cretinodicrescenzago ha valutato Le due lune: 5 stelle

Le due lune di Luca Tarenzi (Ciclo di Milano, #1)
Milano, notte di luna piena. Un morso misterioso alla caviglia, e la vita di Veronica non è più la stessa. …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Milano, notte di luna piena. Un morso misterioso alla caviglia, e la vita di Veronica non è più la stessa. …
Così come il terzo tomo della serie, Elric: The Sailor on the Seas of Fate, anche questo quinto libro, Elric: The Revenge of the Rose, è un volume antologico diviso in due parti: il romanzo The Revenge of the Rose è un midquel aggiunto alla serie nel 1991, i racconti "The Stealer of Souls", "Kings in Darkness", "The Caravan of Forgotten Dreams", "The Last Enchantment" e "To Rescue Tanelorn" risalgono al primo nucleo degli anni Sessanta ed erano pubblicati in passato entro l'antologia autonoma The Bane of the Black Sword – e anche in questo caso non c'è un apparato critico che spieghi la cronologia di composizione...
The Revenge of the Rose mi è parso francamente mediocre, una combinazione degli elementi più deboli sia di The Sailor of the Seas of Fate sia di The Fortress of the Pearl (l'altro midquel, composto nel 1989): la trama consiste di …
Così come il terzo tomo della serie, Elric: The Sailor on the Seas of Fate, anche questo quinto libro, Elric: The Revenge of the Rose, è un volume antologico diviso in due parti: il romanzo The Revenge of the Rose è un midquel aggiunto alla serie nel 1991, i racconti "The Stealer of Souls", "Kings in Darkness", "The Caravan of Forgotten Dreams", "The Last Enchantment" e "To Rescue Tanelorn" risalgono al primo nucleo degli anni Sessanta ed erano pubblicati in passato entro l'antologia autonoma The Bane of the Black Sword – e anche in questo caso non c'è un apparato critico che spieghi la cronologia di composizione...
The Revenge of the Rose mi è parso francamente mediocre, una combinazione degli elementi più deboli sia di The Sailor of the Seas of Fate sia di The Fortress of the Pearl (l'altro midquel, composto nel 1989): la trama consiste di una classica (anche troppo) cerca simil-tolkienesca scandita in tre macro-sezioni semiautonome per ambientazione e per eventi, per i miei gusti c'è un certo eccesso di descrizioni barocche e di monologhi interiori (devo però prendere atto che a Moorcock piacciono), i comprimari di Elric ricevono un sacco di spazio e danno all'opera un'atmosfera a tratti comica, a tratti aulica, in generale completamente fuori fase rispetto a come si era concluso il precedente romanzo The Sleeping Sorceress; sicuramente c'è chi apprezza questo stacco netto, a me ha fatto un po' storcere il naso perché enfatizza ancora di più che questo episodio è un interludio abbastanza avulso dalla trama principale.
Passando ai racconti, la qualità è dignitosa e in linea con l'altro blocco di novelle "classiche" pubblicato in Elric: The Sailor on the Seas of Fate:
Nel complesso, dunque, questi cinque testi sono ancora abbastanza avvincenti e immaginifichi come racconti di sword & sorcery tradizionale, risultano sicuramente datati se si cerca raffinatezza di woldbuilding e introspezione dei personaggi, e sono inferiori alla freschezza sempreverde che ho trovato nei romanzi Elric of Melniboné e The Sleeping Sorceress.
Siamo al quarto volume della saga integrale di Elric di Melniboné e a questo giro la presentazione editoriale Gollancz ha raggiunto un nuovo picco di indecenza: i curatori avevano finito i saggi critici paccottiglia da ammucchiare in prefazione o in appendice, quindi hanno collocato al centro del volume il romanzo The Sleeping Sorceress, che è effettivamente parte della saga di Elric, e vi hanno posto attorno una mezza dozzina di racconti eterogenei, senza indicare né in copertina né in quarta di copertina che si tratta di un volume antologico — lo scopriamo solo dal frontespizio, che recita The Sleeping Sorceress and Other Stories! Questa cialtroneria sarebbe valsa 1 misera stella su 5, ma alla prima lettura nel maggio 2020 mi sono controllato, ho letto unicamente il romanzo di Elric e ho valutato solo quello; poi nel giugno 2021, a mente fredda e dopo aver letto anche altre saghe …
Siamo al quarto volume della saga integrale di Elric di Melniboné e a questo giro la presentazione editoriale Gollancz ha raggiunto un nuovo picco di indecenza: i curatori avevano finito i saggi critici paccottiglia da ammucchiare in prefazione o in appendice, quindi hanno collocato al centro del volume il romanzo The Sleeping Sorceress, che è effettivamente parte della saga di Elric, e vi hanno posto attorno una mezza dozzina di racconti eterogenei, senza indicare né in copertina né in quarta di copertina che si tratta di un volume antologico — lo scopriamo solo dal frontespizio, che recita The Sleeping Sorceress and Other Stories! Questa cialtroneria sarebbe valsa 1 misera stella su 5, ma alla prima lettura nel maggio 2020 mi sono controllato, ho letto unicamente il romanzo di Elric e ho valutato solo quello; poi nel giugno 2021, a mente fredda e dopo aver letto anche altre saghe moorcockiane, mi sono dedicato ai racconti e ho aggiornato di conseguenza la recensione.
Iniziamo quindi con The Sleeping Sorceress, che è davvero davvero appassionante: come già The Sailor on the Seas of Fate consiste di tre novelle autonome cucite assieme da una trama di fondo molto semplice, ma è superiore all'altro romanzo per coesione della trama di fondo, per attenzione alla psicologia dei personaggi e per ritmo e prosa dei singoli racconti: tutto l'intreccio poggia sulla "triangolazione" relazionale fra Elric, Theleb K'aarna e Myshella (la maga addormentata del titolo), Myshella stessa è una coprotagonista carismatica, Elric finalmente dimostra una certa coerenza di carattere anziché farsi portare come un burattino là dove serve a Moorcock, la cosmologia del Multiverso Moorcockiano viene esposta in modo più chiaro che nei romanzi precedenti (va bene essere criptici ma tutto ha un limite) e l'armamentario di mostri e sortilegi portato in campo ha carattere; tutto l'insieme eguaglia senza fatica il primo romanzo della serie, Elric of Melniboné, che sino ad ora era stato il mio testo preferito.
Veniamo ora ai famigerati racconti non collegati alla saga di Elric, che sono stati una piacevole sorpresa: indubbiamente è stato improprio antologizzarli in quella che doveva essere (appunto) la saga di Elric in ordine cronologico e la selezione manca un po' di coesione, ma quantomeno sono testi piuttosto validi! Nello specifico:
Tirando le somme, i singoli testi di quest'antologia meriterrebero anche un 4/5 complessivo, ma la mancanza di cura editoriale abbassa a 3/5.
Eccoci arrivati al terzo volume della saga completa di Elric di Melniboné in ordine cronologico... volume che, purtroppo, è anche la conferma di quanto male abbiano lavorato Moorcock e la Gollancz nel mettere assieme un'"edizione definitiva": esattamente come il primo libro, [Elric of Melniboné and Other Stories|(https://lore.livellosegreto.it/book/172657/s/elric-of-melnibone-and-other-stories), anche Elric: The Sailor on the Seas of Fate presenta un apparato critico farlocco che ammassa assieme contributi estemporanei ed eterogenei (la prefazione di Michael Chabon è così piena di minchiate che potrebbe benissimo figurare in un'edizione italiana). Ciò poteva essere tollerabile nel primo volume se consideriamo che vi erano contenuti, alla fin fine, solo un racconto breve e un romanzo non direttamente collegati (stendiamo un velo pietoso sulla sceneggiatura del fumetto) e leggibili anche senza contesto, ma diventa un problema molto grave in questo terzo volume, che invece contiene sia il romanzo eponimo sia le tre corpose novelle "The Dreaming …
Eccoci arrivati al terzo volume della saga completa di Elric di Melniboné in ordine cronologico... volume che, purtroppo, è anche la conferma di quanto male abbiano lavorato Moorcock e la Gollancz nel mettere assieme un'"edizione definitiva": esattamente come il primo libro, [Elric of Melniboné and Other Stories|(https://lore.livellosegreto.it/book/172657/s/elric-of-melnibone-and-other-stories), anche Elric: The Sailor on the Seas of Fate presenta un apparato critico farlocco che ammassa assieme contributi estemporanei ed eterogenei (la prefazione di Michael Chabon è così piena di minchiate che potrebbe benissimo figurare in un'edizione italiana). Ciò poteva essere tollerabile nel primo volume se consideriamo che vi erano contenuti, alla fin fine, solo un racconto breve e un romanzo non direttamente collegati (stendiamo un velo pietoso sulla sceneggiatura del fumetto) e leggibili anche senza contesto, ma diventa un problema molto grave in questo terzo volume, che invece contiene sia il romanzo eponimo sia le tre corpose novelle "The Dreaming City", "While the Gods Laugh" e "The Singing Citadel" (che vecchie edizioni riunivano te a sé nella raccolta The Weird of the White Wolf) e il più recente racconto "A Portrait in Ivory", pensato per incastrarsi fra "The Dreaming City" e "While the Gods Laugh". Questi quattro racconti si collocano circa a metà della cronologia diegetica, ma storicamente rappresentano il primo blocco del ciclo "classico" di Elric composto da Moorcock negli anni Sessanta: è qui, di conseguenza, che incontriamo la versione originaria del personaggio e del suo universo, quella che ebbe un impatto duraturo sulla letteratura fantasy, prima che Moorcock ritoccasse il worldbuilding e la caratterizzazione dei personaggi con i romanzi prequel Elric of Melniboné, The Fortress of Pearl e (appunto) The Sailor on the Seas of Fate; per di più quest'ultimo romanzo non è solo un prequel ai racconti in senso proprio, ma anche un cross-over fra la saga di Elric e altre serie appartenenti al macro-ciclo del Campione Eterno! Come cliente della Gollancz mi sento truffato dalla mancanza di un apparato serio che mi spiegasse questa convoluta trafila di scrittura, costringendomi a documentarmi per conto mio su fonti esterne – edizione definitiva un paio di balle!
Questo detto, commentiamo i testi. The Sailor on the Seas of Fate è in realtà composto da tre racconti lunghi autonomi che si svolgono uno dopo l'altro a ritmo serrato, abbastanza gradevoli e avvincenti ma inficiati da passaggi filosofici francamente autoreferenziali:
Passando invece, per l'appunto, ai quattro racconti classici:
Tirando le somme, The Sailor on the Seas of Fate è il più debole dei tre romanzi prequel, globalmente inferiore all'eccellente Elric of Melniboné e meno compatto del lento ma coeso The Fortress of Pearl, mentre le quattro novelle sono sicuramente datate e perdono un po' di fascino a leggerle dopo tutti i prequel, ma se fruite singolarmente sono un tuffo nel passato davvero, davvero educativo: è incredibile che nel 1961 fosse rivoluzionario scrivere dei racconti sword & sorcery chiaramente di matrice howardiana, ma usando come personaggio principale uno stregone sarcastico e drogato di magia. Purtroppo la presentazione scadente inficia la qualità complessiva della raccolta.
Elric: The Fortress of the Pearl è il secondo volume della saga integrale di Elric in ordine cronologico e a differenza del primo libro, Elric of Melniboné and Other Stories, non è un'antologia: è costituito tutto dal romanzo The Fortress of the Pearl, un midquel pubblicato nel 1989 che si incastra fra i precedenti Elric of Melniboné e The Sailor on the Seas of Fate. In particolare il romanzo si svolge poco tempo dopo il finale di Elric of Melniboné: Elric sta viaggiando nel misterioso Oriente e si ritrova invischiato in una caccia al tesoro nientemeno che nel Paese dei Sogni, dove tutto è possibile.
The Fortress of the Pearl sicuramente si lascia leggere e alcuni passi qua e là sono di notevole perizia retorica, ma nel complesso la trama è molto esile: alla fin fine non si racconta un conflitto, quanto un viaggio in un …
Elric: The Fortress of the Pearl è il secondo volume della saga integrale di Elric in ordine cronologico e a differenza del primo libro, Elric of Melniboné and Other Stories, non è un'antologia: è costituito tutto dal romanzo The Fortress of the Pearl, un midquel pubblicato nel 1989 che si incastra fra i precedenti Elric of Melniboné e The Sailor on the Seas of Fate. In particolare il romanzo si svolge poco tempo dopo il finale di Elric of Melniboné: Elric sta viaggiando nel misterioso Oriente e si ritrova invischiato in una caccia al tesoro nientemeno che nel Paese dei Sogni, dove tutto è possibile.
The Fortress of the Pearl sicuramente si lascia leggere e alcuni passi qua e là sono di notevole perizia retorica, ma nel complesso la trama è molto esile: alla fin fine non si racconta un conflitto, quanto un viaggio in un paese incantato, con tanto di visioni allegoriche e interazioni fra Elric e la sua guida che fanno dire "Dante Alighieri guarda, la Commedia fa ancora scuola!". Non mi ha sorpreso per nulla scoprire che questo romanzo rappresenta in realtà il volume #0 della trilogia [book:Elric: The Moonbeam Roads|24443200], che si svolge in altri spazi e tempi del Multiverso di Moorcock ma prende le mosse dagli eventi occorsi a Elric in questo romanzo — in effetti il senso di anticipazione per sviluppi futuri pervade molti passaggi. Nel complesso non è un brutto libro, ma non è neanche davvero appassionante: merita se si è dei maniaci come me, che vogliono fare una rassegna completa del ciclo di Elric, o dei fan sfegatati di Moorcock che vogliono padroneggiare tutto il suo Multiverso. Di suo avrebbe avuto solo 2 stelle su 5, ma lo ho portato a 3 perché a questo giro l'apparato critico è molto superiore a quello orrendo del primo volume, in particolare perché quasi non ce n'è: la prefazione di Neil Gaiman è molto sul pezzo e in appendice c'è un bel racconto breve dello stesso Gaiman, "One life, furnished in Early Moorcock": uno spaccato sulla vita di un adolescente britannico fan di Michael Moorcock, molto poetico e sicuramente fonte di empatia per chiunque a scuola fosse "il secchione/la secchiona che legge roba strana".
Premetto che ho iniziato Elric of Melniboné and Other Stories a Novembre 2017, l'ho interrotto a metà e l'ho ricominciato da capo oggi, 28 Agosto 2018 – e me lo sono finito tutto d'un fiato. Ho dovuto fruirlo così perché Moorcock e il personale della Gollancz si sono chiaramente fatti di acidi e hanno usato questo volume come discarica in cui stampare tutti i saggi miscellanei che avevano in archivio: fra prefazioni e postfazioni ci ritroviamo a leggere una dopo l'altra introduzioni multiple alla vita e all'opera di Moorcock, introduzioni al genere sword & sorcery in generale e alla saga di Elric in particolare, saggi di critica letteraria scritti da Moorcock, la prefazione a una specifica edizione di uno specifico testo, persino quello che sembra essere il trascritto di una conferenza, e infine un saggio lungo che è stato diviso in più parti per spalmarlo su tutti i sei volumi …
Premetto che ho iniziato Elric of Melniboné and Other Stories a Novembre 2017, l'ho interrotto a metà e l'ho ricominciato da capo oggi, 28 Agosto 2018 – e me lo sono finito tutto d'un fiato. Ho dovuto fruirlo così perché Moorcock e il personale della Gollancz si sono chiaramente fatti di acidi e hanno usato questo volume come discarica in cui stampare tutti i saggi miscellanei che avevano in archivio: fra prefazioni e postfazioni ci ritroviamo a leggere una dopo l'altra introduzioni multiple alla vita e all'opera di Moorcock, introduzioni al genere sword & sorcery in generale e alla saga di Elric in particolare, saggi di critica letteraria scritti da Moorcock, la prefazione a una specifica edizione di uno specifico testo, persino quello che sembra essere il trascritto di una conferenza, e infine un saggio lungo che è stato diviso in più parti per spalmarlo su tutti i sei volumi dedicati a Elric (mossa francamene deplorevole). Il risultato è un paratesto ipertrofico e soffocante che sarà pure ben fatto in alcuni singoli contributi, ma non porta avanti alcuna riflessione storica sulla saga di Elric che contestualizzi i testi primari in un percorso di produzione artistica – peccato che il paratesto dell'edizione definitiva di una saga letteraria dovrebbe fare esattamente quello, e infatti è così che procedono sia gli apparati dell'edizione Ballantine di Robert E. Howard (volume primo: The Coming of Conan the Cimmerian) e di quella Night Shade Books di Clark Ashton Smith (volume primo: The End of the Story). A fronte di questi lavori eccellenti della concorrenza, Gollancz lascia ampiamente a desiderare.
Passando ai testi narrativi che dovrebbero costituire il cuore del volume, si inizia con una novella autoconclusiva di classica esplorazione del castello incantato, Master of Chaos, ambientata nel mondo di Elric prima delle avventure di questi, abbastanza godibile. A seguire, c'è l'anello debole della catena: la sceneggiatura del romanzo grafico Elric: The Making of a Sorcerer (proprio così, non il fumetto stesso, solo la sua sceneggiatura), un resoconto della giovinezza di Elric pieno di riferimenti e mythology gags rivolti ai fan affezionati della serie, ma che a un neo-lettore fanno l'effetto di un "tour guidato a Fantasilandia". Questo "effetto spiegone" mi ha pure rovinato la prima lettura del testo successivo, il romanzo Elric of Melniboné, rispetto al quale la sceneggiatura è un prequel diretto: essermi letto subito prima una guida turistica a Melniboné aveva tolto ogni fascino al graduale worldbuilding compiuto nel romanzo, visto che ogni elemento fantastico e sorprendente mi era già stato sbattuto in faccia nella sceneggiatura stessa. Ho dovuto lasciar passare nove mesi per togliermi dalla testa l'effetto spiegone e riprendere in mano Elric of Melniboné a mente libera... e ne è valsa la pena. Il romanzo è del '72 e funge a sua volta da prequel ai racconti degli anni Sessanta in cui Elric era esordito, mostrandoci le sue origini come antieroe, dal primo scontro con la sua nemesi personale al recupero della sua iconica spada Tempestosa. Il testo è tuttora fresco e appassionante, complice la capacità di Moorcock di passare senza soluzione di continuità da una voce narrante onniscente all'uso del punto di vista di Elric – una tecnica non banale che gli permette di inserire più facilmente descrizioni favolose e commenti sardonici, senza spezzare affatto il ritmo. In più l'opera ha palesemente un grosso valore storico per lo sviluppo del fantasy anglofono, visto che è stata la saga di Elric a codificare (se non a inventare in toto) gli archetipi dell'impero ancestrale di stregoni domatori di draghi (George Martin, sto guardando alla tua Valyria) e dell'Equilibrio cosmico fra Legge e Caos, imitato a piene mani (e spesso puerilizzato) nei giochi di società della TSR e della Games Workshop.
Riassumendo, questo Elric of Melniboné and Other Stories è una miscellanea abbastanza sgraziata con materiali di qualità difforme, ma limitarsi solo alla novella e al romanzo (evitando invece la sceneggiatura) e leggere i saggi come testi autonomi (non come il commento puntuale che non sono) la rende un gradevole primo incontro con il Duca Bianco; per quanto mi riguarda, mi ha convinto a continuare con la saga.

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Non ho resistito alla mia fissazione atavica per la rassegna completa e subito dopo aver finito tutte le Children's Stories di Wilde ho fatto filotto con questo Lord Arthur Savile's Crime and Other Stories , la raccolta di tutte le sue storie "del mistero" in senso lato: virgolette d'obbligo perché nessuno di questi racconti è propriamente un giallo come li stava configurando in quegli stessi anni Conan Doyle, sono più che altro eccentrici "thriller prima del thriller" (altre virgolette, alè!). Nello specifico, già avevo letto da ragazzino "Il delitto di lord Arthur Saville" ed è indicativo che me lo ricordassi a menadito, considerando che intreccia egregiamente una punta di sovrannaturale con una dose squisita di quella satira che Wilde padroneggiava così bene; analogamente ricordavo "Il fantasma di Canterville", sia la sua parte iniziale anch'essa di squisita satira e umorismo nerissimo (basta pensare a tutte le vittime passate di cui il …
Non ho resistito alla mia fissazione atavica per la rassegna completa e subito dopo aver finito tutte le Children's Stories di Wilde ho fatto filotto con questo Lord Arthur Savile's Crime and Other Stories , la raccolta di tutte le sue storie "del mistero" in senso lato: virgolette d'obbligo perché nessuno di questi racconti è propriamente un giallo come li stava configurando in quegli stessi anni Conan Doyle, sono più che altro eccentrici "thriller prima del thriller" (altre virgolette, alè!). Nello specifico, già avevo letto da ragazzino "Il delitto di lord Arthur Saville" ed è indicativo che me lo ricordassi a menadito, considerando che intreccia egregiamente una punta di sovrannaturale con una dose squisita di quella satira che Wilde padroneggiava così bene; analogamente ricordavo "Il fantasma di Canterville", sia la sua parte iniziale anch'essa di squisita satira e umorismo nerissimo (basta pensare a tutte le vittime passate di cui il fantasma gongola) sia il suo finale inaspettatamente ma piacevolmente moraleggiate; non avevo invece mai letto i due racconti brevissimi "La sfinge senza segreto" e "Il milionario modello", che seppur piacevoli sul momento a livello prosastico risultano avere, inevitabilmente, un climax troppo veloce e troppo telegrafato, com'è inevitabile con un'esecuzione così micro di un genere che richiede il suo respiro; infine, è stata affascinante la scoperta de "Il ritratto di W. H.", racconto che penso sia totalmente illeggibile per chi non si occupa professionalmente o quasi di storia della letteratura... visto che il cuore della storia è un trattato atto a dimostrare che i famosi (famigerati?) sonetti ipoteticamente omoerotici di William Shakespeare sarebbero dedicati a un giovane attore suo Muso, e il trattato è incastonato entro una cornice narrativa torbida di accademici dilettanti che ammattiscono a perseguire questa tesi. Sicuramente meno uniformemente eleganti e incisivi delle fiabe d'autore, comunque deliziose letture in quella che potrebbe essere la mia prosa prediletta in lingua inglese.