cretinodicrescenzago ha valutato Hacking del sé: 4 stelle

Hacking del sé di Ippolita
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L’hacking del sé …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Quasi tre anni fa ho deciso di leggere La spada spezzata perché nella mia camera d'eco di blog letterari girava l'idea che "se John Tolkien non avesse rovinato sul nascere il fantasy epico con Il signore degli anelli e la sua carica di buonismo oggi saremmo pieni di romanzi crudi e maturi come quelli di Poul Anderson". Dopo aver toccato con mano quel libro, valutai che era una minchiata: La spada spezzata è "solo" un onesto libro d'avventura fedele al mito scandinavo e pieno di situazioni truculente (senza diventare grottesche), ma di certo non è un capolavoro assoluto e non credo sarebbe bastato a dare origine a un filone (se mai ha anticipato il giusto grimdark senza cadere nei suoi eccessi). A suo tempo mi ripromisi di leggere l'altro famoso romanzo fantasy di Anderson, Tre cuori e tre leoni appunto, e ora che l'ho finito ho un parere alquanto più …
Quasi tre anni fa ho deciso di leggere La spada spezzata perché nella mia camera d'eco di blog letterari girava l'idea che "se John Tolkien non avesse rovinato sul nascere il fantasy epico con Il signore degli anelli e la sua carica di buonismo oggi saremmo pieni di romanzi crudi e maturi come quelli di Poul Anderson". Dopo aver toccato con mano quel libro, valutai che era una minchiata: La spada spezzata è "solo" un onesto libro d'avventura fedele al mito scandinavo e pieno di situazioni truculente (senza diventare grottesche), ma di certo non è un capolavoro assoluto e non credo sarebbe bastato a dare origine a un filone (se mai ha anticipato il giusto grimdark senza cadere nei suoi eccessi). A suo tempo mi ripromisi di leggere l'altro famoso romanzo fantasy di Anderson, Tre cuori e tre leoni appunto, e ora che l'ho finito ho un parere alquanto più positivo: neanche questo è un capolavoro, ma è un esempio davvero godibile del fantasy epico con trame fortemente episodiche, estremamente affine alla vera poesia narrativa medievale e ormai spazzato via dal fantasy epico a intreccio orizzontale forte (quanto banale e farraginoso) in stile tolkieniano. Il nostro eroe Holger Carlsern viene catapultato dalla Seconda Guerra Mondiale in un pase incantanto, si arma di cavallo e vesti da cavaliere e si impegna nella forma più archetipica ed elementare di cerca (o quête, o quest): andare da A a B per cercare qualcosa in B, incappare strada facendo in un incontro interessante (amichevole od ostile che sia), trovare in B informazioni che rimandano a un luogo C, ripetere ad libitum finché l'ultima tappa della cerca non porta alla risoluzione di un conflitto ovviamente bellico e ovviamente lasciato sullo sfondo. Questa elementarietà potrebbe diventare ridicola se i nessi causa effetto fossero nebulosi (William Morris, sto guardando te), ma Anderson non ne sbaglia una nel rendere sensati i viaggi (basta tenere semplici le motivazioni) e costante l'immedesimazione nel simpatico protagonista (è gustoso sentire un ingegnere che analizza la Fantasilandia); di sicuro le singole avventure sono poco più che scuse per rendere eroico Holger ed esibire qualche mostriciattolo interessante, i comprimari maschili rimangono piatti come cartapesta e le eroine o avversarie femminili sono, ovviamente, tutte arrapanti e arrapate, ma tutto l'insieme resta godibile: è un'esecuzione nel pieno XX secolo di un modo antichissimo di raccontare storie, che nella sua semplicità fanciullesca riesce comunque ad avvincere. Riassumendo, Tre cuori e tre leoni non è un romanzo imprescindibile o particolarmente creativo, ma è il più lontano discendente dell'Odissea che io conosca: questo basta a giustificare la lettura.

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[Vecchia recensione composta da ragazzetto; abbiate pietà delle mie ingenuità tagliate con l'accetta!]
Ho comprato La spada spezzata perché mi era stato presentato come "Il Signore degli Anelli americano", dato che entrambi i romanzi rielaborano temi e concetti della mitologia norrena, ma trovo che la somiglianza si fermi qui: il tomone ponderoso di Tolkien si apprezza davvero se lo si legge come un testo di Letteratura alta e accademica, perché così era stato scritto; il volumetto di Anderson ti incolla alla pagina come un bravo racconto pulp, cerca di elevarsi a vette introspettive... e fallisce. Partiamo dall'ambientazione, un fine fantasy storico: siamo nell'Inghilterra nell'alto medioevo, e le divinità e le creature fatate pagane esistono davvero e sono sopravvissute all'avvento del cristianesimo: gli dèi vichinghi se ne stanno nel Valhalla a continuare la loro lotta con i giganti dei ghiacci; elfi, troll, nani, goblin e altri semidèi abitano sulla …
[Vecchia recensione composta da ragazzetto; abbiate pietà delle mie ingenuità tagliate con l'accetta!]
Ho comprato La spada spezzata perché mi era stato presentato come "Il Signore degli Anelli americano", dato che entrambi i romanzi rielaborano temi e concetti della mitologia norrena, ma trovo che la somiglianza si fermi qui: il tomone ponderoso di Tolkien si apprezza davvero se lo si legge come un testo di Letteratura alta e accademica, perché così era stato scritto; il volumetto di Anderson ti incolla alla pagina come un bravo racconto pulp, cerca di elevarsi a vette introspettive... e fallisce. Partiamo dall'ambientazione, un fine fantasy storico: siamo nell'Inghilterra nell'alto medioevo, e le divinità e le creature fatate pagane esistono davvero e sono sopravvissute all'avvento del cristianesimo: gli dèi vichinghi se ne stanno nel Valhalla a continuare la loro lotta con i giganti dei ghiacci; elfi, troll, nani, goblin e altri semidèi abitano sulla Terra, nascosti con la magia agli occhi degli umani. La nostra storia inizia quando Imric, conte degli elfi d'Inghilterra, rapisce un bambino umano per crescerlo come suo, e lascia al suo posto un ibrido mezzo elfo e mezzo troll di apparenza umana; l'umano rapito viene chiamato Skafloc, invece il meticcio scambiato sarà noto come Valgard, e le loro vite potrebbero procedere tranquillamente... non fosse che Odino incrocerà i loro sentieri per portare avanti i suoi piani: si avvicina una guerra fra elfi e troll e Odino vuole che, durante tale guerra, Skafloc riforgi Tyrfing, la terribile spada spezzata foriera di rovine, e Valgard dovrà spingere Skafloc ad addossarsi tale fardello.
Per quanto riguarda l'intreccio, è decisamente appassionante: il nocciolo degli eventi è la vicenda bellica fra elfi e troll, che segue in modo assolutamente grammaticale (e quindi a prova di bomba) il classico ritmo in tre atti: 1. Introduzione dello status quo pacifico in cui vivono i protagonisti; A. Esperienza traumatica che rompe l'equilibrio; 2. Scontro fra eroe e nemesi con prevalere della nemesi; B. Crollo dell'eroe al suo punto più basso; 3. Progressivo riscatto e resa dei conti. L'unica caduta di ritmo è sul finale, francamente affrettato e risolto con faciloneria – come se il nostro autore avesse voluto tagliar corto perché non aveva più energie scrittorie. Su piano dell'epopea bellica si innesta un conflitto più psicologico che è, in sostanza, quello fra volontà umana e Destino, proprio della tragedia greca (e, se ho capito bene la prefazione, di certe saghe norrene): ciascuno dei due protagonisti (Skafloc e Valgard) si è formato una certa percezione di sé e vive la vita di conseguenza, poi apprende cose che mettono in dubbio la sua identità, non trova più un senso alla sua esistenza ed entra in una spirale autodistruttiva. Proprio qui sta il grosso punto debole del romanzo: laddove il conflitto bellico tiene botta, la parabola tragica personale dei due eroi è elaborata male. L'arco personale di Valgard è fondamentale all'inizio e viene abbandonato attorno a metà romanzo, degradando Valgard stesso da deuteragonista ad antagonista, mentre l'esito tragico del percorso di Skafloc viene continuamente anticipato come elemento fondamentale, gli si dedica tanto spazio espositivo nel secondo atto... ma alla fine il conflitto interiore non aggiunge nulla a ciò che il personaggio fa e pensa in relazione al conflitto con la sua nemesi – se Skafloc non vivesse una tragedia tanto il suo carattere quanto gli altri eventi non cambierebbero di una virgola.
Spendo anche due parole sullo stile: Anderson stesso spiega in prefazione di aver scritto il romanzo a 28 anni e di averlo revisionato a 45, per l'edizione definitiva del 1971, e indubbiamente è la prosa veloce e ben descrittiva di un bravo romanziere – ma per qualche motivo arcano ha deciso di conservare alcuni passaggi decisamente noiosi, appesantiti da aggettivi, avverbi e metafore da poetastro che non aggiungono informazioni né colore, il classico errore di un autore esordiente che vuole fare il dotto. Mi fa però strano che questi passi si concentrino nei primi capitoli e vadano via via scemando, come se l'autore avesse superato quel vizio man mano che scriveva la prima stesura e abbia voluto preservare anche nella revisione la traccia della sua maturazione.
Al netto di questi difetti, La Spada Spezzata è un romanzo piacevole e dignitoso che ci offre brutali sbudellamenti, stregonerie abbastanza evocative e scene erotiche rappresentate con finezza dietro un velo, il tutto in tinte nordeuropee. In più per chi, come me, è appassionato del videogioco Warcraft III, qui dentro è presentato l'antecedente culturale della spada maledetta Frostmourne! In più mi ha messo voglia di voglia di rileggere The Children of Húrin], il racconto lungo di tragedia mitologica del prof. Tolkien, per fare un raffronto con La Spada Spezzata, e di recuperare l'altro romanzo fantasy di Anderson, Tre cuori e tre leoni.
Siamo in un 1800 che non c'è mai stato, in una Verona mezza rinascimentale e mezza industrializzata, e stiamo seguendo le vicende di Lily, una bambina cieca da un occhio, zoppa, orfana di madre e con il padre in galera che vive per le strade, mendicando e mangiando gli avanzi delle osterie (e andando in diarrea un giorno sì e l'altro pure)... fino a che non incontra una gatta parlante che le promette di migliorarle la vita: tutto ciò che le serve sono gli arnesi con cui la mamma di Lily faceva il suo mestiere, scrivere poesie magiche in Giapponese. Come potreste intuire dalla premessa, questo racconto breve è a tutti gli effetti una favola d'autore, scritta secondo tutti i crismi delle favole tradizionali: il nostro punto di vista è quello di una protagonista estremamente sfortunata (e quindi oggetto della nostra empatia), ma la figura competente e proattiva è il …
Siamo in un 1800 che non c'è mai stato, in una Verona mezza rinascimentale e mezza industrializzata, e stiamo seguendo le vicende di Lily, una bambina cieca da un occhio, zoppa, orfana di madre e con il padre in galera che vive per le strade, mendicando e mangiando gli avanzi delle osterie (e andando in diarrea un giorno sì e l'altro pure)... fino a che non incontra una gatta parlante che le promette di migliorarle la vita: tutto ciò che le serve sono gli arnesi con cui la mamma di Lily faceva il suo mestiere, scrivere poesie magiche in Giapponese. Come potreste intuire dalla premessa, questo racconto breve è a tutti gli effetti una favola d'autore, scritta secondo tutti i crismi delle favole tradizionali: il nostro punto di vista è quello di una protagonista estremamente sfortunata (e quindi oggetto della nostra empatia), ma la figura competente e proattiva è il comprimario magico (la Gatta degli Haiku è parente stretta del Gatto con gli Stivali) e la risoluzione del conflitto gioca molto su una dose di fortuna (o provvidenza, se vogliamo) che va a favore dell'eroina. Ciò rende il racconto decisamente subottimale se cerchiamo una storia di riscatto in cui l'eroina supera da sé le avversità interne ed esterne, ma lo fa girare a mille se ci concediamo la sospensione d'incredulità di un bambino e accettiamo, per una mezz'oretta, che il mondo possa essere stravolto in meglio da un animale parlante e da tanta fortuna. Se assumiamo questa disposizione d'animo, il finale potrebbe persino farci versare una lacrima.

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Every book is a kind of gift to its reader, and the act of giving books is charged with a …

La colossale statua che regola le leggi fisiche del mondo, Atlante, è malata. Nascite deformi, piogge di pesci morti, vecchi …

The immortal legacy of Robert E. Howard, creator of Conan the Cimmerian, continues with this latest compendium of Howard’s fiction …