cretinodicrescenzago ha recensito The Last Castle di Jack Vance
Science fantasy apocalittica per secchioni umanisti
4 stelle
Avevo voglia di un romanzo breve e denso, avevo voglia di una voce autoriale forte, e avevo voglia di ri-incontrare Jack Vance dopo essermi immerso l'altr'anno nel ciclo di Lyonesse, ergo ho dato un occhio ai suoi premi letterari, ho scoperto che The Last Castle gli è valso la doppietta Premio Hugo & Premio Nebula, e mi ci sono buttato. E niente, è stato amore. Detto senza filtri, se volete dimostrare a qualche conoscente che la narrativa fantastica è capace di profondità filosofica senza cadere nella logorrea, proponete The Last Castle: è una pièce breve e veloce che si legge in una giornata, ma in questa manciata di pagine condensa un worldbuilding robustissimo di Terra incartapecorita, civiltà decadenti, tensioni sociali, forme di vita extraterrestri realmente aliene, dibattiti filosofici, quel poco di scene belliche che non guasta, e una prosa brutalmente sarcastica e lessicalmente squisita che è esattamente nel …
Avevo voglia di un romanzo breve e denso, avevo voglia di una voce autoriale forte, e avevo voglia di ri-incontrare Jack Vance dopo essermi immerso l'altr'anno nel ciclo di Lyonesse, ergo ho dato un occhio ai suoi premi letterari, ho scoperto che The Last Castle gli è valso la doppietta Premio Hugo & Premio Nebula, e mi ci sono buttato. E niente, è stato amore. Detto senza filtri, se volete dimostrare a qualche conoscente che la narrativa fantastica è capace di profondità filosofica senza cadere nella logorrea, proponete The Last Castle: è una pièce breve e veloce che si legge in una giornata, ma in questa manciata di pagine condensa un worldbuilding robustissimo di Terra incartapecorita, civiltà decadenti, tensioni sociali, forme di vita extraterrestri realmente aliene, dibattiti filosofici, quel poco di scene belliche che non guasta, e una prosa brutalmente sarcastica e lessicalmente squisita che è esattamente nel mio gusto (a tal proposito, credo finalmente di potermi considerare un prosatore vanciano!). Ancora non ho letto integralmente I Viaggi di Gulliver, ma non mi stupirebbe scoprire che Vance si possa iscrivere senza soluzione di continuità nella tradizione di Swift, e francamente non esito a metterlo in relazione con quella perla nostrana che è Il barone rampante – che sì è romanzo mimetico, però un'intersezione fra i due testi da qualche parte nell'iperuranio funzionerebbe senza soluzione di continuità. Tutto ciò detto, perché solo 4/5? Perché da un lato il romanzo accusa un po' la sua età nel proporci un "eroismo dei tecnici e del buon senso" che la nostra attuale apocalisse ci ha dimostrato essere ingenuo a livelli diabetici, dall'altro lo scioglimento avrebbe meritato, secondo me, qualche scena in più per conoscere l'unica figura femminile di rilievo, e i deuteragonisti sino ad allora sempre visti dall'esterno. Ma poco male, è comunque spettacolare!