cretinodicrescenzago ha recensito The Dragon Masters di Jack Vance
Science fantasy positivista, con tutti i suoi pregi e difetti
3 stelle
Pochi mesi fa mi ero gustato The Last Castle e non ho resistito al leggermi l'altro romanzo breve Premio Hugo del maestro Vance, appunto The Dragon Masters, e l'ho trovato leggermente inferiore ma comunque validissimo. Partiamo dal fatto che come tematica generale i due romanzi condividono gli stessi ingredienti fondamentali, i quali evidentemente erano presenze ricorrenti nel cervello del Vance quasi cinquantenne: una colonia terrestre nello spazio profondo regredita a una società feudale, una tensione interna agli umani fra tradizionalismo pomposo e riformismo tecnico, una fazione umana che opta per un'alternativa ascetico-comunista, una specie aliena ostile e imperscrutabile, uno scontro con gli alieni che impone all'umanità di scegliere definitivamente il proprio percorso. Ora, indubbiamente The Dragon Masters forgia assieme questi elementi di base in una struttura significativamente diversa da quella di The Last Castle e di sicuro non si ha una sensazione di "doppione" o di "riciclo" (a differenza …
Pochi mesi fa mi ero gustato The Last Castle e non ho resistito al leggermi l'altro romanzo breve Premio Hugo del maestro Vance, appunto The Dragon Masters, e l'ho trovato leggermente inferiore ma comunque validissimo. Partiamo dal fatto che come tematica generale i due romanzi condividono gli stessi ingredienti fondamentali, i quali evidentemente erano presenze ricorrenti nel cervello del Vance quasi cinquantenne: una colonia terrestre nello spazio profondo regredita a una società feudale, una tensione interna agli umani fra tradizionalismo pomposo e riformismo tecnico, una fazione umana che opta per un'alternativa ascetico-comunista, una specie aliena ostile e imperscrutabile, uno scontro con gli alieni che impone all'umanità di scegliere definitivamente il proprio percorso. Ora, indubbiamente The Dragon Masters forgia assieme questi elementi di base in una struttura significativamente diversa da quella di The Last Castle e di sicuro non si ha una sensazione di "doppione" o di "riciclo" (a differenza di quanto mi era successo nel corpus dei coniugi Kuttner-Moore con i romanzi The Dark World e The Mask of Circe), tuttavia è invitabile constatare che questo primo romanzo sia relativamente più "grezzo" del successivo: meno audace nei montaggi scenici, meno brillante nella riflessione filosofica, leggermente più monotono nella sua enfasi sulle situazioni militari – ancora più ingenuo nel dipingere positivamente l'eroe "tecnocrate", tratto sicuramente figlio del suo tempo ma alquanto straniante in epoca di CoVid-19. Ciò detto, questa "grossolanità" è comunque quella di Jack Vance, e la sua prosa brillante ricca di dialoghi spigliati eguaglia il Fritz Leiber di The Swords of Lankhmar e dà la polvere a qualunque tolkienista; in più, ho semplicemente adorato il senso di vacuità meditativa che pervade i paragrafi finali, spiazzanti e angoscianti assieme. Non il miglior Vance in assoluto, ma decisamente consigliato.
N.B.: il romanzo non dura davvero i 20 giorni che c'ho messo io a leggerlo, è che in mezzo ho fatto la pausa mare.