Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
È il cuore e non il nostro corpo, a dirci chi siamo veramente. Da uno …
Dramma familiare queer sincero e caloroso
5 stelle
[Recensione composta quando ero pischello, abbiate pietà]
Una storia di vita quotidiana delicata e commovente: un uomo giapponese incontra per la prima volta il cognato canadese, marito del proprio fratello gay, e affronta poco alla volta i propri preconcetti culturali sull'omosessualità. Personaggio carinissimo la figlia del protagonista, scalda tanto il cuore. Consigliato sia come lettura di piacere sia come opera di sensibilizzazione.
Il nuovo romanzo grafico di Marta Baroni è un catalogo di ricordi sulla sua infanzia …
Il fumetto che mi ha insegnato a vivere in città
5 stelle
Comprai e lessi per la prima volta Al sole come i gatti nella lontana primavera 2017, quando avevo ancora Facebook e Zerocalcare reclamizzò sul suo profilo quest'opera allora appena uscita di una collega allora esordiente. Sul momento, fu una bella esperienza di viaggio cerebrale nei quartieri romani realmente abitati e vissuti (e proprio per questo ignoti a noi forestieri) e fece sognare a occhi aperti il me ventunenne, ragazzino ancora attaccato suo malgrado al villaggio natale in provincia di Monza, con visioni di vita spensierata su e giù per la metropoli in groppa ai mezzi pubblici.
L'ho riletto oggi, ad Agosto 2023, più di sei anni dopo, e circa cinque mesi dopo il mio trasloco a Milano per, finalmente, farmi una vita, e mi sono reso conto che Marta Baroni, senza che io me ne rendessi conto, mi aveva già piantato nel cuore i semini che sono germinati in quest'ultimo …
Comprai e lessi per la prima volta Al sole come i gatti nella lontana primavera 2017, quando avevo ancora Facebook e Zerocalcare reclamizzò sul suo profilo quest'opera allora appena uscita di una collega allora esordiente. Sul momento, fu una bella esperienza di viaggio cerebrale nei quartieri romani realmente abitati e vissuti (e proprio per questo ignoti a noi forestieri) e fece sognare a occhi aperti il me ventunenne, ragazzino ancora attaccato suo malgrado al villaggio natale in provincia di Monza, con visioni di vita spensierata su e giù per la metropoli in groppa ai mezzi pubblici.
L'ho riletto oggi, ad Agosto 2023, più di sei anni dopo, e circa cinque mesi dopo il mio trasloco a Milano per, finalmente, farmi una vita, e mi sono reso conto che Marta Baroni, senza che io me ne rendessi conto, mi aveva già piantato nel cuore i semini che sono germinati in quest'ultimo periodo: perché Al sole come i gatti non racconta "solo" la Roma dei Romani e delle Romane, ma racconta la cultura dei rioni e i loro rapporti di amicizia, il nesso profondo fra la topografia della città e la mentalità di chi la vive, la resistenza della cultura popolare autentica alla gentrificazione e alla globalizzazione, la battaglia eroica della sinistra antagonista per tenere viva la socialità orizzontale con le occupazioni e i baretti da zecche, la poesia malinconica dei mezzi pubblici che vanno verso la periferia esterna, e il diritto di ogni essere umano a mettere radici per poi slanciarsi verso nuovi lidi e nuove avventure. Tutte disposizioni d'animo che ho fatto mie da che ho traslocato e che attuo giorno per giorno, che siano bonarie vanterie per i pregi del mio quartiere, amore per i miei centri sociali di riferimento, e gioia sprizzante quando vado a trovare le amicizie dall'altro lato della metropoli.
Grazie di avermi educato a cosa voglia dire vivere la città con genuinità e autenticità, signora Baroni. Grazie di cuore.
Un viaggio con suo padre verso il paesino tra le Dolomiti da cui proviene la …
Un'opera necessaria sull'affettività maschile nella nostra società machista
5 stelle
Prosegue l'autobiografia introspettiva di Michele Rech, e a circa dieci anni dal grande romanzo grafico di analisi della sua famiglia materna, ecco quello dedicato alla famiglia paterna – e se in Dimentica il mio nome fu la scomparsa della nonna a permettere a Zerocalcare di riconoscere che mamma Elisabeth è una persona, non solo un genitore, qui in Quando muori resta a me è la fatidica vacanza col padre Pin nella casa d'origine dei nonni a innescare un complesso lavoro di ripescaggio e sbrogliamento dei non detti, degli abbandoni, degli allontanamenti voluti e subiti, dei grovigli di torto e rancore ereditati di generazione in generazione – e il tutto non si limita al vissuto personale dei Rech padre e figlio, ma lo inquadra nelle lontane origini della famiglia nel Veneto bellunese, ieri come oggi relegato a "Meridione del Nord", nelle vergogne e nelle ombre che la generazione di papà Pin …
Prosegue l'autobiografia introspettiva di Michele Rech, e a circa dieci anni dal grande romanzo grafico di analisi della sua famiglia materna, ecco quello dedicato alla famiglia paterna – e se in Dimentica il mio nome fu la scomparsa della nonna a permettere a Zerocalcare di riconoscere che mamma Elisabeth è una persona, non solo un genitore, qui in Quando muori resta a me è la fatidica vacanza col padre Pin nella casa d'origine dei nonni a innescare un complesso lavoro di ripescaggio e sbrogliamento dei non detti, degli abbandoni, degli allontanamenti voluti e subiti, dei grovigli di torto e rancore ereditati di generazione in generazione – e il tutto non si limita al vissuto personale dei Rech padre e figlio, ma lo inquadra nelle lontane origini della famiglia nel Veneto bellunese, ieri come oggi relegato a "Meridione del Nord", nelle vergogne e nelle ombre che la generazione di papà Pin si porta dietro dai "maledetti anni Settanta", nella consapevolezza da parte di Michele di non essere più il giovane punkabbestia picchiato dalla Forestale al G8 di Genova, bensì un uomo ampiamente adulto che ha ampiamente fatto il giro di boa del tempo che potrà trascorrere coi suoi genitori (e questo in tavole di rara potenza lirica).
Se è vero che i meccanismi narrativi utilizzati per la gestione delle proiezioni interiori dello Zerocalcare personaggio sono un po' classici e telefonati, è altrettanto vero che l'opera nel suo complesso è di profonda delicatezza e dolcezza – tanto più per me, che anche grazie ad essa ho sbloccato un po' la situazione comunicativa col mio, di padre!
Nella primavera del 2021 Zerocalcare si reca in Iraq, per far visita alla comunità ezida …
La strada verso la libertà ce la insegna il Sud globale
5 stelle
Ci sono letture che ti segnano dentro, del tipo che ti spingono a fare davvero quella certa tesi di laurea triennale, a seguire con costanza quel certo argomento anno dopo anno, e in men che non si dica ti ritrovi a studiare Angela Davis e Antonio Gramsci; per il me circa ventenne, quella lettura fu Kobane Calling, e questa prosecuzione del reportage è arrivata al momento giusto, ed era altamente necessaria.
Primo, perché aveva ragione la comunità curda di Roma: le tavole di Michele Rech smuovono e informano più di buona parte della stampa italiana, e si stanno rivelando un punto di partenza per la controinformazione di tante persone (e comunque non sono mai abbastanza).
Secondo, perché Calcare sa il fatto suo, e il suo caratteristico umorismo è integrato benissimo nell'esposizione documentaristica per punteggiare le situazioni grottesche, mentre nei momenti più drammatici si respira una gravitas solennissima.
Terzo, e …
Ci sono letture che ti segnano dentro, del tipo che ti spingono a fare davvero quella certa tesi di laurea triennale, a seguire con costanza quel certo argomento anno dopo anno, e in men che non si dica ti ritrovi a studiare Angela Davis e Antonio Gramsci; per il me circa ventenne, quella lettura fu Kobane Calling, e questa prosecuzione del reportage è arrivata al momento giusto, ed era altamente necessaria.
Primo, perché aveva ragione la comunità curda di Roma: le tavole di Michele Rech smuovono e informano più di buona parte della stampa italiana, e si stanno rivelando un punto di partenza per la controinformazione di tante persone (e comunque non sono mai abbastanza).
Secondo, perché Calcare sa il fatto suo, e il suo caratteristico umorismo è integrato benissimo nell'esposizione documentaristica per punteggiare le situazioni grottesche, mentre nei momenti più drammatici si respira una gravitas solennissima.
Terzo, e più importante di tutti, per ricordare a noi nella Fortezza Europa che
Questa autonomia è nata nel sangue dei nostri figli e delle nostre figlie e finché la madre di un martire sarà viva, non ce la porteranno via.
Dalla condizione dei carcerati di Rebibbia durante la prima ondata della pandemia all'importanza della sanità …
il giornalismo appassionato e militante di cui l'Italia ha bisogno
5 stelle
Lo avevo già segnalato quando nel 2020 lessi Scavare Fossati, Nutrire Coccodrilli, ma Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia mi impone di ribadirlo di nuovo e in modo più articolato: la produzione di Zerocalcare è intrinsecamente, visceralmente e irriducibilmente politica, leggerlo come semplice divertissement era sensato con le storie brevi del blog giovanile, ma il livello di riflessione etica e sociologica è diventato centrale quantomeno dal racconto cornice di Ogni maledetto lunedì su due – e con questa raccolta di pezzi medi il giro di boa è definitivo e ineluttabile.
Per la prima volta Rech ci propone un'antologia di graphic journalism priva di brani "leggeri" di recensione e di inserti vignettistici, bensì composta esclusivamente da pezzi di cronaca pesanti come mattoni, il cui filo conduttore, di fatto, è l'essenza collettiva della vita umana (Santa Brigida che paroloni) – la collettività dei carcerati e delle loro famiglie in uno …
Lo avevo già segnalato quando nel 2020 lessi Scavare Fossati, Nutrire Coccodrilli, ma Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia mi impone di ribadirlo di nuovo e in modo più articolato: la produzione di Zerocalcare è intrinsecamente, visceralmente e irriducibilmente politica, leggerlo come semplice divertissement era sensato con le storie brevi del blog giovanile, ma il livello di riflessione etica e sociologica è diventato centrale quantomeno dal racconto cornice di Ogni maledetto lunedì su due – e con questa raccolta di pezzi medi il giro di boa è definitivo e ineluttabile.
Per la prima volta Rech ci propone un'antologia di graphic journalism priva di brani "leggeri" di recensione e di inserti vignettistici, bensì composta esclusivamente da pezzi di cronaca pesanti come mattoni, il cui filo conduttore, di fatto, è l'essenza collettiva della vita umana (Santa Brigida che paroloni) – la collettività dei carcerati e delle loro famiglie in uno Stato dove si incarcera tanto e si incarcera, di fatto, per torturare; la collettività di un quartiere, quando lo Stato sociale si dilegua per demandare i servizi "fondamentali" al libero mercato; la collettività dell'insurrezione curda, assediata ogni giorno dalla dittatura fascista in Turchia; la collettività culturale, spaccata fra chi parassita lo status quo patriarcale come una sanguisuga e chi spinge per una comunicazione onesta e inclusiva (e in tal senso le spinte si possono sempre migliorare). È evidente la continuità concettuale con il bellissimo "Questa non è una partita a bocce" (ora in La scuola di pizze in faccia del professor Calcare), e che dire, ogni singola tavola finale riesce a commuovere e far ribollire il sangue; ancora, una volta, ringraziamo Rech per essere riuscito a portare nella distribuzione mainstream la cultura progressista antifascista che a inizio secolo era stata schiacciata in minoranza – mai Cavallo di Troia fu più salutare per questo paese.
Chiude poi la raccolta il consueto pezzo autobiografico lungo, però stampato in un'unica tornata, non intervallato a puntate fra gli altri brani, e ciò ha perfettamente senso: si tratta di fatto di un nuovo mini-volume dell'autobiografia autoriale di Rech che porta avanti il filone avviato già da La profezia dell'armadillo e arrivato fino a Macerie prime. Sei mesi dopo, e specificamente ci racconta da dentro la produzione della serie animata Strappare lungo i bordi, la quale, ormai lo sappiamo, è stata un secondo Cavallo di Troia – a livello che metà di una mia classe aveva le lacrime agli occhi dopo essersela sciroppata.
Daje Michele, sono dieci anni che ci proponi grandi cose e inneschi risveglio politico in noi pischellɜ millenial, ci rivediamo per il ventennale!
Diciotto anni, e una bugia ingombrante: Zero ogni mattina dice alla madre che va all’università, …
L'inizio della maturità di Michele Rech
5 stelle
Quando nell'autunno 2021 è uscito su Netflix Strappare lungo i bordi, in tanti ci siamo chiesti se Calcare non fosse entrato in una fase di stanca e non stesse iniziando a riproporre (seppur sempre con grande stile) un repertorio di pezzi sicuri. Per tot motivi io recupero solo ora Scheletri, uscito nell'autunno 2020, e, per quanto mi riguarda, la preoccupazione si è dissolta. Perché qui trasuda proprio che Michele Rech sta crescendo (ma non diteglielo o si sente vecchio), che ormai è ampiamente finita la fase "giovanile" sviluppatasi da La profezia dell'armadillo a L'elenco telefonico degli accolli e siamo entrati in acque nuove.
La struttura di quest'ultimo romanzo si rifà certamente a Un polpo alla gola, con una lunga narrazione nel passato cui seguono degli sviluppi a vent'anni di distanza (e mi ha fatto stranissimo ritrovare, per la prima volta, la pandemia rappresentata in diretta in una …
Quando nell'autunno 2021 è uscito su Netflix Strappare lungo i bordi, in tanti ci siamo chiesti se Calcare non fosse entrato in una fase di stanca e non stesse iniziando a riproporre (seppur sempre con grande stile) un repertorio di pezzi sicuri. Per tot motivi io recupero solo ora Scheletri, uscito nell'autunno 2020, e, per quanto mi riguarda, la preoccupazione si è dissolta. Perché qui trasuda proprio che Michele Rech sta crescendo (ma non diteglielo o si sente vecchio), che ormai è ampiamente finita la fase "giovanile" sviluppatasi da La profezia dell'armadillo a L'elenco telefonico degli accolli e siamo entrati in acque nuove.
La struttura di quest'ultimo romanzo si rifà certamente a Un polpo alla gola, con una lunga narrazione nel passato cui seguono degli sviluppi a vent'anni di distanza (e mi ha fatto stranissimo ritrovare, per la prima volta, la pandemia rappresentata in diretta in una narrativa contemporanea), ma concettualmente porta avanti il discorso di Macerie prime e Macerie prime. Sei mesi dopo: c'è un Calcare autocritico, che si chiede con vera preoccupazione dove sta andando la sua vita dopo tanti anni a navigare a vista. C'è il microcosmo degli amici di Calcare sempre più dettagliato e fluido, con un paio di colpi di scena interni che spiazzano alquanto. C'è una rievocazione dell'Italia a cavallo fra 2001 e 2002, quando c'è già stata la macelleria del G8 di Genova ma la crisi economica del 2008 ancora non si preannuncia. C'è una sala giochi ghermita di cabinati Capcom e SNK, cui Michele dedica un'ode che fa sanguinare il cuore a noi tardo-millenial che le sale giochi non le abbiamo viste e abbiamo dovuto arrangiarci con surrogati mediocri di spazio aggregativo (e non oso immaginare quanto stiano male gli zoomer). E, porco Giuda, c'è una crudezza di temi da romanzo sociale, ci sono tavole a tutta pagina che potrebbero essere dei quadri o veristi o dell'orrore (o ambedue assieme, perché niente è più orribile del vero), c'è per molti versi un nichilismo nuovo, il nichilismo di un uomo e un artista cui stanno montando le preoccupazioni dei quarant'anni incipienti. Forse i meccanismi narrativi, sul finale, cercano di essere sin troppo "puliti", rinunciando a lasciarsi dietro qualche nodo irrisolto in più, ma è una piccolezza in quello che probabilmente è il primo pezzo "esistenziale" di un Michele Rech in divenire.
Perché, checché ne dica lui, non sta marcendo come muffa.
P.S.: ormai è palese che Calcare, i primi 883 e il mai abbastanza compianto Cranio Randagio hanno dato voce a uno spirito nazionale italiano al tempo stesso tossico e colmo d'amore.
Natale… i regali, il cenone, i parenti… ma ci avete mai pensato alle condizioni di …
Una fiaba satirica che ne vorresti ancora
4 stelle
Calcare batte un terreno nuovo e centra in pieno il bersaglio: ha preso di peso una quantità paurosa di fatti di cronaca e situazioni della narrativa popolare, li ha rivestiti di identità fittizie e li ha montati assieme in un finto reportage fluidissimo, coerente, avvincente e truculento. Non metto le cinque stelle solo perché, pur capendo la volontà di farne una breve "favola", avrei pagato oro per averne un romanzo lungo.
Questa nuova raccolta di storie di Zerocalcare, precedentemente apparse sul suo blog, su Wired, su …
Una raccolta varia, diversa, stimolante
3 stelle
Terza antologia di racconti brevi del buon Calcare: ora che il blog è quasi fermo è il turno delle produzioni per Wired, Repubblica, L'Espresso, Best Movies e qualche inedito; molti sono pezzi d'occasione, quindi li si apprezza di più se ci si ricorda almeno vagamente il contesto che il nostro stava commentando. A rileggere i brani sull'intervento turco in Siria e l'approvazione della Legge Cirinnà mutilata sembra passato un secolo intero... Personalmente mi sono reso conto che i brani più permeati di cultura pop tengono meglio se letti uno ogni tanto per rallegrarsi (del resto sul blog uscivano ogni lunedì su due), invece i pezzi più politici me li terrei sotto il cuscino. Perché per parte mia Michele Rech sta diventando la letteratura nazionalpopolare che serve disperatamente a questo Paese*.
[* A trascrivere la recensione più di 5 anni dopo, questa mia posizione è sempre più solida e certa. Grazie …
Terza antologia di racconti brevi del buon Calcare: ora che il blog è quasi fermo è il turno delle produzioni per Wired, Repubblica, L'Espresso, Best Movies e qualche inedito; molti sono pezzi d'occasione, quindi li si apprezza di più se ci si ricorda almeno vagamente il contesto che il nostro stava commentando. A rileggere i brani sull'intervento turco in Siria e l'approvazione della Legge Cirinnà mutilata sembra passato un secolo intero... Personalmente mi sono reso conto che i brani più permeati di cultura pop tengono meglio se letti uno ogni tanto per rallegrarsi (del resto sul blog uscivano ogni lunedì su due), invece i pezzi più politici me li terrei sotto il cuscino. Perché per parte mia Michele Rech sta diventando la letteratura nazionalpopolare che serve disperatamente a questo Paese*.
[* A trascrivere la recensione più di 5 anni dopo, questa mia posizione è sempre più solida e certa. Grazie Michele, grazie davvero.]
Il catalogo della grande mostra di Zerocalcare al MAXXI di Roma (10 novembre 2018 – …
La formazione di un genio contemporaneo
5 stelle
È praticamente da La profezia dell'armadillo che Zerocalcare ha messo in piazza che è un punk postmarxista: come lettore puoi rispecchiartici appieno, puoi metterti in confronto critico o puoi schifarlo, ma se te ne rendi conto solo dopo aver letto Kobane calling evidentemente hai una cecità selettiva che si spegne solo se ti sbattono in faccia l'ovvio. Questo detto, per noi che abbiamo scoperto Calcare con i romanzi e le storielle brevi è facile liquidare le due righe della sua biografia che parlano delle copertine per fanzine e delle locandine per concerti disegnate dal nostro a inizio Duemila; meno male, meno male che c'è questo catalogo a farci entrare dentro quelle due righe e mostrarci che Michele Rech è stato prima di tutto un artista di punta della scena culturale punk, con tutto quello che ci sta dietro: i concerti, l'aggregazione sul territorio, le persone ammazzate dai neonazisti – il …
È praticamente da La profezia dell'armadillo che Zerocalcare ha messo in piazza che è un punk postmarxista: come lettore puoi rispecchiartici appieno, puoi metterti in confronto critico o puoi schifarlo, ma se te ne rendi conto solo dopo aver letto Kobane calling evidentemente hai una cecità selettiva che si spegne solo se ti sbattono in faccia l'ovvio. Questo detto, per noi che abbiamo scoperto Calcare con i romanzi e le storielle brevi è facile liquidare le due righe della sua biografia che parlano delle copertine per fanzine e delle locandine per concerti disegnate dal nostro a inizio Duemila; meno male, meno male che c'è questo catalogo a farci entrare dentro quelle due righe e mostrarci che Michele Rech è stato prima di tutto un artista di punta della scena culturale punk, con tutto quello che ci sta dietro: i concerti, l'aggregazione sul territorio, le persone ammazzate dai neonazisti – il trauma culturale del G8 di Genova, che per la mia generazione è solo un passato rimosso, ma è stato ferite nella carne viva di fratelli e sorelle maggiori e di partner un filo più grandi. Mi azzardo a dire che per capire davvero Michele Rech come artista si dovrebbe partire da qui e incastrare tutti gli altri suoi lavori nel quadro che ci restituisce Scavare Fossati, Nutrire Coccodrilli.
Nasce il figlio di Cinghiale. Gli amici si riavvicinano. Niente è più come prima. Sei …
Il pathos cala un po', il succo resta
3 stelle
La seconda parte di Macerie Prime chiude molto bene tutti i cliffhanger rimasti dalla prima, con Calcare e i suoi amici che sciolgono i nodi delle rispettive vite e vanno avanti. La trama e i momenti umoristici sono da manuale, però il modo in cui Calcare propone la sua tesi ("Nei momenti di crisi tieniti stretta la tua comunità") mi è sembrato un po' banalizzante, o comunque meno raffinato di come aveva trattato la risposta al lutto in Dimentica il mio nome. Non è, secondo me, il suo lavoro migliore, ma è sicuramente meritevole.
[A rileggere e trascrivere questa recensione a 8 anni di distanza, mi rendo conto che con questo testo Michele era probabilmente nel pieno di una fase transitoria fra la riflessione strettamente autobiografica e personale e l'ampliamento dello sguardo a una scala comunitaria, che sarebbe piano piano sbocciato sotto il periodo Covid. Morale, ovvio che ancora …
La seconda parte di Macerie Prime chiude molto bene tutti i cliffhanger rimasti dalla prima, con Calcare e i suoi amici che sciolgono i nodi delle rispettive vite e vanno avanti. La trama e i momenti umoristici sono da manuale, però il modo in cui Calcare propone la sua tesi ("Nei momenti di crisi tieniti stretta la tua comunità") mi è sembrato un po' banalizzante, o comunque meno raffinato di come aveva trattato la risposta al lutto in Dimentica il mio nome. Non è, secondo me, il suo lavoro migliore, ma è sicuramente meritevole.
[A rileggere e trascrivere questa recensione a 8 anni di distanza, mi rendo conto che con questo testo Michele era probabilmente nel pieno di una fase transitoria fra la riflessione strettamente autobiografica e personale e l'ampliamento dello sguardo a una scala comunitaria, che sarebbe piano piano sbocciato sotto il periodo Covid. Morale, ovvio che ancora non aveva il polso perfetto della cosa!]
Macerie prime è una storia su cosa ci rende umani. Sulle cose che, per quanto …
Quando Michele Rech iniziò con la critica sociale pesante
4 stelle
[Quando scrissi questa recensione avevo 22 anni scarsi, ora che la trasferisco su Bookwyrm ne ho quasi 30 e la città di macerie prime mi sta crescendo attorno. Michele, grazie di avermi educato tu, sul serio.]
Macerie Prime è un'autobiografia coi controcazzi. A livello di trama, è la storia di 3 incontri concatenati fra Calcare personaggio e i suoi amici storici, e i suddetti incontri sono lo spunto per raccontarci, come flashback o riflessioni, le sofferenze emotive (rappresentate come mostri) che rodono il cuore a Calcare e compagnia. In passato Zero ci aveva già fatto vedere la depressione e l'anoressia di Camille in forma di coyote nero, il polpo alla gola delle colpe mai amesse, i fantasmi del passato di sua nonna e il cumulo degli accolli, ma ora ci va giù anche più pesante (leggere per credere). In più, ricordate il naufragio della nave Italia e le zattere dei …
[Quando scrissi questa recensione avevo 22 anni scarsi, ora che la trasferisco su Bookwyrm ne ho quasi 30 e la città di macerie prime mi sta crescendo attorno. Michele, grazie di avermi educato tu, sul serio.]
Macerie Prime è un'autobiografia coi controcazzi. A livello di trama, è la storia di 3 incontri concatenati fra Calcare personaggio e i suoi amici storici, e i suddetti incontri sono lo spunto per raccontarci, come flashback o riflessioni, le sofferenze emotive (rappresentate come mostri) che rodono il cuore a Calcare e compagnia. In passato Zero ci aveva già fatto vedere la depressione e l'anoressia di Camille in forma di coyote nero, il polpo alla gola delle colpe mai amesse, i fantasmi del passato di sua nonna e il cumulo degli accolli, ma ora ci va giù anche più pesante (leggere per credere). In più, ricordate il naufragio della nave Italia e le zattere dei giovani adulti di [book:Ogni maledetto lunedì su due|17571519]? Ecco, 5 anni dopo quella metafora si è evoluta: ora Calcare e amici stanno in una baraccopoli costruita nelle macerie del titolo, una baraccopoli in cui i mostri di cui sopra li tormentano ogni giorno - Sarah ha una vita di merda e si sfoga su chi sta appena meglio di lei, Cinghiale ha fatto scelte irrevocabili e non sa come gli andranno, Katja ha come mostro il suo moroso, Deprecabile, e Calcare non si può più proteggere facendo l'armadillo - non ora che il suo lavoro l'ha reso una persona diversa da chi era a 28 anni. Aspetto con ansia la seconda parte del romanzo, ché voglio proprio vedere se si finisce in tragedia o con un po' di speranza.
Marco deve fare la maturità e la sola domanda che gli viene posta, da chiunque …
Un'opera prima un po' traballante
2 stelle
[Recensione composta in gioventù quando l'autore era un esordiente, non chiedetemi che ne sia di lui ora – voglio scoprirlo!]
La quarta variazione è una storia di maturazione: Marco sta per diplomarsi al liceo artistico e vorrebbe fare il disegnatore professionista, ma ha contro la pressione sociale di amici e parenti che vorrebbero vederlo fare un "lavoro vero"; gli serviranno un po' di esperienze di vita intense per trovare la sua strada.
Il romanzo è piacevole e si lascia leggere, ma è penalizzato da una struttura di trama elementare e perfettibile: lo sviluppo psicologico di Marco non ha ostacolo seri che rendano possibile un suo fallimento, le figure di antagonista sono piatte, il momento climatico è un po' verboso, i due leit motiv (i disegni surreali di Marco e i suoi giochi con gli amici) non hanno un impatto vero sulla trama.
Ciò detto, l'autore è giovane e ha già …
[Recensione composta in gioventù quando l'autore era un esordiente, non chiedetemi che ne sia di lui ora – voglio scoprirlo!]
La quarta variazione è una storia di maturazione: Marco sta per diplomarsi al liceo artistico e vorrebbe fare il disegnatore professionista, ma ha contro la pressione sociale di amici e parenti che vorrebbero vederlo fare un "lavoro vero"; gli serviranno un po' di esperienze di vita intense per trovare la sua strada.
Il romanzo è piacevole e si lascia leggere, ma è penalizzato da una struttura di trama elementare e perfettibile: lo sviluppo psicologico di Marco non ha ostacolo seri che rendano possibile un suo fallimento, le figure di antagonista sono piatte, il momento climatico è un po' verboso, i due leit motiv (i disegni surreali di Marco e i suoi giochi con gli amici) non hanno un impatto vero sulla trama.
Ciò detto, l'autore è giovane e ha già uno stile grafico gradevole, perciò se impara a sceneggiare o si mette a lavorare in duo con uno sceneggiatore potrà sicuramente fare un salto qualitativo. Io tifo per lui.
Dodici mesi, dodici momenti nella vita di un giovane uomo che cerca sé stesso e …
Comunque è ridicolo che lo lessi e apprezzai neanche due mesi prima di avviare la mia prima relazione amorosa, e che non me lo sia riletto durante l'anno di assestamento dopo che quella relazione si è chiusa!