Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
Terrore dagli abissi è il primo di tre volumi che raccolgono tutti i racconti di …
Umidiccio, ma poco inquietante
2 stelle
[Vecchia recensione di quando ero ragazzetto mantentua com'era]
William Hodgson era un marinaio di professione che, tornato a terra, si è reinventato saggista e romanziere a tema nautico, e questo è il primo volume della sua opera omnia tradotta, previo un lavoro filologico di tutto rispetto per recuperare i suoi testi originali (non le versioni interpolate dai suoi editori). Come preservazione di opere dal grande valore storico, il volume è molto pregevole; è francamente meno interessante se letto a scopo ricreativo: i racconti horror di Hodgson potevano essere avvincenti e inquietanti nel 1910, oggi fanno l'effetto di un episodio di Scooby Doo.
Tre ombre cavalcano nella notte. Sono tre sicari, lanciati all'inseguimento della loro prossima vittima. Tuttavia …
Palesemente la parte prima di un romanzo in due tomi, decente da sola e notevole se si legge in blocco
3 stelle
Quarto libro della saga di Geralt di Rivia, di fatto la parte due di un'unica vicenda inizia nel terzo libro. Se però Il sangue degli elfi era un prologo ipertrofico in cui si mettevano in moto una mezza dozzina di macchinazioni politiche diverse, saltando da un punto di vista all'altro, Il tempo della guerra è molto più compatto e serrato: la riunione fra Geralt, Cirilla e Yennefer (più Ranuncolo, naturalmente) si verifica in fretta e scalda il cuore, dopodiché si passa all'avvincente climax, cui segue un bell'atto terzo di disavventure e (oso dire) catastrofi che chiudono questa trama e aprono quella dei libri seguenti.
A livello di prosa Sapkowski è ancora impacciatissimo a descrivere fisicamente i personaggi e in questo volume il cast cresce di parecchio, per cui c'è un grosso rischio di non ricordare chi è chi (si salva giusto Vilgefortz di Roggeveen, alias il personaggio più importante fra …
Quarto libro della saga di Geralt di Rivia, di fatto la parte due di un'unica vicenda inizia nel terzo libro. Se però Il sangue degli elfi era un prologo ipertrofico in cui si mettevano in moto una mezza dozzina di macchinazioni politiche diverse, saltando da un punto di vista all'altro, Il tempo della guerra è molto più compatto e serrato: la riunione fra Geralt, Cirilla e Yennefer (più Ranuncolo, naturalmente) si verifica in fretta e scalda il cuore, dopodiché si passa all'avvincente climax, cui segue un bell'atto terzo di disavventure e (oso dire) catastrofi che chiudono questa trama e aprono quella dei libri seguenti.
A livello di prosa Sapkowski è ancora impacciatissimo a descrivere fisicamente i personaggi e in questo volume il cast cresce di parecchio, per cui c'è un grosso rischio di non ricordare chi è chi (si salva giusto Vilgefortz di Roggeveen, alias il personaggio più importante fra quelli nuovi) – raccomando di farsi una lista delle persone o procurarsi delle illustrazioni. Viceversa le sue capacità di worldbuilding continuano a tenere botta e ci regalano delle escursioni suggestive nella mitologia del suo mondo, accompagnate da scene d'azione più elaborate e incalzanti che nei precedenti libri. In più a una seconda lettura (come questa) si notano molti indizi che preannunciano il leit motiv di tutta la saga, ben inseriti già all'inizio. Chapeau davvero!
Concludendo, un buon romanzo di spionaggio/cospirazioni e di avventure picaresche; se letto in blocco con il terzo, il dittico sale a 3,5 stelle se non 4.
Dopo Il guardiano degli innocenti e La spada del destino, continua la sanguinosa guerra …
Palesemente la parte prima di un romanzo in due tomi, salvabile se si leggono assieme
3 stelle
Alla prima lettura nel 2015 Il sangue degli elfi mi aveva lasciato molto freddo, perché ha una grossa debolezza strutturale: i suoi eventi sono la premessa di una vasta trama che si innesca davvero solo nel quarto romanzo, così che si ha la giustificata sensazione di leggere un gigantesco prologo, tutto preparazione e niente scioglimento. E non aiuta che Sapkowski qui abbia dato il via a una trama politica da Guerra e Pace fantasy ma non si sia mai degnato di disegnare una mappa, il che mi impediva di visualizzare gli spostamenti dei personaggi e le crisi internazionali.
Ciò detto, la seconda lettura è stata piacevole: ho trattato il romanzo come se fosse la parte 1 di una storia che finisce nel quarto volume e ha funzionato molto meglio, i cliffhanger in particolare, e aver recuperato una mappa ufficiosa dell'ambientazione rende finalmente comprensibili i dicorsi di geografia – anzi, si …
Alla prima lettura nel 2015 Il sangue degli elfi mi aveva lasciato molto freddo, perché ha una grossa debolezza strutturale: i suoi eventi sono la premessa di una vasta trama che si innesca davvero solo nel quarto romanzo, così che si ha la giustificata sensazione di leggere un gigantesco prologo, tutto preparazione e niente scioglimento. E non aiuta che Sapkowski qui abbia dato il via a una trama politica da Guerra e Pace fantasy ma non si sia mai degnato di disegnare una mappa, il che mi impediva di visualizzare gli spostamenti dei personaggi e le crisi internazionali.
Ciò detto, la seconda lettura è stata piacevole: ho trattato il romanzo come se fosse la parte 1 di una storia che finisce nel quarto volume e ha funzionato molto meglio, i cliffhanger in particolare, e aver recuperato una mappa ufficiosa dell'ambientazione rende finalmente comprensibili i dicorsi di geografia – anzi, si apprezza di più il piccolo tocco di attenzione per le faccende mercantili.
Di sicuro un romanzo debole, ma c'è una prospettiva dalla quale funziona decentemente.
Geralt di Rivia è uno strigo, un assassino di mostri. Ed è il migliore: solo …
Un preludio in crescendo gustoso
3 stelle
Continua la rilettura della Saga di Geralt e il secondo volume La spada del destino, a riprenderlo in mano, è un evidente passo avanti rispetto al primo. La prosa di Sapkowski non è diventata perfetta (ancora troppi maledetti gerundi, ancora voci dei personaggi un po' troppo simili) ma ha un ritmo più scorrevole e descrive in modo più ricco; i personaggi guadagnano in complessità, Ranuncolo in particolare rivela i suoi lati migliori (Geralt invece continua a guardare il seno a tutte le donne che incontra); il racconto conclusivo è costruito a flashback non consecutivi incastonati nel piano temporale principale, una tecnica già ben eseguita e cui Sapkowski si appassionerà un sacco nei romanzi.
Nel complesso un passo avanti evidente, 3,5 stelle meritate.
Geralt è uno strigo, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, che …
Inizio scoppiettante, giusto un po' acerbo
3 stelle
Ho letto per la prima volta Il guardiano degli innocenti nel 2015 circa, prima che iniziassi a tenere registro esatto delle mie letture, e l'ho ripreso in mano in attesa della serie Netflix; nel frattempo ho anche giocato a The Witcher 3: Wild Hunt, il videogioco su licenza ufficiale, e questo per forza di cose ha condizionato la mia visione di Geralt e compagnia – tornare all'opera originale prima del nuovo adattamento era doveroso. Ebbene, il primo volume della saga tiene botta piuttosto bene! Certo, Sapkowski aveva dei problemi grossi con le descrizioni fisiche di persone e ambienti e nei primissimi racconti sembra che Geralt vada in giro fra manichini senza faccia; similmente, non era bravissimo a far parlare i personaggi ciascuno con un tono proprio, ma gli do il beneficio del dubbio che qualcosa si sia perso in traduzione (di sicuro si sono persi un "Che parlate?" al …
Ho letto per la prima volta Il guardiano degli innocenti nel 2015 circa, prima che iniziassi a tenere registro esatto delle mie letture, e l'ho ripreso in mano in attesa della serie Netflix; nel frattempo ho anche giocato a The Witcher 3: Wild Hunt, il videogioco su licenza ufficiale, e questo per forza di cose ha condizionato la mia visione di Geralt e compagnia – tornare all'opera originale prima del nuovo adattamento era doveroso. Ebbene, il primo volume della saga tiene botta piuttosto bene! Certo, Sapkowski aveva dei problemi grossi con le descrizioni fisiche di persone e ambienti e nei primissimi racconti sembra che Geralt vada in giro fra manichini senza faccia; similmente, non era bravissimo a far parlare i personaggi ciascuno con un tono proprio, ma gli do il beneficio del dubbio che qualcosa si sia perso in traduzione (di sicuro si sono persi un "Che parlate?" al posto di un "Cosa dite?" a pagina 192...). Prosa a parte, però, quel vecchio baffone era proprio bravo con le trame: in una manciata di racconti abbiamo esorcismi, combattimenti da western fatti con le spade, discettazioni di filosofia e morale, micro-intrighi di palazzo, siparietti grotteschi e affascinanti riti di magia, il tutto basato sul rivoltare su sé stesse le fiabe tradizionali, con una dose ricorrente di cinismo e/o di concretezza.
La cosa più spiazzante della rilettura è accorgersi che il Geralt originale è dannatamente chiacchierone e non la manda a dire a nessuno, e il suo compare Ranuncolo lo supera appena appena per paroloni e sconcezze – laddove il Geralt dei videogiochi è sì tagliente ma piuttosto laconico (e va detto che ha circa vent'anni di più sul groppone). Invece non è spiazzante, bensì affascinante, notare quante anticipazioni dei volumi successivi si nascondono in questo primo libro, dai riferimenti al cambiamento climatico agli elfi della Valle dei Fiori.
Nel complesso Il guardiano degli innocenti non è un'antologia perfetta, date le debolezze della prosa, ma dannatamente meritevole. Probabilmente un 3,5/5.
This remarkably inventive novella, published originally in the February 1943 issue of «Astounding Science Fiction», …
Più che onesta fantascienza militare
3 stelle
Per l'ennesima volta avevo da occupare un viaggio in treno e mi sono rivolto a zia C.L. Moore e zio Henry Kuttner e avendo (finalmente) letto tutti i loro materiali science fantasy mi sono fiondato sulla loro space opera – nello specifico, sul primo dei due romanzi del ciclo "venusiano" o "delle Fortezze", appunto Clash by Night.
Che dire, un degno passatempo per occupare un paio d'ore: classica fantascienza militare a base di contrattazioni diplomatiche e scene di battaglia, più qualche scena riempitiva di "uomini machi che fanno cose da machi" (che miracolosamente non diventano moleste), moderati infodump che descrivono il clima soffocante e la fauna letale del pianeta Venere (come del resto era tradizione a inizio secolo scorso), e soprattutto personaggi relativamente approfonditi e credibili rispetto alla media, ivi comprese le due donne interesse amoroso – in particolare mi ha deliziato il tema di fondo di "civiltà guerriere …
Per l'ennesima volta avevo da occupare un viaggio in treno e mi sono rivolto a zia C.L. Moore e zio Henry Kuttner e avendo (finalmente) letto tutti i loro materiali science fantasy mi sono fiondato sulla loro space opera – nello specifico, sul primo dei due romanzi del ciclo "venusiano" o "delle Fortezze", appunto Clash by Night.
Che dire, un degno passatempo per occupare un paio d'ore: classica fantascienza militare a base di contrattazioni diplomatiche e scene di battaglia, più qualche scena riempitiva di "uomini machi che fanno cose da machi" (che miracolosamente non diventano moleste), moderati infodump che descrivono il clima soffocante e la fauna letale del pianeta Venere (come del resto era tradizione a inizio secolo scorso), e soprattutto personaggi relativamente approfonditi e credibili rispetto alla media, ivi comprese le due donne interesse amoroso – in particolare mi ha deliziato il tema di fondo di "civiltà guerriere al tramonto", che del resto Catherine aveva già elaborato da sola pochi mesi prima nel romanzo Judgment Night (poi incluso nella raccolta Judgment Night: A Selection of Science Fiction). Ho poi trovato deliziosa l'enfasi sul pericolo dell'energia atomica, bella testimonianza di cosa potessero pensare i civili statunitensi nel 1943.
E niente, mi sa che prossimamente leggerò pure l'altro romanzo delle Fortezze, Fury.
This remarkably inventive novella, published originally in the February 1943 issue of «Astounding Science Fiction», sculpts a complicated feudal society …
Only once could a man defy the deathless guardians of the Ancient's tomb-city deep in …
Indiana Jones in salsa planetary romance e con un tocco di pathos
3 stelle
Nella mia perversa ossessione per Henry Kuttner, avendo davanti un lungo viaggio in treno ho giocato a fare il pendolare degli anni Quaranta e mi sono sparato in vena questo Crypt-City of the Deathless One, uno dei romanzi composti dal buon Hank in solitaria (al pari di The Creature from Beyond Infinity).
Partiamo dal negativo. Il romanzo non è la fantascienza avventurosa con venature orrorifiche che titolo e copertina lasciano presagire, è un classicissimo racconto di Mondo Perduto che segue in modo grammaticale i canoni del genere: ci sono la spedizione scientifica in un paese inesplorato, l'eroe guida da safari tormentato da traumi personali, i pericoli esotici della jungla (rigorosamente con i lunga) e dei nativi, fino al climax al cardiopalma – se The Creature from Beyond Infinity era così complicato e onnicomprensivo da risulare geniale, Crypt-City of the Deathless One non è niente di nuovo per chi …
Nella mia perversa ossessione per Henry Kuttner, avendo davanti un lungo viaggio in treno ho giocato a fare il pendolare degli anni Quaranta e mi sono sparato in vena questo Crypt-City of the Deathless One, uno dei romanzi composti dal buon Hank in solitaria (al pari di The Creature from Beyond Infinity).
Partiamo dal negativo. Il romanzo non è la fantascienza avventurosa con venature orrorifiche che titolo e copertina lasciano presagire, è un classicissimo racconto di Mondo Perduto che segue in modo grammaticale i canoni del genere: ci sono la spedizione scientifica in un paese inesplorato, l'eroe guida da safari tormentato da traumi personali, i pericoli esotici della jungla (rigorosamente con i lunga) e dei nativi, fino al climax al cardiopalma – se The Creature from Beyond Infinity era così complicato e onnicomprensivo da risulare geniale, Crypt-City of the Deathless One non è niente di nuovo per chi abbia visto almeno un film hollywoodiano di serie C entro quel filone. In aggiunta, per l'ennesima volta Kuttner ha messo in campo il suo solito quartetto di personaggi stereotipati, cioè l'eroe uomo medio, il deuteragonista macho, il consigliere saggio e sapiente, la donna inutile per le pari opportunità – esattamente le stesse figure che erano state proposte pochi mesi prima in Earth's Last Citadel] e che sarebbero riapparse qualche anno dopo in Valley of the Flame e The Time Axis.
Passiamo al positivo: se la struttura del romanzo è grammaticale, l'esecuzione ha dei punti forti mica male. La voce narrante oscilla sapientemente fra comico e drammatico; le descrizioni di paesaggi ed ecosistemi alieni e di tecnologie futuristiche sono convincenti (abbiamo davanti un futuro di viaggi spaziali in cui non esiste ancora l'energia atomica e i bicchieri di plastica sono una grande invenzione); la psiche del protagonista "uomo medio" si basa su un'efficace combinazione di lutto e senso di colpa, alcolismo di autoassoluzione e affetti impossibili proiettati sulla coprotagonista femminile; il finale è incredibilmente toccante proprio perché porta a una risoluzione molto soddisfacente (che ovviamente non rivelo) il conflitto interiore del nostro eroe. Non siamo ai livelli egregi di scavo psicologico raggiunti in The Dark World, ma la qualità è solo poco inferiore.
Non è un testo originalissimo, ma nel suo genere è ben eseguito.
Un genio dotato di un cervello meccanico, destinato a dominare il mondo. Gli Stati Uniti …
Preziose antichità di proto-fantascienza
4 stelle
[Vecchia recensione del 2017 preservata così com'era per onestà]
Questa raccolta di fantascienza americana del pieno 1800 è il luogo di nascita di un cazzilione di tropi: è in questi sette racconti, infatti, che sono apparsi per la prima volta teletrasporti, macchine del tempo, intelligenze artificiali, cyborg, macchine tendenti alla velocità infinita, uomini invisibili e musica registrata e trasmessa in streaming (giuro!).
Ora, al di là del primato creativo di Mitchell, questi racconti secondo me sono ancora validi e godibili: quasi tutti sono scritti in prima persona secondo la formula "Lo strano caso che mi accadde quella volta" (che a quell'epoca mi risulta andasse forte), e spaziano moltissimo a livello di toni e vicende: "La Tachipompa" è una storia umoristica con dentro una spiegazione scientifica messa quasi per fare contrasto, "L'orologio che andava all'indietro" ha un che di allucinato che lascia quasi un senso di ansia, "L'uomo più intelligente del …
[Vecchia recensione del 2017 preservata così com'era per onestà]
Questa raccolta di fantascienza americana del pieno 1800 è il luogo di nascita di un cazzilione di tropi: è in questi sette racconti, infatti, che sono apparsi per la prima volta teletrasporti, macchine del tempo, intelligenze artificiali, cyborg, macchine tendenti alla velocità infinita, uomini invisibili e musica registrata e trasmessa in streaming (giuro!).
Ora, al di là del primato creativo di Mitchell, questi racconti secondo me sono ancora validi e godibili: quasi tutti sono scritti in prima persona secondo la formula "Lo strano caso che mi accadde quella volta" (che a quell'epoca mi risulta andasse forte), e spaziano moltissimo a livello di toni e vicende: "La Tachipompa" è una storia umoristica con dentro una spiegazione scientifica messa quasi per fare contrasto, "L'orologio che andava all'indietro" ha un che di allucinato che lascia quasi un senso di ansia, "L'uomo più intelligente del mondo" e "L'uomo di cristallo" si basano sullo scontro fra un umano "normale" e uno "sovrumano", "Lo spettroscopio dell'anima" e "L'uomo senza corpo" hanno lo stesso protagonista e si basano sulle sue sparate eccentriche, e sono l'uno ironico (con un tocco distopico) e l'altro grottesco. Il mio preferito, comunque, è "La Figlia del Senatore", che si ambienta in un'ucronia e ha alla base uno scontro "individuo vs società" - sarei stato molto felice di leggere un romanzo lungo con quelle premesse.