Baylee ha iniziato a leggere L'eroe Tematico di Miranda Pisione

L'eroe Tematico di Miranda Pisione
Ulisse, Didone, Amleto... ma anche Rossella O’Hara, James Bond, Jon Snow, Cenerentola. Ogni grande storia è animata da un grande …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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Ha scritto Jung che le fiabe consentono di studiare meglio l'anatomia comparata della psiche, in quanto sono l'espressione più pura …

Il Medioevo è da sempre visto come un'epoca sanguinaria di santi e di re, ma se scaviamo un po' più …

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Streghe che cavalcano lupi e iene, cortei notturni di morti senza riposo, uomini trasformati in animali, formule magiche in grado …

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Uno spettro si aggira nel mondo delle lettere. È lo spettro di una letteratura che racconta il mondo del lavoro …

Berlino, anni Settanta, quartiere dormitorio di Gropiusstadt. Christiane F. ha dodici anni, un padre violento e una madre spesso fuori …

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Pechino è divisa in tre spazi e le ventiquattr'ore di ogni giorno sono state accuratamente organizzate per salvaguardare il tempo …
In tutta sincerità, Un litro di lacrime non è stata una lettura di quelle indimenticabili, sebbene mi sia chiaro perché il diario di Aya, adolescente che scopre di essere affetta da una malattia genetica rara , degenerativa e incurabile, sia diventato un caso editoriale in Giappone. La sua determinazione a vivere per quanto possibile una vita normale hanno sicuramente avuto un grande appeal nella società giapponese.
Leggendolo, è subito evidente il fatto che si tratta del diario di una ragazzina e poi di una giovane donna (il diario copre dai 14/15 fino ai 20/21 anni, quando per Aya è diventato impossibile scrivere) e, sebbene non contenga chissà quali rivelazioni sul senso della vita, è difficile rimanere indifferenti davanti alla sua sofferenza e al suo desiderio di vivere, di fare esperienze, di crescere.
Mi ha fatto molta tenerezza e mi sento di consigliarne la lettura solo per la fatica che è …
In tutta sincerità, Un litro di lacrime non è stata una lettura di quelle indimenticabili, sebbene mi sia chiaro perché il diario di Aya, adolescente che scopre di essere affetta da una malattia genetica rara , degenerativa e incurabile, sia diventato un caso editoriale in Giappone. La sua determinazione a vivere per quanto possibile una vita normale hanno sicuramente avuto un grande appeal nella società giapponese.
Leggendolo, è subito evidente il fatto che si tratta del diario di una ragazzina e poi di una giovane donna (il diario copre dai 14/15 fino ai 20/21 anni, quando per Aya è diventato impossibile scrivere) e, sebbene non contenga chissà quali rivelazioni sul senso della vita, è difficile rimanere indifferenti davanti alla sua sofferenza e al suo desiderio di vivere, di fare esperienze, di crescere.
Mi ha fatto molta tenerezza e mi sento di consigliarne la lettura solo per la fatica che è costata la sua scrittura, soprattutto negli ultimi anni, quando per Aya tenere la penna in mano – e quindi comunicare con l’esterno – diventata sempre più difficile a mano a mano che le sue condizioni fisiche degeneravano. È una condizione terribile e claustrofobica quella alla quale l’atassia spinocerebellare ha costretto Aya alla fine della sua vita: le sue ultime parole, comprensibilmente, sono disperate e cariche di dolore.
Purtroppo ancora oggi l’atassia spinocerebellare non ha ancora una cura e l’aspettativa di vita varia a seconda della forma della malattia. Potreste averne sentito parlare in televisione, durante la maratona Telethon, perché è una delle malattie genetiche rare per la quale in quell’occasione si raccolgono fondi per la ricerca.
Barba di perle è uno dei primi fumetti pubblicati di Flavia Biondi, fumettista nata in quel di Toscana che mi ripromettevo da anni di leggere. Si tratta di una storia molto breve – meno di cento pagine – ed è abbastanza sorprendente che Biondi sia riuscita a delineare una storia di questo tipo in così poco spazio.
Dico questo perché una storia dove si passa dalla più rigida chiusura nei confronti della propria identità a una timida apertura mi sembra necessitare di molto spazio. Biondi, invece, è riuscita a rendere il percorso di Santo, il protagonista, molto realistico, sia con l’accortezza di non arrivare a un coming out plateale, sia con un linguaggio visivo essenziale, ma capace di sintetizzare molto bene le sue difficoltà e le sue speranze.
Ci sono comunque delle ingenuità narrative, con parti nelle quali avrei preferito una maggiore finezza e che suonano uscite da un manuale …
Barba di perle è uno dei primi fumetti pubblicati di Flavia Biondi, fumettista nata in quel di Toscana che mi ripromettevo da anni di leggere. Si tratta di una storia molto breve – meno di cento pagine – ed è abbastanza sorprendente che Biondi sia riuscita a delineare una storia di questo tipo in così poco spazio.
Dico questo perché una storia dove si passa dalla più rigida chiusura nei confronti della propria identità a una timida apertura mi sembra necessitare di molto spazio. Biondi, invece, è riuscita a rendere il percorso di Santo, il protagonista, molto realistico, sia con l’accortezza di non arrivare a un coming out plateale, sia con un linguaggio visivo essenziale, ma capace di sintetizzare molto bene le sue difficoltà e le sue speranze.
Ci sono comunque delle ingenuità narrative, con parti nelle quali avrei preferito una maggiore finezza e che suonano uscite da un manuale del buon coming out e del quali persone evitare, ma in definitiva si tratta di una storia che lascia delle sensazioni estremamente positive e con alcune scelte molto felici (a partire dalla copertina, che raffigura alla perfezione il riserbo di Santo nel mostrarsi come se stesso).
@alephoto85 davvero, sono oltre la metà e non ho niente di cui possa lamentarmi. Il catalogo di ADD Editore è fonte di ottime letture, per quel che ho potuto leggere finora.
Quella notte, sulla strada deserta, mentre i netturbini spazzavano lo spesso tappeto di foglie secche, conobbi la potenza della musica di Brahms. Ci sono momenti in cui si è disarmati. È questo il destino: vedere le cose con chiarezza e sentirsi impotenti. A quel punto non si può che andare incontro alla solitudine. Quando tutti gli ideali sono crollati, badare a se stessi diventa un atto di coraggio.
— Pechino pieghevole di Hao Jingfang (23%)

Berlino, anni Settanta, quartiere dormitorio di Gropiusstadt. Christiane F. ha dodici anni, un padre violento e una madre spesso fuori …