cretinodicrescenzago vorrebbe leggere ... E così via... di Boris Ryžij

... E così via... di Boris Ryžij
La sacca ai piedi, in un buio androne, suona il sassofono la notte intera, mentre nel parco dorme l’ubriacone, disteso …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Completato! cretinodicrescenzago ha letto 14 di 12 libri.

La sacca ai piedi, in un buio androne, suona il sassofono la notte intera, mentre nel parco dorme l’ubriacone, disteso …
In questo angolo di mondo siamo abituatə a vedere la dissoluzione dell’Unione Sovietica come un evento storico positivo: tuttə abbiamo ben presenti le immagini di persone festanti che scavalcano o picconano il Muro di Berlino nel novembre 1989. Com’è prassi, però, la realtà è più complessa di un singolo momento di gioia e oggi è chiaro come il costo umano della transizione post-comunista sia stato ingente, con un peggioramento della qualità della vita tale che si è registrato addirittura un ingente aumento di decessi prematuri. Un’ulteriore conferma del fatto che la libertà è bella, ma il capitalismo selvaggio un po’ meno.
In questo contesto nasce la raccolta di Boris Ryžij, un poeta che ho incrociato per la prima volta su Il rifugio dell’ircocervo e che mi sono convinta a leggere dopo che Giovanni Savino, storico specialista di Russia ed Europa orientale, ne aveva pubblicato una poesia sul suo canale Telegram, …
In questo angolo di mondo siamo abituatə a vedere la dissoluzione dell’Unione Sovietica come un evento storico positivo: tuttə abbiamo ben presenti le immagini di persone festanti che scavalcano o picconano il Muro di Berlino nel novembre 1989. Com’è prassi, però, la realtà è più complessa di un singolo momento di gioia e oggi è chiaro come il costo umano della transizione post-comunista sia stato ingente, con un peggioramento della qualità della vita tale che si è registrato addirittura un ingente aumento di decessi prematuri. Un’ulteriore conferma del fatto che la libertà è bella, ma il capitalismo selvaggio un po’ meno.
In questo contesto nasce la raccolta di Boris Ryžij, un poeta che ho incrociato per la prima volta su Il rifugio dell’ircocervo e che mi sono convinta a leggere dopo che Giovanni Savino, storico specialista di Russia ed Europa orientale, ne aveva pubblicato una poesia sul suo canale Telegram, Russia e altre sciocchezze. Ryžij è considerato uno dei poeti migliori della sua generazione, nonostante ci abbia lasciato ad appena ventisei anni.
La poesia di Ryžij sono tra le più strazianti che mi sia capitato di leggere: parlano con nostalgia di un mondo che sta svanendo e non hanno alcuna speranza per quello nuovo che sta arrivando. Il problema per Ryžij è che lui non riesce ad adattarsi a dei cambiamenti tanto repentini, lui che si sente della schiatta di quellə che stanno nelle ultime file e non sanno bene cosa fare di se stessə e delle loro vite.
Non è la raccolta di poesie ideale per tirarsi sul il morale in mezzo allo sfacelo della nostra contemporaneità, ma di sicuro è possibile trovarci l’eco del nostro disagio di fronte a cambiamenti che ci tolgono la terra sotto ai piedi. Non guasta che questa edizione sia veramente curatissima: ha il testo russo a fronte e un apparato di note e commento a ogni poesia che rende possibile comprendere ogni testo a fondo.

A cura di Elias Jahshan Traduzione di Giorgia Sallusti Prefazione di Sandra Cane
Arabǝ e queer è la radicale affermazione …
L'opera prima di Clarke, Jonathan Strange & Mr Norrell, mi ha fatto compagnia proprio nel periodo in cui mi sono congedato dagli ultimi retaggi del me stesso studente e mi sono trasformato in un giovane lavoratore; Piranesi, il suo secondo e per ora ultimo romanzo (e speriamo non l'ultimo davvero, considerando che l'autrice scrive lentissimamente per problemi di salute gravi), mi ha fatto compagnia ora, che da giovane lavoratore divento uomo adulto, e che dire, mi ha dato tanto, perché nel protagonista Piranesi ho trovato tanto, ma tanto di me stesso. Certo, il romanzo è costruito come trama di mistero (diciamo pure "giallo") e funziona egregiamente sia perché si tratta di un mistero fantastico situato in un mondo immaginario fuori dagli schemi, sia perché la voce narrante è tutto meno che un detective convenzionale (da giallo realstico o fantastico che sia); indubbiamente ciò lo rende più "cerebrale" di …
L'opera prima di Clarke, Jonathan Strange & Mr Norrell, mi ha fatto compagnia proprio nel periodo in cui mi sono congedato dagli ultimi retaggi del me stesso studente e mi sono trasformato in un giovane lavoratore; Piranesi, il suo secondo e per ora ultimo romanzo (e speriamo non l'ultimo davvero, considerando che l'autrice scrive lentissimamente per problemi di salute gravi), mi ha fatto compagnia ora, che da giovane lavoratore divento uomo adulto, e che dire, mi ha dato tanto, perché nel protagonista Piranesi ho trovato tanto, ma tanto di me stesso. Certo, il romanzo è costruito come trama di mistero (diciamo pure "giallo") e funziona egregiamente sia perché si tratta di un mistero fantastico situato in un mondo immaginario fuori dagli schemi, sia perché la voce narrante è tutto meno che un detective convenzionale (da giallo realstico o fantastico che sia); indubbiamente ciò lo rende più "cerebrale" di Strange & Norrell, che invece indulgeva di più nel ritratto psicologico, e questa cerebralità, anzi, risulta via via più avvincente, man mano che la trama si infittisce e la risoluzione del mistero passa anche per un'alternanza di voci che ci riporta allo stile ergodico dell'opera precedente; nondimeno, in aggiunta alla bella, bella trama di mistero, Piranesi mi ha avvinto anche per la sua struttura di diario e il conseguente dialogo a tu per tu fra noi pubblico e Piranesi il portagonista, e più entravo nella sua testa più ci riconoscevo la mia, e a più riprese ho esperito una profonda empatia e tenerezza per le sue pratiche di vita, i suoi modi di pensiero e il suo approccio ai problemi: il momento massimo è successo in una particolare scena in cui il nostro eroe sceglie di riposarsi per assimilare con calma una fatica cognitiva... e io stavo leggendo per riposarmi dopo una fatica cognitiva! Essendo un romanzo del mistero, e non un romanzo mondo, intrinsecamente Piranesi non ha la rileggibilità infinita del suo fratello maggiore, ma è un romanzo del mistero che parla di una persona come me, e me lo porterò nel cuore.

Piranesi lives in the House. Perhaps he always has.
In his notebooks, day after day, he makes a clear and …

La trama alternativa è un punto di vista inedito sulla violenza di genere, e un invito a guardare oltre i …

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Carlos Atanes è regista, sceneggiatore, scrittore, drammaturgo e studioso di esoterismo. Autore di corti e lungometraggi dedicati all’occulto e al …

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Though it lasted for only six tense days in June, the 1967 Arab-Israeli war never …
Mi sono avvicinato al libro con certi pregiudizi sull'autore, ex ambasciatore Israeliano negli USA nominato da un governo Netanyahu negli anni 00 e politico di area centrista negli anni successivi. Detto ciò la postura analitica assunta dall'autore tiene. Il libro ha una corposa appendice bibliografica in inglese, arabo, ebraico e russo ed è stato realizzato con decine di interviste, orali e scritte, a membri dei diversi stati in lotta tra la fine degli anni '90 e 'inizio degli anni 00. L'idea centrale del libro è che la causa profonda della guerra del '67 non sia stata nè nella volontà strombazzata da Nasser di distruggere Israele nè volontà espansioniste del governo Eshkol, la cui politica andava in tutta altra direzione, ma sia stata l'intreccio di diversi fattori:
Mi sono avvicinato al libro con certi pregiudizi sull'autore, ex ambasciatore Israeliano negli USA nominato da un governo Netanyahu negli anni 00 e politico di area centrista negli anni successivi. Detto ciò la postura analitica assunta dall'autore tiene. Il libro ha una corposa appendice bibliografica in inglese, arabo, ebraico e russo ed è stato realizzato con decine di interviste, orali e scritte, a membri dei diversi stati in lotta tra la fine degli anni '90 e 'inizio degli anni 00. L'idea centrale del libro è che la causa profonda della guerra del '67 non sia stata nè nella volontà strombazzata da Nasser di distruggere Israele nè volontà espansioniste del governo Eshkol, la cui politica andava in tutta altra direzione, ma sia stata l'intreccio di diversi fattori:
Ecco, su questo ultimo punto secondo me emerge il bias dell'autore che prende in considerazione solo la disastrosa operazione di rappresaglia condotta a Samu' ed elide dal discorso lo stillicidio di operazioni di più piccola scala portate avanti negli anni precedenti. Insomma: i conflitti vanno analizzati nel loro contesto e non in base a grandi narrazioni. L'analisi del complesso gioco diplomatico e militare è comunque reso benissimo senza andare nei tecnicismi dei libri di storia più puramente militare, interessanti per nerd e addetti ai lavori. Interessante l'analisi del day-after del conflitto in cui si mostra chiaramente come il governo Israeliano non avesse un piano di sorta per i territori conquistati, se non barattarli in cambio di trattati di pace con i vicini, tesi per il cui approfondimento rimanderei a un saggista come Gorenberg in "The accidental empire" (bello ma non esattamente di agile lettura) e ai capitoli iniziali di "The Yom Kippur War" di Rabinovich (bello e di agile lettura); nel mentre negli USA si facevano piani grandiosi per proporre una pax americana... non capendo nulla della situazione. Sottolineo che è interessante e non banale il tratteggio psicologico dei vari leader (e si ammette tranquillamente che Dayan continua a rimanere un mistero a tratti insondabile). In definitiva una ricostruzione di alto livello, anche se con alcuni bias, del conflitto che ha veramente ridato forma al Medio Oriente, segnando il tramonto definitivo del nazionalismo pan-arabo, che lascerà il campo al nazionalismo palestinese propriamente detto e successivamente all'islamismo, lo stringersi delle relazioni israelo-statunitensi e la sussunzione definitiva di un conflitto regionale nel conflitto globale della Guerra Fredda. Se uno si aspetta la presenza di elementi di classe nel libro può continuare ad attendere: l'autore è un liberale e a certe cose non è avvezzo. Ma è un liberale intelligente e quindi va studiato.

Michael B. Oren: Six days of war (2003, Ballantine Books)
Though it lasted for only six tense days in June, the 1967 Arab-Israeli war never really ended. Every crisis that …

Nuova edizione
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Le nuove spiritualità offrono l'arcaico, l'originario e il mondo ancestrale come un parco giochi dove ritrovare la propria intimità per …

Da sempre – in ogni luogo, epoca e cultura – gli esseri umani hanno chiamato in causa la natura per …

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