Baylee ha valutato Il Gattopardo: 5 stelle

Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
The Leopard (Italian: Il Gattopardo [il ˌɡattoˈpardo]) is a novel by Giuseppe Tomasi di Lampedusa that chronicles the changes in …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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38% completato! Baylee ha letto 31 di 80 libri.

The Leopard (Italian: Il Gattopardo [il ˌɡattoˈpardo]) is a novel by Giuseppe Tomasi di Lampedusa that chronicles the changes in …
Dopo aver finito questo libro, mi pongo ancora una domanda: perché la casa editrice ha cassato quel “and other stories” che compariva nel titolo originale? Aveva forse paura che il lettore italiano capisse che si tratta di una raccolta di storia brevi? Misteri dell'editoria italiana.
Detto questo, l'ho trovata una raccolta di storie sorprendentemente puntuale nel descrivere l'animo umano quando perde qualcosa a cui teneva. Tutti i racconti, infatti, ruotano intorno alla perdita di qualcosa (o di qualcuno): la sensibilità della McCullers mi ha davvero colpita molto, aveva una capacità straordinaria nel tratteggiare persone e situazioni.
In alcuni racconti, colpisce il realismo crudo (come in Dilemma domestico), mentre il altri il gotico del sud ha la prevalenza e compaiono personaggi strampalati (come in La ballata del caffè triste, il racconto più lungo che dà il titolo alla raccolta).
Non so bene cosa dire di questo romanzo. Ammetto di averlo letto con poca attenzione e molta sbadataggine, quindi è possibile che non l'abbia apprezzato come meritava, ma tant'è.
Il fatto è che l'inizio mi è piaciuto: era abbastanza divertente e intrigante da farmi desiderare di proseguire nella lettura. Anche il finale non è stato male, visto che rifugge dai soliti schemi.
Il problema è stato tutto ciò che c'era in mezzo. Nonostante le battute e le scenette divertenti, infatti, mi è sembrato troppo piatto. Mi è capitato di sorridere, certo, ma niente che smuovesse in maniera significativa la mia ilarità.
È una lettura che non mi ha lasciato assolutamente nulla – ma, ripeto, forse è stata anche colpa mia. Lo consiglio a chi è in cerca di qualcosa di leggero, che inizi a leggerlo consapevole della semplicità del romanzo.
Per certi versi, per me la lettura de Il grande sonno è stata difficile. Se da una parte ho trovato il giallo coinvolgente e il personaggio di Philip Marlowe intrigante, dall'altro non ho potuto fare a meno di storcere il naso di fronte al sessismo del romanzo.
Mi sono ripetuta che è sciocco applicare la mia sensibilità del 2014 a un libro pubblicato nel 1939, ma non sono riuscita a convincermi. Che posso dire a mia discolpa? Sono un essere umano e non sempre reagisco con razionalità. Quindi il mio giudizio non è positivo come sarebbe stato altrimenti.
Comunque sia, come dicevo all'inizio, il giallo è ben costruito ed è difficile per il lettore immaginare quale sia la soluzione del mistero finché Marlowe non ce la svela. Non guasta nemmeno lo sguardo attento del detective alle personalità con le quali deve avere a che fare.
Mi è piaciuta anche l'ambientazione …
Per certi versi, per me la lettura de Il grande sonno è stata difficile. Se da una parte ho trovato il giallo coinvolgente e il personaggio di Philip Marlowe intrigante, dall'altro non ho potuto fare a meno di storcere il naso di fronte al sessismo del romanzo.
Mi sono ripetuta che è sciocco applicare la mia sensibilità del 2014 a un libro pubblicato nel 1939, ma non sono riuscita a convincermi. Che posso dire a mia discolpa? Sono un essere umano e non sempre reagisco con razionalità. Quindi il mio giudizio non è positivo come sarebbe stato altrimenti.
Comunque sia, come dicevo all'inizio, il giallo è ben costruito ed è difficile per il lettore immaginare quale sia la soluzione del mistero finché Marlowe non ce la svela. Non guasta nemmeno lo sguardo attento del detective alle personalità con le quali deve avere a che fare.
Mi è piaciuta anche l'ambientazione molto dark entro la quale si muovono i personaggi di Chandler: un mondo a tinte fosche dove senza compromessi non si va da nessuna parte e dove anche i “buoni” devono sapersi sporcare le mani.
Ultima storia breve dedicata a Tate “Talker” Walker e Brian Cooper, Amy Lane ci mostra come finalmente le loro vite si indirizzino verso un sentiero più sicuro dei precedenti, anche se non alieno da un pizzico di tristezza.
Brian sta faticosamente cercando di riprendersi dalla brutta esperienza che poteva costargli la vita, mentre Talker è ancora in cerca del suo posto, del “cosa voglio fare da grande”.
Entrambi troveranno una risposta in appena 65 pagine: è incredibile quante emozioni Amy Lane riesca a infilare in così poco spazio.
Attenzione: la recensione potrebbe non essere gentile.
Ma cos'è questa roba? è la domanda più frequente che mi rimbalzava nella testa durante la lettura di Me and Earl and the Dying Girl. Sappiate che in duecentonovantacinque pagine non sono riuscita a darmi una risposta. Dubito anche che sia un romanzo: sembra più un insieme di farneticazioni sparse.
La cosa positiva è: l'autore è consapevole della porcheria che ha scritto. Il protagonista – si tratta di una... cosa... scritta in prima persona – ci ripete in continuazione che non sa cosa stia scrivendo, che è tutta una schifezza e variazioni sul tema. Ora mi chiedo: perché hai dovuto renderci partecipi della tua scrittura allo stato brado? Ci sono alcune ipotesi.
(1) La fame è brutta.
(2) Si tratta di un messaggio in codice, la cui chiave di lettura è stata smarrita nella Fossa delle Marianne.
(3) È solo …
Attenzione: la recensione potrebbe non essere gentile.
Ma cos'è questa roba? è la domanda più frequente che mi rimbalzava nella testa durante la lettura di Me and Earl and the Dying Girl. Sappiate che in duecentonovantacinque pagine non sono riuscita a darmi una risposta. Dubito anche che sia un romanzo: sembra più un insieme di farneticazioni sparse.
La cosa positiva è: l'autore è consapevole della porcheria che ha scritto. Il protagonista – si tratta di una... cosa... scritta in prima persona – ci ripete in continuazione che non sa cosa stia scrivendo, che è tutta una schifezza e variazioni sul tema. Ora mi chiedo: perché hai dovuto renderci partecipi della tua scrittura allo stato brado? Ci sono alcune ipotesi.
(1) La fame è brutta.
(2) Si tratta di un messaggio in codice, la cui chiave di lettura è stata smarrita nella Fossa delle Marianne.
(3) È solo un espediente letterario: l'autore non pensava davvero di scrivere una schifezza.
L'ipotesi che sia un espediente letterario non regge: il... la cosa è talmente povera su qualunque fronte che l'ipotesi decade. Infatti, la trama, semplicemente, non esiste – e se c'è è molto, molto lontana. Me and Earl and the Dying Girl intende per trama una serie di gag che hanno a che fare con le persone nominate nel titolo, cioè il protagonista, il suo migliore amico Earl e la ragazza morente Rachel.
Poi chiamarle gag dà l'impressione che siano divertenti. Forse lo sarebbero state un secolo fa, quando ancora erano inedite. L'assunzione inconsapevole di droga e conseguente figure di cacca? Genitori e insegnati che capiscono fischi quando tu intendi dire fiaschi? Ragazzi, questa è proprio l'avanguardia della comicità – di cento anni fa.
Vogliamo parlare dello stile? Ehm... quale stile? Sì, sì, è un romanzo per adolescenti, ma perché devono sempre parlare così male? Credo che se avessi letto ancora una volta la parola suck, avrei vomitato. Per non parlare del quantitativo spropositato di fck che Earl è in grado di inserire in un discorso. Neanche mio fratello, che non è un adolescente azzimato, ne sarebbe capace.
Ora in tutto questo, speravo che almeno il messaggio, il senso di questo accozzamento di parole lo rendesse degno del mio tempo perso. Mah. Letta l'ultima pagina, mi è sembrata una predica moralista al contrario. Di solito leggiamo di scene di persone malate costruite ad hoc per farci scendere la lacrimuccia? Bene, Jesse Andrews ci fa leggere di scene che fanno scendere qualcos'altro, con tanto di discorsetto finale sul senso della vita (c'era qualcosa del genere nascosto dietro a tutti quei fck).
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Autocitandomi, il sei settembre avevo scritto su questo blog: male che vada sono poco più di cento pagine, quanto potrà essere tremendo? Adesso, mentre sto per scrivere nero su bianco le mie opinioni su Il gabbiano Jonathan Livingston, sorrido davanti alla mia ingenuità.
Penso che Il gabbiano Jonathan Linvingston sia uno dei libri più pretenziosi che abbia letto nella mia vita. È pieno di voglia di essere profondo, di cambiarti la vita, di darti quel senso che vai cercando ovunque e non che non potrai non trovare in questo pennuto.
Continuo questa recensione mentre ridacchio come una scema perché il libro inizia con il nostro eroe che non usa le ali per procacciarsi il cibo, ma per volare a caso. Quindi rischia di morire di fame – ma gli scemi sono i suoi genitori che gli dicono …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Autocitandomi, il sei settembre avevo scritto su questo blog: male che vada sono poco più di cento pagine, quanto potrà essere tremendo? Adesso, mentre sto per scrivere nero su bianco le mie opinioni su Il gabbiano Jonathan Livingston, sorrido davanti alla mia ingenuità.
Penso che Il gabbiano Jonathan Linvingston sia uno dei libri più pretenziosi che abbia letto nella mia vita. È pieno di voglia di essere profondo, di cambiarti la vita, di darti quel senso che vai cercando ovunque e non che non potrai non trovare in questo pennuto.
Continuo questa recensione mentre ridacchio come una scema perché il libro inizia con il nostro eroe che non usa le ali per procacciarsi il cibo, ma per volare a caso. Quindi rischia di morire di fame – ma gli scemi sono i suoi genitori che gli dicono che sta sbagliando. Capite perché io e questo libro siamo partiti con il piede sbagliato? Il volo privo di scopo puoi godertelo anche con la pancia piena, questa subdola glorificazione del non mangiare risparmiamocela.
E lo so che è una fiaba, che ha tutto un meraviglioso significato spirituale, ma per una volta tutta questa fulgida spiritualità non potremmo impacchettarla in una forma decente che non sembri uscita dal tema di un bambino di otto anni? (E non che i bambini di otto anni scrivano male, ma da un uomo di trent’anni mi aspetto una padronanza più matura della lingua).
Infine, non sono rimasta affatto colpita da questa spiritualità che a tratti mi è sembrata concretizzarsi in una setta terrificante tanto quanto lo Stormo che caccia Jonathan Livingston solo perché non magia e vola a caso; a tratti, invece, mi è sembrata molto elitaria con l’idea che solo alcuni gabbiani eletti riescano a passare di livello, magari solo perché sono nati in un certo modo. Mi ha messo una gran tristezza, alla quale si è aggiunta l’angoscia delle fotografie di gabbiani di Russell Munson, che paiono usciti da Gli uccelli di Hitchcock, e il fastidio dello strizzare l’occhio a chi legge per farlə sentire parte del popolo eletto.
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Dopo quattro anni, eccomi qua a scrivere la recensione de La canzone di Susannah, dopo una rilettura che ha messo a dura prova la mia memoria, visto che gli elementi da ricordare in questa serie sono innumerevoli (e sì, sarebbe proprio il caso non non far passare quattro anni prima di finirla). Se a questi aggiungiamo tutti i riferimenti ai vari romanzi di King che non ho letto perché ho iniziato proprio dalla Torre Nera ad avventurarmi nella sua sterminata produzione, direi che le probabilità di scrivere una recensione sensata si riducono considerevolmente.
Vediamo un po’ che sorte fuori.
I due elementi che mi hanno colpito di più sono stati l’aspetto metaletterario e la gravidanza di Susannah/Mia. Per quanto riguarda il primo, penso ci voglia una certa dose di coraggio (o forse incoscienza) per inserire se stesso …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
Dopo quattro anni, eccomi qua a scrivere la recensione de La canzone di Susannah, dopo una rilettura che ha messo a dura prova la mia memoria, visto che gli elementi da ricordare in questa serie sono innumerevoli (e sì, sarebbe proprio il caso non non far passare quattro anni prima di finirla). Se a questi aggiungiamo tutti i riferimenti ai vari romanzi di King che non ho letto perché ho iniziato proprio dalla Torre Nera ad avventurarmi nella sua sterminata produzione, direi che le probabilità di scrivere una recensione sensata si riducono considerevolmente.
Vediamo un po’ che sorte fuori.
I due elementi che mi hanno colpito di più sono stati l’aspetto metaletterario e la gravidanza di Susannah/Mia. Per quanto riguarda il primo, penso ci voglia una certa dose di coraggio (o forse incoscienza) per inserire se stesso come personaggio-autore all’interno della propria storia e incontrarsi con le proprie creature letterarie (senza farci poi una gran figura peraltro). Penso ci voglia molta maestria per muoversi con disinvoltura in questo genere di scenario: le probabilità di rendersi mostruosamente antipatici sono altissime, ma King non solo risulta simpatico, ma pure credibile come personaggio/creatore della storia.
La gravidanza di Susannah/Mia, poi, è molto interessante perché viene raccontata mettendo in luce gli aspetti più oscuri. Susannah non vuole questo figlio e ne è anche spaventata per la distruzione che potrebbe portare al suo ka-tet, rivendica il diritto di gestione del proprio corpo e di avere voce in capitolo nella vita di questo figlio che, suo malgrado, sente anche un po’ suo. D’altro canto, Mia, questa nuova personalità di Susannah, affronta la gravidanza in maniera del tutto fanatica, ignorando qualunque dubbio o critica venga mossa al suo operato. È un modo di vedere la gravidanza che non si incontra spesso – di solito o è tutto male o è tutto meraviglioso.
Adesso sono pronta per affrontare l’ultima tappa del viaggio verso la Torre Nera. Immagino che King mi strazierà con un sacco di morti o cose brutte, quindi è proprio il caso di tenersi forte...

Irène Némirovsky: Suite Nemirovsky (Biblioteca Adelphi 482) (Paperback, 2005, Adelphi Ediozoni)
Écrit dans le feu de l'Histoire, Suite française dépeint presque en direct l'Exode de juin …
L'unico difetto che ho riscontrato in questo romanzo è stato il suo essere incompiuto. Fatto certo non imputabile all'autrice, che fu una delle vittime di Auschwitz. E Suite francese è proprio incentrato sulla Seconda Guerra Mondiale, o meglio, sugli effetti che questo terribile conflitto ha avuto sulle vite delle persone. Nelle intenzioni dell'autrice sarebbe stato composto di cinque romanzi, ma ne abbiamo soltanto due, Tempesta di giugno e Dolce.
Nel primo, abbiamo la fuga dei parigini di fronte all'avanzata dei tedeschi. In quest'occasione la Némirovsky ci mostra diversi modi di affrontare l'esodo, tanti quanto diverse sono le persone. In Dolce, invece, abbiamo la convivenza in un paese francese con soldati tedeschi e un amore proibito, reso ancora più disdicevole dalla guerra in atto.
Ciò che mi è principalmente piaciuto di Suite francese è lo stile e l'obiettività. Mentre si legge il romanzo, non bisogna dimenticare che la Némirovsky …
L'unico difetto che ho riscontrato in questo romanzo è stato il suo essere incompiuto. Fatto certo non imputabile all'autrice, che fu una delle vittime di Auschwitz. E Suite francese è proprio incentrato sulla Seconda Guerra Mondiale, o meglio, sugli effetti che questo terribile conflitto ha avuto sulle vite delle persone. Nelle intenzioni dell'autrice sarebbe stato composto di cinque romanzi, ma ne abbiamo soltanto due, Tempesta di giugno e Dolce.
Nel primo, abbiamo la fuga dei parigini di fronte all'avanzata dei tedeschi. In quest'occasione la Némirovsky ci mostra diversi modi di affrontare l'esodo, tanti quanto diverse sono le persone. In Dolce, invece, abbiamo la convivenza in un paese francese con soldati tedeschi e un amore proibito, reso ancora più disdicevole dalla guerra in atto.
Ciò che mi è principalmente piaciuto di Suite francese è lo stile e l'obiettività. Mentre si legge il romanzo, non bisogna dimenticare che la Némirovsky stava vivendo il dramma della guerra. Nonostante questo, il suo sguardo su quanto accade intorno a lei è lucido e acuto.
Per quanto riguarda lo stile, è estremamente garbato e delicato, per quanto dolore possa scorrere sulle pagine. Leggendo, ho avuto l'impressione che Suite francese fosse come una vecchia signora dal passato scintillante e dal presente desolato, ma che, nonostante questo, ancora mostri al mondo la sua mise più bella e le sue maniere impeccabili.
Stephen King, come recita la sua biografia all'interno del romanzo, è soprattutto un narratore magistrale. Probabilmente nessun lettore si diverte a leggere i suoi libri quanto lui a scriverli.
Leggere Terre desolate è stato come ascoltare un narratore itinerante, uno di quelli che andavano di casa in casa a raccontare le loro storie, con le loro voci capaci di dipingere paesaggi estranei e personaggi mitici. Girata l'ultima pagina, verrebbe quasi voglia di offrire un pasto caldo e un letto per la notte allo scrittore.
Stephen King è proprio uno di quegli autori capaci di evocare i racconti attorno al fuoco, quei racconti che, tra eroi e mostri, hanno tramandato più sapere di tanti maestri di scuola. Terre desolate spaventa per i suoi paesaggi ostili e per le sue mostruosità multiformi, ma insegna a tenere duro, ad affrontare i nemici con coraggio e intelligenza e a fidarsi degli amici.
Non …
Stephen King, come recita la sua biografia all'interno del romanzo, è soprattutto un narratore magistrale. Probabilmente nessun lettore si diverte a leggere i suoi libri quanto lui a scriverli.
Leggere Terre desolate è stato come ascoltare un narratore itinerante, uno di quelli che andavano di casa in casa a raccontare le loro storie, con le loro voci capaci di dipingere paesaggi estranei e personaggi mitici. Girata l'ultima pagina, verrebbe quasi voglia di offrire un pasto caldo e un letto per la notte allo scrittore.
Stephen King è proprio uno di quegli autori capaci di evocare i racconti attorno al fuoco, quei racconti che, tra eroi e mostri, hanno tramandato più sapere di tanti maestri di scuola. Terre desolate spaventa per i suoi paesaggi ostili e per le sue mostruosità multiformi, ma insegna a tenere duro, ad affrontare i nemici con coraggio e intelligenza e a fidarsi degli amici.
Non che King volesse scrivere qualcosa di didascalico, ma proprio per questo è riuscito a scrivere un romanzo così epico e ricco d'azione. Tutti sbruffiamo (o abbiamo sbruffato) di fronte ad una ramanzina; tutti noi, però, amiamo le belle storie.
Severgnini mi piace perché, quando vuole spiegarti qualcosa, lo fa divertendoti. Anche nel caso di Inglesi, ci delizia con vizi e virtù del popolo di Sua Maestà Elisabetta II. Un popolo che Severgnini conosce bene e che ha studiato a lungo. Quasi – e sottolineo il quasi – viene da dispiacersi per tutti coloro che l'avranno sopportato mentre poneva la sue domande e chiedeva chiarimenti.
L'ultimo cavaliere non mi aveva convinta del tutto, ma il finale mi aveva favorevolmente colpita; La chiamata dei tre è la prova che a volte le alte aspettative del lettore vengono rispettate.
In questo secondo volume, il nostro pistolero è alle prese con la profezia dell'uomo in nero e con la ricerca dei tre che lo avvicineranno, per così dire, alla Torre Nera. Il primo uomo chiave è Eddie, tossicodipendente nella merda fino al collo – così come Roland, anche se per un motivo diverso. Per trarsi d'impaccio, i due dovranno collaborare – e fidarsi l'uno dell'altro. O almeno patteggiare una tregua durante la quale nessuno dei due cercherà di fregare l'altro.
Eddie è uno di quei personaggi con i quali è facile entrare in sintonia. Un po' disperato e distrutto, un po' divertente e romantico, Eddie passa il suo tempo tra la speranza di redenzione e una colossale incazzatura …
L'ultimo cavaliere non mi aveva convinta del tutto, ma il finale mi aveva favorevolmente colpita; La chiamata dei tre è la prova che a volte le alte aspettative del lettore vengono rispettate.
In questo secondo volume, il nostro pistolero è alle prese con la profezia dell'uomo in nero e con la ricerca dei tre che lo avvicineranno, per così dire, alla Torre Nera. Il primo uomo chiave è Eddie, tossicodipendente nella merda fino al collo – così come Roland, anche se per un motivo diverso. Per trarsi d'impaccio, i due dovranno collaborare – e fidarsi l'uno dell'altro. O almeno patteggiare una tregua durante la quale nessuno dei due cercherà di fregare l'altro.
Eddie è uno di quei personaggi con i quali è facile entrare in sintonia. Un po' disperato e distrutto, un po' divertente e romantico, Eddie passa il suo tempo tra la speranza di redenzione e una colossale incazzatura nei confronti di Roland, che, diciamocela tutta, è uno di quelli da prendere a schiaffi un giorno sì e l'altro pure.
La seconda dei tre è una donna schizofrenica che si alterna tra Odetta Homes e Detta Walker. Praticamente la stessa dualità di Smeagol/Gollum e la stessa inquietudine nel leggere atti e pensieri della parte scurrile. Detta Walker, infatti, parla come il peggiore dei peggiori scaricatori di porto e agisce come una stronza subdola per salvarsi il deretano e massimizzare i danni inflitti agli altri. Dall'altro lato, Odetta Holmes è una vera signora, buona e raffinata.
Forse perché in La chiamata dei tre abbiamo visto più Detta di Odetta, ho faticato a entrare nell'ottica di questo personaggio. Confido nel terzo volume per conoscerla meglio e apprezzarla di più.
L'ultimo tizio da trovare per Roland è Jack Mort. Mr. Mort è davvero un pessimo soggetto – anche Detta impallidisce davanti a lui. Il nostro pistolero, messo così a mal partito, avrà il suo bel daffare per sistemarlo e far sì che serva alla causa...
Come per Dammi mille baci (che in realtà andrebbe letto dopo L'amore è un dio, visto che tratta dell'antica Roma), il maggiore difetto di questo libretto è lo scarso approfondimento. È vero che è stato scritto per avvicinare i profani alla classicità partendo da un punto di vista insolito, ma penso che qualche dettaglio in più avrebbe giovato.
Per il resto niente da eccepire di fronte alla competenza dell'autrice e al suo stile accattivante che racconta con freschezza i miti e spiega con semplicità cosa fosse l'amore in quel mondo lontano – e non solo temporalmente.
Visto a sconto in libreria, è misteriosamente finito nelle mie mani senza difficoltà. Complici un po' Eva Cantarella e un po' un amore mai sopito per la Roma antica.
Dammi mille baci è un rapido excursus nella concezione dell'amore degli antichi romani ed è molto piacevole da leggere grazie allo stile frizzante dell'autrice, che, pur rimanendo molto competente, espone fatti e opinioni con una leggerezza capace di far avvicinare chiunque a questo libro, anche i semplici curiosi.
L'unica pecca è stata lo scarso approfondimento, visto che tanti elementi mi erano già noti e mi sarebbe piaciuto saperne qualcosa di più.
È sempre un piacere ritrovare la Rowling nel mondo di Harry Potter: per me è come guardare un album di fotografie della mia adolescenza. Penso di aver dimenticato tante cose, poi, quando mi ritrovo a leggerle in bianco e nero, penso: “Sì, questo è citato nel libro tot nella situazione tal de tali”.
Un lettore – un fan – di Harry Potter legge Cannoni di Chudley e ripensa a Ron e ai suoi capelli che stonano che i gadget della squadra; legge Nimbus e ripensa alla gioia di Harry nel riceverne una e al suo dolore dopo che il Platano Picchiatore l'ha fatta a pezzi; legge Battitori e ripensa a Fred e George Weasley.
Il solo titolo (Il Quidditch attraverso i secoli) ci ricorda di Harry e di tutte le volte che ha letto e riletto questo libro (più o meno come noi abbiamo letto e riletto …
È sempre un piacere ritrovare la Rowling nel mondo di Harry Potter: per me è come guardare un album di fotografie della mia adolescenza. Penso di aver dimenticato tante cose, poi, quando mi ritrovo a leggerle in bianco e nero, penso: “Sì, questo è citato nel libro tot nella situazione tal de tali”.
Un lettore – un fan – di Harry Potter legge Cannoni di Chudley e ripensa a Ron e ai suoi capelli che stonano che i gadget della squadra; legge Nimbus e ripensa alla gioia di Harry nel riceverne una e al suo dolore dopo che il Platano Picchiatore l'ha fatta a pezzi; legge Battitori e ripensa a Fred e George Weasley.
Il solo titolo (Il Quidditch attraverso i secoli) ci ricorda di Harry e di tutte le volte che ha letto e riletto questo libro (più o meno come noi abbiamo letto e riletto la sua serie).