cretinodicrescenzago ha recensito La gatta degli haiku di Giulia Besa
Fiabesco, surreale, delicato
3 stelle
Siamo in un 1800 che non c'è mai stato, in una Verona mezza rinascimentale e mezza industrializzata, e stiamo seguendo le vicende di Lily, una bambina cieca da un occhio, zoppa, orfana di madre e con il padre in galera che vive per le strade, mendicando e mangiando gli avanzi delle osterie (e andando in diarrea un giorno sì e l'altro pure)... fino a che non incontra una gatta parlante che le promette di migliorarle la vita: tutto ciò che le serve sono gli arnesi con cui la mamma di Lily faceva il suo mestiere, scrivere poesie magiche in Giapponese. Come potreste intuire dalla premessa, questo racconto breve è a tutti gli effetti una favola d'autore, scritta secondo tutti i crismi delle favole tradizionali: il nostro punto di vista è quello di una protagonista estremamente sfortunata (e quindi oggetto della nostra empatia), ma la figura competente e proattiva è il …
Siamo in un 1800 che non c'è mai stato, in una Verona mezza rinascimentale e mezza industrializzata, e stiamo seguendo le vicende di Lily, una bambina cieca da un occhio, zoppa, orfana di madre e con il padre in galera che vive per le strade, mendicando e mangiando gli avanzi delle osterie (e andando in diarrea un giorno sì e l'altro pure)... fino a che non incontra una gatta parlante che le promette di migliorarle la vita: tutto ciò che le serve sono gli arnesi con cui la mamma di Lily faceva il suo mestiere, scrivere poesie magiche in Giapponese. Come potreste intuire dalla premessa, questo racconto breve è a tutti gli effetti una favola d'autore, scritta secondo tutti i crismi delle favole tradizionali: il nostro punto di vista è quello di una protagonista estremamente sfortunata (e quindi oggetto della nostra empatia), ma la figura competente e proattiva è il comprimario magico (la Gatta degli Haiku è parente stretta del Gatto con gli Stivali) e la risoluzione del conflitto gioca molto su una dose di fortuna (o provvidenza, se vogliamo) che va a favore dell'eroina. Ciò rende il racconto decisamente subottimale se cerchiamo una storia di riscatto in cui l'eroina supera da sé le avversità interne ed esterne, ma lo fa girare a mille se ci concediamo la sospensione d'incredulità di un bambino e accettiamo, per una mezz'oretta, che il mondo possa essere stravolto in meglio da un animale parlante e da tanta fortuna. Se assumiamo questa disposizione d'animo, il finale potrebbe persino farci versare una lacrima.