Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
Quando Gabriel, il più piccolo dei fauni, incontra Merlino, il più grande dei maghi, succedono …
Tenero, onirico, incompiuto
4 stelle
Avevo già letto Yaxin – Il fauno Gabriel. Canto 1 nel 2016 circa e l'avevo trovato solamente grazioso; l'ho voluto "ripescare" oggi dagli scaffali, e l'ho trovato di una dolcezza rara. Abbiamo a che fare con un testo a metà fra il racconto di formazione e la poesia lirica, una curiosa intersezione fra le odi "paesaggistiche" di Orazio e Il piccolo principe (sì, l'ho detto sul serio). Siamo sull'isola ove i miti hanno sostanza e tutto è dipinto con squisiti acquarelli: il piccolo fauno Gabriel è un bimbo vagabondo di estrema curiosità e un bel giorno si abbarbica a un anziano saggio dalla barba bianca, che soprannomina "Merlino"; ne derivano quattro episodi (uno per stagione) in cui fanciullo e vegliardo meditano di amicizia, malinconia, morte, linguaggio, separazione e fiducia, con una prosa suggestiva che a tratti mi ha ricordato la grande Ursula K. Le Guin.
È un peccato che la …
Avevo già letto Yaxin – Il fauno Gabriel. Canto 1 nel 2016 circa e l'avevo trovato solamente grazioso; l'ho voluto "ripescare" oggi dagli scaffali, e l'ho trovato di una dolcezza rara. Abbiamo a che fare con un testo a metà fra il racconto di formazione e la poesia lirica, una curiosa intersezione fra le odi "paesaggistiche" di Orazio e Il piccolo principe (sì, l'ho detto sul serio). Siamo sull'isola ove i miti hanno sostanza e tutto è dipinto con squisiti acquarelli: il piccolo fauno Gabriel è un bimbo vagabondo di estrema curiosità e un bel giorno si abbarbica a un anziano saggio dalla barba bianca, che soprannomina "Merlino"; ne derivano quattro episodi (uno per stagione) in cui fanciullo e vegliardo meditano di amicizia, malinconia, morte, linguaggio, separazione e fiducia, con una prosa suggestiva che a tratti mi ha ricordato la grande Ursula K. Le Guin.
È un peccato che la serie sia rimasta incompiuta, perché il mio cuore di insegnante a Merlino ci si era affezionato.
Dall'autore di Residenza Arcadia, una storia su cosa succederà se continuiamo a fare finta che …
Manca qualcosa all'ultimo, ma resta valido
3 stelle
Chi mi ha regalato Residenza Arcadia ha pensato bene di donarmi in seguito anche il secondo lavoro di Cuello, Mercedes appunto, e non potevo non leggerli a raffica. Che dire, qualità alta ma manca qualcosina. Siamo ancora nel "nessundove e nessunquando estremamente vicino" visto in Residenza Arcadia, lo scenario ha preso una piega postapocalittica tremendamente verisimile, la storia è nuovamente corale e tutto il cast è ben caratterizzato, sia l'antieroina eponima sia la sua corte di comprimari, buona parte della trama è un road movie da manuale con disseminati qua e là dei misteri per dare più spessore alla vicenda. Poi però arriviamo al momento di Spannung in cui uno degli altarini principali viene svelato (specificamente, dettagli della psiche della protagonista), e la reazione è "Tutto qui? Davvero non c'è altro da sviluppare? Si risolve in modo così diretto?" Ed ebbene sì, si risolve nel modo diretto, anche se …
Chi mi ha regalato Residenza Arcadia ha pensato bene di donarmi in seguito anche il secondo lavoro di Cuello, Mercedes appunto, e non potevo non leggerli a raffica. Che dire, qualità alta ma manca qualcosina. Siamo ancora nel "nessundove e nessunquando estremamente vicino" visto in Residenza Arcadia, lo scenario ha preso una piega postapocalittica tremendamente verisimile, la storia è nuovamente corale e tutto il cast è ben caratterizzato, sia l'antieroina eponima sia la sua corte di comprimari, buona parte della trama è un road movie da manuale con disseminati qua e là dei misteri per dare più spessore alla vicenda. Poi però arriviamo al momento di Spannung in cui uno degli altarini principali viene svelato (specificamente, dettagli della psiche della protagonista), e la reazione è "Tutto qui? Davvero non c'è altro da sviluppare? Si risolve in modo così diretto?" Ed ebbene sì, si risolve nel modo diretto, anche se comunque la sezione conclusiva del testo è stillosissima e riesce a emozionare.
Ricapitolando, un testo sicuramente valido che semplicemente resta una tacca sotto il fratello maggiore, che però in effetti era di altissimo livello.
Un condominio, nella periferia di una grande città. Liti e battibecchi tra condomini, in un'escalation …
Le storie realistiche corali che piacciono a me
5 stelle
Ho iniziato Residenza Arcadia "a secco", senza sapere nulla né del romanzo né dell'autore, e mi sono innamorato. Cuello tocca tutta una serie di corde che mi sciolgono subito: un microcosmo urbano; tipi umani che tutti incontriamo ogni giorno, o che magari siamo noi stessi; spazi fisici che esternalizzano la psiche dei personaggi; un'ambientazione sociostorica che sa di "oggi, qua vicino" pur rimanendo in un "nessundove e nessunquando" (mi si passi il poetismo); scenette di vita quotidiana intrecciate in una macrotrama che alla fine ti prende a sassate in faccia. E un finale impeccabile. E io non so una beata fava di disegno, ma mi rendo conto che Cuello ha una mimica spettacolare senza rinunciare a un tratto piacevolmente "pupazzoso", e in generale la composizione delle vignette è sempre bella pulita e dinamica.
Piccola perla, e rischio di voler collezionare l'opera omnia di Cuello (del resto già lo faccio con …
Ho iniziato Residenza Arcadia "a secco", senza sapere nulla né del romanzo né dell'autore, e mi sono innamorato. Cuello tocca tutta una serie di corde che mi sciolgono subito: un microcosmo urbano; tipi umani che tutti incontriamo ogni giorno, o che magari siamo noi stessi; spazi fisici che esternalizzano la psiche dei personaggi; un'ambientazione sociostorica che sa di "oggi, qua vicino" pur rimanendo in un "nessundove e nessunquando" (mi si passi il poetismo); scenette di vita quotidiana intrecciate in una macrotrama che alla fine ti prende a sassate in faccia. E un finale impeccabile. E io non so una beata fava di disegno, ma mi rendo conto che Cuello ha una mimica spettacolare senza rinunciare a un tratto piacevolmente "pupazzoso", e in generale la composizione delle vignette è sempre bella pulita e dinamica.
Piccola perla, e rischio di voler collezionare l'opera omnia di Cuello (del resto già lo faccio con Zerocalcare).
Quando ero ragazzino il film 300 fu un blockbuster e ammorbò un'intera generazione con infiniti luoghi comuni e falsi storici sulla Grecia classica, così che quando mi regalarono il "fumetto del film" (sic) il mio cuoricino di antichista non se la sentì di leggerlo. Dopo più di dieci anni ho ritrovato la mia copia in solaio e ho deciso di tuffarmici, per cultura personale – del resto ho letto e apprezzato Starship Troopers!
Che dire, a livello di soggetto è quello che mi aspettavo: prendete la velenosa tradizione eurocentrica per cui i Greci delle città stato di V secolo (gretti provinciali e xenofobi), sono stati l'apice della civiltà umana e sconfiggendo la Persia hanno salvato le proprie conquiste culturali dal Pericolo Giallo; togliete dall'equazione gli effettivi meriti intellettuali degli Ateniesi (perché ad Atene convissero in modo paradossale progressismo e provincialismo) e limitatevi a quel filone storiografico che presenta in …
Quando ero ragazzino il film 300 fu un blockbuster e ammorbò un'intera generazione con infiniti luoghi comuni e falsi storici sulla Grecia classica, così che quando mi regalarono il "fumetto del film" (sic) il mio cuoricino di antichista non se la sentì di leggerlo. Dopo più di dieci anni ho ritrovato la mia copia in solaio e ho deciso di tuffarmici, per cultura personale – del resto ho letto e apprezzato Starship Troopers!
Che dire, a livello di soggetto è quello che mi aspettavo: prendete la velenosa tradizione eurocentrica per cui i Greci delle città stato di V secolo (gretti provinciali e xenofobi), sono stati l'apice della civiltà umana e sconfiggendo la Persia hanno salvato le proprie conquiste culturali dal Pericolo Giallo; togliete dall'equazione gli effettivi meriti intellettuali degli Ateniesi (perché ad Atene convissero in modo paradossale progressismo e provincialismo) e limitatevi a quel filone storiografico che presenta in chiave utopica l'oligarchia militare spartana, uno stato collettivista in cui ogni anno si massacravano preventivamente un po' di schiavi per spaventarli; semplificate la celebrazione di Sparta in modo da renderla comprensibile agli yankee, ad esempio distorcendo la Legge Sacra di Licurgo in una riforma razionale (era ritualizzata e per nulla funzionalista) che non osò abolire il corrotto concilio sacerdotale degli Efori (gli Efori erano un comitato di legislatori e furono istituiti da Licurgo). Niente di male a voler tirar fuori una storia melodrammatica di contrasti netti da un soggetto storico (e quindi intrinsecamente ambiguo), e anzi la sceneggiatura di Miller è impeccabilmente roboante e non contiene una parola di troppo, ma considerando il discorso culturale pregresso in cui Miller si è inserito le sue scelte artistiche danno da pensare nel migliore dei casi, repellono nel peggiore in base alla sensibilità individuale.
Passando però al disegno di Miller e alla colorazione di Valrey, è un'altra storia: impressionanti le anatomie umane, impressionanti le disposizioni delle figure, impressionante la struttura delle vignette, impressionante il contrasto cromatico fra gli Spartani bronzei e bordò e i toni dei Persiani compresi fra oro e nero corvino. A me che sono ignorante di arti figurative manca il lessico per descrivere appieno il mio apprezzamente, ma è quel livello di fumetto in cui singole tavole potrebbero benissimo funzionare come quadri, e ciò merita applausi; è una gioia per gli occhi.
Concludendo, sicuramente un'opera controversa, ma vale decisamente la pena di prenderla in mano per dibatterla a ragion veduta.
Post-scriptum: a quanto pare Miller è politicamente libertariano come lo era Robert Heinlein, dunque il mio accostamento fra i due non era campato in aria. Me compiaciuto.
L’opera più importante di Go Nagai, in un’edizione di pregio pensata per veri appassionati e …
Una pietra miliare ancora affascinante
5 stelle
[Recensione composta da pischello, abbiate pietà]
Parlo da persona che ha letto Devilman avendo una conoscenza molto elementare dei manga/anime d'azione (solo Saint Seiya, Fairy Tail e Bleach), tuttavia l'ho comunque apprezzato molto: da ogni dialogo e da ogni passaggio della sceneggiatura trasuda che Devilman è stato una pietra miliare del genere, traboccante com'è di tropi che ricorrono in tutte le opere posteriori: lunghi monologhi espositivi, duelli verbali oltre che fisici, escalation della lotta man mano che cresce l'investimento emotivo (specie se i cari dell'eroe sono minacciati), l'aggiunta costante di elementi fantastici nuovi, l'alternanza fra piccole avventure autoconclusive e il progresso della trama principale. Sicuramente le varie fasi della trama sono sproporzionate fra loro, ma anziché inficiare la lettura ciò dà un piacevole senso di "grezzo", di esperimento e pietra miliare. Rispetto allo stile grafico, invece, anche un ignorante come me nota e apprezza la varietà di tratti …
[Recensione composta da pischello, abbiate pietà]
Parlo da persona che ha letto Devilman avendo una conoscenza molto elementare dei manga/anime d'azione (solo Saint Seiya, Fairy Tail e Bleach), tuttavia l'ho comunque apprezzato molto: da ogni dialogo e da ogni passaggio della sceneggiatura trasuda che Devilman è stato una pietra miliare del genere, traboccante com'è di tropi che ricorrono in tutte le opere posteriori: lunghi monologhi espositivi, duelli verbali oltre che fisici, escalation della lotta man mano che cresce l'investimento emotivo (specie se i cari dell'eroe sono minacciati), l'aggiunta costante di elementi fantastici nuovi, l'alternanza fra piccole avventure autoconclusive e il progresso della trama principale. Sicuramente le varie fasi della trama sono sproporzionate fra loro, ma anziché inficiare la lettura ciò dà un piacevole senso di "grezzo", di esperimento e pietra miliare. Rispetto allo stile grafico, invece, anche un ignorante come me nota e apprezza la varietà di tratti e di tecniche, alternati da Nagai a seconda del personaggio (Akira rispetto ai teppisti, per esempio) e della situazione (i primi capitoli rispetto alle tavole finali). Nella mia poca esperienza, sospetto che il disegno di questo manga sia addirittura una summa di tutti gli stili in uso all'epoca.
In conclusione: un fumetto d'avventura horror/splatter non per tutti, ma dal valore storico enorme e molto piacevole per chiunque apprezzi il genere.
È il cuore e non il nostro corpo, a dirci chi siamo veramente. Da uno …
Dramma familiare queer sincero e caloroso
5 stelle
[Recensione composta quando ero pischello, abbiate pietà]
Una storia di vita quotidiana delicata e commovente: un uomo giapponese incontra per la prima volta il cognato canadese, marito del proprio fratello gay, e affronta poco alla volta i propri preconcetti culturali sull'omosessualità. Personaggio carinissimo la figlia del protagonista, scalda tanto il cuore. Consigliato sia come lettura di piacere sia come opera di sensibilizzazione.
Il nuovo romanzo grafico di Marta Baroni è un catalogo di ricordi sulla sua infanzia …
Il fumetto che mi ha insegnato a vivere in città
5 stelle
Comprai e lessi per la prima volta Al sole come i gatti nella lontana primavera 2017, quando avevo ancora Facebook e Zerocalcare reclamizzò sul suo profilo quest'opera allora appena uscita di una collega allora esordiente. Sul momento, fu una bella esperienza di viaggio cerebrale nei quartieri romani realmente abitati e vissuti (e proprio per questo ignoti a noi forestieri) e fece sognare a occhi aperti il me ventunenne, ragazzino ancora attaccato suo malgrado al villaggio natale in provincia di Monza, con visioni di vita spensierata su e giù per la metropoli in groppa ai mezzi pubblici.
L'ho riletto oggi, ad Agosto 2023, più di sei anni dopo, e circa cinque mesi dopo il mio trasloco a Milano per, finalmente, farmi una vita, e mi sono reso conto che Marta Baroni, senza che io me ne rendessi conto, mi aveva già piantato nel cuore i semini che sono germinati in quest'ultimo …
Comprai e lessi per la prima volta Al sole come i gatti nella lontana primavera 2017, quando avevo ancora Facebook e Zerocalcare reclamizzò sul suo profilo quest'opera allora appena uscita di una collega allora esordiente. Sul momento, fu una bella esperienza di viaggio cerebrale nei quartieri romani realmente abitati e vissuti (e proprio per questo ignoti a noi forestieri) e fece sognare a occhi aperti il me ventunenne, ragazzino ancora attaccato suo malgrado al villaggio natale in provincia di Monza, con visioni di vita spensierata su e giù per la metropoli in groppa ai mezzi pubblici.
L'ho riletto oggi, ad Agosto 2023, più di sei anni dopo, e circa cinque mesi dopo il mio trasloco a Milano per, finalmente, farmi una vita, e mi sono reso conto che Marta Baroni, senza che io me ne rendessi conto, mi aveva già piantato nel cuore i semini che sono germinati in quest'ultimo periodo: perché Al sole come i gatti non racconta "solo" la Roma dei Romani e delle Romane, ma racconta la cultura dei rioni e i loro rapporti di amicizia, il nesso profondo fra la topografia della città e la mentalità di chi la vive, la resistenza della cultura popolare autentica alla gentrificazione e alla globalizzazione, la battaglia eroica della sinistra antagonista per tenere viva la socialità orizzontale con le occupazioni e i baretti da zecche, la poesia malinconica dei mezzi pubblici che vanno verso la periferia esterna, e il diritto di ogni essere umano a mettere radici per poi slanciarsi verso nuovi lidi e nuove avventure. Tutte disposizioni d'animo che ho fatto mie da che ho traslocato e che attuo giorno per giorno, che siano bonarie vanterie per i pregi del mio quartiere, amore per i miei centri sociali di riferimento, e gioia sprizzante quando vado a trovare le amicizie dall'altro lato della metropoli.
Grazie di avermi educato a cosa voglia dire vivere la città con genuinità e autenticità, signora Baroni. Grazie di cuore.
Un viaggio con suo padre verso il paesino tra le Dolomiti da cui proviene la …
Un'opera necessaria sull'affettività maschile nella nostra società machista
5 stelle
Prosegue l'autobiografia introspettiva di Michele Rech, e a circa dieci anni dal grande romanzo grafico di analisi della sua famiglia materna, ecco quello dedicato alla famiglia paterna – e se in Dimentica il mio nome fu la scomparsa della nonna a permettere a Zerocalcare di riconoscere che mamma Elisabeth è una persona, non solo un genitore, qui in Quando muori resta a me è la fatidica vacanza col padre Pin nella casa d'origine dei nonni a innescare un complesso lavoro di ripescaggio e sbrogliamento dei non detti, degli abbandoni, degli allontanamenti voluti e subiti, dei grovigli di torto e rancore ereditati di generazione in generazione – e il tutto non si limita al vissuto personale dei Rech padre e figlio, ma lo inquadra nelle lontane origini della famiglia nel Veneto bellunese, ieri come oggi relegato a "Meridione del Nord", nelle vergogne e nelle ombre che la generazione di papà Pin …
Prosegue l'autobiografia introspettiva di Michele Rech, e a circa dieci anni dal grande romanzo grafico di analisi della sua famiglia materna, ecco quello dedicato alla famiglia paterna – e se in Dimentica il mio nome fu la scomparsa della nonna a permettere a Zerocalcare di riconoscere che mamma Elisabeth è una persona, non solo un genitore, qui in Quando muori resta a me è la fatidica vacanza col padre Pin nella casa d'origine dei nonni a innescare un complesso lavoro di ripescaggio e sbrogliamento dei non detti, degli abbandoni, degli allontanamenti voluti e subiti, dei grovigli di torto e rancore ereditati di generazione in generazione – e il tutto non si limita al vissuto personale dei Rech padre e figlio, ma lo inquadra nelle lontane origini della famiglia nel Veneto bellunese, ieri come oggi relegato a "Meridione del Nord", nelle vergogne e nelle ombre che la generazione di papà Pin si porta dietro dai "maledetti anni Settanta", nella consapevolezza da parte di Michele di non essere più il giovane punkabbestia picchiato dalla Forestale al G8 di Genova, bensì un uomo ampiamente adulto che ha ampiamente fatto il giro di boa del tempo che potrà trascorrere coi suoi genitori (e questo in tavole di rara potenza lirica).
Se è vero che i meccanismi narrativi utilizzati per la gestione delle proiezioni interiori dello Zerocalcare personaggio sono un po' classici e telefonati, è altrettanto vero che l'opera nel suo complesso è di profonda delicatezza e dolcezza – tanto più per me, che anche grazie ad essa ho sbloccato un po' la situazione comunicativa col mio, di padre!
Nella primavera del 2021 Zerocalcare si reca in Iraq, per far visita alla comunità ezida …
La strada verso la libertà ce la insegna il Sud globale
5 stelle
Ci sono letture che ti segnano dentro, del tipo che ti spingono a fare davvero quella certa tesi di laurea triennale, a seguire con costanza quel certo argomento anno dopo anno, e in men che non si dica ti ritrovi a studiare Angela Davis e Antonio Gramsci; per il me circa ventenne, quella lettura fu Kobane Calling, e questa prosecuzione del reportage è arrivata al momento giusto, ed era altamente necessaria.
Primo, perché aveva ragione la comunità curda di Roma: le tavole di Michele Rech smuovono e informano più di buona parte della stampa italiana, e si stanno rivelando un punto di partenza per la controinformazione di tante persone (e comunque non sono mai abbastanza).
Secondo, perché Calcare sa il fatto suo, e il suo caratteristico umorismo è integrato benissimo nell'esposizione documentaristica per punteggiare le situazioni grottesche, mentre nei momenti più drammatici si respira una gravitas solennissima.
Terzo, e …
Ci sono letture che ti segnano dentro, del tipo che ti spingono a fare davvero quella certa tesi di laurea triennale, a seguire con costanza quel certo argomento anno dopo anno, e in men che non si dica ti ritrovi a studiare Angela Davis e Antonio Gramsci; per il me circa ventenne, quella lettura fu Kobane Calling, e questa prosecuzione del reportage è arrivata al momento giusto, ed era altamente necessaria.
Primo, perché aveva ragione la comunità curda di Roma: le tavole di Michele Rech smuovono e informano più di buona parte della stampa italiana, e si stanno rivelando un punto di partenza per la controinformazione di tante persone (e comunque non sono mai abbastanza).
Secondo, perché Calcare sa il fatto suo, e il suo caratteristico umorismo è integrato benissimo nell'esposizione documentaristica per punteggiare le situazioni grottesche, mentre nei momenti più drammatici si respira una gravitas solennissima.
Terzo, e più importante di tutti, per ricordare a noi nella Fortezza Europa che
Questa autonomia è nata nel sangue dei nostri figli e delle nostre figlie e finché la madre di un martire sarà viva, non ce la porteranno via.
Grazie Michele, di "contrigerci a stare nei posti in cui bisogna stare." Prossima tappa, il reportage gemello La montagna sola. Gli ezidi e l’autonomia democratica di Şengal.
Dalla condizione dei carcerati di Rebibbia durante la prima ondata della pandemia all'importanza della sanità …
il giornalismo appassionato e militante di cui l'Italia ha bisogno
5 stelle
Lo avevo già segnalato quando nel 2020 lessi Scavare Fossati, Nutrire Coccodrilli, ma Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia mi impone di ribadirlo di nuovo e in modo più articolato: la produzione di Zerocalcare è intrinsecamente, visceralmente e irriducibilmente politica, leggerlo come semplice divertissement era sensato con le storie brevi del blog giovanile, ma il livello di riflessione etica e sociologica è diventato centrale quantomeno dal racconto cornice di Ogni maledetto lunedì su due – e con questa raccolta di pezzi medi il giro di boa è definitivo e ineluttabile.
Per la prima volta Rech ci propone un'antologia di graphic journalism priva di brani "leggeri" di recensione e di inserti vignettistici, bensì composta esclusivamente da pezzi di cronaca pesanti come mattoni, il cui filo conduttore, di fatto, è l'essenza collettiva della vita umana (Santa Brigida che paroloni) – la collettività dei carcerati e delle loro famiglie in uno …
Lo avevo già segnalato quando nel 2020 lessi Scavare Fossati, Nutrire Coccodrilli, ma Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia mi impone di ribadirlo di nuovo e in modo più articolato: la produzione di Zerocalcare è intrinsecamente, visceralmente e irriducibilmente politica, leggerlo come semplice divertissement era sensato con le storie brevi del blog giovanile, ma il livello di riflessione etica e sociologica è diventato centrale quantomeno dal racconto cornice di Ogni maledetto lunedì su due – e con questa raccolta di pezzi medi il giro di boa è definitivo e ineluttabile.
Per la prima volta Rech ci propone un'antologia di graphic journalism priva di brani "leggeri" di recensione e di inserti vignettistici, bensì composta esclusivamente da pezzi di cronaca pesanti come mattoni, il cui filo conduttore, di fatto, è l'essenza collettiva della vita umana (Santa Brigida che paroloni) – la collettività dei carcerati e delle loro famiglie in uno Stato dove si incarcera tanto e si incarcera, di fatto, per torturare; la collettività di un quartiere, quando lo Stato sociale si dilegua per demandare i servizi "fondamentali" al libero mercato; la collettività dell'insurrezione curda, assediata ogni giorno dalla dittatura fascista in Turchia; la collettività culturale, spaccata fra chi parassita lo status quo patriarcale come una sanguisuga e chi spinge per una comunicazione onesta e inclusiva (e in tal senso le spinte si possono sempre migliorare). È evidente la continuità concettuale con il bellissimo "Questa non è una partita a bocce" (ora in La scuola di pizze in faccia del professor Calcare), e che dire, ogni singola tavola finale riesce a commuovere e far ribollire il sangue; ancora, una volta, ringraziamo Rech per essere riuscito a portare nella distribuzione mainstream la cultura progressista antifascista che a inizio secolo era stata schiacciata in minoranza – mai Cavallo di Troia fu più salutare per questo paese.
Chiude poi la raccolta il consueto pezzo autobiografico lungo, però stampato in un'unica tornata, non intervallato a puntate fra gli altri brani, e ciò ha perfettamente senso: si tratta di fatto di un nuovo mini-volume dell'autobiografia autoriale di Rech che porta avanti il filone avviato già da La profezia dell'armadillo e arrivato fino a Macerie prime. Sei mesi dopo, e specificamente ci racconta da dentro la produzione della serie animata Strappare lungo i bordi, la quale, ormai lo sappiamo, è stata un secondo Cavallo di Troia – a livello che metà di una mia classe aveva le lacrime agli occhi dopo essersela sciroppata.
Daje Michele, sono dieci anni che ci proponi grandi cose e inneschi risveglio politico in noi pischellɜ millenial, ci rivediamo per il ventennale!
Diciotto anni, e una bugia ingombrante: Zero ogni mattina dice alla madre che va all’università, …
L'inizio della maturità di Michele Rech
5 stelle
Quando nell'autunno 2021 è uscito su Netflix Strappare lungo i bordi, in tanti ci siamo chiesti se Calcare non fosse entrato in una fase di stanca e non stesse iniziando a riproporre (seppur sempre con grande stile) un repertorio di pezzi sicuri. Per tot motivi io recupero solo ora Scheletri, uscito nell'autunno 2020, e, per quanto mi riguarda, la preoccupazione si è dissolta. Perché qui trasuda proprio che Michele Rech sta crescendo (ma non diteglielo o si sente vecchio), che ormai è ampiamente finita la fase "giovanile" sviluppatasi da La profezia dell'armadillo a L'elenco telefonico degli accolli e siamo entrati in acque nuove.
La struttura di quest'ultimo romanzo si rifà certamente a Un polpo alla gola, con una lunga narrazione nel passato cui seguono degli sviluppi a vent'anni di distanza (e mi ha fatto stranissimo ritrovare, per la prima volta, la pandemia rappresentata in diretta in una …
Quando nell'autunno 2021 è uscito su Netflix Strappare lungo i bordi, in tanti ci siamo chiesti se Calcare non fosse entrato in una fase di stanca e non stesse iniziando a riproporre (seppur sempre con grande stile) un repertorio di pezzi sicuri. Per tot motivi io recupero solo ora Scheletri, uscito nell'autunno 2020, e, per quanto mi riguarda, la preoccupazione si è dissolta. Perché qui trasuda proprio che Michele Rech sta crescendo (ma non diteglielo o si sente vecchio), che ormai è ampiamente finita la fase "giovanile" sviluppatasi da La profezia dell'armadillo a L'elenco telefonico degli accolli e siamo entrati in acque nuove.
La struttura di quest'ultimo romanzo si rifà certamente a Un polpo alla gola, con una lunga narrazione nel passato cui seguono degli sviluppi a vent'anni di distanza (e mi ha fatto stranissimo ritrovare, per la prima volta, la pandemia rappresentata in diretta in una narrativa contemporanea), ma concettualmente porta avanti il discorso di Macerie prime e Macerie prime. Sei mesi dopo: c'è un Calcare autocritico, che si chiede con vera preoccupazione dove sta andando la sua vita dopo tanti anni a navigare a vista. C'è il microcosmo degli amici di Calcare sempre più dettagliato e fluido, con un paio di colpi di scena interni che spiazzano alquanto. C'è una rievocazione dell'Italia a cavallo fra 2001 e 2002, quando c'è già stata la macelleria del G8 di Genova ma la crisi economica del 2008 ancora non si preannuncia. C'è una sala giochi ghermita di cabinati Capcom e SNK, cui Michele dedica un'ode che fa sanguinare il cuore a noi tardo-millenial che le sale giochi non le abbiamo viste e abbiamo dovuto arrangiarci con surrogati mediocri di spazio aggregativo (e non oso immaginare quanto stiano male gli zoomer). E, porco Giuda, c'è una crudezza di temi da romanzo sociale, ci sono tavole a tutta pagina che potrebbero essere dei quadri o veristi o dell'orrore (o ambedue assieme, perché niente è più orribile del vero), c'è per molti versi un nichilismo nuovo, il nichilismo di un uomo e un artista cui stanno montando le preoccupazioni dei quarant'anni incipienti. Forse i meccanismi narrativi, sul finale, cercano di essere sin troppo "puliti", rinunciando a lasciarsi dietro qualche nodo irrisolto in più, ma è una piccolezza in quello che probabilmente è il primo pezzo "esistenziale" di un Michele Rech in divenire.
Perché, checché ne dica lui, non sta marcendo come muffa.
P.S.: ormai è palese che Calcare, i primi 883 e il mai abbastanza compianto Cranio Randagio hanno dato voce a uno spirito nazionale italiano al tempo stesso tossico e colmo d'amore.
Natale… i regali, il cenone, i parenti… ma ci avete mai pensato alle condizioni di …
Una fiaba satirica che ne vorresti ancora
4 stelle
Calcare batte un terreno nuovo e centra in pieno il bersaglio: ha preso di peso una quantità paurosa di fatti di cronaca e situazioni della narrativa popolare, li ha rivestiti di identità fittizie e li ha montati assieme in un finto reportage fluidissimo, coerente, avvincente e truculento. Non metto le cinque stelle solo perché, pur capendo la volontà di farne una breve "favola", avrei pagato oro per averne un romanzo lungo.
Questa nuova raccolta di storie di Zerocalcare, precedentemente apparse sul suo blog, su Wired, su …
Una raccolta varia, diversa, stimolante
3 stelle
Terza antologia di racconti brevi del buon Calcare: ora che il blog è quasi fermo è il turno delle produzioni per Wired, Repubblica, L'Espresso, Best Movies e qualche inedito; molti sono pezzi d'occasione, quindi li si apprezza di più se ci si ricorda almeno vagamente il contesto che il nostro stava commentando. A rileggere i brani sull'intervento turco in Siria e l'approvazione della Legge Cirinnà mutilata sembra passato un secolo intero... Personalmente mi sono reso conto che i brani più permeati di cultura pop tengono meglio se letti uno ogni tanto per rallegrarsi (del resto sul blog uscivano ogni lunedì su due), invece i pezzi più politici me li terrei sotto il cuscino. Perché per parte mia Michele Rech sta diventando la letteratura nazionalpopolare che serve disperatamente a questo Paese*.
[* A trascrivere la recensione più di 5 anni dopo, questa mia posizione è sempre più solida e certa. Grazie …
Terza antologia di racconti brevi del buon Calcare: ora che il blog è quasi fermo è il turno delle produzioni per Wired, Repubblica, L'Espresso, Best Movies e qualche inedito; molti sono pezzi d'occasione, quindi li si apprezza di più se ci si ricorda almeno vagamente il contesto che il nostro stava commentando. A rileggere i brani sull'intervento turco in Siria e l'approvazione della Legge Cirinnà mutilata sembra passato un secolo intero... Personalmente mi sono reso conto che i brani più permeati di cultura pop tengono meglio se letti uno ogni tanto per rallegrarsi (del resto sul blog uscivano ogni lunedì su due), invece i pezzi più politici me li terrei sotto il cuscino. Perché per parte mia Michele Rech sta diventando la letteratura nazionalpopolare che serve disperatamente a questo Paese*.
[* A trascrivere la recensione più di 5 anni dopo, questa mia posizione è sempre più solida e certa. Grazie Michele, grazie davvero.]