Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
James J. Halliday è il miglior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto dopo Kennedy. …
Onesto ma non memorabile
3 stelle
Potenzialmente Il presidente moltiplicato avrebbe potuto essere un thriller fantapolitico eccezionale, ambientato com'è un un XXI secolo ipotizzato a partire dal 1976, con scontri regionali fra l'Arabia Saudita e l'Iran degli Scià (mancavano solo 3 anni alla rivoluzione islamica) e uno shock economico generale dato dalla robotizzazione dei posti di lavoro, più un mistero che, non è spoiler, va subito a parare verso la clonazione e il senso dell'identità... ma purtroppo, tutto l'apparato viene inficiato da un protagonista e voce narrante estremamente tedioso, capace com'è di passare il grosso del tempo a ubriarcarsi e oggettificare le comprimarie donne. Vivere la storia attraverso il suo sguardo è stato spesso un gran fastidio, e solo nei momenti con elevata azione o dialogo e scarso soliloquio il ritmo ha raggiunto un livello accettabile per un giallo da ombrellone.
Riuniti in un unico volume tutti i fumetti che Zerocalcare ha dedicato alla vicenda di …
Per ricordarci che la lotta sia collettiva
5 stelle
Leggo questa raccolta un anno dopo le elezioni europee del 2024 e la scarcerazione di Ilaria Salis; nel frattempo altre persone imputate per gli scontri di Budapest sono state catturate e spedite nelle galere ungheresi (penso alla compagna Maja), altre l'hanno scampata dopo lunghi processi per valutare l'estradizione (penso al compagno Gino), i gruppi neonazisti militanti di tutta Europa hanno svolto indisturbati un summit generale a Gallarate e le autorità italiane hanno allegramente pestato chi contromanifestava (io non c'ero perché influenzato, ma persone mie compagne sì e si sono beccate lacrimogeni e idranti), forti di un Decreto Sicurezza che sta venendo convertito in legge per vie al limite del legale.
Tutto questo per dire che? Che possiamo discordare con ciò che il gruppo di Budapest avrebbe fatto, ma non possiamo più negare che l'onda nera neofascista monti sempre più alta, e una reazione olistica serve: qualcosa che tenga assieme tutte …
Leggo questa raccolta un anno dopo le elezioni europee del 2024 e la scarcerazione di Ilaria Salis; nel frattempo altre persone imputate per gli scontri di Budapest sono state catturate e spedite nelle galere ungheresi (penso alla compagna Maja), altre l'hanno scampata dopo lunghi processi per valutare l'estradizione (penso al compagno Gino), i gruppi neonazisti militanti di tutta Europa hanno svolto indisturbati un summit generale a Gallarate e le autorità italiane hanno allegramente pestato chi contromanifestava (io non c'ero perché influenzato, ma persone mie compagne sì e si sono beccate lacrimogeni e idranti), forti di un Decreto Sicurezza che sta venendo convertito in legge per vie al limite del legale.
Tutto questo per dire che? Che possiamo discordare con ciò che il gruppo di Budapest avrebbe fatto, ma non possiamo più negare che l'onda nera neofascista monti sempre più alta, e una reazione olistica serve: qualcosa che tenga assieme tutte le anime e le prospettive democratiche, nello stesso modo in cui, in quei primi giorni di processo, la solidarietà verso Ila ha riunito persone provenienti dalle esperienze più diverse. Se non vogliamo farli passare, sta a noi essere la diga.
Nelle Langhe, durante la guerra partigiana, Milton (quasi una controfigura di Fenoglio stesso) è un …
Il romanzo della Resistenza
5 stelle
Calvino dichiarò nella prefazione al suo Il sentiero dei nidi di ragno, che il perfetto romanzo della Resistenza è Una questione privata del suo amico Fenoglio, e io condivido. Perché certo, Una questione privata è una novella breve e compatta, uscita postuma senza revisione di Fenoglio (e infatti non sappiamo se il finale è aperto o incompleto), dall'intreccio contorto e costruita attorno a un partigiano antieroico, colto non nella lotta di liberazione ma nel pieno dell'eponima questione privata, e motivato da un triangolo sentimentale con personaggi altrettanto ambigui (e, per altro, io noto un palese sottotesto di affetto achilleo fra l'Eroe e l'Altro)... e comunque, proprio nel mettere in scena il più sgarruppato dei partigiani, questa novella riesce a dimostrare antropologicamente che chi faceva la guerra di Resistenza lottava per un futuro di libertà e di pace, mentre il migliore dei fascisti era comunque un macellaio pieno di merda. …
Calvino dichiarò nella prefazione al suo Il sentiero dei nidi di ragno, che il perfetto romanzo della Resistenza è Una questione privata del suo amico Fenoglio, e io condivido. Perché certo, Una questione privata è una novella breve e compatta, uscita postuma senza revisione di Fenoglio (e infatti non sappiamo se il finale è aperto o incompleto), dall'intreccio contorto e costruita attorno a un partigiano antieroico, colto non nella lotta di liberazione ma nel pieno dell'eponima questione privata, e motivato da un triangolo sentimentale con personaggi altrettanto ambigui (e, per altro, io noto un palese sottotesto di affetto achilleo fra l'Eroe e l'Altro)... e comunque, proprio nel mettere in scena il più sgarruppato dei partigiani, questa novella riesce a dimostrare antropologicamente che chi faceva la guerra di Resistenza lottava per un futuro di libertà e di pace, mentre il migliore dei fascisti era comunque un macellaio pieno di merda.
Lettura perfetta per celebrare l'ottantesimo della Liberazione, e adesso avanti tutta per difendere (quel che resta) della nostra democrazia.
1978, l'estate più torrida del secolo. In uno sperduto paesino della campagna meridionale, mentre gli …
Angosciante, politicamente schierato, avvincente
4 stelle
Io non ho paura è, come L'isola di Arturo, uno di quei romanzi italiani "classici" che mi era sempre stato venduto come Lettura Edificante Imprescindibile, quindi probabilmente perbenista e stilisticamente blando, ed esattamente come L'isola di Arturo si è rivelato estremamente più profondo e più potente di così: in questo caso, il "racconto di formazione" consiste nel calarci dentro la testa di un bimbo estremamente immaginoso, nutrito a calcio, «Tex Willer» e favole di animali, che usa i propri riferimenti culturali avventurosi e onirici per filtrare e dare un senso narrativo alla propria vita di sottoproletario nei campi riarsi del Meridione (non sappiamo se nel Basso Lazio, Alta Campania, Basilicata profonda, o chissà dove), e sta a noi del pubblico decifrare quanto accade e immaginare noi cosa frulla nella testa degli adulti, che si tratti della mamma dalla schiena stanca, del padre che spera nel colpaccio, nel giovane teppista …
Io non ho paura è, come L'isola di Arturo, uno di quei romanzi italiani "classici" che mi era sempre stato venduto come Lettura Edificante Imprescindibile, quindi probabilmente perbenista e stilisticamente blando, ed esattamente come L'isola di Arturo si è rivelato estremamente più profondo e più potente di così: in questo caso, il "racconto di formazione" consiste nel calarci dentro la testa di un bimbo estremamente immaginoso, nutrito a calcio, «Tex Willer» e favole di animali, che usa i propri riferimenti culturali avventurosi e onirici per filtrare e dare un senso narrativo alla propria vita di sottoproletario nei campi riarsi del Meridione (non sappiamo se nel Basso Lazio, Alta Campania, Basilicata profonda, o chissà dove), e sta a noi del pubblico decifrare quanto accade e immaginare noi cosa frulla nella testa degli adulti, che si tratti della mamma dalla schiena stanca, del padre che spera nel colpaccio, nel giovane teppista del villaggio, o nell'eminenza grigia venuta da fuori.
Per una volta, un romanzo sulla criminalità meridionale che non parla di Mafia con la spettacolarizzazione morbosa su cui Roberto Saviano si è costruito la carriera (mi spiace dirlo, ma ogni merito di reportage giornalistico viene meno se ci fai su cinque stagioni di serie TV splatter), ma di riscatto sociale attraverso la delinquenza da parte di gente che mangia merda da una vita. Grazie signor Ammaniti, era un libro necessario.
An NPR Books Great Read: Two never-before-published stories from the archives of one of science …
Pezzi minori e un po' imperfetti, ma pezzi butleriani
4 stelle
Avevo già letto e fortemente apprezzato la raccolta curata da Octavia Butler stessa di tutti i suoi racconti, Bloodchil and Other Stories, e ci sono voluti un po' di salti mortali per recuperare anche questa raccolta di due testi inediti lasciati (o dispersi) dall'autrice in archivio, ma ne è valsa la pena. Le due Unexpected Stories, infatti, si inseriscono organicamente nei filoni batutti negli altri racconti di Butler, e toni e temi ci sono familiari: “A Necessary Being” si svolge su un pianeta alieno e mette in scena un incontro-scontro fra due popoli la cui interazione si è codificata storicamente come conflitto per le risorse, ed esponenti particolarmente sensibili delle due comunità cercano finalmente di spezzare le ritualità consolidate e costruire assieme un'alternativa; “Childfinder”, invece, è ambientato sulla Terra contemporanea (cioè nei magici anni Settanta) e utilizza il fenomeno paranormale della telepatia per costruire un'amara satira sociale, improntata …
Avevo già letto e fortemente apprezzato la raccolta curata da Octavia Butler stessa di tutti i suoi racconti, Bloodchil and Other Stories, e ci sono voluti un po' di salti mortali per recuperare anche questa raccolta di due testi inediti lasciati (o dispersi) dall'autrice in archivio, ma ne è valsa la pena. Le due Unexpected Stories, infatti, si inseriscono organicamente nei filoni batutti negli altri racconti di Butler, e toni e temi ci sono familiari: “A Necessary Being” si svolge su un pianeta alieno e mette in scena un incontro-scontro fra due popoli la cui interazione si è codificata storicamente come conflitto per le risorse, ed esponenti particolarmente sensibili delle due comunità cercano finalmente di spezzare le ritualità consolidate e costruire assieme un'alternativa; “Childfinder”, invece, è ambientato sulla Terra contemporanea (cioè nei magici anni Settanta) e utilizza il fenomeno paranormale della telepatia per costruire un'amara satira sociale, improntata in questo caso alla necessità per il popolo afroamericano di costruire e fortificare spazi propri, pronti come sono i bianchi progressisti a pugnalarli alle spalle — insomma, il primo testo è in linea con l'elaborazione concettuale di “Bloodchild”, il secondo con quella di “Speech and Sounds”, e se non sono altrettanto rifiniti, già poco ci mancava.
Per concludere, deliziosi i testi di apparato e l'appendice di fotografie di Butler: davvero un bel modo per conoscere meglio una grande intellettuale.
Edizione senza ISBN allegata al periodico «Il Giornalino» n. 13 del 28 marzo 2004. Illustrazioni …
Cento pagine scarse di tenerezza
5 stelle
Una novella che mi ha fatto perdere la cognizione del tempo come sotto ipnosi, riempito di allegra commozione e ritorto le budella di tristezza quasi come quando a vent'anni lessi The Tombs of Atuan di Ursula Le Guin, e in parte, più recentemente, The Winter Players di Tanith Lee: perché, come nel capolavoro di Le Guin, Piumini mette in scena una storia di solitudine forzata e spezzata, di incontro fra vasto mondo e piccolo mondo, ma di suo ci mette la capacità salvifica dell'arte narrativa e figurativa di aprire lo sguardo e il cuore, e la fatica necessaria ad affrontare la sofferenza come comunità. Un libriccino piccolino che vale come una Bibbia, e mi terrò sempre stretto stretto.
Unica pecca di questa edizione qui: le illustrazioni non all'altezza di una storia che parla proprio di pittura.
Quando Gabriel, il più piccolo dei fauni, incontra Merlino, il più grande dei maghi, succedono …
Tenero, onirico, incompiuto
4 stelle
Avevo già letto Yaxin – Il fauno Gabriel. Canto 1 nel 2016 circa e l'avevo trovato solamente grazioso; l'ho voluto "ripescare" oggi dagli scaffali, e l'ho trovato di una dolcezza rara. Abbiamo a che fare con un testo a metà fra il racconto di formazione e la poesia lirica, una curiosa intersezione fra le odi "paesaggistiche" di Orazio e Il piccolo principe (sì, l'ho detto sul serio). Siamo sull'isola ove i miti hanno sostanza e tutto è dipinto con squisiti acquarelli: il piccolo fauno Gabriel è un bimbo vagabondo di estrema curiosità e un bel giorno si abbarbica a un anziano saggio dalla barba bianca, che soprannomina "Merlino"; ne derivano quattro episodi (uno per stagione) in cui fanciullo e vegliardo meditano di amicizia, malinconia, morte, linguaggio, separazione e fiducia, con una prosa suggestiva che a tratti mi ha ricordato la grande Ursula K. Le Guin.
È un peccato che la …
Avevo già letto Yaxin – Il fauno Gabriel. Canto 1 nel 2016 circa e l'avevo trovato solamente grazioso; l'ho voluto "ripescare" oggi dagli scaffali, e l'ho trovato di una dolcezza rara. Abbiamo a che fare con un testo a metà fra il racconto di formazione e la poesia lirica, una curiosa intersezione fra le odi "paesaggistiche" di Orazio e Il piccolo principe (sì, l'ho detto sul serio). Siamo sull'isola ove i miti hanno sostanza e tutto è dipinto con squisiti acquarelli: il piccolo fauno Gabriel è un bimbo vagabondo di estrema curiosità e un bel giorno si abbarbica a un anziano saggio dalla barba bianca, che soprannomina "Merlino"; ne derivano quattro episodi (uno per stagione) in cui fanciullo e vegliardo meditano di amicizia, malinconia, morte, linguaggio, separazione e fiducia, con una prosa suggestiva che a tratti mi ha ricordato la grande Ursula K. Le Guin.
È un peccato che la serie sia rimasta incompiuta, perché il mio cuore di insegnante a Merlino ci si era affezionato.
Dall'autore di Residenza Arcadia, una storia su cosa succederà se continuiamo a fare finta che …
Manca qualcosa all'ultimo, ma resta valido
3 stelle
Chi mi ha regalato Residenza Arcadia ha pensato bene di donarmi in seguito anche il secondo lavoro di Cuello, Mercedes appunto, e non potevo non leggerli a raffica. Che dire, qualità alta ma manca qualcosina. Siamo ancora nel "nessundove e nessunquando estremamente vicino" visto in Residenza Arcadia, lo scenario ha preso una piega postapocalittica tremendamente verisimile, la storia è nuovamente corale e tutto il cast è ben caratterizzato, sia l'antieroina eponima sia la sua corte di comprimari, buona parte della trama è un road movie da manuale con disseminati qua e là dei misteri per dare più spessore alla vicenda. Poi però arriviamo al momento di Spannung in cui uno degli altarini principali viene svelato (specificamente, dettagli della psiche della protagonista), e la reazione è "Tutto qui? Davvero non c'è altro da sviluppare? Si risolve in modo così diretto?" Ed ebbene sì, si risolve nel modo diretto, anche se …
Chi mi ha regalato Residenza Arcadia ha pensato bene di donarmi in seguito anche il secondo lavoro di Cuello, Mercedes appunto, e non potevo non leggerli a raffica. Che dire, qualità alta ma manca qualcosina. Siamo ancora nel "nessundove e nessunquando estremamente vicino" visto in Residenza Arcadia, lo scenario ha preso una piega postapocalittica tremendamente verisimile, la storia è nuovamente corale e tutto il cast è ben caratterizzato, sia l'antieroina eponima sia la sua corte di comprimari, buona parte della trama è un road movie da manuale con disseminati qua e là dei misteri per dare più spessore alla vicenda. Poi però arriviamo al momento di Spannung in cui uno degli altarini principali viene svelato (specificamente, dettagli della psiche della protagonista), e la reazione è "Tutto qui? Davvero non c'è altro da sviluppare? Si risolve in modo così diretto?" Ed ebbene sì, si risolve nel modo diretto, anche se comunque la sezione conclusiva del testo è stillosissima e riesce a emozionare.
Ricapitolando, un testo sicuramente valido che semplicemente resta una tacca sotto il fratello maggiore, che però in effetti era di altissimo livello.
Un condominio, nella periferia di una grande città. Liti e battibecchi tra condomini, in un'escalation …
Le storie realistiche corali che piacciono a me
5 stelle
Ho iniziato Residenza Arcadia "a secco", senza sapere nulla né del romanzo né dell'autore, e mi sono innamorato. Cuello tocca tutta una serie di corde che mi sciolgono subito: un microcosmo urbano; tipi umani che tutti incontriamo ogni giorno, o che magari siamo noi stessi; spazi fisici che esternalizzano la psiche dei personaggi; un'ambientazione sociostorica che sa di "oggi, qua vicino" pur rimanendo in un "nessundove e nessunquando" (mi si passi il poetismo); scenette di vita quotidiana intrecciate in una macrotrama che alla fine ti prende a sassate in faccia. E un finale impeccabile. E io non so una beata fava di disegno, ma mi rendo conto che Cuello ha una mimica spettacolare senza rinunciare a un tratto piacevolmente "pupazzoso", e in generale la composizione delle vignette è sempre bella pulita e dinamica.
Piccola perla, e rischio di voler collezionare l'opera omnia di Cuello (del resto già lo faccio con …
Ho iniziato Residenza Arcadia "a secco", senza sapere nulla né del romanzo né dell'autore, e mi sono innamorato. Cuello tocca tutta una serie di corde che mi sciolgono subito: un microcosmo urbano; tipi umani che tutti incontriamo ogni giorno, o che magari siamo noi stessi; spazi fisici che esternalizzano la psiche dei personaggi; un'ambientazione sociostorica che sa di "oggi, qua vicino" pur rimanendo in un "nessundove e nessunquando" (mi si passi il poetismo); scenette di vita quotidiana intrecciate in una macrotrama che alla fine ti prende a sassate in faccia. E un finale impeccabile. E io non so una beata fava di disegno, ma mi rendo conto che Cuello ha una mimica spettacolare senza rinunciare a un tratto piacevolmente "pupazzoso", e in generale la composizione delle vignette è sempre bella pulita e dinamica.
Piccola perla, e rischio di voler collezionare l'opera omnia di Cuello (del resto già lo faccio con Zerocalcare).
Quando ero ragazzino il film 300 fu un blockbuster e ammorbò un'intera generazione con infiniti luoghi comuni e falsi storici sulla Grecia classica, così che quando mi regalarono il "fumetto del film" (sic) il mio cuoricino di antichista non se la sentì di leggerlo. Dopo più di dieci anni ho ritrovato la mia copia in solaio e ho deciso di tuffarmici, per cultura personale – del resto ho letto e apprezzato Starship Troopers!
Che dire, a livello di soggetto è quello che mi aspettavo: prendete la velenosa tradizione eurocentrica per cui i Greci delle città stato di V secolo (gretti provinciali e xenofobi), sono stati l'apice della civiltà umana e sconfiggendo la Persia hanno salvato le proprie conquiste culturali dal Pericolo Giallo; togliete dall'equazione gli effettivi meriti intellettuali degli Ateniesi (perché ad Atene convissero in modo paradossale progressismo e provincialismo) e limitatevi a quel filone storiografico che presenta in …
Quando ero ragazzino il film 300 fu un blockbuster e ammorbò un'intera generazione con infiniti luoghi comuni e falsi storici sulla Grecia classica, così che quando mi regalarono il "fumetto del film" (sic) il mio cuoricino di antichista non se la sentì di leggerlo. Dopo più di dieci anni ho ritrovato la mia copia in solaio e ho deciso di tuffarmici, per cultura personale – del resto ho letto e apprezzato Starship Troopers!
Che dire, a livello di soggetto è quello che mi aspettavo: prendete la velenosa tradizione eurocentrica per cui i Greci delle città stato di V secolo (gretti provinciali e xenofobi), sono stati l'apice della civiltà umana e sconfiggendo la Persia hanno salvato le proprie conquiste culturali dal Pericolo Giallo; togliete dall'equazione gli effettivi meriti intellettuali degli Ateniesi (perché ad Atene convissero in modo paradossale progressismo e provincialismo) e limitatevi a quel filone storiografico che presenta in chiave utopica l'oligarchia militare spartana, uno stato collettivista in cui ogni anno si massacravano preventivamente un po' di schiavi per spaventarli; semplificate la celebrazione di Sparta in modo da renderla comprensibile agli yankee, ad esempio distorcendo la Legge Sacra di Licurgo in una riforma razionale (era ritualizzata e per nulla funzionalista) che non osò abolire il corrotto concilio sacerdotale degli Efori (gli Efori erano un comitato di legislatori e furono istituiti da Licurgo). Niente di male a voler tirar fuori una storia melodrammatica di contrasti netti da un soggetto storico (e quindi intrinsecamente ambiguo), e anzi la sceneggiatura di Miller è impeccabilmente roboante e non contiene una parola di troppo, ma considerando il discorso culturale pregresso in cui Miller si è inserito le sue scelte artistiche danno da pensare nel migliore dei casi, repellono nel peggiore in base alla sensibilità individuale.
Passando però al disegno di Miller e alla colorazione di Valrey, è un'altra storia: impressionanti le anatomie umane, impressionanti le disposizioni delle figure, impressionante la struttura delle vignette, impressionante il contrasto cromatico fra gli Spartani bronzei e bordò e i toni dei Persiani compresi fra oro e nero corvino. A me che sono ignorante di arti figurative manca il lessico per descrivere appieno il mio apprezzamente, ma è quel livello di fumetto in cui singole tavole potrebbero benissimo funzionare come quadri, e ciò merita applausi; è una gioia per gli occhi.
Concludendo, sicuramente un'opera controversa, ma vale decisamente la pena di prenderla in mano per dibatterla a ragion veduta.
Post-scriptum: a quanto pare Miller è politicamente libertariano come lo era Robert Heinlein, dunque il mio accostamento fra i due non era campato in aria. Me compiaciuto.
L’opera più importante di Go Nagai, in un’edizione di pregio pensata per veri appassionati e …
Una pietra miliare ancora affascinante
5 stelle
[Recensione composta da pischello, abbiate pietà]
Parlo da persona che ha letto Devilman avendo una conoscenza molto elementare dei manga/anime d'azione (solo Saint Seiya, Fairy Tail e Bleach), tuttavia l'ho comunque apprezzato molto: da ogni dialogo e da ogni passaggio della sceneggiatura trasuda che Devilman è stato una pietra miliare del genere, traboccante com'è di tropi che ricorrono in tutte le opere posteriori: lunghi monologhi espositivi, duelli verbali oltre che fisici, escalation della lotta man mano che cresce l'investimento emotivo (specie se i cari dell'eroe sono minacciati), l'aggiunta costante di elementi fantastici nuovi, l'alternanza fra piccole avventure autoconclusive e il progresso della trama principale. Sicuramente le varie fasi della trama sono sproporzionate fra loro, ma anziché inficiare la lettura ciò dà un piacevole senso di "grezzo", di esperimento e pietra miliare. Rispetto allo stile grafico, invece, anche un ignorante come me nota e apprezza la varietà di tratti …
[Recensione composta da pischello, abbiate pietà]
Parlo da persona che ha letto Devilman avendo una conoscenza molto elementare dei manga/anime d'azione (solo Saint Seiya, Fairy Tail e Bleach), tuttavia l'ho comunque apprezzato molto: da ogni dialogo e da ogni passaggio della sceneggiatura trasuda che Devilman è stato una pietra miliare del genere, traboccante com'è di tropi che ricorrono in tutte le opere posteriori: lunghi monologhi espositivi, duelli verbali oltre che fisici, escalation della lotta man mano che cresce l'investimento emotivo (specie se i cari dell'eroe sono minacciati), l'aggiunta costante di elementi fantastici nuovi, l'alternanza fra piccole avventure autoconclusive e il progresso della trama principale. Sicuramente le varie fasi della trama sono sproporzionate fra loro, ma anziché inficiare la lettura ciò dà un piacevole senso di "grezzo", di esperimento e pietra miliare. Rispetto allo stile grafico, invece, anche un ignorante come me nota e apprezza la varietà di tratti e di tecniche, alternati da Nagai a seconda del personaggio (Akira rispetto ai teppisti, per esempio) e della situazione (i primi capitoli rispetto alle tavole finali). Nella mia poca esperienza, sospetto che il disegno di questo manga sia addirittura una summa di tutti gli stili in uso all'epoca.
In conclusione: un fumetto d'avventura horror/splatter non per tutti, ma dal valore storico enorme e molto piacevole per chiunque apprezzi il genere.
È il cuore e non il nostro corpo, a dirci chi siamo veramente. Da uno …
Dramma familiare queer sincero e caloroso
5 stelle
[Recensione composta quando ero pischello, abbiate pietà]
Una storia di vita quotidiana delicata e commovente: un uomo giapponese incontra per la prima volta il cognato canadese, marito del proprio fratello gay, e affronta poco alla volta i propri preconcetti culturali sull'omosessualità. Personaggio carinissimo la figlia del protagonista, scalda tanto il cuore. Consigliato sia come lettura di piacere sia come opera di sensibilizzazione.