Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
Se non faremo l'impossibile ci troveremo di fronte l'impensabile!
Per Murray Bookchin l’unica soluzione possibile …
Uno sguardo esterno documentato e ordinato
4 stelle
A parte il fatto che Varengo è una compagna deliziosa, questo saggio nato come tesi di laurea e man mano revisionato è davvero valido e un ottimo complemento alla raccolta di articoli La prossima rivoluzione: come quella è un'autoritratto di Bookchin, questo è un ritratto tracciato da uno sguardo esterno, che ricostruisce la formazione del nostro ed esplica molto bene i pensieri altrui con cui egli si è posto in dialogo (in particolare lo scontro con l'ecologia profonda e il rapporto deuteragonistico con i partiti verdi). E in particolare, conferma e fornisce una base valida per discutere i punti critici del pensiero bookchiniano, cioè in buona sostanza l'eurocentrismo positivista di fondo.
Non do punteggio massimo solo perché l'introduzione (non di Varengo) è di un accademismo esasperato e illeggibile.
Murray Bookchin ha speso la vita opponendosi allo spirito rapace del capitalismo del “crescere o …
Biglietto da visita di un grande maestro
4 stelle
Un'egregia raccolta di articoli brevi e medi in cui Bookchin delinea con estrema chiarezza il suo pensiero, sia esponendo le fallacie dell'anarchismo classico, del marxismo leninista e del sindacalismo militante, sia proponendone una sintesi coerente nel sistema del confederalismo di municipalità con pianificazione economica ecologista. Non do punteggio pieno perché questa traduzione italiana, in realtà, è parziale e cerca pure di nasconderlo: mancano un intero saggio, il paragrafo finale di un altro, e ci sono tagli vari nel corpo di un terzo. BFS Edizioni ha avuto una bella faccia di merda, a mutilare così l'opera.
Cinque tappe della critica femminista lungo il Novecento: dal femminismo …
Complesso da seguire, illuminante se lo capisci
4 stelle
Un bigino introduttivo di filosofia che ha il merito tipico della sua categoria: farti capire a colpo d'occhio quali correnti di pensiero hanno analizzato fenomeni concreti e tangibili e si sono chieste come cambiare in meglio in mondo, e quali hanno passato decenni a blaterare dei blablabla autoreferenziali. Rafforza nettamente la mia ipotesi pregressa che non ci possa essere ragionamento femminista fruttuoso se non lo si tiene assieme alla riflessione antirazzista-decoloniale, e se non si va oltre la rigida gerarchia marxiana di struttura e sovrastruttura verso una visione più olitistica.
For Pagans and Christians alike, Jesus Through Pagan Eyes offers a provocative portrait of Jesus―as a compassionate, life-affirming, nature-inspired spiritual …
Holger Carlsen, giovane ingegnere danese timido ed impacciato, è all'apparenza una persona del tutto ordinaria, …
Per chi ama le "storie di re Artù e degli antichi cavalieri"
3 stelle
Quasi tre anni fa ho deciso di leggere La spada spezzata perché nella mia camera d'eco di blog letterari girava l'idea che "se John Tolkien non avesse rovinato sul nascere il fantasy epico con Il signore degli anelli e la sua carica di buonismo oggi saremmo pieni di romanzi crudi e maturi come quelli di Poul Anderson". Dopo aver toccato con mano quel libro, valutai che era una minchiata: La spada spezzata è "solo" un onesto libro d'avventura fedele al mito scandinavo e pieno di situazioni truculente (senza diventare grottesche), ma di certo non è un capolavoro assoluto e non credo sarebbe bastato a dare origine a un filone (se mai ha anticipato il giusto grimdark senza cadere nei suoi eccessi). A suo tempo mi ripromisi di leggere l'altro famoso romanzo fantasy di Anderson, Tre cuori e tre leoni appunto, e ora che l'ho finito ho un parere alquanto più …
Quasi tre anni fa ho deciso di leggere La spada spezzata perché nella mia camera d'eco di blog letterari girava l'idea che "se John Tolkien non avesse rovinato sul nascere il fantasy epico con Il signore degli anelli e la sua carica di buonismo oggi saremmo pieni di romanzi crudi e maturi come quelli di Poul Anderson". Dopo aver toccato con mano quel libro, valutai che era una minchiata: La spada spezzata è "solo" un onesto libro d'avventura fedele al mito scandinavo e pieno di situazioni truculente (senza diventare grottesche), ma di certo non è un capolavoro assoluto e non credo sarebbe bastato a dare origine a un filone (se mai ha anticipato il giusto grimdark senza cadere nei suoi eccessi). A suo tempo mi ripromisi di leggere l'altro famoso romanzo fantasy di Anderson, Tre cuori e tre leoni appunto, e ora che l'ho finito ho un parere alquanto più positivo: neanche questo è un capolavoro, ma è un esempio davvero godibile del fantasy epico con trame fortemente episodiche, estremamente affine alla vera poesia narrativa medievale e ormai spazzato via dal fantasy epico a intreccio orizzontale forte (quanto banale e farraginoso) in stile tolkieniano. Il nostro eroe Holger Carlsern viene catapultato dalla Seconda Guerra Mondiale in un pase incantanto, si arma di cavallo e vesti da cavaliere e si impegna nella forma più archetipica ed elementare di cerca (o quête, o quest): andare da A a B per cercare qualcosa in B, incappare strada facendo in un incontro interessante (amichevole od ostile che sia), trovare in B informazioni che rimandano a un luogo C, ripetere ad libitum finché l'ultima tappa della cerca non porta alla risoluzione di un conflitto ovviamente bellico e ovviamente lasciato sullo sfondo. Questa elementarietà potrebbe diventare ridicola se i nessi causa effetto fossero nebulosi (William Morris, sto guardando te), ma Anderson non ne sbaglia una nel rendere sensati i viaggi (basta tenere semplici le motivazioni) e costante l'immedesimazione nel simpatico protagonista (è gustoso sentire un ingegnere che analizza la Fantasilandia); di sicuro le singole avventure sono poco più che scuse per rendere eroico Holger ed esibire qualche mostriciattolo interessante, i comprimari maschili rimangono piatti come cartapesta e le eroine o avversarie femminili sono, ovviamente, tutte arrapanti e arrapate, ma tutto l'insieme resta godibile: è un'esecuzione nel pieno XX secolo di un modo antichissimo di raccontare storie, che nella sua semplicità fanciullesca riesce comunque ad avvincere.
Riassumendo, Tre cuori e tre leoni non è un romanzo imprescindibile o particolarmente creativo, ma è il più lontano discendente dell'Odissea che io conosca: questo basta a giustificare la lettura.