Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
A collection of legends from early Christian times, in which the author retells the stories …
Al netto della struttura illogica, una buona introduzione alla materia
3 stelle
Anche per colpa del videogioco Shin Megami Tensei V (sinossi: "battaglia all'ultimo sangue fra le divinità pagane") mi sono ricordato di avere in casa questo volumetto comprato in Irlanda nel 2015 e a suo tempo mollato dopo poche pagine, perché l'introduzione era un'accozzaglia di paragrafi sconnessi che blateravano banalità sulla valenza epistemologica della mitologia e idiozie etno-nazionaliste sulla parentela fra Celti d'Irlanda, Ittiti ed Etruschi (sic) – d'altra parte sembra che l'autore fosse un importante pubblicista della radiotelevisione irlandese nei decenni successivi all'indipendenza, quindi questo margine di capziosità roboante e pseudoscientifica è comprensibile.
A riprendere in mano la raccolta dopo tutti questi anni, l'introduzione resta imbarazzante e assolutamente inadeguata come sussidio alla comprensione (da qui una stellina in meno), però sono riuscito a passare oltre e a gustarmi la ciccia del volume, ovverosia questi sette episodi di mitologia irlandese (specificamente irlandese, non pan-celtici!) ri-raccontati in prosa contemporanea, e devo riconoscere …
Anche per colpa del videogioco Shin Megami Tensei V (sinossi: "battaglia all'ultimo sangue fra le divinità pagane") mi sono ricordato di avere in casa questo volumetto comprato in Irlanda nel 2015 e a suo tempo mollato dopo poche pagine, perché l'introduzione era un'accozzaglia di paragrafi sconnessi che blateravano banalità sulla valenza epistemologica della mitologia e idiozie etno-nazionaliste sulla parentela fra Celti d'Irlanda, Ittiti ed Etruschi (sic) – d'altra parte sembra che l'autore fosse un importante pubblicista della radiotelevisione irlandese nei decenni successivi all'indipendenza, quindi questo margine di capziosità roboante e pseudoscientifica è comprensibile.
A riprendere in mano la raccolta dopo tutti questi anni, l'introduzione resta imbarazzante e assolutamente inadeguata come sussidio alla comprensione (da qui una stellina in meno), però sono riuscito a passare oltre e a gustarmi la ciccia del volume, ovverosia questi sette episodi di mitologia irlandese (specificamente irlandese, non pan-celtici!) ri-raccontati in prosa contemporanea, e devo riconoscere che l'introduzione era sincera almeno su un punto: ci sono margini di contatto tematico non indifferenti con la tradizione greco-romana, e sembra proprio di avere davanti una letteratura "cugina" di quella romanza.
Più nello specifico, la raccolta ci propone due episodi della saga di Cu Chulainn, il Segugio dell'Ulster, episodi che fra ritualità belliche e infedeltà coniugali mi hanno rammentato le saghe di Eracle e Teseo; una vicenda fiabesca di matrigne malvagie e metamorfosi quale è "I Figli di Lir", sospesa fra il mito di Frisso ed Elle e l'agiografia di san Patrizio (e questo trapasso dal druidismo al cattolicesimo è schiettamente irlandese); la saga de "I Figli di Tuireann", che intreccia il tema di faida dei Sette a Tebe (o degli Orazi e Curiazi) con la cerca argonautica sullo sfondo della teomachia fra il popolo barbarico dei Fomori e quelli dei Tuatha De Danaan; e infine tre diverse storie di lotte intestine dettate da una sposa contesa fra un marito vegliardo e un amante imberbe – ed è subito Guerra di Troia con gradazioni variabili di magia, di misoginia e di onore guerriero autodistruttivo, con probabili agganci a quella che sarà l'epica cavalleresca francofona.
Tutto sommato la varietà dei racconti selezionati non è male e la prosa adottata ha una bellissima qualità di racconto della buonanotte impreziosito da metafore delicate, però mi ha un po' tediato che le varie leggende fossero disposte in ordine non cronologico (perché a quanto pare la mitologia irlandese ha un asse cronologico chiaro), rendendomi faticoso il riconoscere personaggi ricorrenti o parentele incrociate – anche per questo non mi sento di dare più di 3/5 e di considerarlo una buona introduzione alla materia, ma non un capolavoro.
Un forte legame unisce i grandi miti greci ai luoghi che li hanno generati, centro …
I miti greci attraverso il loro paesaggio
4 stelle
Una "guida turistica" alle grandi città della Grecia antica, attraverso i miti locali di ciascun sito. Una struttura ben riuscita che dà l'idea di quanto le antiche leggende tenessero assieme un paese così vasto e vario, pur non avendo uno straccio di coerenza cronologica. La prosa di Del Corno è estremamente piacevole e integra efficacemente la sua narrazione con estratti di opere antiche, anche se pecca un po' di paroloni antiquati (e con "antiquati" intendo "in disuso dal Seicento"); l'unico vero difetto è la scelta dichiarata di trattare solo la Grecia balcanica, ma non l'Asia Minore e la Magna Grecia – sarebbe stato bello avere un quadro completo!
Gea emersa dallo sbadiglio del Chaos; la ribellione di Crono al primo padre; Eros, dio …
Un bel bigino di livello appena oltre l'introduttivo
3 stelle
Una ri-narrazione di miti greci, inframmezzata di commenti antropologici o comunque culturali sul valore dei vari racconti. Fatto bene nel complesso, ma non è né una rielaborazione particolarmente avvincente né un saggio specialistico, per cui non è un punto di partenza adatto né per chi sta scoprendo da zero la mitologia greca né per chi voglia farci sopra degli studi — probabilmente il pubblico ideale è chi conosce già vagamente le antiche leggende e voglia approfondire.
I genitori adottivi del danebiano Mo, di cui è impossibile appurare se sia un ragazzo …
Il romanzo per l'infanzia che mi insegnò il femminismo
5 stelle
In due parole: un romanzo fondamentale per un'educazione e una cultura inclusive e rispettose della serenità individuale.
In più parole: Mo è un extraterrestre il cui sesso biologico non è identificabile e viene sulla Terra per un programma di scambi. Qui sperimenta sia l'identità di genere maschile sia quella femminile e si rende conto di quanto schifoso sia conformarsi a una personalità stereotipata stabilita in base al sesso biologico. Sfido chiunque lo legga a non farsi un esame di coscienza e attivarsi per migliorare le cose. Raccomandatissimo sia ad adulti sia a ragazzini, sia a genitori sia a persone senza figli, e ovviamente sia a maschi sia femmine.
Poirot a Styles Court occupa un posto particolare nella produzione di Agatha Christie. E' il …
La quintessenza del giallo inglese, nel genio e nel banale
3 stelle
Prima di tutto, è doveroso precisare che questa recensione è un caso di "ho visto da ragazzino lo sceneggiato TV e dopo più di 15 anni mi sono letto il libro" – e trattandosi di un giallo deduttivo, non negherò che ricordami grossomodo il colpevole e la procedura del delitto ha probabilmente tolto un po' di gusto alla lettura, ma ci torniamo dopo.
Per quanto mi riguarda, concordo su tutta la linea sul commento al romanzo fornito dalla prefazione e postfazione della mia edizione: Poirot a Styles Court è chiaramente un'opera prima con qualche impurità, ma il livello è già molto molto alto. Da un lato, è lapalissiano che come comprimario punto di vista il capitano Hastings sia ancora eccessivamente aderente al modello classico del dottor Watson contrapposto a Sherlock Holmes, e quindi il romanzo manca un po' del cruciale mordente di investigare di pari passo con i protagonisti – …
Prima di tutto, è doveroso precisare che questa recensione è un caso di "ho visto da ragazzino lo sceneggiato TV e dopo più di 15 anni mi sono letto il libro" – e trattandosi di un giallo deduttivo, non negherò che ricordami grossomodo il colpevole e la procedura del delitto ha probabilmente tolto un po' di gusto alla lettura, ma ci torniamo dopo.
Per quanto mi riguarda, concordo su tutta la linea sul commento al romanzo fornito dalla prefazione e postfazione della mia edizione: Poirot a Styles Court è chiaramente un'opera prima con qualche impurità, ma il livello è già molto molto alto. Da un lato, è lapalissiano che come comprimario punto di vista il capitano Hastings sia ancora eccessivamente aderente al modello classico del dottor Watson contrapposto a Sherlock Holmes, e quindi il romanzo manca un po' del cruciale mordente di investigare di pari passo con i protagonisti – visto che sappiamo benissimo che l'ingenuo Hastings prenderà cantonate e Poirot sarà sempre due passi avanti a noi; dall'altro lato la futura dama Christie era già versata nel tessere intricate reti di rapporti vitriolici e gelosie segrete, il che rende gustosa il giusto la componente di sordido dramma familiare, e si sente tanto la sua esperienza di prima mano nei tecnicismi dell'avvelenamento e delle gabole legali atte a legare le mani alla polizia (e come indica la postfazione, se ora sono dei cliché è perché li ha inventati lei!). A questo proposito, un commento sulla prosa che si ricollega al discorso iniziale dell'adattamento audiovisivo: mi pare che il romanzo sia estremamente "fotografico" o "cronachistico" nel descrivere con poche secche parole i gesti e gli oggetti fondamentali (si veda l'ispezione di Poirot nella camera di Emily Inglethorpe) e dedichi ampissimo spazio agli scambi dialogici, che oscillano dal falsamente posato come si confà all'aristocrazia all'istrionico della scena di processo – una modalità di linguaggio narrativo che mi ha ricordato moltissimo Orgoglio e pregiudizio, mi ha fatto ipotizzare una filiazione diretta del "giallo di campagna" degli scorsi anni Venti dal "romanzo di maniere" di un secolo prima (spero che qualche anglista me lo possa confermare o smentire!)... e non sembra essere nelle mie corde né in stile austeniano né in stile christieniano – mi sa tanto che la mia estrazione mediterranea e proletaria mi rende più affine alla modalità yankee dell'hard-boiled e noir. Di sicuro, comunque, questa prosa si presta benissimo alla trasposizione in drammaturgia, e guarda caso è difficile che un film tratto da soggetto di Christie mi deluda!
Non credo che mi sia scattata la volontà maniacale di leggere tutto Poirot, ma può essere che io e il buon vecchio belga ci si riveda con un'opera o due della maturità e poi, chissà, con [book:Sipario, l'ultima avventura di Poirot|9824681].
It is the year 4022; all of the ancient country of Usa has been buried …
Satira sul museo archeologico – e fa ridere davvero!
5 stelle
Motel of Mysteries è un piccolo geniale gioiellino. Si presenta come un libro illustrato di quelli in cui il testo è a commento dei sontuosi disegni. Si rivela essere uno di quei cataloghi di mostra d'arte che espongono il contesto culturale di una scoperta archeologica, la campagna di scavo stessa e l'analisi dei singoli manufatti rinvenuti. Ci tira la palla curva spiegando che è il V millenio d.C. e uno scavafossi dilettante ha riportato alla luce un sito sepolcrale della civiltà Yank, esistata durante il tardo II millenio nella regione di Usa. E ci fa piegare in due dal ridere con una satira sardonica della scienza archeologica, a partire dalle ipotesi senza costrutto sulla funzione degli edifici sino alla "sacralizzazione" pretestuosa di chincagliere varie, per tacere del colpo di genio rispetto alle piante decorative in plastica (sic, e ha senso nel contesto); cilieigna sulla torta l'appendice con il catalogo di …
Motel of Mysteries è un piccolo geniale gioiellino. Si presenta come un libro illustrato di quelli in cui il testo è a commento dei sontuosi disegni. Si rivela essere uno di quei cataloghi di mostra d'arte che espongono il contesto culturale di una scoperta archeologica, la campagna di scavo stessa e l'analisi dei singoli manufatti rinvenuti. Ci tira la palla curva spiegando che è il V millenio d.C. e uno scavafossi dilettante ha riportato alla luce un sito sepolcrale della civiltà Yank, esistata durante il tardo II millenio nella regione di Usa. E ci fa piegare in due dal ridere con una satira sardonica della scienza archeologica, a partire dalle ipotesi senza costrutto sulla funzione degli edifici sino alla "sacralizzazione" pretestuosa di chincagliere varie, per tacere del colpo di genio rispetto alle piante decorative in plastica (sic, e ha senso nel contesto); cilieigna sulla torta l'appendice con il catalogo di manufatti riprodotti in oro 24 carati, in vendita nel negozio di cianfrusaglie del museo.
Non metto il punteggio massimo solo perché lo avrei voluto più lungo di un 10-20 pagine!