alephoto85 ha risposto allo stato di Quoll
@quoll già! Penso sia stato il mio primo libro di programmazione subito dopo il passaggio a GNU\Linux! Un periodo ricco di scoperte...
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@quoll già! Penso sia stato il mio primo libro di programmazione subito dopo il passaggio a GNU\Linux! Un periodo ricco di scoperte...
Finalmente sono riuscito a trovarlo usato! Avrei voluto acquistarlo in adolescenza (la prima edizione è del 2004) ma, per una serie di motivi, non riuscivo a trovarlo.
Il titolo originale è decisamente diverso, peccato... "Steal This Computer Book 4.0: What They Won't Tell You About the Internet"

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Ma ora che ci siamo inoltrati di un bel pezzo per quella strada, l'ignoranza non è più scusabile. Non voler capire che la tecnica provoca dei cambiamenti sociali, continuare a sostenere che è neutrale, illudersi che sia sempre amica della cultura, è stupidità pura e semplice. Ne abbiamo ormai visto abbastanza per sapere che i cambiamenti tecnologici nei nostri modi di comunicazione sono ancora più carichi di ideologia che i cambiamenti nei nostri mezzi di trasporto. Introducete l'alfabeto in una cultura e cambierete le sue abitudini cognitive, le sue relazioni sociali, le sue nozioni di comunità, di storia, di religione. Introducete la stampa a caratteri mobili e otterrete lo stesso risultato. Introducete la trasmissione delle immagini alla velocità della luce e produrrete una rivoluzione culturale. Senza voto. Senza polemiche. Senza guerriglia. Questa è ideologia pura. Ideologia senza parole, anzi più potente ancora. A tenerla in piedi, basta che la gente creda ciecamente nell'inevitabilità del progresso.
— Divertirsi da morire di Neil Postman (Pagina 163)
In America, le profezie di Orwell hanno scarsa rilevanza, ma quelle di Huxley sono sul punto di realizzarsi. L'America è impegnata nell'ambizioso esperimento di adattarsi alle distrazioni tecnologiche, cui ci si abbandona semplicemente inserendo una spina nella presa di corrente. L'esperimento ha avuto un inizio lento e silenzioso alla metà dell'Ottocento; adesso, sul finire del XX secolo, ha raggiunto una perversa maturità, trescando con la TV. In nessun altro luogo come in America, l'era della stampa corre sempre più velocemente verso la sua fine cedendo alla televisione la sovranità su tutte le altre istituzioni. Inaugurando l'era della televisione, l'America ci ha consentito di gettare uno sguardo sul futuro huxleiano.
Parlando di questo argomento si arriva spesso a toni quasi isterici, e si rischia di diventare qualcosa tra il rompiscatole e il profeta di sciagure. Ci siamo costretti, perché quello che si vorrebbe che tutti vedessero si presenta con un aspetto benevolo, o non si vede affatto. Un mondo alla Orwell è molto più facile da riconoscere e da combattere che un mondo alla Huxley. Siamo tutti pronti a riconoscere e ad abbattere una prigione, quando i cancelli stanno per rinchiudersi su di noi. Non rimaniamo indifferenti alle voci dei Sacharov, dei Timmerman, dei Walesa. Prendiamo le armi contro questo mare di tragedie, irrobustiti dallo spirito di Milton, Bacone, Voltaire, Goethe e Jefferson. Ma che succede se non si odono grida d'angoscia? Chi è disposto a prendere le armi contro un mare di divertimenti? Di chỉ ci lamentiamo, e quando, e con che tono di voce, se ogni discorso serio è soffocato dalle risate? Qual è l'antidoto per una cultura prosciugata dal riso?
Temo che i filosofi non ci siano di nessun aiuto. I loro ammonimenti sono di solito diretti contro le ideologie, formulate consciamente, che fanno appello alle tendenze peggiori della natura umana. Ma quel che sta succedendo in America non è il disegno di un'ideologia ben definita. Nessun Mein Kampf, nessun Manifesto del partito comunista ne ha preannunciato l'avvento. Viene come la conseguenza non intenzionale di un cambiamento drammatico nei nostri modi di conversazione pubblica. È tuttavia un'ideologia, perché impone un modo di vita, un insieme di relazioni tra le persone e le idee, su cui non c'è stato consenso, né discussione, né opposizione. Soltanto compiacimento. La coscienza pubblica non ha ancora assimilato il fatto che la tecnica è un'ideologia.
— Divertirsi da morire di Neil Postman (Pagina 162)
Il genere horror ha accompagnato la mia adolescenza ma, da qualche anno, l'ho quasi completamente abbandonato in favore della fantascienza, che attualmente è più nelle mie corde (il tempo per la lettura è sempre troppo poco ed è necessario selezionare, purtroppo). Sono rimasto piacevolmente sorpreso, ammetto; come in tutte le raccolte di racconti è difficile non trovare quello meno convincente, ma non mi sono mai annoiato sinceramente. L'idea della curatrice di inserire una nota a fine racconto per aiutare il lettore a capire meglio il "contesto" e il perché il racconto è stato scritto, eventualmente adattato e infine scelto per l'antologia, trovo sia molto efficace e apprezzabile.
Mi sento di consigliarlo anche perché, come ho già detto in passato, siamo di fronte al classico libro Add Editore quindi ottima lettura ma anche un bel oggetto.

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