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Contro lo smartphone di Juan Carlos De Martin
Lo usiamo tutti. Ogni anno ne vengono venduti circa un miliardo e mezzo. Se in questi anni c’è stata una …
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Lo usiamo tutti. Ogni anno ne vengono venduti circa un miliardo e mezzo. Se in questi anni c’è stata una …

I media definiscono le nostre percezioni, organizzano le nostre esperienze e reazioni emotive, condizionando ogni gesto e azione sociale. In …

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Ma ora che ci siamo inoltrati di un bel pezzo per quella strada, l'ignoranza non è più scusabile. Non voler capire che la tecnica provoca dei cambiamenti sociali, continuare a sostenere che è neutrale, illudersi che sia sempre amica della cultura, è stupidità pura e semplice. Ne abbiamo ormai visto abbastanza per sapere che i cambiamenti tecnologici nei nostri modi di comunicazione sono ancora più carichi di ideologia che i cambiamenti nei nostri mezzi di trasporto. Introducete l'alfabeto in una cultura e cambierete le sue abitudini cognitive, le sue relazioni sociali, le sue nozioni di comunità, di storia, di religione. Introducete la stampa a caratteri mobili e otterrete lo stesso risultato. Introducete la trasmissione delle immagini alla velocità della luce e produrrete una rivoluzione culturale. Senza voto. Senza polemiche. Senza guerriglia. Questa è ideologia pura. Ideologia senza parole, anzi più potente ancora. A tenerla in piedi, basta che la gente creda ciecamente nell'inevitabilità del progresso.
— Divertirsi da morire di Neil Postman (Pagina 163)
In America, le profezie di Orwell hanno scarsa rilevanza, ma quelle di Huxley sono sul punto di realizzarsi. L'America è impegnata nell'ambizioso esperimento di adattarsi alle distrazioni tecnologiche, cui ci si abbandona semplicemente inserendo una spina nella presa di corrente. L'esperimento ha avuto un inizio lento e silenzioso alla metà dell'Ottocento; adesso, sul finire del XX secolo, ha raggiunto una perversa maturità, trescando con la TV. In nessun altro luogo come in America, l'era della stampa corre sempre più velocemente verso la sua fine cedendo alla televisione la sovranità su tutte le altre istituzioni. Inaugurando l'era della televisione, l'America ci ha consentito di gettare uno sguardo sul futuro huxleiano.
Parlando di questo argomento si arriva spesso a toni quasi isterici, e si rischia di diventare qualcosa tra il rompiscatole e il profeta di sciagure. Ci siamo costretti, perché quello che si vorrebbe che tutti vedessero si presenta con un aspetto benevolo, o non si vede affatto. Un mondo alla Orwell è molto più facile da riconoscere e da combattere che un mondo alla Huxley. Siamo tutti pronti a riconoscere e ad abbattere una prigione, quando i cancelli stanno per rinchiudersi su di noi. Non rimaniamo indifferenti alle voci dei Sacharov, dei Timmerman, dei Walesa. Prendiamo le armi contro questo mare di tragedie, irrobustiti dallo spirito di Milton, Bacone, Voltaire, Goethe e Jefferson. Ma che succede se non si odono grida d'angoscia? Chi è disposto a prendere le armi contro un mare di divertimenti? Di chỉ ci lamentiamo, e quando, e con che tono di voce, se ogni discorso serio è soffocato dalle risate? Qual è l'antidoto per una cultura prosciugata dal riso?
Temo che i filosofi non ci siano di nessun aiuto. I loro ammonimenti sono di solito diretti contro le ideologie, formulate consciamente, che fanno appello alle tendenze peggiori della natura umana. Ma quel che sta succedendo in America non è il disegno di un'ideologia ben definita. Nessun Mein Kampf, nessun Manifesto del partito comunista ne ha preannunciato l'avvento. Viene come la conseguenza non intenzionale di un cambiamento drammatico nei nostri modi di conversazione pubblica. È tuttavia un'ideologia, perché impone un modo di vita, un insieme di relazioni tra le persone e le idee, su cui non c'è stato consenso, né discussione, né opposizione. Soltanto compiacimento. La coscienza pubblica non ha ancora assimilato il fatto che la tecnica è un'ideologia.
— Divertirsi da morire di Neil Postman (Pagina 162)
Il genere horror ha accompagnato la mia adolescenza ma, da qualche anno, l'ho quasi completamente abbandonato in favore della fantascienza, che attualmente è più nelle mie corde (il tempo per la lettura è sempre troppo poco ed è necessario selezionare, purtroppo). Sono rimasto piacevolmente sorpreso, ammetto; come in tutte le raccolte di racconti è difficile non trovare quello meno convincente, ma non mi sono mai annoiato sinceramente. L'idea della curatrice di inserire una nota a fine racconto per aiutare il lettore a capire meglio il "contesto" e il perché il racconto è stato scritto, eventualmente adattato e infine scelto per l'antologia, trovo sia molto efficace e apprezzabile.
Mi sento di consigliarlo anche perché, come ho già detto in passato, siamo di fronte al classico libro Add Editore quindi ottima lettura ma anche un bel oggetto.

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Mi sembra utile chiarire la situazione così: i cambiamenti nell'ambiente simbolico sono come i cambiamenti nell'ambiente naturale; all'inizio, entrambi sono graduali e aggiuntivi, e poi, tutto d'un tratto, si raggiunge la "massa critica", come dicono i fisici. Un fiume, che si è inquinato lentamente, diventa di colpo tossico; quasi tutti i pesci muoiono; nuotarci diventa pericoloso. Ma il fiume sembra sempre lo stesso e una gita in barca si può sempre fare. In altre parole, il fiume non scompare e restano egualmente alcuni dei suoi usi, ma il suo valore è molto diminuito e le sue condizioni degradate avranno effetti negativi sul paesaggio. Succede lo stesso con il nostro ambiente simbolico. Io credo che sia arrivata la "massa critica" in cui i mezzi elettronici hanno cambiato in modo decisivo e irreversibile il carattere del nostro ambiente simbolico. Siamo giunti a una cultura in cui informazioni, idee ed epistemologie vengono dalla televisione, non dalla parola stampata. Ci sono ancora, è vero, molte persone che leggono, e si pubblicano ancora molti libri, ma gli usi della stampa e della lettura non sono più gli stessi; nemmeno a scuola, dove pure si pensava che il libro fosse insostituibile. Si illudono coloro che pensano che la televisione e i libri possano coesistere, perché coesistenza vorrebbe dire parità. Invece non c'è parità. La stampa ha ormai soltanto un residuo di epistemologia, e lo conserverà, aiutata in una certa misura dai computer, dai giornali e dai settimanali, che però sono fatti in modo da sembrare sempre più dei video. Come qualche pesce che sopravvive alla tossicità del fiume e come i barcaioli che continuano a navigarci, ci sarà sempre ancora tra noi qualche persona per la quale il senso delle cose continuerà a essere vivificato dalle vecchie acque limpide.
— Divertirsi da morire di Neil Postman (Pagina 49)

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