@quasimagia esce il 18 aprile e sembra davvero promettente. Probabilmente, tra il tema e la presenza "youtubica" dell'autore finirà comunque nei cataloghi delle biblioteche!
Emanuela Griglié e Guido Romeo ci accompagnano in un viaggio nel maschilismo dei dati e …
Praticamente è poco più di un elenco di ambiti nei quali essere nata in un corpo femminile mi ha penalizzata e, per quanto possa essere deprimente, avrei preferito più approfondimento.
Viviamo in un mondo di maschi e di femmine. Difficile immaginare qualcosa di più naturale. …
È necessario modificare il metodo che utilizziamo per analizzare i problemi e trovare soluzioni. Serve un capovolgimento del nostro punto di osservazione della società che finora è stato maschile e insensibile al genere. Per farlo, bisogna aprire la mente e inventare un nuovo linguaggio.
Qual è il nemico più pericoloso da affrontare?
Colui che può colpirti in qualsiasi momento, …
Il Cristallo di Necros
2 stelle
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Leggendo certi romanzi mi chiedo cosa spinga una persona a decidere che la storia che ha in testa valga la pena di essere raccontata. È una domanda che ci si pone o vale qualunque storia si abbia la costanza di portare a termine? Qual è il senso dell’ennesimo romanzo che è solo una sequenza di eventi?
Sono stanca di questi fantasy privi di spina dorsale, senza un messaggio che li sostenga e dia loro sostanza. Ve la ricordate quella domanda che ci veniva sempre fatta a scuola a lezione di italiano/letteratura, Cosa vuole dirci l’autere? Ecco: cosa voleva dirmi Parente con il suo romanzo? Che il Male è brutto e cattivo e il Bene bello e buono?
Ma lo sappiamo già: perché scriverci un (altro) romanzo? Se va bene, hai buttato nel mondo un (altro) romanzo buono per …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Leggendo certi romanzi mi chiedo cosa spinga una persona a decidere che la storia che ha in testa valga la pena di essere raccontata. È una domanda che ci si pone o vale qualunque storia si abbia la costanza di portare a termine? Qual è il senso dell’ennesimo romanzo che è solo una sequenza di eventi?
Sono stanca di questi fantasy privi di spina dorsale, senza un messaggio che li sostenga e dia loro sostanza. Ve la ricordate quella domanda che ci veniva sempre fatta a scuola a lezione di italiano/letteratura, Cosa vuole dirci l’autere? Ecco: cosa voleva dirmi Parente con il suo romanzo? Che il Male è brutto e cattivo e il Bene bello e buono?
Ma lo sappiamo già: perché scriverci un (altro) romanzo? Se va bene, hai buttato nel mondo un (altro) romanzo buono per passare delle orette di vuoto, senza che la tua storia sia niente più di una lettura anti-noia da sala d’attesa. Vale la pena della fatica di scrivere, editare, pubblicare e magari anche promuovere un libro?
A me sembra proprio di no – ma magari mi sfugge qualcosa, per carità: sono solo una lettrice. E queste sono solo domande che sorgono quando leggendo non solo anticipi gli eventi raccontati, ma pure le parole usate per descriverli, e quest’arte divinatoria, per così dire, diventa l’unico stimolo che hai per arrivare all’ultima pagina dell’ebook. Finalmente.
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Spesso alla fine della lettura di un libro di un esordiente finisco per lamentarmi per la mancanza di idee che ne sostengano la storia: mi sono proprio stufata di tutti questi romanzi nati dalla passione per un certo genere e che finiscono per darti solo una sgradevole sensazione di contraffazione.
Non tutti i principi nascono azzurri, invece, partiva con l’idea di prendere in giro gli ideali da Principe Azzurro e all’inizio mi ha molto divertito. Peccato che dalla metà si sia perso e mi abbia molto deluso, ritornando nei soliti (e comodi) ranghi dell’Eroe che salva la situazione.
Gatti dice di ispirarsi a giganti della letteratura come Douglas Adams e Terry Pratchett, ma c’è un elemento fondamentale che lo distingue dai suoi maestri: non è riuscito a mantenere la parodia del genere fino alla fine. I romanzi di …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Spesso alla fine della lettura di un libro di un esordiente finisco per lamentarmi per la mancanza di idee che ne sostengano la storia: mi sono proprio stufata di tutti questi romanzi nati dalla passione per un certo genere e che finiscono per darti solo una sgradevole sensazione di contraffazione.
Non tutti i principi nascono azzurri, invece, partiva con l’idea di prendere in giro gli ideali da Principe Azzurro e all’inizio mi ha molto divertito. Peccato che dalla metà si sia perso e mi abbia molto deluso, ritornando nei soliti (e comodi) ranghi dell’Eroe che salva la situazione.
Gatti dice di ispirarsi a giganti della letteratura come Douglas Adams e Terry Pratchett, ma c’è un elemento fondamentale che lo distingue dai suoi maestri: non è riuscito a mantenere la parodia del genere fino alla fine. I romanzi di Adams e Pratchett mantengono la sovversione dei cliché fino alla fine, stimolando così la mente dellə lettère, mentre Gatti a un certo punto si arrende e fa del suo protagonista l’Eroe – un eroe un po’ per caso e un po’ senza né arte né parte, ma pur sempre un eroe.
Mi ha ricordato di più i romanzi di Eddings che, con la saga di Belgariad, ha scritto una versione più scanzonata delle storie di Tolkien, in un periodo nel quale pareva impossibile scrivere un fantasy che non rimandasse profondamente alla Terra di Mezzo. Ora, da allora – anni Ottanta, per chi se lo stesse chiedendo – è passata parecchia acqua sotto i ponti e siamo in un momento storico nel quale c’è molta fame per storie che non usino i soliti schemi.
Quindi abbiate più coraggio quando scrivete e preoccupatevi anche di fare del lavoro su voi stessə: per giocare con i cliché nelle storie occorre prima essere capaci di vederli e di costruire un’alternativa valida.