Baylee ha finito di leggere Cattivi scienziati di Enrico Bucci

Cattivi scienziati di Enrico Bucci
In genere si pensa che gli errori nella ricerca scientifica siano commessi in buona fede o dovuti a conoscenze imperfette. …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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36% completato! Baylee ha letto 29 di 80 libri.

In genere si pensa che gli errori nella ricerca scientifica siano commessi in buona fede o dovuti a conoscenze imperfette. …

l poeta, quello vero, anche se non lo rivela o forse non ne è pienamente cosciente, ha in sé la …
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Con Le memorie di Sherlock Holmes Arthur Conan Doyle tentò di uccidere Sherlock Holmes perché non lo sopportava più. Insomma, lui si riteneva uno “scrittore serio” che non poteva perder tempo ed energie a scrivere gialli con protagonista un eccentrico – seppur geniale – investigatore privato.
Vista la mole di affezionati fan che seguivano le gesta di Sherlock Holmes e del dottor Watson, Conan Doyle non vide probabilmente altra alternativa a quella di uccidere il suo personaggio più celebre. Immagino, però, che fosse anche consapevole dello sconcerto – eufemismo – che avrebbe provocato nei fan: pensò bene quindi di far terminare la carriera di Holmes alla grande. Infatti, non solo ne L'ultima avventura l'autore scozzese diede all'investigatore un nemico degno della sua levatura – il professor Moriarty – ma, presi nel loro insieme, gli undici racconti de …
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Con Le memorie di Sherlock Holmes Arthur Conan Doyle tentò di uccidere Sherlock Holmes perché non lo sopportava più. Insomma, lui si riteneva uno “scrittore serio” che non poteva perder tempo ed energie a scrivere gialli con protagonista un eccentrico – seppur geniale – investigatore privato.
Vista la mole di affezionati fan che seguivano le gesta di Sherlock Holmes e del dottor Watson, Conan Doyle non vide probabilmente altra alternativa a quella di uccidere il suo personaggio più celebre. Immagino, però, che fosse anche consapevole dello sconcerto – eufemismo – che avrebbe provocato nei fan: pensò bene quindi di far terminare la carriera di Holmes alla grande. Infatti, non solo ne L'ultima avventura l'autore scozzese diede all'investigatore un nemico degno della sua levatura – il professor Moriarty – ma, presi nel loro insieme, gli undici racconti de Le memorie di Sherlock Holmes sono tra i più belli e i più interessanti della sua produzione.
In essi, infatti, conosciamo meglio l'uomo Sherlock, facciamo la conoscenza di suo fratello Mycroft e li vediamo interagire insieme; lo vediamo prendere una cantonata e il suo timore nell'eccessiva fiducia in se stesso; lo vediamo prendere tutti amabilmente per i fondelli e cercare la compagnia del suo amico Watson quando la situazione diventa difficile.
Non potevi davvero pensare di farla franca a uccidere un personaggio così, Sir Arthur Conan Doyle. Certi personaggi, semplicemente, non si possono uccidere: diventano immortali – almeno finché il Sole risplenderà su le sciagure umane.

Undici casi intricati e complessi che la mente analitica dell’investigatore di Baker Street riesce a risolvere brillantemente: dalla scomparsa di …

Gli Agenti Speciali Ty Grady e Zane Garrett sono riusciti a fare l’impossibile: vivere alcuni mesi in pace e tranquillità. …

Nome: Caterina. Cognome: de’ Medici. Nazionalità: italiana. Parentela: nipote di Lorenzo il Magnifico. Stato civile: vedova. Professione: regina di Francia. …
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Sorellanza stregonesca è un magnifico e divertente romanzo incentrato sul potere delle parole e sulla loro capacità di plasmare la storia, oltre a essere anche una brillante parodia di parecchie opere shakespeariane (Macbeth in testa) e della vita stessa del Bardo, in perfetto stile Pratchett.
Adoro il modo in cui quest’uomo riesce a parlare di temi importanti in maniera intelligente, facendo al contempo morire dal ridere i suoi lettori. Se amate lo humor inglese, non potete davvero perdervi questo gigante della letteratura: è difficile trovare autori in grado di prendere per i fondelli tutto e tutti con un tale livello di maestria e finezza.
Pratchett sa come gestire le parole e quanto queste possano essere infide quando sono usate impropriamente perché, come dice Nonnina Weatherwax, soltanto perché le cose sono ovvie non significa che siano anche …
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Sorellanza stregonesca è un magnifico e divertente romanzo incentrato sul potere delle parole e sulla loro capacità di plasmare la storia, oltre a essere anche una brillante parodia di parecchie opere shakespeariane (Macbeth in testa) e della vita stessa del Bardo, in perfetto stile Pratchett.
Adoro il modo in cui quest’uomo riesce a parlare di temi importanti in maniera intelligente, facendo al contempo morire dal ridere i suoi lettori. Se amate lo humor inglese, non potete davvero perdervi questo gigante della letteratura: è difficile trovare autori in grado di prendere per i fondelli tutto e tutti con un tale livello di maestria e finezza.
Pratchett sa come gestire le parole e quanto queste possano essere infide quando sono usate impropriamente perché, come dice Nonnina Weatherwax, soltanto perché le cose sono ovvie non significa che siano anche vere (la scienza – ma anche una buona parte della conoscenza in generale – è controintuitiva, si sa). Quindi bisogna stare attenti con le parole: possono operare magie che nemmeno le addette ai lavori (tre celeberrime streghe come Nonna Ogg, Nonnina Weatherwax e Magrat) possono comprendere e prevedere appieno.
Le parole possono rimaneggiare il passato, sconvolgere il presente e cambiare il futuro: possono smuovere persone e cambiare destini, scaldare popoli e sollevare regni, confondere streghe più o meno benintenzionate e rifiutarsi di collaborare quando devi scrivere qualcosa di tuo pugno. Sono proprio delle gran stronze, alle volte…
Le parole sono potenti e ce ne dimentichiamo troppo spesso: anzi, negli ultimi tempi la nostra “amnesia” ha portato a questa sbornia da post-verità che tanto del male sta facendo e che ci vorrà parecchio a smaltire – a patto di iniziare presto a smettere di bere...
Le parole erano davvero prive di sostanza. Erano delicate come l’acqua, ma erano anche potenti come l’acqua e adesso stavano scorrendo sopra il pubblico, corrodendo gli argini della veridicità e portandosi via il passato.
PS: Ridendo e scherzando, sono arrivata alla mia cinquecentesima recensione.
Cinque, zero, zero.
È vero, la qualità è preferibile alla quantità e molte mie recensioni non sono granché, ma… provate a dirlo al mio ego in questo momento! :D

"Il vento ululava. I lampi pugnalavano la terra a casaccio come inefficienti assassini. Il tuono rombava e rimbombava. Al centro …
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Dopo mesi e mesi di tartassamento da parte di Goodreads, che mi piazzava La lunga vita di Marianna Ucrìa tra i suggerimenti un giorno sì e l'altro pure, mi sono decisa a dargli retta e l'ho preso in prestito in biblioteca (una copia molto vissuta, tra l'altro).
Le prime cinquanta pagine mi hanno fatto dubitare della bontà del suggerimento: non dava l'impressione di essere granché come romanzo (neanche una schifezza, certo, ma mi ha indotto a chiedermi come mai Goodreads fosse tanto insistente...). Sembrava più che altro simile a molti altri romanzi desiderosi di indagare la pietosa condizione della donna nei secoli passati.
Le mie prime impressioni, però, sono naufragate non appena Dacia Maraini ha iniziato a fare sul serio, facendomi rivalutare anche l'inizio del romanzo. Marianna, infatti, è la perfetta protagonista della sua storia. Sordomuta fin …
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Dopo mesi e mesi di tartassamento da parte di Goodreads, che mi piazzava La lunga vita di Marianna Ucrìa tra i suggerimenti un giorno sì e l'altro pure, mi sono decisa a dargli retta e l'ho preso in prestito in biblioteca (una copia molto vissuta, tra l'altro).
Le prime cinquanta pagine mi hanno fatto dubitare della bontà del suggerimento: non dava l'impressione di essere granché come romanzo (neanche una schifezza, certo, ma mi ha indotto a chiedermi come mai Goodreads fosse tanto insistente...). Sembrava più che altro simile a molti altri romanzi desiderosi di indagare la pietosa condizione della donna nei secoli passati.
Le mie prime impressioni, però, sono naufragate non appena Dacia Maraini ha iniziato a fare sul serio, facendomi rivalutare anche l'inizio del romanzo. Marianna, infatti, è la perfetta protagonista della sua storia. Sordomuta fin da bambina, rappresenta esattamente la condizione del suo sesso nella Sicilia del Settecento, quando le donne erano poste sotto il controllo del parente uomo più affine, erano tenute a servire il bene superiore della famiglia e non potevano mettere bocca su quanto si decideva di loro.
Tuttavia, questa sua impossibilità di comunicare agevolmente con i suoi simili (ma forse anche la loro indifferenza in quanto ha da dire) fa fiorire in lei una grande sensibilità nell'interpretare ciò che le accade intorno e un grande amore per la lettura, visto che le parole scritte sono il suo unico modo per farsi capire. Ed è proprio tramite il suo sguardo che conosciamo la famiglia Ucrìa in tutto il suo dubbio splendore.
Nobili da generazioni e generazioni e ancora generazioni, gli Ucrìa sono riusciti nella non trascurabile impresa di collezionare al loro interno comportamenti e azioni abiette un po' di tutti i tipi. Impresa ancora maggiore se si pensa che tutto è stato abilmente nascosto per proteggere la famiglia nella sua interezza.
Marianna si ritrova quindi al centro di questo coacervo di individui boriosi e repressi a vario grado. Cosa fa? Li odia? Li schifa? Li manda a spendere? Be', prima di tutto li osserva e cerca di capire come siano arrivati a quel punto. In effetti, come si arriva al punto in cui le abitudini dei morti diventano più importanti delle abitudini dei vivi? Cosa scatta nella mente delle persone nel voler mantenere a tutti i costi (inclusi felicità e benessere altrui) lo status quo? Cosa ci spaventa davvero tanto del cambiamento?
Un romanzo estremamente garbato, che illustra i drammi individuali causati da una politica familiare volta al mantenimento del proprio patrimonio e del proprio prestigio in quanto nobili. Drammi che nessuno di noi può seriamente preferire a un cambiamento che migliori la vita di più individui, senza intaccare i diritti degli altri.

La protagonista dell'opera è una sordomuta sposata giovanissima a uno zio. L'handicap di Marianna diventa il perno del romanzo e …
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Questo buio feroce è un libro pieno di sapori contrastanti: possiamo trovarci l'amore e la morte, il dolore e la felicità, la verità e la fame di bugie, la stanchezza e la voglia di fare, la forza e il disfacimento.
Dimenticate le frasi strappalacrime sull'ingiustizia di beccarsi una malattia che nel 1993 non lasciava scampo (l'AIDS): Harold Brodkey era un giornalista e ha voluto lasciarci una testimonianza del suo avvicinarsi alla morte a causa di una malattia in odore di infamia e depravazione e a tratti sfoggia un'ironia che difficilmente non vi strapperà un sorriso.
Il guaio della morte-sulla-soglia-di-casa è che sta succedendo proprio a te. E anche, che non sei più l'eroe della tua storia, e nemmeno il narratore.
Nel corso del libro, Brodkey non manca di sottolineare i suoi momenti di felicità, basati su quello …
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Questo buio feroce è un libro pieno di sapori contrastanti: possiamo trovarci l'amore e la morte, il dolore e la felicità, la verità e la fame di bugie, la stanchezza e la voglia di fare, la forza e il disfacimento.
Dimenticate le frasi strappalacrime sull'ingiustizia di beccarsi una malattia che nel 1993 non lasciava scampo (l'AIDS): Harold Brodkey era un giornalista e ha voluto lasciarci una testimonianza del suo avvicinarsi alla morte a causa di una malattia in odore di infamia e depravazione e a tratti sfoggia un'ironia che difficilmente non vi strapperà un sorriso.
Il guaio della morte-sulla-soglia-di-casa è che sta succedendo proprio a te. E anche, che non sei più l'eroe della tua storia, e nemmeno il narratore.
Nel corso del libro, Brodkey non manca di sottolineare i suoi momenti di felicità, basati su quello strano e documentato fenomeno secondo il quale si vive più intensamente quando le nostre aspettative di vita sono drasticamente – e certamente – ridimensionate. Tuttavia, neanche prova mai a indorarsi la pillola: sa che dovrà morire, che sarà solo questione di – poco – tempo. A volte va bene, a volte è terribile; a volte gli sembra di aver vissuto una vita piena e soddisfacente, a volte gli appare tutto così vano.
È un ritratto molto umano quello che Brodkey fa di se stesso: senza certezze, senza Dio (che, anche se c'è, è lontano), senza pace (perché la pace nel nostro mondo non è mai esistita). Solo un uomo sull'orlo di questo melodrammatico pozzo, che rappresenta la perdita nella sua forma più pura e più monumentale, questo buio feroce, che oltre a essere sconosciuto, è un buio in cui non puoi entrare come te stesso.
Ma Questo buio feroce non si limita a essere una cronaca di una morte annunciata: è anche uno sguardo lucido sulla sua contemporaneità, su una società così presa dai suoi costrutti da aver smarrito la sua umanità.
La vita borghese è animata da una forte tendenza a mentire, a nascondere le cose. […] Preferisco essere franco sull'AIDS e farmi beffe dell'umiliazione pubblica, piuttosto che provare la reale umiliazione. Preferisco impegnarmi per far sì che questa morte assomigli il più possibile a qualsiasi altra fine.
La gentilezza dice sempre molto sul significato dell'universo, ma forse è una qualità che conta e riluce di più applicata a questa malattia che a qualsiasi altra in questo momento. Forse perché questa malattia si prende beffe più pesantemente di ogni altra di tutto ciò che uno era prima – mentalmente e fisicamente, socialmente ed eroticamente, emotivamente e politicamente.
E davvero non so so cos'altro aggiungere.

Un uomo, uno scrittore, scopre nel 1993, con sorpresa (le sue sporadiche avventure omosessuali risalivano agli anni Sessanta e Settanta, …
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Ah, Fante, Fante... sono qui davanti alla pagina bianca e non so che cavolo scrivere di questo romanzo, di questa storia che è anche la tua e un po' la nostra.
Aspetta primavera, Bandini, infatti, è un romanzo molto veloce da leggere: è scritto con una semplicità estrema e non mancano i momenti esilaranti. Tuttavia, è di difficile digestione, come una pizza maialona (avrei dovuto inserire un piatto pesante abruzzese, così sarei stata in tono con l'origine dei protagonisti, ma mi è venuta a mente la maialona. Perdonate il campanilismo, sarà la fame).
Il fatto è che Fante ci racconta di un quattordicenne, Arturo Bandini, che non si trova nei suoi panni. Lui si immagina figlio con tutti i comfort: padre americano (magari anche di successo), madre americana (e lustra come uno specchio), fidanzata (e poi …
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Ah, Fante, Fante... sono qui davanti alla pagina bianca e non so che cavolo scrivere di questo romanzo, di questa storia che è anche la tua e un po' la nostra.
Aspetta primavera, Bandini, infatti, è un romanzo molto veloce da leggere: è scritto con una semplicità estrema e non mancano i momenti esilaranti. Tuttavia, è di difficile digestione, come una pizza maialona (avrei dovuto inserire un piatto pesante abruzzese, così sarei stata in tono con l'origine dei protagonisti, ma mi è venuta a mente la maialona. Perdonate il campanilismo, sarà la fame).
Il fatto è che Fante ci racconta di un quattordicenne, Arturo Bandini, che non si trova nei suoi panni. Lui si immagina figlio con tutti i comfort: padre americano (magari anche di successo), madre americana (e lustra come uno specchio), fidanzata (e poi sposa) bellissima... e invece si ritrova figlio di due immigrati italiani e a fantasticare su una ragazza che non se lo fila manco di lontano.
Insomma, ad Arturo non basta avere un documento con su scritto “americano” come invece è sufficiente per il padre, che non manca mai di vantarsi del suo essere cittadino americano. Arturo vede lo stato misero nel quale vivono e quanto questo sembri miserrimo in confronto alla vera vita americana, piena di mogli per sempre belle e mariti per sempre aitanti.
Oltretutto, Arturo Bandini non è un ragazzo in grado di rimanere indifferente a quanto gli accade intorno. Nonostante il suo essere insoddisfatto della sua condizione di immigrato italiano, infatti, non riesce ad affrancarsi dalle sue origini e quindi dalla sua famiglia, finendo per fare di tutto per tenersela stretta.
Tra l'altro, proprio nel tentativo di salvare il salvabile, Arturo dimostrerà una notevole comprensione delle dinamiche insite nella sua famiglia, risultando tutt'altro che sciocco, come si potrebbe pensare nel leggere della sua fame di libertà. Una fame figlia sì delle infelici condizioni di vita della sua famiglia, ma anche della gioventù e della nuova generazione che vuole rompere con il passato.

Arturo ha quattordici anni, abita in America, in uno sperduto paesino sulle montagne e possiede una slitta. Per il resto …
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Sono molto costernata dall'apprendere che Anatole France è stato praticamente dimenticato. Le ristampe dei suoi libri sono come mosche bianche, nonostante in vita abbia avuto un grande successo e nel 1921 abbia pure vinto il Nobel per la letteratura. Era anche un autore “pericolosamente” ateo, visto che la Chiesa cattolica mise all'indice la sua intera produzione letteraria.
L'oblio pare davvero una sorte ingrata per chi ispirò addirittura Proust, eppure France pare non filarselo più nessuno. Che peccato: a me Gli dei hanno sete ha colpito molto e mi sento di consigliarlo a chiunque voglia leggersi un romanzo sulla Rivoluzione francese o approfondire il tema del fondamentalismo.
Gli dei hanno sete, infatti, ci racconta dell'evoluzione (o forse sarebbe meglio dire: involuzione) di una mente integralista, quella di Evariste Gamelin, che, da semplice cittadino innamorato della rivoluzione, diventerà …
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Sono molto costernata dall'apprendere che Anatole France è stato praticamente dimenticato. Le ristampe dei suoi libri sono come mosche bianche, nonostante in vita abbia avuto un grande successo e nel 1921 abbia pure vinto il Nobel per la letteratura. Era anche un autore “pericolosamente” ateo, visto che la Chiesa cattolica mise all'indice la sua intera produzione letteraria.
L'oblio pare davvero una sorte ingrata per chi ispirò addirittura Proust, eppure France pare non filarselo più nessuno. Che peccato: a me Gli dei hanno sete ha colpito molto e mi sento di consigliarlo a chiunque voglia leggersi un romanzo sulla Rivoluzione francese o approfondire il tema del fondamentalismo.
Gli dei hanno sete, infatti, ci racconta dell'evoluzione (o forse sarebbe meglio dire: involuzione) di una mente integralista, quella di Evariste Gamelin, che, da semplice cittadino innamorato della rivoluzione, diventerà uno dei più spietati giurati del Tribunale rivoluzionario, contribuendo a mandare a morte in maniera arbitraria centinaia di persone.
L'inizio è lento e un pizzico noioso: si fa fatica a entrare in sintonia con la storia, dato che il protagonista è così smaccatamente odioso, ma, a mano a mano che entrano in scena gli altri personaggi, ci si ritrova a divorare le pagine.
Un personaggio molto particolare è Elodie, la fidanzata di Evariste. Di primo acchito sembra la tipica fanciulla innamorata e sospirosa, ma, proseguendo nella lettura, ci si rende conto che in qualche modo si tratta di una sorta di personificazione della Francia sotto il Terrore. Elodie, infatti, aborre ciò che Evariste è diventato, lo spietato giurato che manda i fantomatici nemici della Repubblica a morte, ma è anche perversamente eccitata da questo spettacolo disumano.
Il personaggio migliore del romanzo, e che forse rispecchia il pensiero dell'autore, è Maurice Brotteaux, filosofo epicureo sempre in compagnia del suo Lucrezio, ateo e amante della vita e delle donne. La maggior parte dei momenti memorabili del romanzo lo vedono come protagonista. Fin dall'inizio, si dimostra assai consapevole dove finirà per condurli il Terrore: “L'umanità si fabbrica i suoi dei copiando i tiranni, e voi, che ripudiate l'originale, serbate la copia! [...] Io ho amore per la ragione, ma non ne ho per il fanatismo. La ragione ci guida e ci illumina, ma quando ne avrete fatto una divinità, essa vi accecherà e vi indurrà al delitto.”
Una menzione d'onore è infine meritata dalla sorella di Evariste, Julie: ragazza ribelle e in rotta con la famiglia, sarà l'unica a manifestare pubblicamente il suo disprezzo per il fratello moralista e sanguinario. Julie è un personaggio molto forte e, sebbene compaia pochissimo e quasi alla fine, di certo lascia il segno nella mente del lettore.
“Scellerato! Mostro! Assassino! Colpiscimi, vigliacco! Sono una donna! Fammi arrestare, fammi giustiziare, Caino! Sono tua sorella.” E gli sputò in faccia.