Baylee ha finito di leggere Altre voci altre stanze di Truman Capote

Altre voci altre stanze di Truman Capote
«È insolito, ma qualche volta succede, a quasi tutti gli scrittori, che la stesura di una particolare storia risulti facile, …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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37% completato! Baylee ha letto 30 di 80 libri.

«È insolito, ma qualche volta succede, a quasi tutti gli scrittori, che la stesura di una particolare storia risulti facile, …

Il viaggio oltre ogni immaginazione ... non è ancora terminato. Sono trascorse solo otto settimane da quel fatidico giorno in …
La prima cosa da dire di Abarat è che è un mondo e non soltanto un libro. Il lettore non si limita a leggere, ma entra in Abarat, trasportato dal Mar d'Izabella insieme alla protagonista, Candy Quackenbush.
Merito di ciò è sicuramente anche delle illustrazioni dell'autore che impreziosiscono il romanzo: così possiamo seguire a fianco a fianco Candy in tutte le sue avventure e meravigliarci con lei davanti alle stravaganti (a dir poco) creature che popolano Abarat. L'immaginazione non fa certo difetto al signor Barker, che ha inserito nel suo libro creature che saltellano a pelo d'acqua, glifi (cioè macchine volanti fatte di luce e magia) e ladri matricolati a otto teste.
Il mondo stesso che queste creature abitano – Abarat, appunto – è favoloso: ventiquattro isole, una per ogni ora del giorno, alle quali si aggiunge la misteriosa Venticinquesima Ora, dove spazio e tempo si confondono. Essendo le Ore …
La prima cosa da dire di Abarat è che è un mondo e non soltanto un libro. Il lettore non si limita a leggere, ma entra in Abarat, trasportato dal Mar d'Izabella insieme alla protagonista, Candy Quackenbush.
Merito di ciò è sicuramente anche delle illustrazioni dell'autore che impreziosiscono il romanzo: così possiamo seguire a fianco a fianco Candy in tutte le sue avventure e meravigliarci con lei davanti alle stravaganti (a dir poco) creature che popolano Abarat. L'immaginazione non fa certo difetto al signor Barker, che ha inserito nel suo libro creature che saltellano a pelo d'acqua, glifi (cioè macchine volanti fatte di luce e magia) e ladri matricolati a otto teste.
Il mondo stesso che queste creature abitano – Abarat, appunto – è favoloso: ventiquattro isole, una per ogni ora del giorno, alle quali si aggiunge la misteriosa Venticinquesima Ora, dove spazio e tempo si confondono. Essendo le Ore così territorialmente divise in isole, Notte e Giorno assumono l'importanza di Male e Bene, in eterna lotta ed equilibrio tra di loro. O almeno lo sono stati finché non si è intromesso un terzo elemento... Cosa accade se quel Male non è più così Male? E se il Bene non riesce a trovare il Male “giusto” da combattere?
Una favola horror per ragazzi che si fa leggere volentieri anche dai grandi; una favola piena di commistioni tra razze; una favola dove anche Bene e Male si confondono, dove i sorrisi celano malvagi e aspetti grotteschi rivelano gentilezza. Un romanzo pieno di magia, mistero e fascino; un mondo indimenticabile.

Candy Quackenbush, ragazzina irrequieta, vive a Chickentown, una cittadina noiosa del Minnesota. Dopo un violento scontro con un'insegnante, fugge da …
Eccomi qui, davanti alla pagina bianca e con troppe idee per poterle organizzare in una recensione di senso compiuto. L'Ulisse è il libro più impegnativo che abbia letto nella mia vita: nessun altro romanzo mi aveva messo così tanto alla prova. Quindi, posso fin da subito dirvi che l'Ulisse non è libro per tutti: è per chi ha voglia di mettersi alla prova, per chi ha voglia di scervellarsi, per chi ha la costanza di leggere e rileggere. Se non siete tra costoro, non preoccupatevi: ci sono milioni di libri bellissimi che aspettano solo voi!
Però mi piacerebbe davvero scrivere una recensione che vi induca almeno a considerare l'idea di accostarvi a questo capolavoro. Se conoscete la – pessima – fama che l'Ulisse ha tra i lettori, è estremamente improbabile che riesca a stimolare la vostra curiosità. È innegabile quanto sudore neuronale si versi su questo libro …
Eccomi qui, davanti alla pagina bianca e con troppe idee per poterle organizzare in una recensione di senso compiuto. L'Ulisse è il libro più impegnativo che abbia letto nella mia vita: nessun altro romanzo mi aveva messo così tanto alla prova. Quindi, posso fin da subito dirvi che l'Ulisse non è libro per tutti: è per chi ha voglia di mettersi alla prova, per chi ha voglia di scervellarsi, per chi ha la costanza di leggere e rileggere. Se non siete tra costoro, non preoccupatevi: ci sono milioni di libri bellissimi che aspettano solo voi!
Però mi piacerebbe davvero scrivere una recensione che vi induca almeno a considerare l'idea di accostarvi a questo capolavoro. Se conoscete la – pessima – fama che l'Ulisse ha tra i lettori, è estremamente improbabile che riesca a stimolare la vostra curiosità. È innegabile quanto sudore neuronale si versi su questo libro (a meno che non siate dei piccoli geni, e in questo caso mi domando perché perdiate tempo a leggere questa recensione).
Ma la fatica paga ed è anche per questo che l'Ulisse è l'Everest dei lettori: dopo aver girato l'ultima pagina, capisci perché la letteratura si divida in a.J. e d.J. Avanti Joyce e Dopo Joyce. Quest'uomo è stato capace di prendere tutto ciò che pensavamo di sapere sulla letteratura – dagli stili agli archetipi – e di rivoltarli come un calzino. Ogni episodio dell'Ulisse ha una sua corrispondenza nell'Odissea, ma le somiglianze tra le due opere sembrano sempre più fragili quanto più proseguiamo nella lettura. Si ha più la sensazione che l'Odissea sia una della tante, possibili chiavi di lettura che possano far luce sulla complessità dell'Ulisse.
Altro riferimento importante è sicuramente Shakespeare, soprattutto l'Amleto, che ricorre molte volte nel romanzo, sia con citazioni sia con affinità dei personaggi con il principe danese shakespeariano. Ma troverete anche tantissima storia irlandese, Oscar Wilde, ballate popolari, Dante, Aristotele, Marx, Mozart, Virgilio e mille altri riferimenti ad altrettante opere, compresa la Bibbia.
Joyce pesca ovunque per creare il suo capolavoro, e non solo in termini contenutistici. Ogni episodio, infatti, è narrato con una tecnica stilistica diversa, spesso con intenti parodici. Questo fa sì che il libro imponga il suo ritmo al lettore. Non illudetevi di dettare legge all'Ulisse: vi sembrerà folle, ma è l'Ulisse che decide come e quando dovete leggerlo. Se vuole commuovervi, vi commuoverà. Se vuole divertirvi, vi divertirà. Se vuole annoiarvi (ebbene sì, Joyce era talmente geniale e consapevole del suo genio che era certo che, anche annoiando volutamente il suo lettore, questi sarebbe rimasto con lui fino alla fine), vi annoierà. Non è un sogno proibito da lettore? Un romanzo così vivo da pretendere la giusta attenzione del lettore. È come un gatto che reclama le coccole, ma poi vi guarda irritato se lo svegliate con una carezza mentre fa il suo pisolino.
Certo che è un gatto molto esigente. Seguire le peregrinazioni del flusso di coscienza è raramente una passeggiatina in campagna. Assomiglia più a una camminata su un ponte traballante sospeso su un lago di lava (avete presente quello in Shrek? Qualcosa del genere. Lo attraversi solo se un grande orco verde ti persuade/costringe a farlo). Diciamo che, dopo aver letto l'Ulisse, si diventa dolorosamente consapevoli di quanto i pensieri nella nostra mente vortichino selvaggi e indomabili. Nessuno pensa in maniera ordinata a meno di non farlo consapevolmente. E così Joyce li riporta pari, pari nel suo romanzo.
Il suo realismo nel riportare i pensieri è rigoroso e per noi lettori spesso confuso. Non sempre si capisce cosa sta pensando chi (e a volte neanche chi sta pensando cosa), ma vi assicuro che fa parte del fascino del romanzo. I primi del Novecento sono gli anni nei quali è nata la psicanalisi, che suscitava grande interesse. Joyce non ne era esente e le sue opere ne sono state influenzate.
Non poteva essere altrimenti, dato che lo scopo di Joyce nell'Ulisse era quello di rappresentare quel gran casino che è l'uomo moderno. E quale modo migliore di farlo se non attraverso i suoi stessi occhi?

Ulisse di James Joyce, sin dal giorno della sua pubblicazione – il 2 febbraio del 1922, quarantesimo compleanno dell’autore – …
Amy Lane mi piace molto come autrice: perfetta per quando vuoi prendere le tue emozioni e dar loro una bella scrollata. Infatti, anche questa volta non sono rimasta delusa: la parte emotiva del romanzo funzionava benissimo. Ciò che mi ha lasciata perplessa è stata l'ambientazione e gli ologrammi.
Per quanto riguarda l'ambientazione, stiamo parlando di un romanzo di fantascienza che si svolge in un pianeta al di fuori del sistema solare. Ergo, il lettore si sarebbe aspettato qualche spiegazione al riguardo. Invece, niente. O meglio, Amy Lane dà per scontato che il lettore sappia in quale ambiente si muovano i suoi personaggi.
Ora, io sono una fan del mostrare a scapito del descrivere, ma un autore non può pensare di catapultare il suo lettore su un altro pianeta senza dargli uno straccio di spiegazione. Il lettore avverte un certo vuoto mentre legge: non sono mai riuscita a visualizzare i luoghi …
Amy Lane mi piace molto come autrice: perfetta per quando vuoi prendere le tue emozioni e dar loro una bella scrollata. Infatti, anche questa volta non sono rimasta delusa: la parte emotiva del romanzo funzionava benissimo. Ciò che mi ha lasciata perplessa è stata l'ambientazione e gli ologrammi.
Per quanto riguarda l'ambientazione, stiamo parlando di un romanzo di fantascienza che si svolge in un pianeta al di fuori del sistema solare. Ergo, il lettore si sarebbe aspettato qualche spiegazione al riguardo. Invece, niente. O meglio, Amy Lane dà per scontato che il lettore sappia in quale ambiente si muovano i suoi personaggi.
Ora, io sono una fan del mostrare a scapito del descrivere, ma un autore non può pensare di catapultare il suo lettore su un altro pianeta senza dargli uno straccio di spiegazione. Il lettore avverte un certo vuoto mentre legge: non sono mai riuscita a visualizzare i luoghi frequentati dai personaggi. Tutto è rimasto sfuocato.
L'altro elemento di perplessità sono stati gli ologrammi. Nel mondo creato dalla Lane, gli ologrammi aiutano gli esseri umani in vari lavori e sono considerati cose inanimate. Uno dei protagonisti – Anderson –, costretto per molti anni a stare da solo su una navicella spaziale, riesce a creare ologrammi senzienti che gli tengano compagnia durante il viaggio.
Molto bene. Come ha fatto? Come sono fatti questi ologrammi? Come l'ambiente circostante, anche gli ologrammi mi sono apparsi sfuocati, e questo è stato davvero un problema, visto il ruolo centrale che rivestono nel romanzo. Ogni volta che facevano la loro apparizione, pensavo: “Ma come funzionano di preciso?”. Non pretendevo una disquisizione sui linguaggi informatici o qualunque altra cosa serva a creare ologrammi, ma un minimo si spiegazione l'avrei apprezzata.

Con un atto di eroismo e sacrificio, la sorella di Anderson Rawn lo salva dalla distruzione della loro piccola colonia …

Mostri, demoni, fantasmi, folletti, animali mutanti... Il folclore giapponese trabocca di strane creature che raccontano di un universo ancestrale in …
Leggendo questo libro, tutto ciò a cui riuscivo a pensare era: meno male che sono nata nell'Italia di fine Novecento. Se fossi nata nei secoli presi in considerazione del libro (che analizza la storia dal punto di vista della condizione della donna tra il 1500 e il 1750), sarei stata considerata un essere inferiore che doveva essere naturalmente sottomessa ad un uomo.
Grazie al credito di cui godeva quel simpaticone di Aristotele, si era giunti a una teorizzazione dell'inferiorità psicofisica della donna. Se poi ci aggiungiamo anche il frutto proibito ed Eva... otteniamo una mela più avvelenata di quella che la Strega diede a Biancaneve.
Ma pensate se qualcuno di questi signori tornasse a farsi un giretto dalle nostre parti... Certo, non è che essere donna, anche oggi, sia rose e fiori – e non sto qui a elencarne i motivi più o meno gravi. Ma sapere da dove siamo …
Leggendo questo libro, tutto ciò a cui riuscivo a pensare era: meno male che sono nata nell'Italia di fine Novecento. Se fossi nata nei secoli presi in considerazione del libro (che analizza la storia dal punto di vista della condizione della donna tra il 1500 e il 1750), sarei stata considerata un essere inferiore che doveva essere naturalmente sottomessa ad un uomo.
Grazie al credito di cui godeva quel simpaticone di Aristotele, si era giunti a una teorizzazione dell'inferiorità psicofisica della donna. Se poi ci aggiungiamo anche il frutto proibito ed Eva... otteniamo una mela più avvelenata di quella che la Strega diede a Biancaneve.
Ma pensate se qualcuno di questi signori tornasse a farsi un giretto dalle nostre parti... Certo, non è che essere donna, anche oggi, sia rose e fiori – e non sto qui a elencarne i motivi più o meno gravi. Ma sapere da dove siamo partiti può aiutarci a cambiare idee e comportamenti che ancora oggi circolano tra di noi (anche tra alcune donne, ahimè!).

Merry E. Wiesner racconta la vita delle donne europee dalla Spagna alla Scandinavia, dal 1500 al 1750. Il libro fa …
Quanto spesso si sente parlare – e straparlare – di giovani? Della loro perdita di valori, della loro mancanza di punti di riferimento? Una moltitudine di volte e frequentemente da gente che non ci ha capito molto (o perlomeno fa di tutto per dare quest'impressione).
Capelli blu, nella sua brevità e originalità, mi è sembrato cogliere il punto più degli infiniti fiumi di parole che vengono spesi sull'argomento. Usando un mix intrigante di tecnica cinematografica, giallo psicologico e ironia, Nardoni ci racconta di Jilium, laureato che lavora in un supermercato in attesa di trovare il suo posto nel mondo.
Come all'inizio di un film giallo, Jilium si ritrova ad avere a che fare con una ragazza moribonda (o forse è solo svenuta? O forse è addirittura morta? I “dettagli” si confondono nella sua testa). Il ragazzo si sente in dovere di aiutarla per un rigurgito di vecchia cavalleria, ma …
Quanto spesso si sente parlare – e straparlare – di giovani? Della loro perdita di valori, della loro mancanza di punti di riferimento? Una moltitudine di volte e frequentemente da gente che non ci ha capito molto (o perlomeno fa di tutto per dare quest'impressione).
Capelli blu, nella sua brevità e originalità, mi è sembrato cogliere il punto più degli infiniti fiumi di parole che vengono spesi sull'argomento. Usando un mix intrigante di tecnica cinematografica, giallo psicologico e ironia, Nardoni ci racconta di Jilium, laureato che lavora in un supermercato in attesa di trovare il suo posto nel mondo.
Come all'inizio di un film giallo, Jilium si ritrova ad avere a che fare con una ragazza moribonda (o forse è solo svenuta? O forse è addirittura morta? I “dettagli” si confondono nella sua testa). Il ragazzo si sente in dovere di aiutarla per un rigurgito di vecchia cavalleria, ma poi i ricordi di quanto è davvero accaduto si perderanno nella sua mente, fino al provvidenziale chiarimento finale.
Peccato per la parte finale, che, nonostante il ritmo serrato facesse divorare le pagine rimanenti, mi è parsa confusa (un po' come se Nardoni si fosse perso nella mente di Jilium). Sono curiosa di leggere altro da questo autore (sperando che pubblichi di nuovo qualcosa di suo).

Jilium è un giovane laureato che, come tanti della sua generazione, lavora come cassiere in un discount, in attesa della …
Il problema con questo tipo di romanzi è che partono bene e poi si perdono per strada. L'inizio è maledettamente divertente – roba da rotolarsi per terra. Poi scatta l'ammore e diventa un romanzo rosa come tanti. Uffa (o forse ha ragione mia madre quando dice che non mi ha fatta abbastanza romantica).
In Troppo bello per essere vero, ci ritroviamo a solidarizzare con Grace, single costretta a presenziare da sola ai matrimoni e con una famiglia ossessivamente interessata alla sua vita amorosa. Insomma, non è difficile capire perché abbia iniziato a fingere di avere fidanzati perfetti...
E non una sola volta: Grace ha un vero e proprio campionario di fidanzati immaginari (uno perfetto per ogni situazione, si potrebbe dire). Solo che alla fine, un fidanzato immaginario dopo l'altro, si trova incastrata nel matrimonio della sorella adorata, dove dovrebbe sfoggiare l'ultimo parto della sua fantasia...
Huston, abbiamo un …
Il problema con questo tipo di romanzi è che partono bene e poi si perdono per strada. L'inizio è maledettamente divertente – roba da rotolarsi per terra. Poi scatta l'ammore e diventa un romanzo rosa come tanti. Uffa (o forse ha ragione mia madre quando dice che non mi ha fatta abbastanza romantica).
In Troppo bello per essere vero, ci ritroviamo a solidarizzare con Grace, single costretta a presenziare da sola ai matrimoni e con una famiglia ossessivamente interessata alla sua vita amorosa. Insomma, non è difficile capire perché abbia iniziato a fingere di avere fidanzati perfetti...
E non una sola volta: Grace ha un vero e proprio campionario di fidanzati immaginari (uno perfetto per ogni situazione, si potrebbe dire). Solo che alla fine, un fidanzato immaginario dopo l'altro, si trova incastrata nel matrimonio della sorella adorata, dove dovrebbe sfoggiare l'ultimo parto della sua fantasia...
Huston, abbiamo un problema: AAA cercasi fidanzato perfetto in qualche mese. Allora partono gli incontri esilaranti con i possibili candidati, oltre agli scontri (letteralmente) con un “vicino” niente male, che però è davvero irritante. Però, pensa saggiamente Grace, è pur sempre un appartenente al genere maschile – e, finché tiene la bocca chiusa, pure di bella, bellissima presenza...
Non può fare la schizzinosa, la povera Grace... dobbiamo aggiungere che il futuro maritino della sorellina sarà il suo ex. Ex che l'ha mollata ad un passo dall'altare. Ci vuole proprio un fidanzato perfetto da sbattere sul muso di quelli (e quelle) che ancora la compatiscono... e che magari serva anche a zittire quella megera di sua nonna. Magari potrebbe anche amare l'arte di sua madre – quelle meravigliose sculture.
Una buona commedia romantica per qualche ora di evasione: peccato per la seconda metà del romanzo, non divertente come la prima.

C’è chi guarda le vetrine desiderando cose che non potrà mai permettersi, chi invece ammira le foto di alberghi di …