cretinodicrescenzago ha finito di leggere The Book of Iod di Henry Kuttner

The Book of Iod di Henry Kuttner
From one of the grand masters of science-fiction comes a collection inspired by H.P. Lovecraft’s Cthulhu Mythos.
Hugo-nominee and sci-fi …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Completato! cretinodicrescenzago ha letto 23 di 12 libri.

From one of the grand masters of science-fiction comes a collection inspired by H.P. Lovecraft’s Cthulhu Mythos.
Hugo-nominee and sci-fi …

A complete collection of his Galloway Gallegher stories from the Hugo nominated master of science fiction.
In this complete collection, …
A volte fissarsi su un autore solo e spulciarne tutta la bibliografia porta ad aprire i propri orizzonti, e a me è appena successo con il prolifico signor Kuttner: dopo i suoi pezzi forti di fantasy e science fantasy sono approdato a Man Drowning, e mi è sbocciata una fascinazione per il noir / hardboiled (devo ancora capire la differenza esatta, ma c'è tempo!).
Per assurdo che possa sembrare, il mio iter di lettura è stato molto simile a quello che ho avuto con L'isola di Arturo di Elsa Morante, a livello di idea pregressa dell'opera smentita clamorosamente e positivamente dai fatti Cosa mi aspettavo quando ho comprato il romanzo, in base all'enigmatica quarta di copertina: un giallo crudo ma non troppo nichilista su un reduce di guerra che diventa detective privato per una coppia in crisi e cerca di normalizzare i rapporti con la ex moglie – che …
A volte fissarsi su un autore solo e spulciarne tutta la bibliografia porta ad aprire i propri orizzonti, e a me è appena successo con il prolifico signor Kuttner: dopo i suoi pezzi forti di fantasy e science fantasy sono approdato a Man Drowning, e mi è sbocciata una fascinazione per il noir / hardboiled (devo ancora capire la differenza esatta, ma c'è tempo!).
Per assurdo che possa sembrare, il mio iter di lettura è stato molto simile a quello che ho avuto con L'isola di Arturo di Elsa Morante, a livello di idea pregressa dell'opera smentita clamorosamente e positivamente dai fatti
Cosa mi aspettavo quando ho comprato il romanzo, in base all'enigmatica quarta di copertina: un giallo crudo ma non troppo nichilista su un reduce di guerra che diventa detective privato per una coppia in crisi e cerca di normalizzare i rapporti con la ex moglie – che è la mia idea platonica di noir yankee degli anni Cinquanta, probabilmente formatasi attraverso parodie e affettuosi omaggi.
Cosa ho trovato davvero: sostanzialmente una storia dell'orrore realistica in cui la vera eroina positiva è una povera donna intrappolata in mezzo fra tre uomini disgustosamente abusivi, il protagonista è uno di essi ed è la perfetta rappresentazione di uno specifico tipo umano disfunzionale (l'uomo violento di carattere gregario), la vicenda segue i piani e contropiani del repellente protagonista per perseguitare l'eroina, e tali piani e contropiani fanno intersecare la sua storia con quella di una coppia tanto disfunzionale quanto morbosamente affascinante (e con "morbosamente affascinante" intendo "mi ricorda quel po' che ho letto di Edgar Allan Poe").
Sicuramente non è un romanzo per cuori delicati e sinceramente ho provato spesso del vero e proprio voltastomaco davanti alle violenze psicologiche inflitte alla povera Sherry e ai comportamenti autodistruttivi dei coniugi De Anza, ma alla fin fine questo disagio si risolve in una soddisfacentissima catarsi, e nel caso dei De Anza l'inquietudine è un po' stemperata dal pittoresco barocco del loro stile di vita.
Forse il mio prediletto fra i romanzi di Kuttner letti sinora e di sicuro nei prossimi anni finirò per farmi una cultura sul "giallo nichilista" (o comunque si chiami!), probabilmente passando per Raymond Chandler.

A torrid tale of violence and murder from an iconic author.
Nick Banning was a man drowning in a land …

traduzione a cura di alcune militanti del Comitato italiano di Jineolojî
Jin, Jiyan, Azadî raccoglie le voci di venti rivoluzionarie …
Non potevo iniziare il 2022 senza continuare la mia monografia sulla science fantasy di Henry Kuttner e C.L. Moore, quindi ho proseguito da dove mi ero interrotto e ho recuperato Lands of the Earthquake. Sulla carta, questo romanzo prometteva bene: uomo moderno traslato in un mondo parallelo di mostri e stregonerie e contrapposto a una misteriosa femme fatale, proseguendo sul filone di The Dark World; i primi capitoli, inoltre, confermano la buona impressione, con un Kerak crociato disperso nel Multiverso che effettivamente ha sapore di Alto Medioevo, una Città degli Stregoni che sembra anticipare di quindici anni gli Dèi del Caos di zio Michael Moorcock e il tocco Lovecraftiano di una misteriosa Caccia Selvaggia. Poi però tutto l'impianto della trama salta in aria, visto che il nostro eroe William Boyce passa sostanzialmente l'intera vicenda ad agire come un burattino nelle mani della voce narrante, sempre pronto a …
Non potevo iniziare il 2022 senza continuare la mia monografia sulla science fantasy di Henry Kuttner e C.L. Moore, quindi ho proseguito da dove mi ero interrotto e ho recuperato Lands of the Earthquake. Sulla carta, questo romanzo prometteva bene: uomo moderno traslato in un mondo parallelo di mostri e stregonerie e contrapposto a una misteriosa femme fatale, proseguendo sul filone di The Dark World; i primi capitoli, inoltre, confermano la buona impressione, con un Kerak crociato disperso nel Multiverso che effettivamente ha sapore di Alto Medioevo, una Città degli Stregoni che sembra anticipare di quindici anni gli Dèi del Caos di zio Michael Moorcock e il tocco Lovecraftiano di una misteriosa Caccia Selvaggia. Poi però tutto l'impianto della trama salta in aria, visto che il nostro eroe William Boyce passa sostanzialmente l'intera vicenda ad agire come un burattino nelle mani della voce narrante, sempre pronto a compiere azioni avventate su indicazione di terze parti, mai consapevole di cosa stia realmente accadendo e perché – che è l'esatto contrario di quanto Moore e Kuttner avevano fatto in The Dark World, in cui il protagonista Edward Bond era all'oscuro di alcuni aspetti del mondo immaginario, ma sapeva abbastanza da essere plausibilmente proattivo, anziché fare la figura del cretino senza spina dorsale. E, a catena, laddove in The Dark World i misteri sono pochi e si risolvono un bel climax, qui in Lands of the Earthquake il finale, pur godendo di alcuni bellissimi tocchi di colore, resta pieno di passaggi affrettati, contorti o lasciati direttamente in sospeso, il che indebolisce alquanto lo scoglimento finale. Al momento il peggiore dei lavori di Moore e Kuttner assieme a Earth's Last Citadel, speriamo bene per i testi che ancora mi rimangono...

William Boyce, in whose veins flows the blood of crusaders, goes on the quest of a lost memory and a …

A dicembre 2021 sarà il 30° anniversario della fine dell'Urss. L'italo-russo Yurii Colombo - ormai da molti anni corrispondente da …
Dopo qualcosa come sei mesi, finalmente leggo un romanzo di C.L. Moore e Henry Kuttner paragonabile per qualità al mio beneamato The Dark World – e guarda caso Beyond Earth's Gates è attribuibile principalmente a Catherine (che era notoriamente più fine di Henry) e rompe con lo schema dei precedenti romanzi. A questo giro, infatti, non abbiamo davanti un testo science fantasy "eroico-avventuroso" in cui un Terrestre va a fare il paladino errante in un mondo parallelo incantato: abbiamo una sorta di noir in cui un uomo e una donna terrestri legati da un rapporto tossico finiscono su un pianeta strapieno di "tecnologia arcana" percepita come magia (in accordo con la famosa Terza Legge di Clarke), e i due viaggiatori dimensionali rimangono coinvolti in un gioco di spionaggio incrociato fra il governo teocratico e l'opposizione segreta – un intreccio che immagino sia stato ripreso dall'apprezzato Gather, Darkness! di Fritz Leiber …
Dopo qualcosa come sei mesi, finalmente leggo un romanzo di C.L. Moore e Henry Kuttner paragonabile per qualità al mio beneamato The Dark World – e guarda caso Beyond Earth's Gates è attribuibile principalmente a Catherine (che era notoriamente più fine di Henry) e rompe con lo schema dei precedenti romanzi. A questo giro, infatti, non abbiamo davanti un testo science fantasy "eroico-avventuroso" in cui un Terrestre va a fare il paladino errante in un mondo parallelo incantato: abbiamo una sorta di noir in cui un uomo e una donna terrestri legati da un rapporto tossico finiscono su un pianeta strapieno di "tecnologia arcana" percepita come magia (in accordo con la famosa Terza Legge di Clarke), e i due viaggiatori dimensionali rimangono coinvolti in un gioco di spionaggio incrociato fra il governo teocratico e l'opposizione segreta – un intreccio che immagino sia stato ripreso dall'apprezzato Gather, Darkness! di Fritz Leiber e che, personalmente, mi ha deliziato: c'è una tematica sociale di fondo, c'è la giusta dose di suspense, c'è un gusto di "storia delle persone comuni" che è sempre bene assaporare per non assuefarsi alla narrativa "eroica". E come se non bastasse la voce narrante del protagonista è quanto mai autoironica e si spende un sacco in commenti meta-letterari che confrontano la sua prosaica avventura a quelle classiche della narrativa "a portale", John Carter in testa.
Un pezzo delizioso, per parte mia, ma anche stavolta tanti refusi nell'ebook Gollancz.

Under Eddie Burton’s management the ambitious starlet Lorna Maxwell seemed headed for the top of Broadway’s glamorous world of make-believe. …
Avviso sul contenuto Commenti esplicit al (telefonato) colpo di scena del finale
Nell'autunno 2021 ebbi la brillante idea di rileggere l'ottimo The Dark World e in quel momento, da bravo autistico ossessivo, mi impegnai a leggere anche gli altri sette romanzi science fantasy composti da Henry Kuttner e Catherine Lucille Moore, e finalmente con questo The Well of the Worlds ho concluso l'opera. E purtroppo si è chiusa in farsa.
Momento di contesto: Hank e Catherine iniziarono a comporre romanzi d'avventura fantastica nel 1943 con Earth's Last Citadel, che vendettero al mensile «Argosy», poi nel Dopoguerra composero a raffica altri sei testi usciti fra '46 e '49 su «Startling Stories», con esiti di qualità variabile (a voler fare una mia classifica, in testa The Dark World, in fondo assai distanziato Lands of the Earthquake)... per poi abbandonare il genere, ritornandoci un'ultima volta nel '52 appunto con The Well of the Worlds. E, dal mio punto di vista, quest'ultimo romanzo pubblicato così isolato odora lontano un miglio di lavoretto facile e veloce per pagare una bolletta, siccome ha dentro tutti gli elementi più deboli delle precedenti opere, frullati assieme alla buona. C'è il viaggio nello spazio-tempo sino a una classicissima dimensione wellsiana in cui alieni semidivini tiranneggiano sugli umani, già vista in Earth's Last Citadel. C'è una contrapposizione elementare fra femme fatale e donzella in pericolo che in Lands of the Earthquake era, forse, l'unico tema ben eseguito (il che è tutto dire). C'è un antagonista maschile piatto come un foglio di carta vagamente reminiscente dei cattivi di Ian Fleming, analogo all'antagonista del peggiore fra i racconti di Catherine inclusi in Judgment Night: A Selection of Science Fiction. C'è un protagonista ebete che finisce in mezzo al conflitto nel mondo parallelo, fa il boccalone per 3/4 del romanzo senza capire una beata fava e si sveglia sul finale a schierarsi, non diversamente dall'eroe di The Mask of Circe. E, quel che è peggio, questi ingredienti banalotti ma non per questo da buttare sono soffocati da pagine e pagine di prosa vuota in cui la più piccola azione e descrizione viene gonfiata con dettagli sovrabbondanti quanto generici (sembra un controsenso, ma giuro che si presta) e con riflessioni rimuginanti della voce narrante, chiaramente atte ad allungare il brodo di una storia che avrebbe potuto essere raccontata in modo più conciso e risolversi in metà delle pagine – e per far capire quanto ciò sia grave, basta pensare che nel climax del romanzo c'è sostanzialmente un duello di spade laser fra due aliene semidivine su una piattaforma di vetro sospesa sopra un buco-di-vermi artificiale, eppure questa scena potenzialmente così avvincente e spettacolare risulta solamente decente, poiché arriva al termine di eventi noiosi e privi di qualsiasi pathos ed è seguita da ulteriori, noiosissimi spiegoni. Ora, io non biasimo Moore e Kuttner per aver riproposto una formula narrativa collaudata in cui, ormai, non avevano chiaramente più interesse, però è un peccato che il loro congedo dalla narrativa lunga sia di livello così basso. Mi sa che quando tornerò a trovarli, in un prossimo futuro, passerò ai racconti brevi...

When the curiously exotic millionairess Klai Ford started telling him about ghosts in a uranium mine, Sawyer knew he’d better …
Avviso sul contenuto Commenti espliciti a tutti gli aspetti del finale
Dopo aver letto in ordine sparso tre degli otto romanzi science fantasy di Catherine Moore e Henry Kuttner ho deciso di andare alla radice e leggere il primo testo in ordine di stesura (nonché unico in cui Moore sia accreditata come coautrice alla pari con il marito), appunto questo Earth's Last Citadel – e francamente un po' me ne pento, perché questo è uno di quei casi in cui l'opera prima anticipa situazioni sviluppate molto meglio in testi della maturità e quindi risulta, in confronto, grezza e ridondante. Più nello specifico, Earth's Last Citadel è sostanzialmente l'intreccio di The Time Axis con innestati all'interno alcuni elementi del worldbuilding di Valley of the Flame, e funziona peggio di entrambe le opere successive: il quartetto di protagonisti intento a viaggiare nello spazio-tempo consiste di quattro manichini senza carattere che rispondono perfettamente agli stereotipi di Eroe Tutto d'Un Pezzo e Blando, Vecchio Supergenio, Bruto e Donna d'Azione Per-le-pari-opportunità; lo scenario di Terra Morente in cui sorge l'eponima Ultima Cittadella ripropone con scarsa inventiva la solita dicotomia fra culture "grezze ma proattive" e "raffinate ma inermi" che nella letteratura del 1943 era già vecchia di cinquant'anni; l'Eroe Tutto d'Un Pezzo e Blando ovviamente vive per un periodo presso la cultura futura "raffinata ma inerme", secondo gli stilemi della letteratura di mondo perduto; il lasco conflitto centrale si risolve anche qui con una "battaglia psicologica" decisamente carente di pathos. Unici punti in cui il romanzo dimostra dei guizzi di carattere e colore sono alcune sequenze descrittive: la geologia e zoologia della Terra Morente, la morte del malvagio alieno di energia e il progetto di emigrazione degli ultimi umani su Venere, tutti elementi che avrebbero meritato di essere dettagliati in un romanzo "di costume" che esplorasse questa ambientazione dall'interno, anziché fare da sfondo di cartapesta per un'"avventura a portale". Mi consola che, a quanto ho capito, almeno l'ultimo dei tre punti è stato elaborato con buoni risultati da Moore e Kuttner poco tempo dopo, nella dilogia delle Fortezze. Posto quindi che Earth's Last Citadel mi ha deluso, è giusto spezzare una lancia: i romanzi d'avventura di Kuttner e Moore uscivano su riviste mensili e a intervalli di sei mesi se non un anno l'uno dall'altro, quindi è comprensibile che i due coniugi avessero messo assieme un repertorio ristretto di situazioni e personaggi, riproponendolo di opera in opera con variazioni limitate – il pubblico medio non avrebbe notato più di tanto la somiglianza e loro avrebbero pagato le bollette con sforzo relativo. Certo, questo non vuol dire che le loro produzioni "in serie" meritino tutte di essere recuperate, specialmente a fronte di un piccolo capolavoro fuori dallo schema fisso quale The Dark World. Sia come sia, credo sia ora di passare ai loro racconti brevi, che in teoria erano la loro vera specialità.

Torn from the Twentieth Century by the super-science of a master being from an alien galaxy, four adventurers find themselves …
Come proposito per la primavera 2022 mi sono imposto di finire i romanzi science fantasy di C.L. Moore e Henry Kuttner, quindi ci ho dato dentro con questo The Mask of Circe – e sinceramente l'ho trovato decente ma non eccelso, un 2,5 arrotondato per eccesso al pari di Valley of the Flame. Da un lato questo romanzo si muove nello stesso filone dei due immediatamente precedenti, The Dark World e Lands of the Earthquake, e mette anch'esso in scena un giovinotto yankee medio trasportato in un mondo parallelo incantato, dove diventa l'ago della bilancia in una guerra fra due fazioni – ma esattamente come Lands of the Earthquake, pure The Mask of Circe allunga inutilmente il brodo con una prima fase in cui l'eroe non comprende la natura del mondo parallelo e cerca di metterne assieme i pezzi mentre le due fazioni (letteralmente) se lo palleggiano, così …
Come proposito per la primavera 2022 mi sono imposto di finire i romanzi science fantasy di C.L. Moore e Henry Kuttner, quindi ci ho dato dentro con questo The Mask of Circe – e sinceramente l'ho trovato decente ma non eccelso, un 2,5 arrotondato per eccesso al pari di Valley of the Flame. Da un lato questo romanzo si muove nello stesso filone dei due immediatamente precedenti, The Dark World e Lands of the Earthquake, e mette anch'esso in scena un giovinotto yankee medio trasportato in un mondo parallelo incantato, dove diventa l'ago della bilancia in una guerra fra due fazioni – ma esattamente come Lands of the Earthquake, pure The Mask of Circe allunga inutilmente il brodo con una prima fase in cui l'eroe non comprende la natura del mondo parallelo e cerca di metterne assieme i pezzi mentre le due fazioni (letteralmente) se lo palleggiano, così è solo nell'ultimo terzo della storia che la patina artificiosa di mistero si dissolve, l'eroe (e quindi noi lettori) si raccapezza sulle leggi della dimensione incantata, e finalmente succedono cose sensate. Considerando che l'intreccio di The Dark World non cadeva in questa trappola (anzi!), The Mask of Circe in proporzione risulta nettamente più noioso, tuttavia presenta un climax decente nel finale e uno scioglimento deliziosamente malinconico, lati positivi che salvano la trama dall'effetto "minestrone inconcludente" che ho rilevato in Lands of the Earthquake. Va però dato a Cesare quel che è di Cesare e riconosciuto che Lands of the Earthquake metteva in campo un bel world-building che mescolava liberamente suggestioni di orrore cosmico e scenari fiabeschi, laddove The Mask of Circe gioca tutto su una rilettura estremamente banale e raffazzonata del mito di Giasone (in sostanza Giasone avrebbe avuto una relazione fallimentare con Circe, e ciò causa pure dei problemi di coerenza interna rispetto al resto della saga argonautica), a malapena tamponata dalle simpatiche spiegazioni pseudo-psicologiche (anziché pseudo-biologiche) dei fenomeni magici – se non erro questo gusto per la "fantascienza della psiche" fu una cifra del Kuttner maturo e di sicuro mi incentiva a recuperare la sua tetralogia di gialli psicanalitici, The Michael Gray Novels.
Ah, per una volta l'edizione Gollancz aveva pochi errori di battitura!