra le due protagoniste. Ammiro chi riesce a mettere tanta carne al fuoco raccontando semplicemente una storia, senza appesantire la narrazione.
Sicuramente il lato più negativo è la storia d’amore. Eh, lo so che viene raccontata in maniera poetica, che è una storia d’amore contrastato e che Rossa e Blu sono estremamente affascinanti, ma a me ha annoiato a morte. Senza contare che il cambiamento da nemiche ad amanti mi è parso troppo repentino – anche se in questi casi non so mai se sono io che, come nella vita reale, certi segnali non riesco proprio a coglierli, oppure se effettivamente la svolta è improvvisa.
Il mio consiglio è comunque di leggerlo: è un romanzo interessante e piuttosto diverso da qualsiasi cosa abbia mai letto tanto da avermi lasciato contenta, nonostante mi abbia preso la noia in diversi punti.
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Qualcosa mi ha enormemente disturbato in questo libro – e non in senso buono – e sto ancora cercando di capire bene cosa sia. Probabilmente un insieme di più elementi.
Innanzi tutto, non ho gradito la premessa di Sfregola, nella quale dichiara che questo memoir non è un sacco di cose: non è un trattato sul femminismo (anche se l’autrice è femminista e quindi lo è anche il libro), non è un manuale sulla vita matrimoniale (anche se dà tanti consigli), non è un libro di teoria queer (qui si parla di vita reale), non è questo, non è quello, ma solo un po’ di questo e un po’ di quello.
Mi ha dato subito l’impressione che Sfregola volesse mettersi al riparo dalle critiche, che, come si tocca il femminismo e dintorni, piovono copiose e spesso neanche troppo …
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Qualcosa mi ha enormemente disturbato in questo libro – e non in senso buono – e sto ancora cercando di capire bene cosa sia. Probabilmente un insieme di più elementi.
Innanzi tutto, non ho gradito la premessa di Sfregola, nella quale dichiara che questo memoir non è un sacco di cose: non è un trattato sul femminismo (anche se l’autrice è femminista e quindi lo è anche il libro), non è un manuale sulla vita matrimoniale (anche se dà tanti consigli), non è un libro di teoria queer (qui si parla di vita reale), non è questo, non è quello, ma solo un po’ di questo e un po’ di quello.
Mi ha dato subito l’impressione che Sfregola volesse mettersi al riparo dalle critiche, che, come si tocca il femminismo e dintorni, piovono copiose e spesso neanche troppo gentili. Però così facendo si è piazzata su un piedistallo e si è resa molto distante da quella complicità con le altre donne che ha cercato di trovare raccontando la sua storia. Il tono sussiegoso, poi, non l’ha aiutata.
Come ciliegina sulla torta, ci aggiungerei il tentativo di suscitare sorellanza e simpatia facendo ricorso al tormento di ogni donna: l’estetica e il racconto mitologico secondo cui ognuna di noi pratichi la skin care e abbia il terrore del primo capello bianco. Ora, che ci sia una pressione sociale enorme su come le donne dovrebbero gestire il loro aspetto estetico ce lo ricordano anche solo le reazioni scomposte alla vista di qualunque gamba femminile non depilata, ma l’idea che io in quanto donna debba sapere tutto di skin care (addirittura fin dalla pubertà!) non mi suscita alcuna simpatia. Mi fa solo incazzare.
Lo so che Sfregola voleva solo rendere più sbarazzino il suo libro, ma – davvero – che fastidio quest’atteggiamento da club della frustrazione dove entri in quanto donna e dove puoi lamentarti del tempo e dei soldi che butti nell’estetica (o di qualsiasi altra cosa ti senti in dovere di fare/dire/essere) senza veramente non dico fare la rivoluzione, ma nemmeno elaborare un discorso che aiuti le donne a uscirne.
Alla fine di questo libro non mi rimane niente se non la sensazione di un’altra occasione sprecata. Peccato.
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Sono rimasta piuttosto sorpresa da questo libro: pur avendomi incuriosito abbastanza da convincermi a comprarlo, mi sembrava uno di quei casi nei quali mi lascio irretire dalle sinossi accattivanti della CE di turno per poi ritrovarmi tra le mani libri pessimi. E invece stavolta è andata bene e vi consiglio di recuperare questa storia – e questo libro – perché non merita proprio l’oblio nella quale è stata scaraventata.
Inessa Armand era una donna che è facile sentire affine alla nostra sensibilità moderna. Tanto per dirne una, si innamorò del cognato, e, invece di portare avanti una relazione clandestina, ne parlò a entrambi i fratelli e insieme raggiunsero un equilibrio che lз mantenne tuttз in buone relazioni. E stiamo parlando dei primi anni del Novecento.
Ovviamente, gran parte della sua biografia è dedicata al suo essere stata una …
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Sono rimasta piuttosto sorpresa da questo libro: pur avendomi incuriosito abbastanza da convincermi a comprarlo, mi sembrava uno di quei casi nei quali mi lascio irretire dalle sinossi accattivanti della CE di turno per poi ritrovarmi tra le mani libri pessimi. E invece stavolta è andata bene e vi consiglio di recuperare questa storia – e questo libro – perché non merita proprio l’oblio nella quale è stata scaraventata.
Inessa Armand era una donna che è facile sentire affine alla nostra sensibilità moderna. Tanto per dirne una, si innamorò del cognato, e, invece di portare avanti una relazione clandestina, ne parlò a entrambi i fratelli e insieme raggiunsero un equilibrio che lз mantenne tuttз in buone relazioni. E stiamo parlando dei primi anni del Novecento.
Ovviamente, gran parte della sua biografia è dedicata al suo essere stata una rivoluzionaria di prim’ordine, al fianco di Lenin, che di fronte alla passione, alla dedizione e alla competenza di Armand non fa una gran figura. Oltre al fatto che del loro amore non si doveva sapere per non inquinare il mito del capo della rivoluzione bolscevica, si potrebbe aggiungere che di fronte alle idee rivoluzionarie di Armand quelle di Lenin impallidiscono.
L’unico difetto di Di questo amore non si deve sapere è il suo soffrire del rifarsi principalmente a fonti secondarie (o a fonti primarie consultate in traduzione): però Armeni ha fatto davvero un lavoro eccellente nel riportare alla luce questa storia così poco nota – e la storia di come è nato questo libro, raccontata brevemente nella postfazione lo dimostra – e mi ha fatto venire voglia di recuperare altri suoi lavori.
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Scrittrici, scrittorз e scrittori: dateci più libri così. Romanzi dove al centro c’è la fragilità dell’essere umano, la solidarietà tra simili e la tragicità dell’aver costruito una società che non riconosce l’una e non promuove l’altra. Sono stufa di leggere storie dove la debolezza è ammessa solo per essere sconfitta, dove chi non ce la fa non si è semplicemente impegnato abbastanza.
Tutto chiede salvezza inizia con un TSO e si dipana lungo la settimana di ricovero obbligatorio, facendoci conoscere l’umanità che si trova nella stessa stanza con il protagonista e che si ispira alle vicende biografiche dell’autore. L’ignoranza e lo stigma che circondano ancora la malattia e la salute mentale sono ben presenti, nonostante gli sforzi sempre maggiori per debellarli, quindi immagino che la situazione non sia poi diversa da quella raccontata qui e datata 1994.
Non …
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Scrittrici, scrittorз e scrittori: dateci più libri così. Romanzi dove al centro c’è la fragilità dell’essere umano, la solidarietà tra simili e la tragicità dell’aver costruito una società che non riconosce l’una e non promuove l’altra. Sono stufa di leggere storie dove la debolezza è ammessa solo per essere sconfitta, dove chi non ce la fa non si è semplicemente impegnato abbastanza.
Tutto chiede salvezza inizia con un TSO e si dipana lungo la settimana di ricovero obbligatorio, facendoci conoscere l’umanità che si trova nella stessa stanza con il protagonista e che si ispira alle vicende biografiche dell’autore. L’ignoranza e lo stigma che circondano ancora la malattia e la salute mentale sono ben presenti, nonostante gli sforzi sempre maggiori per debellarli, quindi immagino che la situazione non sia poi diversa da quella raccontata qui e datata 1994.
Non è difficile immaginarsi questi personaggi e i loro familiari in qualche reparto italiano, a fare i conti con malattie ancora coperte da vergogna e imbarazzo e con medici che hanno poca voglia di starli ad ascoltare per cercare di capire di cosa hanno davvero bisogno. Prenda questo, prenda quello, vediamo come va.
Mencarelli riesce a essere incredibilmente poetico e allo stesso tempo molto concreto: c’è, infatti, della poesia nella fragilità umana, che però rimane ben piantata nella quotidiana realtà della nostra condizione. L’autore poi introduce la speranza di una salvezza anche ultraterrena, della quale io non sento la necessità e che neanche capisco troppo bene, ma contribuisce al tono struggente del romanzo e alla disperata necessità di trovare un porto sicuro per tutte le nostre debolezze.
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Sono molto affezionata a questo libro e l’ho letto diverse volte: nel mio piccolo e in un momento della vita in cui mi sentivo persa, Rita Levi-Montalcini è stata un esempio di donna in carne e ossa disinteressata alle relazioni sentimentali e legatissima allз amicз e ai familiari. Quando le parole asessualità e aromanticismo erano lontanissime dal mio radar, Levi-Montalcini è stata la luce in fondo al tunnel, la possibilità di avere una bella vita anche senza relazioni sentimentale e/o sessuali.
Poi, certo, è stata importante nella vita di tuttз per essere stata una della maggiori scienziate del secolo scorso e per aver vinto il Nobel per la medicina insieme a Stanley Cohen per aver scoperto il Nerve Growth Factor, ma questo lo leggerete ovunque. La RAI le ha anche dedicato un film di recente – me …
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Sono molto affezionata a questo libro e l’ho letto diverse volte: nel mio piccolo e in un momento della vita in cui mi sentivo persa, Rita Levi-Montalcini è stata un esempio di donna in carne e ossa disinteressata alle relazioni sentimentali e legatissima allз amicз e ai familiari. Quando le parole asessualità e aromanticismo erano lontanissime dal mio radar, Levi-Montalcini è stata la luce in fondo al tunnel, la possibilità di avere una bella vita anche senza relazioni sentimentale e/o sessuali.
Poi, certo, è stata importante nella vita di tuttз per essere stata una della maggiori scienziate del secolo scorso e per aver vinto il Nobel per la medicina insieme a Stanley Cohen per aver scoperto il Nerve Growth Factor, ma questo lo leggerete ovunque. La RAI le ha anche dedicato un film di recente – me lo sono perso, qualcunǝ l’ha visto? Merita?
Un altro motivo di affetto per questo libro è – come da titolo – l’elogio dell’imperfezione. Levi-Montalcini ci dice che l’imperfezione della nostra specie ha fatto sì che ci fosse la possibilità di cambiamento ed evoluzione. Non solo in meglio, purtroppo: Levi-Montalcini sa bene che nello stesso secolo c’è stato l’abisso di Hitler e lo splendore di Einstein.
Sapete quali sono gli esseri perfetti? Gli invertebrati, soprattutto gli insetti: i loro piccoli cervelli erano già così perfettamente adattati al loro ambiente che così sono rimasti. In un mondo dove la perfezione pare lo standard da raggiungere è bene ricordarsi che non è degli esseri umani, ma dei moscerini della frutta. Rimette le cose in prospettiva.
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Da un po’ seguo Micol Mian sul suo blog, Rumoralilas, e su quello che gestisce insieme alla coautrice di questo romanzo, Effemeridi, che raccoglie i loro lavori e progetti letterari e da altrettanto tempo voglio leggere una delle sue storie, perché riesce a catturare il tuo interesse anche quando parla di situazioni a te ignote, figuriamoci cosa può fare in un romanzo.
Eh, può fare che mi sono spazzolata Folco sotto il letto in tre giorni, con la sensazione residua di aver letto qualcosa di unico nel panorama romance. E non parlo tanto della storia, che è quasi banale, ma dello stile delle autrici, capace di plasmare i personaggi in una maniera talmente unica da renderteli incredibilmente vicini.
Mian e Romiti raccontano i sentimenti tra Bruno e Mattia e quelli nei confronti dei loro passati ingombranti, con i …
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Da un po’ seguo Micol Mian sul suo blog, Rumoralilas, e su quello che gestisce insieme alla coautrice di questo romanzo, Effemeridi, che raccoglie i loro lavori e progetti letterari e da altrettanto tempo voglio leggere una delle sue storie, perché riesce a catturare il tuo interesse anche quando parla di situazioni a te ignote, figuriamoci cosa può fare in un romanzo.
Eh, può fare che mi sono spazzolata Folco sotto il letto in tre giorni, con la sensazione residua di aver letto qualcosa di unico nel panorama romance. E non parlo tanto della storia, che è quasi banale, ma dello stile delle autrici, capace di plasmare i personaggi in una maniera talmente unica da renderteli incredibilmente vicini.
Mian e Romiti raccontano i sentimenti tra Bruno e Mattia e quelli nei confronti dei loro passati ingombranti, con i quali ancora stanno facendo i conti, con una poeticità che non ho mai trovato in un nessun altro romance e che rende la storia tridimensionale e realistica. Se infatti lǝ lettorǝ non è colpitǝ da nessun colpo di scena, lo sarà dalle interiorità di Bruno e Mattia, dalle loro fragilità, dalle loro paure e sì, anche dalle loro speranze – che questa volta sia quella buona.
L’incantesimo per me si è rotto un po’ nel finale – forse troppo veloce o forse sono io che volevo solo stare ancora in compagnia di questi due. Però sicuramente leggerò altro scritto da Mian e Romiti, adesso che ho rotto il ghiaccio – e voi andate a leggere i loro blog, se già non li conoscete!
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Nel lasciare inconclusa la lettura di questa trilogia mi ero dimenticata di quanto meravigliosa fosse la scrittura di Hobb e la sua capacità di tratteggiare personaggi così realistici e umani che sembra assurdo non esistano davvero. È stata una lettura talmente immersiva che, nonostante le quasi ottocento pagine, ho finito il libro in una settimana.
È difficile rallentare il ritmo della lettura quando il tuo cuore sanguina per i personaggi, quando devi sapere se questa volta riusciranno a salvarsi, se hanno davvero intenzione di fare quella cosa così stupida e avventata, se saranno arrivati alla fine delle loro tribolazioni, se arriverà qualche speranza o tutto finirà in disperazione.
Il viaggio dell’assassino è una lunga dondolata su un’altalena di eventi che rischiano di scaraventare a terra Fitz e lasciarcelo per sempre. Nonostante, infatti, Fitz sia un predestinato e pure …
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Nel lasciare inconclusa la lettura di questa trilogia mi ero dimenticata di quanto meravigliosa fosse la scrittura di Hobb e la sua capacità di tratteggiare personaggi così realistici e umani che sembra assurdo non esistano davvero. È stata una lettura talmente immersiva che, nonostante le quasi ottocento pagine, ho finito il libro in una settimana.
È difficile rallentare il ritmo della lettura quando il tuo cuore sanguina per i personaggi, quando devi sapere se questa volta riusciranno a salvarsi, se hanno davvero intenzione di fare quella cosa così stupida e avventata, se saranno arrivati alla fine delle loro tribolazioni, se arriverà qualche speranza o tutto finirà in disperazione.
Il viaggio dell’assassino è una lunga dondolata su un’altalena di eventi che rischiano di scaraventare a terra Fitz e lasciarcelo per sempre. Nonostante, infatti, Fitz sia un predestinato e pure dotato, sia nell’Arte sia nello spirito, non si può proprio dire che questo gli renda la vita particolarmente semplice. Anzi, sono caratteristiche che, oltre a renderlo inviso e sfruttabile da amicз e nemicз, gli hanno causato innumerevoli sofferenze. A riprova del fatto che essere “speciali” non è poi questo gran guadagno.
Infine, ho adorato il modo in cui Hobb (immagino con un omaggio a Ursula K. Le Guin, che in questo è stata maestra) ha introdotto il tema dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale in un mondo fantasy (ma anche nel nostro, parliamo di un romanzo del 1997) decisamente poco avvezzo a interrogarsi su simili questioni. Sono due pagine in croce, ma aggiungono molta curiosità riguardo alle altre trilogie ambientate in questo mondo.
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<blockquote><i>“You have everything you need. I can’t wait for people to see what I’ve known all along—that you’re amazing.”</i></blockquote>
We Have Always Been Here mi ha lasciato addosso un’enorme gioia, che di questi tempi non è male, e non perché racconti una storia priva di momenti difficili ed eventi traumatici, ma perché riesce a raccontare molto bene la meraviglia di scoprire e riscoprire la propria identità al di là di ogni muro di ignoranza, paura e intolleranza.
È una di quelle storie da leggere per ampliare le nostre conoscenze sulle diversità presenti nelle comunità musulmane, troppo spesso appiattite da una narrazione standard che oscura qualunque punto di vista non si allinei con l’idea che ci siamo fattз di loro: e quel che è peggio è che magari ci convinciamo di saperla lunga solo perché abbiamo sentito le stesse …
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<blockquote><i>“You have everything you need. I can’t wait for people to see what I’ve known all along—that you’re amazing.”</i></blockquote>
We Have Always Been Here mi ha lasciato addosso un’enorme gioia, che di questi tempi non è male, e non perché racconti una storia priva di momenti difficili ed eventi traumatici, ma perché riesce a raccontare molto bene la meraviglia di scoprire e riscoprire la propria identità al di là di ogni muro di ignoranza, paura e intolleranza.
È una di quelle storie da leggere per ampliare le nostre conoscenze sulle diversità presenti nelle comunità musulmane, troppo spesso appiattite da una narrazione standard che oscura qualunque punto di vista non si allinei con l’idea che ci siamo fattз di loro: e quel che è peggio è che magari ci convinciamo di saperla lunga solo perché abbiamo sentito le stesse storie in così tante salse diverse che ci pare pure di essere diventatз espertз.
Il brutto di questo appiattimento è che storie importanti che farebbero sentire meno sole le persone incapaci di adeguarsi a quella narrazione rimangono incastrate e non fluiscono nel continuum che ci racconta e ci aiuta a definire i vari aspetti delle nostre identità. Habib cerca di metterci una pezza e raccontare la sua storia di musulmana queer.
Non solo: essendo anche (diventata) una fotografa, Habib è andata in giro a fotografare altre persone musulmane queer, raccontando anche un po’ di loro. Altre piccole storie che si aggiungono al patchwork: vi consiglio di andare a buttarci un occhio.
<blockquote><i>When I asked Zainab what advice she would give to young queer Muslims who are looking for support and community, her response gave me chills. I still turn to her words for motivation: “We have always been here, it’s just that the world wasn’t ready for us yet. Today, with all the political upheavals in the Muslim World, some of us, those who are not daily threatened with death or rejection, have to speak for others. They have to tell stories of a community that is either denied or scorned. Together, through facing distinct realities, we should be united—united in the desire to be, in the desire to enjoy being free, safe, and happy. It is not going to be easy and one may never reach a reconciliation with oneself (or with religion), but at least we should care for each other. In face of the challenges, our sense of community and our shared aspirations for a better world should make us stronger.”</i></blockquote>
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Sono rimasta piuttosto sorpresa dalla lettura di Rebecca la prima moglie: nella mia testa era “solo” un romanzo sulla presenza ingombrante di una moglie defunta e sulla governante più inquietante mai partorita dalla mente umana, la celeberrima signora Danvers; invece mi sono ritrovata a leggere una storia molto intrigante e sulla quale mi sono arrovellata un bel po’.
Du Maurier inizia raccontando quello che potrebbe essere l’arrivo del Principe Azzurro/Maxim de Winter che salva la Fanciulla da una Matrigna arcigna/Van Hopper, sposandola e portandola nel suo castello. Tuttavia, fin da subito abbiamo sentore di un disagio strisciante: innanzi tutto questa fanciulla non ha un nome e nemmeno una gran personalità, a quanto pare il suo più grande pregio. Dopo tutto c’è già stata Rebecca accanto a questo Principe Azzurro: una donna indomabile è più che sufficiente nella …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Sono rimasta piuttosto sorpresa dalla lettura di Rebecca la prima moglie: nella mia testa era “solo” un romanzo sulla presenza ingombrante di una moglie defunta e sulla governante più inquietante mai partorita dalla mente umana, la celeberrima signora Danvers; invece mi sono ritrovata a leggere una storia molto intrigante e sulla quale mi sono arrovellata un bel po’.
Du Maurier inizia raccontando quello che potrebbe essere l’arrivo del Principe Azzurro/Maxim de Winter che salva la Fanciulla da una Matrigna arcigna/Van Hopper, sposandola e portandola nel suo castello. Tuttavia, fin da subito abbiamo sentore di un disagio strisciante: innanzi tutto questa fanciulla non ha un nome e nemmeno una gran personalità, a quanto pare il suo più grande pregio. Dopo tutto c’è già stata Rebecca accanto a questo Principe Azzurro: una donna indomabile è più che sufficiente nella vita, grazie tante.
Infatti, se la personalità della seconda signora De Winter è docile e assolutamente assuefatta ai suoi sentimenti per il marito, quella di Rebecca è così strabordante da tracimare anche i limiti della morte e da continuare a influenzare le vite di coloro che le erano più vicino. Rebecca sembra non avere misura: eccessiva in tutto, che si trattasse di bellezza, perversione, femminilità o autorità. Troppo eccessiva per una società che faceva della modestia femminile un ideale imprescindibile e che non si faceva troppi scrupoli nel punire e reprimere ogni impudicizia.
Arrivata alla fine del romanzo non ho potuto fare a meno di chiedermi chi fosse davvero Rebecca, della quale non abbiamo mai il punto di vista, ma ci viene solo raccontata, sia da chi la odiava, sia da chi la idolatrava. Non una santa o una puttana, ma più probabilmente una donna che vedeva la subalternità agli uomini alla quale era costretta, la trovava intollerabile e cercava di ribellarsi come poteva, anche con mezzi immorali, e senza fare sconti alle donne che invece si piegavano accondiscendenti a quella dominazione. Non il più positivo dei modelli, ma Rebecca si è conquistata la mia simpatia: cosa ce ne facciamo di donne ideali quando possiamo speculare su quelle controverse?