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alephoto85

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Libri di alephoto85

Obiettivo di lettura 2026

30% completato! alephoto85 ha letto 6 di 20 libri.

ha recensito Sinofagia di Xueting C. Ni

Xueting C. Ni: Sinofagia (Paperback, Italiano language, 2025, ADD Editore) 5 stelle

Dall’apparizione di un ombrello rosso che preannuncia eventi spaventosi in un campus universitario, a un …

Davvero un'antologia preziosa...

5 stelle

Il genere horror ha accompagnato la mia adolescenza ma, da qualche anno, l'ho quasi completamente abbandonato in favore della fantascienza, che attualmente è più nelle mie corde (il tempo per la lettura è sempre troppo poco ed è necessario selezionare, purtroppo). Sono rimasto piacevolmente sorpreso, ammetto; come in tutte le raccolte di racconti è difficile non trovare quello meno convincente, ma non mi sono mai annoiato sinceramente. L'idea della curatrice di inserire una nota a fine racconto per aiutare il lettore a capire meglio il "contesto" e il perché il racconto è stato scritto, eventualmente adattato e infine scelto per l'antologia, trovo sia molto efficace e apprezzabile.

Mi sento di consigliarlo anche perché, come ho già detto in passato, siamo di fronte al classico libro Add Editore quindi ottima lettura ma anche un bel oggetto.

Neil Postman: Divertirsi da morire (Paperback, Italian language, 2002, Luiss) 5 stelle

I media definiscono le nostre percezioni, organizzano le nostre esperienze e reazioni emotive, condizionando ogni …

Mi sembra utile chiarire la situazione così: i cambiamenti nell'ambiente simbolico sono come i cambiamenti nell'ambiente naturale; all'inizio, entrambi sono graduali e aggiuntivi, e poi, tutto d'un tratto, si raggiunge la "massa critica", come dicono i fisici. Un fiume, che si è inquinato lentamente, diventa di colpo tossico; quasi tutti i pesci muoiono; nuotarci diventa pericoloso. Ma il fiume sembra sempre lo stesso e una gita in barca si può sempre fare. In altre parole, il fiume non scompare e restano egualmente alcuni dei suoi usi, ma il suo valore è molto diminuito e le sue condizioni degradate avranno effetti negativi sul paesaggio. Succede lo stesso con il nostro ambiente simbolico. Io credo che sia arrivata la "massa critica" in cui i mezzi elettronici hanno cambiato in modo decisivo e irreversibile il carattere del nostro ambiente simbolico. Siamo giunti a una cultura in cui informazioni, idee ed epistemologie vengono dalla televisione, non dalla parola stampata. Ci sono ancora, è vero, molte persone che leggono, e si pubblicano ancora molti libri, ma gli usi della stampa e della lettura non sono più gli stessi; nemmeno a scuola, dove pure si pensava che il libro fosse insostituibile. Si illudono coloro che pensano che la televisione e i libri possano coesistere, perché coesistenza vorrebbe dire parità. Invece non c'è parità. La stampa ha ormai soltanto un residuo di epistemologia, e lo conserverà, aiutata in una certa misura dai computer, dai giornali e dai settimanali, che però sono fatti in modo da sembrare sempre più dei video. Come qualche pesce che sopravvive alla tossicità del fiume e come i barcaioli che continuano a navigarci, ci sarà sempre ancora tra noi qualche persona per la quale il senso delle cose continuerà a essere vivificato dalle vecchie acque limpide.

Divertirsi da morire di  (Pagina 49)

Roberto Casati: Contro il colonialismo digitale (Italian language, 2013) 5 stelle

Il rapporto della scuola con le nuove tecnologie ha molti altri spazi che non quello della rincorsa. In realtà, e ribadisco il punto esposto in precedenza, la scuola avrebbe tutto da guadagnare da una riflessione sulle sue immense potenzialità non digitali in un mondo colonizzato dagli strumenti digitali commerciali. A medio termine, sarebbe già molto importan-te permettere agli insegnanti e alle famiglie di riconoscere la distinzione tra «nativi digitali» (nell'accezione innocua di «abituati alle tecnologie») e «competenti tecnologici». Si può essere digitali di nascita e restare poi tutta la vita incantati da una tecnologia di cui non si comprendono i meccanismi e che viene quindi vissuta in modo quasi magico. Aiutare a comprendere il funzionamento delle architetture informatiche, la ricerca scientifica e tecnologica, le strutture economiche e di potere dietro i prodotti di uso anche più comune (perché compare la sequenza «http://», chi assegna i nomi di dominio, chi possiede i miei dati personali, chi ha i permessi per modificare la mia pagina web e come viene costruito il mio profilo a fini pubblicitari) sarebbe già un primo, utile passo, del tutto in linea con i compiti generali della scuola e tale, forse, da levare l'affanno della rincorsa rispetto a una tecnologia rapida che viene soltanto subìta. La velocità dell'innovazione tecnologica genererà inevitabilmente una continua carenza quanto alla comprensione teorica delle tecnologie: dobbiamo spiegare che cosa è un algoritmo, in che modo gli algoritmi di Google determinano il design dei sistemi di raccomandazione e in che modo quest'ultimo determina poi le scelte di chi le tecnologie le usa (vedi più avanti). Si deve spiegare come si paghino a distanza di anni certe scelte di design riciclato nel grande copia-e-incolla della costruzione del software. Piuttosto che introdurre con affanno le tecnologie in classe, la scuola ha molto margine per insegnare a studiare le complessità non solo tecniche ma anche sociali e cognitive del design tecnologico.

Contro il colonialismo digitale di  (Pagina 95)

Roberto Casati: Contro il colonialismo digitale (Italian language, 2013) 5 stelle

«Multitasking» è un termine che proviene dal mondo informatico e designa lo svolgimento parallelo di più attività, cosa che i computer fanno in modo egregio, anche perché sono stati progettati per farlo. Applicato al comportamento umano il multitasking ha un significato banale e un significato assai più impegnativo. Il significato banale riguarda il fatto che il nostro cervello fa un'enorme quantità di cose contemporaneamente (altrimenti non potreste nemmeno tenere in mano questo libro mentre leggete). Il punto è che queste operazioni sono del tutto inconsce, e il multitasking in questo senso non è un dato culturale, visto che anche il cervello delle galline opera in questa modalità «sotto traccia». Chi parla di multitasking ha in mente qualcosa di diverso e di assai più impegnativo, un dividersi dell'attenzione cosciente su più compiti nello stesso momento. L'attenzione cosciente è però assai gelosa: non potete compilare la dichiarazione dei redditi mentre recitate l'infinito di Leopardi e disegnate una natura morta. (Tra l'altro, ci si accorge facilmente del fatto che l'amico con cui parlate al telefono sta «anche» leggendo le mail!) Quello che state facendo è piuttosto passare in continuazione da un'attività all'altra. Non esiste, insomma, il multitasking cosciente. Si ha piuttosto a che fare con il «task switching», p-rente prossimo dello zapping. Continueremo a usare il termine «multitasking» tenendo presente tutto ciò.

Contro il colonialismo digitale di  (Pagina 69)