Oggi l’individuo è sempre più rivolto verso sé stesso, verso le proprie possibilità moltiplicate dalle tecnologie e, dunque, ha voglia di saturare il proprio impiego del tempo per non lasciare spazio al vuoto che lo colpevolizzerebbe. Quindi non dovremmo lamentarci perché penso che tutto ciò sia il risultato di un desiderio che non è necessariamente espresso, ma che ci spinge a saturare il nostro tempo perché l’occupazione ci dona un’ontologia, un peso esistenziale. Quando siete sommersi di lavoro esistete! C’è una sorta di piacere nel fatto di poter dire di non avere tempo, in più è una buona scusa che permette di non ascoltare gli altri, di non dover rispondere alle loro domande e di non occuparci di loro. È molto comodo tutto questo, per chiunque!