cretinodicrescenzago ha valutato Inni alle stelle: 5 stelle

Inni alle stelle di Giopota
Inni è un ricco rampollo che desidera l’avventura. Lentamente, i doveri della sua famiglia stringono intorno a lui una morsa …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Un libro da battaglia, che fa piazza pulita dei pregiudizi sul padre della Terra di Mezzo e lo mette finalmente …

L'Operazione speciale voluta da Putin e dal governo russo, che a febbraio 2022 veniva presentata come un veloce colpo di …
Per chi come me ha il pallino dei racconti di avventura fantasy (alias la sword & sorcery), DMR Books è un'ottima casa editrice specializzata da cui recuperare testi classici raramente ristampati, ma francamente non ho ancora dato una chance alle loro proposte di inediti, visto che (prevedibilmente) il catalogo propone solo scrittori caucasici metallari con i capelli unti (a quanto so, la gente punk sinistronza del settore scrive sulla rivista «New Edge Sword & Sorcery»); astutamente, però, DMR offre a chi si iscrive alla loro newsletter questo The Infernal Bargain and Other Stories, una selezione di campioni gratuiti estrapolati da varie loro pubblicazioni, e mi ha fatto ottimamente compagnia come lettura da relax pomeridiano. La qualità dei racconti è globalmente buona, dal più che competente al grossolano che però fa il giro e diventa piacevolmente kitsch: i tre pezzi a mio giudizio più deboli sono “The Gift …
Per chi come me ha il pallino dei racconti di avventura fantasy (alias la sword & sorcery), DMR Books è un'ottima casa editrice specializzata da cui recuperare testi classici raramente ristampati, ma francamente non ho ancora dato una chance alle loro proposte di inediti, visto che (prevedibilmente) il catalogo propone solo scrittori caucasici metallari con i capelli unti (a quanto so, la gente punk sinistronza del settore scrive sulla rivista «New Edge Sword & Sorcery»); astutamente, però, DMR offre a chi si iscrive alla loro newsletter questo The Infernal Bargain and Other Stories, una selezione di campioni gratuiti estrapolati da varie loro pubblicazioni, e mi ha fatto ottimamente compagnia come lettura da relax pomeridiano. La qualità dei racconti è globalmente buona, dal più che competente al grossolano che però fa il giro e diventa piacevolmente kitsch: i tre pezzi a mio giudizio più deboli sono “The Gift of the Ob-men” e “Black Genesis”, e in parte “Thannhausefeer’s Guest”, tutti ascrivibili a quell'approccio alla s&s mediato dall'heavy metal, in cui si privilegiano estetiche truculente e atmosfere di ferocia maschile belluina, presentata come modalità per affermarsi in un mondo decadente e marcescente. Per il mio gusto, sono stati ben più interessanti i tre racconti di autori classici minori che l'editore ha riscoperto: “The Sapphire Goddess” comprime quella che oggi sarebbe la trama di un isekai in poche decine di pagine e risulta "così assurdo che diventa geniale" per quanto vertiginoso è il suo ritmo (e per quanto cruciale sia il comprimario fatato rispetto all'eroe marziale), “The Thief of Forthe” mette in bocca ai suoi personaggi (forse inconsapevolmente) una buona dose di sarcasmo e smargiassate che, in qualche modo, riesce comunque a intrecciarsi a una scena climatica discretamente emotiva, e “Adventure in Lemuria” propone delle atmosfere incredibilmente solari e, oso dire, ottimiste, più in linea con quel lato gioviale della s&s classica che usualmente si assocerebbe a Fritz Leiber più che a Robert Howard... lato gioviale che anche “The Infernal Bargain” tocca, ma per altra via, cioè assemblando deliberatamente così tante situazioni archetipiche ed esagerate da risultare un pastiche finemente autoironico. In ogni caso, i miei testi preferiti restano quelli più audaci per temi e situazioni: “The Mountains Have Eyes and the Woods Have Teeth”, itera in modo più che competente su una trama assolutamente trita ma assolutamente archetipica se non mitica, il brevissimo “The Heaviest Sword” è al limite della satira amara di ciò che ci aspettiamo da questo genere... e “Into the Dawn of Storms” è il primo episodio di un maledetto romanzo a puntate che mi toccherà recuperarmi a parte, accidenti.

«Ciò che Schalom Ben-Chorin offre, è una delle presentazioni più ragionate di quello che oggi possiamo sapere intorno a Gesù …
Da insegnante di Lettere, detesto profondamente l'enfasi che i programmi ministeriali concedono a quella che io chiamo la "letteratura del cazzo", cioè i romanzi realistici stilisticamente pretenziosi e inerenti la grave crisi di coscienza di un uomo etero borghesotto (o giovanotto o di mezza età), che si scopre incapace di reggere le aspettative sociali... e anziché optare per la rivolta costruttiva e la diserzione dal suo ceto, si perde in velleità inconcludenti o capricci bambineschi. Questo culto ossessivo per La coscienza di Zeno o Il fu Mattia Pascal o Gli indifferenti mi seccava istintivamente già da ragazzo, a maggior ragione ora che, da adulto, comprendo che si tratti di un cacciare in gola alle scolaresche la prospettiva sul mondo delle classi dirigenti, così da deresponsabilizzarle e mitizzarle agli occhi dei subalterni (cioè il 95% degli studenti), mettendo al contempo a tacere i tentativi dei gruppi subalterni stessi di alzare la …
Da insegnante di Lettere, detesto profondamente l'enfasi che i programmi ministeriali concedono a quella che io chiamo la "letteratura del cazzo", cioè i romanzi realistici stilisticamente pretenziosi e inerenti la grave crisi di coscienza di un uomo etero borghesotto (o giovanotto o di mezza età), che si scopre incapace di reggere le aspettative sociali... e anziché optare per la rivolta costruttiva e la diserzione dal suo ceto, si perde in velleità inconcludenti o capricci bambineschi. Questo culto ossessivo per La coscienza di Zeno o Il fu Mattia Pascal o Gli indifferenti mi seccava istintivamente già da ragazzo, a maggior ragione ora che, da adulto, comprendo che si tratti di un cacciare in gola alle scolaresche la prospettiva sul mondo delle classi dirigenti, così da deresponsabilizzarle e mitizzarle agli occhi dei subalterni (cioè il 95% degli studenti), mettendo al contempo a tacere i tentativi dei gruppi subalterni stessi di alzare la voce. Non è affatto un caso che, nella mia esperienza, mai ho visto proporre a scuola Vogliamo tutto, che è l'esatta antitesi della letteratura del cazzo: superficialmente, sembra un romanzo mordenista nel solco di Svevo, ma qui il flusso di coscienza serve a restituire voce collettiva al sottoproletariato italiano, quella massa di contadini meridionali nati poco dopo la Guerra e sradicati dalla misera sicurezza campagnola per diventare operai non specializzati nelle grandi fabbriche, sia quelle impiantate nel Meridione sia ovviamente quelle del triangolo industriale padano, e tale flusso di coscienza ci racconta non già una storia di inettutudine e mediocrità individuale (come piace fare ai romanzieri borghesi), bensì la storia di riscatto collettivo di questi operai ipersfruttati mossi inizialmente dalla ricerca egoistica di benessere materiale, salvo poi rendersi conto della loro comune condizione di sfruttamento, così che il nostro protagonista anonimo (perché non è solo un uomo, ma un archetipo) e i suoi colleghi man mano acquisiscono coscienza, appunto, collettiva di sé come subalterni, e organizzano in autonomia la propria mobilitazione politica, rifiutando impietosamente il dirigismo di CGIL e PCI in favore dello scontro frontale con il padronato e le forze dell'ordine... e il finale del romanzo, fotografia quasi in presa diretta dei sollevamenti operai dell'autunno caldo 1969, non può non ispirarci come mito moderno e paradigma eroico da replicare.
Che marciscano pure nel letamaio gli Zeno Cosini, i Mattia Pascal e i Michele Ardengo: datemi la storia dei miei padri tute blu, loro che hanno cercato di prendersi tutto.
A rigore, Roma senza Papa è fantascienza che, per l'anno di composizione, si svolgeva nei proverbiali "20 anni nel futuro", e a leggerlo oggi diventa ucronia, ma è tutto meno che la fantascienza ucronica all'americana di thriller fantapolitico. Nella finzione narrativa, stiamo infatti leggendo dei diari personali, in parte privati e in parte appunti da pubblicare, composti da un prevosto svizzero in trasferta a Roma, per partecipare a un dibattito teologico sul culto mariano che vede contrapposti tradizionalisti e riformisti, entro una Chiesa Cattolica in via di conciliazione sia con i protestantisimi sia, per certi versi... col buddismo. Da questa base, traiamo un romanzo che intreccia assieme, senza soluzione di continuità, dibattiti squisitamente tecnici di teologia cattolica (proprio come la fantascienza americana classica propone dibattiti squisitamente tecnici di scienze dure), cenni a una Storia con la maiuscola alternativa in cui l'URSS è ancora in piedi e l'Italia non ha conosciuto …
A rigore, Roma senza Papa è fantascienza che, per l'anno di composizione, si svolgeva nei proverbiali "20 anni nel futuro", e a leggerlo oggi diventa ucronia, ma è tutto meno che la fantascienza ucronica all'americana di thriller fantapolitico. Nella finzione narrativa, stiamo infatti leggendo dei diari personali, in parte privati e in parte appunti da pubblicare, composti da un prevosto svizzero in trasferta a Roma, per partecipare a un dibattito teologico sul culto mariano che vede contrapposti tradizionalisti e riformisti, entro una Chiesa Cattolica in via di conciliazione sia con i protestantisimi sia, per certi versi... col buddismo. Da questa base, traiamo un romanzo che intreccia assieme, senza soluzione di continuità, dibattiti squisitamente tecnici di teologia cattolica (proprio come la fantascienza americana classica propone dibattiti squisitamente tecnici di scienze dure), cenni a una Storia con la maiuscola alternativa in cui l'URSS è ancora in piedi e l'Italia non ha conosciuto Mani Pulite, e, soprattutto, ampie discettazioni su come la vita di Roma resti indissolubilmente legata alla presenza della Santa Sede, e ogni rettifica alla pratica e al cerimoniale cattolico possa scompensare gli equilibri della Città Eterna. Un romanzo estremamente complicato, probabilmente un esercizio cerebrale per la maggior parte del pubblico, per me una goduria.
Se i gatti scomparissero dal mondo è come quei film di "fantastico leggero" che si usavano una volta, con gli scambi di coscienza fra persone diverse o gli angeli che danno una mano alle squadre sportive in crisi; in questo caso, abbiamo il diavolo che offre un patto faustiano a un postino qualunque malato terminale: un giorno in più in cambio della sparizione di un qualcosa dal mondo. E a ogni sparizione il nostro signor postino riepiloga e rivisita questo o quel fatto della sua vita nel tentativo di trovare una quadra ai conti in sospeso, finché l'ultimo e più importante di essi non ci conduce a un climax finale che, per una questione di risonanza biografica, a me ha davvero davvero toccato.
Speravo con fiducia che Come distruggere il capitalismo della sorveglianza desse degli spunti aggiuntivi rispetto a Silicon Valley. I signori del silicio, il primo testo sul tema che ho letto, e in parte ne ha dati analizzando più nel dettaglio la storia dei meccanismi di profilazione di massa a scopo pubblicitario e securtario; tuttavia, questo pregio viene compromesso da una prosa che sembra pensata per la pubblicazione su Twitter, con capitoli brevi brevi che spezzettano la trattazione in pensieri semplici, e da una traduzione italiana piena di frasi contorte (se non sintatticamente sgrammaticate) che sanno tanto di bozza mai revisionata; e lo dico a malincuore, da grande estimatore del gruppo Ippolita.

Teorico e militante politico conosciuto, letto e discusso in tutto il mondo, Antonio Negri (1933-2023) è una delle figure più …
Proverò (male) a recensire il libro come è scritto - tutto così a flusso di coscienza con frasi brevi brevi - e pensate ancora non c'era Twitter, non c'era Internet diffuso, non c'erano tutte le stronzate con cui l'umanità si è fatta fottere dal sistema dalla fine del secolo scorso a oggi, e adesso ci stupiamo pure perché infanti di 2 anni sono già lobotomizzati dalla TV spazzatura su Youtube. Costretti a sanguinare è un'autobiografia e una storia corale - è la storia di Marco "Philopat" Galliani e di tutta la sua compagnia - ed erano tanta gente, sempre qualcuno che usciva e uno che entrava, chi moriva e chi emigrava - in pratica stava morendo la grande contestazione del '68-'77 e tutta la gioventù adolescente della periferia di Milano cercava casa - solo che i vecchi kompagni autonomi stavano tutti rifluendo a vita privata con l'eroina o i patti …
Proverò (male) a recensire il libro come è scritto - tutto così a flusso di coscienza con frasi brevi brevi - e pensate ancora non c'era Twitter, non c'era Internet diffuso, non c'erano tutte le stronzate con cui l'umanità si è fatta fottere dal sistema dalla fine del secolo scorso a oggi, e adesso ci stupiamo pure perché infanti di 2 anni sono già lobotomizzati dalla TV spazzatura su Youtube. Costretti a sanguinare è un'autobiografia e una storia corale - è la storia di Marco "Philopat" Galliani e di tutta la sua compagnia - ed erano tanta gente, sempre qualcuno che usciva e uno che entrava, chi moriva e chi emigrava - in pratica stava morendo la grande contestazione del '68-'77 e tutta la gioventù adolescente della periferia di Milano cercava casa - solo che i vecchi kompagni autonomi stavano tutti rifluendo a vita privata con l'eroina o i patti col PSI di Craxi o direttamente in discoteca. Quindi che facevano 'sti ragazzi e ragazze di Baggio Giambellino Corsico Opera eccetera eccetera - insomma le zone tagliate fuori dalla Milano che conta? - Ascoltavano musica punk fra loro con le rare importazioni dall'Anglosfera - suonavano come potevano con i mezzi che avevano - stavano tutto il giorno fatti come procioni - le vacanze a Londra con i traveler's cheque falsi squattando in case bruciate - ogni paio di anni una persona che molla e una che arriva - le botte dai fascisti le botte dai kompagni stalinisti le botte dai genitori - i triangoli amorosi, la depressione, la scuola che non va - Philopat che scappa di casa e va a vivere in via Correggio 18, una delle prime case occupate politicizzate di Milano, e fra lui e i suoi amici via Correggio diventa anche uno dei primi centri sociali intesi come spazio aggregativo-culturale alternativo antisistema seguendo l'esempio contemporaneo del Leoncavallo - e giù sorrisi e pianti man mano che la storia dei punk si intreccia a quella degli occupanti e Costretti a sanguinare va a raccontare la stessa vicenda dall'altro punto di vista di Le radici del glicine. Storie di una casa occupata. E poi le persone che ci restano secche - i pestaggi delle guardie - i viaggi per fare i mega cortei antifa in Germania e in Sicilia - il finale aperto che segna il trapasso dall'ultima onda del Settantasette al reflusso degli Ottanta - la consapevolezza commossa e commovente che hai appena letto la Storia di noi che le nostre storie non possiamo averle. A rileggere tutto oggi sale il magone - perché nel 1984 il Grande Fratello ha vinto senza sparare un colpo - se non la distruzione di via Correggio - ma finché c'è nichilismo c'è punk e punk è anche speranza.

In Italia, dal 2001 in poi, la repressione rivolta ai movimenti sociali ha visto una forte accelerazione. se tale giro …
Da lettore affezionato di sword & sorcery e discreto estimatore della space opera, un tempo ero restio a dare una chance alle avventure di John Carter, temendo di perdere tempo con delle anticaglie noiose pervase di machismo dozzinale e miopia di vedute: se ciò può capitare leggendo i pezzi peggiori del bravo Robert Howard, figurarsi con il suo modello antecedente di 10-15 anni! E invece, grazie agli articoli di retrospettiva su Burrough pubblicati dalla casa editrice DMR Books (che consiglio un sacco!), e grazie al bellissimo progetto di fabbricazione di ebook liberi chiamato standardebook.org, mi sono convinto a fare il salto nello spazio siderale e visitare anche io il pianeta Barsoom... e ne è valsa la pena. Certamente, A Princess of Mars ha assolutamente una costruzione di intreccio molto elementare, in cui John Carter vagabonda per il pianeta Marte, ovunque arriva si ritrova invischiato in scontri e contese belliche, e …
Da lettore affezionato di sword & sorcery e discreto estimatore della space opera, un tempo ero restio a dare una chance alle avventure di John Carter, temendo di perdere tempo con delle anticaglie noiose pervase di machismo dozzinale e miopia di vedute: se ciò può capitare leggendo i pezzi peggiori del bravo Robert Howard, figurarsi con il suo modello antecedente di 10-15 anni! E invece, grazie agli articoli di retrospettiva su Burrough pubblicati dalla casa editrice DMR Books (che consiglio un sacco!), e grazie al bellissimo progetto di fabbricazione di ebook liberi chiamato standardebook.org, mi sono convinto a fare il salto nello spazio siderale e visitare anche io il pianeta Barsoom... e ne è valsa la pena. Certamente, A Princess of Mars ha assolutamente una costruzione di intreccio molto elementare, in cui John Carter vagabonda per il pianeta Marte, ovunque arriva si ritrova invischiato in scontri e contese belliche, e bene o male ne esce sempre benone grazie alla sua prestanza fisica superiore a quella dei nativi marziani (prestanza che Burrough cerca pure di giustificare a livello ecologico-anatomico, il che mi fa sorridere assai!); indubbiamente, è anche vero che tutti i personaggi hanno una psiche molto semplice, e ci possiamo scordare i processi drammaturgici di redenzione o dannazione della fantascienza sociale alla Ursula Le Guin; e infine, è indiscutibile che la prospettiva morale proposta come superiore e auspicabile da Carter (e da Burroughs per bocca sua) sia una glorificazione dell'onore marziale e dell'agone all'ultimo sangue molto romantica e ingenua, che stride (o dovrebbe stridere) tremendamente in qualunque testa pensante sia viva dopo le Guerre Mondiali... PERÒ, non si può assolutamente negare che le trame velocissime, rissose e melodrammatiche di Burroughs incollino alla pagina tanto efficacemente quanto una serie TV contemporanea media, se non di più, né che i semplici personaggi di Burroughs presentino comunque una loro dignità e rotondità, che si tratti della composta passionalità della principessa Deja Thoris o dell'acume politico del condottiero Tars Tarkas, o della connotazione banale ma fuzionalissima dei cattivi cattivissimi quali Thal Hajus o il jeddak di Zodanga. Né si può negare il genio immaginativo con cui Burroughs ha costruito un pianeta Marte sì implausibile e pieno di esotismi che travalicano la sensatezza (esattamente, perché i Marziani parlano ancora se sono perfettamente telepati?), ma anche per questo estremamente tangibile e affascinante, e della giusta consistenza per risultare un mondo immaginario plausibile, nel quale la mente può vagare e tutto può accadere — c'è poco da fare, ma senza Barsoom nessuno avrebbe mai pubblicato né la Terra di Mezzo, né Terramare, né qualsivoglia opera fantastica situata in un mondo immaginario complesso e profondo. Infine, una nota sul paragrafo finale: credo sia una delle poche chiusure di un romanzo che mi si siano impresse in testa per il loro slancio lirico, e mi lascia combattuto fra trattare l'opera come un autoconclusivo dal finale aperto, o proseguire la saga con gli scritti successivi. Immagino che chi vivrà vedrà.
In potenza The Houses of Iszm è un classico romanzo autoconclusivo di Jack Vance: un thriller fantascientifico che prima ci introduce gli usi e costumi ed economia di una cultura extraterrestre, poi ci inserisce dentro una vicenda di fatti criminosi vari ed eventuali. Nei fatti, però, si sente tantissimo che è una delle sue novelle composte per rivista e risalenti agli anni Cinquanta, in quella fase di maturazione fra i racconti brevi di Magnus Ridolph e i pezzi da novanta ambientati nell'universo del Gaean Reach: all'opera manca il mordente di un protagonista carismatico e ben connotato (non dico per forza Cugel l'Astuto, ma quantomeno l'eroe de L'ultimo castello), e cade invece nella deprimente soluzione di un protagonista senza personalità propria che finisce in mezzo ai fatti criminosi per puro caso. Sarò io un palato fine, ma non reggo i thriller in cui un personaggio anonimo cerca di schivarne …
In potenza The Houses of Iszm è un classico romanzo autoconclusivo di Jack Vance: un thriller fantascientifico che prima ci introduce gli usi e costumi ed economia di una cultura extraterrestre, poi ci inserisce dentro una vicenda di fatti criminosi vari ed eventuali. Nei fatti, però, si sente tantissimo che è una delle sue novelle composte per rivista e risalenti agli anni Cinquanta, in quella fase di maturazione fra i racconti brevi di Magnus Ridolph e i pezzi da novanta ambientati nell'universo del Gaean Reach: all'opera manca il mordente di un protagonista carismatico e ben connotato (non dico per forza Cugel l'Astuto, ma quantomeno l'eroe de L'ultimo castello), e cade invece nella deprimente soluzione di un protagonista senza personalità propria che finisce in mezzo ai fatti criminosi per puro caso. Sarò io un palato fine, ma non reggo i thriller in cui un personaggio anonimo cerca di schivarne di ogni: a me piacciono i conflitti personali.
Potenzialmente Il presidente moltiplicato avrebbe potuto essere un thriller fantapolitico eccezionale, ambientato com'è un un XXI secolo ipotizzato a partire dal 1976, con scontri regionali fra l'Arabia Saudita e l'Iran degli Scià (mancavano solo 3 anni alla rivoluzione islamica) e uno shock economico generale dato dalla robotizzazione dei posti di lavoro, più un mistero che, non è spoiler, va subito a parare verso la clonazione e il senso dell'identità... ma purtroppo, tutto l'apparato viene inficiato da un protagonista e voce narrante estremamente tedioso, capace com'è di passare il grosso del tempo a ubriarcarsi e oggettificare le comprimarie donne. Vivere la storia attraverso il suo sguardo è stato spesso un gran fastidio, e solo nei momenti con elevata azione o dialogo e scarso soliloquio il ritmo ha raggiunto un livello accettabile per un giallo da ombrellone.