Baylee ha finito di leggere Svegliare i leoni di Ayelet Gundar-Goshen

Svegliare i leoni di Ayelet Gundar-Goshen
Il dottor Eitan Green è una persona onesta e un ottimo medico, impegnato a salvare vite. Una notte, guidando la …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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Sono un po' perplessa riguardo a quale giudizio esprimere in merito a questo romanzo (pubblicato in italiano da Triskell Edizioni con il titolo Sbucato dal nulla). È il primo lavoro che leggo di Josh Lanyon, popolare e pluripremiato autore di m/m romance, ma non posso dire di esserne rimasta particolarmente colpita.
Non so, sarà forse che ho avvertito l'esigenza della storia di essere narrata in un numero di pagine maggiore, ma Out of the blue non mi ha lasciato assolutamente nulla. Non sono riuscita a provare alcun tipo di empatia per i due protagonisti, due piloti d'aereo impegnati con il loro squadrone in Francia durante la Prima Guerra Mondiale.
Bat, soprannome di Aubrey, mi ha lasciato piuttosto freddina, tranne nei momenti in cui ricorda il suo amante Gene, pilota come lui e morto prima dell'inizio …
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Sono un po' perplessa riguardo a quale giudizio esprimere in merito a questo romanzo (pubblicato in italiano da Triskell Edizioni con il titolo Sbucato dal nulla). È il primo lavoro che leggo di Josh Lanyon, popolare e pluripremiato autore di m/m romance, ma non posso dire di esserne rimasta particolarmente colpita.
Non so, sarà forse che ho avvertito l'esigenza della storia di essere narrata in un numero di pagine maggiore, ma Out of the blue non mi ha lasciato assolutamente nulla. Non sono riuscita a provare alcun tipo di empatia per i due protagonisti, due piloti d'aereo impegnati con il loro squadrone in Francia durante la Prima Guerra Mondiale.
Bat, soprannome di Aubrey, mi ha lasciato piuttosto freddina, tranne nei momenti in cui ricorda il suo amante Gene, pilota come lui e morto prima dell'inizio delle vicende narrate. L'altro è Cowboy, soprannome di Aloysius (sì, stiamo facendo a gara tra i nomi più brutti), e non so se definirlo stronzo o scemo. Forse è un po' e un po'.
Anche il modo in cui finiscono insieme non mi ha convinto per nulla: mi è parso inverosimile da parte di Bat, ancora in lutto per la morte di Gene, e frivolo da parte di Cowboy. Una frivolezza che non mi è andata giù nemmeno una volta inquadrata nell'ottica del carpe diem in tempi di guerra.
Spero che sia stata solo una caduta di stile per Lanyon, visto che avevo in programma di leggere quella che probabilmente è la sua opera più famosa, la serie dedicata a Adrien English. Magari non dà il meglio di sé nelle storie brevi...

Grieving over the death of his lover, British flying ace Bat Bryant accidentally kills the man threatening him with exposure. …
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Era da un bel po' di tempo che I versi satanici giaceva non letto nella mia libreria. È uno di quei libri che desideravo leggere, ma ero frenata dal timore di non capirci una mazza. Mi dava l'idea di essere uno di quei libri cervellotici e allegorici che mi sarei stufata di leggere prima di capirne il significato.
In effetti, questo mio pregiudizio è in parte giustificato, in quanto I versi satanici non è quello che potremmo definire un romanzo convenzionale. In primis per l'uso disinvolto del realismo magico, che Rushdie non usa come un folklorico elemento fantastico, ma come un artificio letterario necessario a narrare la sua storia. In sintesi, succede roba strana in questo romanzo. Roba strana che ti induce a rileggere il passaggio per essere sicura di aver letto bene. Ma vi assicuro che …
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Era da un bel po' di tempo che I versi satanici giaceva non letto nella mia libreria. È uno di quei libri che desideravo leggere, ma ero frenata dal timore di non capirci una mazza. Mi dava l'idea di essere uno di quei libri cervellotici e allegorici che mi sarei stufata di leggere prima di capirne il significato.
In effetti, questo mio pregiudizio è in parte giustificato, in quanto I versi satanici non è quello che potremmo definire un romanzo convenzionale. In primis per l'uso disinvolto del realismo magico, che Rushdie non usa come un folklorico elemento fantastico, ma come un artificio letterario necessario a narrare la sua storia. In sintesi, succede roba strana in questo romanzo. Roba strana che ti induce a rileggere il passaggio per essere sicura di aver letto bene. Ma vi assicuro che il realismo magico si intreccia perfettamente con il suo significato e con il messaggio che ci vuol trasmettere l'autore: il risultato non è così oscuro come potrebbe sembrare a prima vista.
In secondo luogo, a Rushdie piace mischiare le carte. Gli piace prendere storie ormai consolidate nella nostra mente e rinarrarle per far sì che producano novità: nuove idee e nuove sfide. Per Rushdie, fossilizzarsi su una storia e diventare incapaci di rivederla e rinarrarla è una sconfitta e l'inizio della fine della propria libertà. Infatti, se non hai il coraggio e la capacità di rivedere le vicende del passato alla luce del presente, hai perso la facoltà di migliorarti.
Questo modus operandi ha procurato una fatwā al povero Rushdie, come oramai tutti sappiamo: il modo in cui l'autore ha rinarrato la storia dei versi satanici ha scatenato le ire di una parte dei musulmani, che lo ha accusato di blasfemia.
Ora, io non sono certo in grado di stabilire cosa sia o meno blasfemo nei confronti di qualunque religione, ma nel corso della lettura non ho avuto proprio la sensazione che Rushdie volesse insultare la religione islamica. Anzi, la questione religiosa, se così vogliamo chiamarla, è inserita nel romanzo solo come parte di un'altra tematica, decisamente preponderante: le difficoltà che deve affrontare lo straniero nell'integrarsi in un ambiente a lui totalmente estraneo. In queste difficoltà rientrano numerosi schemi mentali e certamente anche una diversa religione rispetto a quella predominante nel paese ospitante.
Difatti, se vorrete leggerlo, vi consiglio di focalizzarvi sul tema del migrante e di lasciar perdere le polemiche: scoprirete un romanzo sorprendentemente attuale e che offre numerosi spunti di riflessione sul mito dell'integrazione.

I versi satanici non è solo un romanzo straordinario, ricchissimo di immagini e invenzioni, ma è anche un libro che …
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È sempre un piacere leggere un libro di Terry Pratchett, anche quando ha così poche pagine e prende per i fondelli un'opera – il Faust – che conosco solo di fama. Per fortuna, però, Pratchett è pressoché incontenibile e ha pensato bene di scimmiottare anche gli aztechi, la guerra di Troia e l'inferno dantesco. Tra le varie cose.
In particolare, per quanto riguarda gli aztechi, si beffa del loro prendere alla lettera le prescrizioni di un dio che è mezzo di un sacco di roba (compreso mezzo matto) e che in realtà è solo un demone desideroso di far bene il suo mestiere.
Quindi non facciamoci mancare una sghignazzata, durante una simil guerra di Troia, sui valori militari, sui grandi capi che finiscono per avere grande statue in grandi piazze e su donne ideali dotate di …
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È sempre un piacere leggere un libro di Terry Pratchett, anche quando ha così poche pagine e prende per i fondelli un'opera – il Faust – che conosco solo di fama. Per fortuna, però, Pratchett è pressoché incontenibile e ha pensato bene di scimmiottare anche gli aztechi, la guerra di Troia e l'inferno dantesco. Tra le varie cose.
In particolare, per quanto riguarda gli aztechi, si beffa del loro prendere alla lettera le prescrizioni di un dio che è mezzo di un sacco di roba (compreso mezzo matto) e che in realtà è solo un demone desideroso di far bene il suo mestiere.
Quindi non facciamoci mancare una sghignazzata, durante una simil guerra di Troia, sui valori militari, sui grandi capi che finiscono per avere grande statue in grandi piazze e su donne ideali dotate di forme così assurde che nella realtà non sarebbero state in grado di mantenersi in equilibrio.
Non dimentichiamoci poi di menzionare l'inferno, che, da quando il demone Astfgl ha preso il potere, è diventato proprio un inferno. Astfgl, infatti, ha il pallino della programmazione e del controllo di gestione e ha riorganizzato l'intero inferno, rendendolo perfettamente infernale. Peccato che i suoi sottoposti non l'abbiano presa proprio bene...
E in mezzo a tutto questo bailamme c'è il nostro caro, vecchio Scuotivento alle prese con lo sprovveduto demonologo Eric. Così sprovveduto che Scuotivento non fa che chiedersi come sia possibile, se anche lui da giovane era tanto ingenuo, essere sopravvissuto...

Eric è un ragazzino di tredici anni del Mondo Disco, apprendista demonologo, purtroppo non molto bravo. E Scuotivento, il demone …
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In Eresia pura si parla di libertà di culto e di libertà di pensiero, diritti con i quali la Chiesa romana non è stata particolarmente accomodante per molto tempo (e ancora oggi non ha ancora perso il vizio di voler limitare certe libertà).
L'autore, Adriano Petta, storico specializzato in storia medievale e storia della scienza, ha scritto un romanzo sullo sterminio dei catari, eresia che indusse la Chiesa a scatenare contro di loro una crociata e a massacrare migliaia di persone. Per narrare di questi massacri, Petta usa la figura di un matematico dalla figura storica sfuggente, Giordano Nemorario, al quale si devono, per esempio, gli studi sul piano inclinato.
Ora, io sono tra coloro che non vedono di buon occhio l'ingerenza della Chiesa nella vita delle persone, soprattutto di coloro che non sono cattolici. Quindi un …
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In Eresia pura si parla di libertà di culto e di libertà di pensiero, diritti con i quali la Chiesa romana non è stata particolarmente accomodante per molto tempo (e ancora oggi non ha ancora perso il vizio di voler limitare certe libertà).
L'autore, Adriano Petta, storico specializzato in storia medievale e storia della scienza, ha scritto un romanzo sullo sterminio dei catari, eresia che indusse la Chiesa a scatenare contro di loro una crociata e a massacrare migliaia di persone. Per narrare di questi massacri, Petta usa la figura di un matematico dalla figura storica sfuggente, Giordano Nemorario, al quale si devono, per esempio, gli studi sul piano inclinato.
Ora, io sono tra coloro che non vedono di buon occhio l'ingerenza della Chiesa nella vita delle persone, soprattutto di coloro che non sono cattolici. Quindi un romanzo che non parla bene della Chiesa a causa della sua ossessione di eliminare chi dissente dai suoi principi e linee guida mi trova d'accordo.
Questa volta, però, c'era qualcosa che stonava. Ci ho messo un po' a capire cosa fosse: non riuscivo a visualizzare il periodo storico. Intendo dire che, per quanto mi riguarda, Eresia pura avrebbe potuto essere ambientato ai nostri giorni, in uno stato nel quale le persone vengono ancora perseguitate per il loro credo religioso o per le loro idee.
Credo che a darmi quest'idea di anacronismo siano stati i dialoghi, che ho trovato sorprendentemente moderni. Forse un po' troppo moderni per il XIII secolo. È vero che lo scopo di Petta era di parlare del conflitto tra fede e ragione che ancora ci ammorba ricorrendo a vicende storiche, ma da lettrice ho davvero sentito la mancanza di una ricostruzione storica più accurata.

L’eresia dei Catari, o “puri”, fu l’incubo del papato agli albori del secondo millennio. risoluta a diventare il primo potere …
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Altro libro di quelli salvati da mia mamma (qui per la storia), Il mondo alla fine del mondo è il secondo libro di Sepúlveda che leggo dopo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, ma parliamo di quando ero alle elementari.
Il mondo alla fine del mondo è partito alla grande, con un riferimento a Moby Dick, che ho letto molto tempo fa, ma del quale conservo un ricordo bellissimo. In effetti, il romanzo di Melville avrà la sua importanza ne Il mondo alla fine del mondo e, oltre ad aprirlo, ne segnerà anche la chiusura. Ora, io ritengo piuttosto pericoloso citare capolavori della letteratura nella propria opera: si rischia di creare aspettative mostruosamente alte nel lettore e, se alla fine si disattendono, son dolori.
E questo è esattamente …
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Altro libro di quelli salvati da mia mamma (qui per la storia), Il mondo alla fine del mondo è il secondo libro di Sepúlveda che leggo dopo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, ma parliamo di quando ero alle elementari.
Il mondo alla fine del mondo è partito alla grande, con un riferimento a Moby Dick, che ho letto molto tempo fa, ma del quale conservo un ricordo bellissimo. In effetti, il romanzo di Melville avrà la sua importanza ne Il mondo alla fine del mondo e, oltre ad aprirlo, ne segnerà anche la chiusura. Ora, io ritengo piuttosto pericoloso citare capolavori della letteratura nella propria opera: si rischia di creare aspettative mostruosamente alte nel lettore e, se alla fine si disattendono, son dolori.
E questo è esattamente quello che mi è successo con Il mondo alla fine del mondo: tutti a sbandierare chissà quale avventura e io mi sono annoiata a morte. Meno male ha poche pagine e un carattere gigantesco.
Il fatto è che, se voleva essere una denuncia ecologista, non poteva essere più fiacca di così. Se voleva essere un addio all'avventuroso mondo dei capitani cacciatori di balene, in onore a Moby Dick, si sarebbe meritato qualcosa di più grandioso. Se voleva esserci un tocco di realismo magico, la magia s'è persa nell'oceano.
Insomma, da qualunque punto di vista guardi questo romanzo, non riesco a trovarci un solo motivo perché sia valso il mio tempo. Posso consigliarlo solo come lettura leggera.

Il 16 giugno del 1988 in un'agenzia giornalistica di Amburgo, legata a Greenpeace, arriva un inquietante fax dal Cile. Secondo …