Baylee ha finito di leggere Gli dèi hanno sete di Anatole France

Gli dèi hanno sete di Anatole France
- Anatole France, di lì a poco Nobel per la Letteratura (1921), pubblica una lettura scolastica dei giorni dell'odio e della …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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36% completato! Baylee ha letto 29 di 80 libri.

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Credo che questo sia il primo romanzo che leggo pubblicato da Triskell Edizioni. A essere sincera, ho già letto Sbucato dal nulla di Josh Lanyon, ma in lingua originale (Out of the blue), quindi finora non avevo avuto il piacere di “conoscere” questa casa editrice.
Direi che la partenza è stata buona, nonostante lo scetticismo iniziale. Glitterland, infatti, non ha quella che, a parer mio, è una trama intrigante: anzi, sembra il ricettacolo di ogni luogo comune possiate immaginare su un romance. In parte è vero: la storia, infatti, è molto classica nel suo svolgimento e non presenta davvero nessun colpo di scena significativo.
Tuttavia, Alexis Hall ha un asso nella manica e questo asso si chiama A.A. Winters, per gli amici Ash. È uno dei protagonisti della storia ed è uno stronzo …
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Credo che questo sia il primo romanzo che leggo pubblicato da Triskell Edizioni. A essere sincera, ho già letto Sbucato dal nulla di Josh Lanyon, ma in lingua originale (Out of the blue), quindi finora non avevo avuto il piacere di “conoscere” questa casa editrice.
Direi che la partenza è stata buona, nonostante lo scetticismo iniziale. Glitterland, infatti, non ha quella che, a parer mio, è una trama intrigante: anzi, sembra il ricettacolo di ogni luogo comune possiate immaginare su un romance. In parte è vero: la storia, infatti, è molto classica nel suo svolgimento e non presenta davvero nessun colpo di scena significativo.
Tuttavia, Alexis Hall ha un asso nella manica e questo asso si chiama A.A. Winters, per gli amici Ash. È uno dei protagonisti della storia ed è uno stronzo egoista. Senza eufemismi. Nel corso del romanzo fa delle bastardate per le quali la maggior parte di noi l'avrebbe mandato a spendere già da tempo.
La sua comoda scusa (benché ne sia più o meno consapevole) è di essere un bipolare maniaco depressivo di tipo uno con disturbi d'ansia. Ora io non ho idea dell'accuratezza con la quale sia stata rappresentata la malattia nel rendere questo personaggio – anche sospetto che ci sia più cliché di quanto non appaia ai miei occhi inesperti – ma il risultato è godibile, anche perché quella di Ash è la voce narrante e alcune sue uscite sono davvero esilaranti. Certo, per diverse pagine è anche un personaggio sgradevole, ma chi dice di voler sempre il protagonista perfettino?
Anche il coprotagonista, Darian Taylor, non è quello che si può definire la perfezione: è sì un bel ragazzo che fa il modello, ma, per sua stessa ammissione, non è quello che si definisce un cervellone. L'accoppiata modello e scarsa intelligenza non è forse delle più felici, ma nel romanzo non ho avvertito la presenza di pregiudizio: Darian non è poco intelligente perché fa il modello, ma indipendentemente da questo. Well done, Hall, altrimenti mi avresti fatto saltare la mosca al naso!
Quello che non mi è andato giù di Darian, invece, è che, nonostante sia un personaggio tutto sommato carino e divertente, sia troppo monodimensionale. Accanto a Niall, amico di Ash, per esempio, sfigura alla grande. Anche nel suo rapporto con Ash stesso, sebbene susciti la nostra simpatia il suo vedere la persona oltre la malattia, sembra privo di sostanza. Alla fine vien da chiedersi: ma perché Darian sta con Ash? La risposta si fa attendere un po' troppo perché il romanzo possa andare oltre le tre stelle.

L’universo è una palla stroboscopica che tengo nel palmo della mano.
Ash Winters, ex giovane promessa della scena letteraria britannica …
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Sono venuta a conoscenza dell'esistenza di questo libro in maniera piuttosto contorta. In primis, una mia amica mi ha fatto vedere il trailer del film The danish girl, che uscirà in Italia a febbraio 2016. Poi da un post sulla pagina Facebook del blog I dolori della giovane libraria ho scoperto che era tratto da un libro, La danese di David Ebershoff appunto. Potevo non leggerlo dato che rischio di andare a vedere il film?
La storia prende spunto da fatti realmente avvenuti: Einar Wegener è stato il primo transessuale “ufficiale” della storia, nel senso che il suo cambio di sesso è stato registrato dalle autorità ed è stato reso effettivo da diverse operazioni. Per stessa ammissione dell'autore, però, il romanzo ha soppiantato la fedele riproduzione dei fatti storici, che possono invece essere letti dal …
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Sono venuta a conoscenza dell'esistenza di questo libro in maniera piuttosto contorta. In primis, una mia amica mi ha fatto vedere il trailer del film The danish girl, che uscirà in Italia a febbraio 2016. Poi da un post sulla pagina Facebook del blog I dolori della giovane libraria ho scoperto che era tratto da un libro, La danese di David Ebershoff appunto. Potevo non leggerlo dato che rischio di andare a vedere il film?
La storia prende spunto da fatti realmente avvenuti: Einar Wegener è stato il primo transessuale “ufficiale” della storia, nel senso che il suo cambio di sesso è stato registrato dalle autorità ed è stato reso effettivo da diverse operazioni. Per stessa ammissione dell'autore, però, il romanzo ha soppiantato la fedele riproduzione dei fatti storici, che possono invece essere letti dal libro che Lili Elbe, il nome che Einar assunse da donna, scrisse come forma di terapia per capire meglio se stessa. Il libro ha un titolo lunghissimo, Man into woman. The first sex change, a portrait of Lili Elbe: the true and remarkable transformation of the painter Einar Wegener, e – che sorpresa! – è inedito in Italia (almeno per ora, con il film chissà).
Ecco, questo discostarsi molto dagli eventi storici mi ha un po' infastidita, visto che questa puntualizzazione di trova alla fine del romanzo e non all'inizio. Tanto per dirne una, il fatto che Lili fosse intersessuale è solo un'ipotesi non fondata su alcun esame medico. È possibile, certo; stiamo pur sempre parlando degli anni Trenta del Novecento, quando le operazioni di cambio di sesso erano sperimentali e potenzialmente fatali, e di sicuro non si conoscevano le specificità dell'intersessualità.
Un'altra fonte di perplessità è stata la totale assenza di contesto. Tutti i personaggi presenti nel romanzo accettano Lili e la supportano nel suo percorso e il resto del mondo – intendendo tutti coloro che non facevano parte della sua cerchia – semplicemente non esiste. È vero che, storicamente, Lili aveva un gruppo di amici pronti a sostenerla, ma sappiamo anche che il suo caso suscitò molto interesse nella stampa: eppure Ebershoff non ne fa mai cenno.
Immagino che sia perché ha preferito concentrarsi su Lili e il suo cambiamento, fisico e interiore, narrato con una leggerezza eterea che è al contempo un punto di forza e una debolezza del romanzo. È un punto di forza perché è come se Ebershoff liberasse l'identità di Lili dalle pastoie di un corpo che non sente come suo. Tuttavia è anche un punto di debolezza perché alla lunga è piuttosto noioso, finisce per rendere personaggi e situazioni piatti e sempre uguali a se stessi.
Vedremo cosa avranno combinato con il film, anche se, guardando il trailer con il senno di poi, mi sembra che l'abbiano trasformato in un gran drammone (l'esatto contrario dello spirito del romanzo). Forse facendo una media tra i due ne verrà fuori qualcosa di buono...

Copenaghen, anni Venti. Greta è una giovane americana iscritta all'Accademia delle Belle Arti. Lì conosce Einar, il suo timido e …
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Quando ho acquistato Padre a tempo indeterminato non mi aspettavo certo un capolavoro, ma di certo un romanzo in compagnia del quale passare un po' di tempo. Ero anche rimasta incuriosita dalla trama, che mischiava un tipo dal carattere assolutamente insopportabile con una paternità improvvisa.
Ora, visto che dalla trama sapevo che il tipo – Michael – era arrogante, saccente, misogino e sociopatico, non è stata una sorpresa leggere di uno che effettivamente lo è. È così cazzone che alle volte vien proprio da prenderlo a randellate.
Quindi, Signore, sulla stronzaggine del protagonista ci siamo. Solo che si è persa un bel po' di efficacia nel corso dei suoi monologhi interiori (e il romanzo è pure scritto in prima persona). Alla lunga stufano. Per non parlare poi di alcune situazioni nelle quali Michael si ritrova coinvolto …
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Quando ho acquistato Padre a tempo indeterminato non mi aspettavo certo un capolavoro, ma di certo un romanzo in compagnia del quale passare un po' di tempo. Ero anche rimasta incuriosita dalla trama, che mischiava un tipo dal carattere assolutamente insopportabile con una paternità improvvisa.
Ora, visto che dalla trama sapevo che il tipo – Michael – era arrogante, saccente, misogino e sociopatico, non è stata una sorpresa leggere di uno che effettivamente lo è. È così cazzone che alle volte vien proprio da prenderlo a randellate.
Quindi, Signore, sulla stronzaggine del protagonista ci siamo. Solo che si è persa un bel po' di efficacia nel corso dei suoi monologhi interiori (e il romanzo è pure scritto in prima persona). Alla lunga stufano. Per non parlare poi di alcune situazioni nelle quali Michael si ritrova coinvolto che sembrano leggermente inverosimili. Perlomeno capitate a una sola persona e in un breve lasso di tempo.
Un appunto, infine, per la casa editrice, Anordest. Non so se mi sono beccata il più scacio di tutti quelli presenti in catalogo, ma questo ebook è una schifezza. Non siamo partiti bene, visto che la copertina non esiste e quella pagina bianca sul mio e-reader fa abbastanza senso. Ma delle “è” a inizio proposizione vogliamo parlarne? Sono tutte – e sottolineo tutte – minuscole.
Non si fa questo a una lettrice, proprio non si fa.

Michael è un giovane di successo, arrogante, saccente, misogino e sociopatico. Dopo un anno passato a Los Angeles, torna a …
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La recensione contiene alcuni blandi spoiler
Da quando ho scoperto l'esistenza di questo romanzo non vedevo l'ora di leggerlo. Esther Singer Kreitman era la sorella del premio Nobel per la letteratura Isaac Bashevis Singer e di Israel Joshua Singer, anche lui scrittore. Solo che, a differenze dei fratelli, la sua scelta di scrivere è stata osteggiata dalla famiglia: una brava donna ebrea, infatti, a parer loro poteva solo aspirare a essere una brava moglie, tenere in ordine la casa e dare figli sani al marito.
A Esther, però, non andava a genio che la famiglia mettesse becco in ciò che doveva o non doveva fare. Così finì per fare quella scelta sbagliata che la accomuna a molte altre donne nella sua situazione: decise di prender marito per togliersi dall'ambiente oppressivo della sua casa natia. Dato che era …
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La recensione contiene alcuni blandi spoiler
Da quando ho scoperto l'esistenza di questo romanzo non vedevo l'ora di leggerlo. Esther Singer Kreitman era la sorella del premio Nobel per la letteratura Isaac Bashevis Singer e di Israel Joshua Singer, anche lui scrittore. Solo che, a differenze dei fratelli, la sua scelta di scrivere è stata osteggiata dalla famiglia: una brava donna ebrea, infatti, a parer loro poteva solo aspirare a essere una brava moglie, tenere in ordine la casa e dare figli sani al marito.
A Esther, però, non andava a genio che la famiglia mettesse becco in ciò che doveva o non doveva fare. Così finì per fare quella scelta sbagliata che la accomuna a molte altre donne nella sua situazione: decise di prender marito per togliersi dall'ambiente oppressivo della sua casa natia. Dato che era un matrimonio combinato e celebrato solo per andarsene di casa, nessuno di meraviglierà del fatto che si rivelò un'unione infelice...
Eppure la figura di Esther nella sua forza ribelle e infelice, oltre a ispirare i suoi stessi romanzi (tra i quali Debora, decisamente autobiografico), influenzò anche i due fratelli, che crearono ad hoc due personaggi femminili a sua immagine e somiglianza.
Data questa lunga premessa, cosa ne penso di Debora adesso che l'ho letto? È difficile dirlo: mi trovo divisa tra prima e seconda metà del romanzo. La prima metà, infatti, mi è sembrata piuttosto noiosa e insipida, probabilmente anche perché ho recentemente letto A oriente del giardino dell'Eden del fratello Israel: fratello e sorella si sono ispirati alla storia della loro famiglia e la situazione di partenza di entrambi i romanzi è piuttosto simile.
La seconda metà, invece, dove emerge decisamente la critica della Kreitman alla situazione delle figlie nelle famiglie ebree, mi è piaciuta di più e l'ho trovata anche estremamente puntuale nel descrivere sentimenti e stati d'animo di una giovane donna costretta a intraprendere la strada che la famiglia ha scelto per lei.
Grande accento viene posto sull'inesistenza di alternative dignitose al matrimonio combinato e approvato dai genitori: Debora non ha né arte né parte, non conosce altro mestiere se non quello di occuparsi della casa e dei suoi abitanti. È così indirizzata nella strada obbligata che, quando prova a imparare a cucire a macchina, non ci riesce: tornata a casa sconfitta, dovrà incassare anche il compiaciuto trionfo del fratello.
Neppure entrare nel clandestino partito socialista le darà la possibilità di sfuggire al suo destino: ritrovatasi, infatti, davanti a una sua vecchia fiamma, questi, pur di salvaguardare la presunta innocenza di lei, la chiuderà fuori da ogni attività. Nemmeno chi dice di amarla riesce a stimarla abbastanza da trattarla da pari.
Così il suo destino sarà segnato. Diffidare di chi fa scelte al posto nostro pretendendo di sapere cosa è meglio per noi: l'unico “meglio” che costoro conoscono è il proprio.

Il premio Nobel Isaac Bashevis Singer aveva una sorella, Esther, di cui ha lasciato un ritratto memorabile nel racconto Yentl: …

Per secoli e secoli oltre la metà del mondo è stata oggetto di discriminazione. Secoli di abusi, dunque, sia fisici …
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Questa è stata in realtà una rilettura, ma con Sherlock Holmes è sempre in piacere. In particolare, a Le avventure di Sherlock Holmes sono affezionata perché è uno dei primi libri che abbia mai letto in lingua originale.
In questa raccolta incontriamo due donne molto importati e che avranno un certo successo nell'immaginario collettivo: una è Mary Morstan, futura moglie del dottor Watson; l'altra è la Donna, come la chiama con grande rispetto Sherlock Holmes: sto parlando di Irene Adler, l'unica che sia riuscita a fregarlo.
Per il resto, abbiamo ancora il buon Watson nelle vesti di narratore degli intricati casi risolti dal suo prodigioso amico. Devo dire che, nonostante questa sia una rilettura, i ragionamenti di Holmes mi lasciano ancora a bocca aperta: sapevo come sarebbe andata a finire, ma nonostante questo non avrei saputo dire …
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Questa è stata in realtà una rilettura, ma con Sherlock Holmes è sempre in piacere. In particolare, a Le avventure di Sherlock Holmes sono affezionata perché è uno dei primi libri che abbia mai letto in lingua originale.
In questa raccolta incontriamo due donne molto importati e che avranno un certo successo nell'immaginario collettivo: una è Mary Morstan, futura moglie del dottor Watson; l'altra è la Donna, come la chiama con grande rispetto Sherlock Holmes: sto parlando di Irene Adler, l'unica che sia riuscita a fregarlo.
Per il resto, abbiamo ancora il buon Watson nelle vesti di narratore degli intricati casi risolti dal suo prodigioso amico. Devo dire che, nonostante questa sia una rilettura, i ragionamenti di Holmes mi lasciano ancora a bocca aperta: sapevo come sarebbe andata a finire, ma nonostante questo non avrei saputo dire quali fossero gli indizi.
In conclusione, forse il mio racconto preferito della raccolta è L'avventura del carbonchio azzurro: io non so come sia venuto in mente ad Arthur Conan Doyle di coinvolgere pure un'oca nelle indagini di Sherlock Holmes...

Il più popolare detective di tutta la letteratura mondiale, Sherlock Holmes, creato nel 1887 dalla geniale penna di Arthur Conan …
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C'è un momento nella storia (anche in quella del Mondo Disco, evidentemente) nel quale diventa impossibile ignorare le donne. E pensare che i maghi ce l'avevano messa davvero tutta a tenere le donne fuori dall'Università Invisibile: la tradizione non permetteva loro di accedervi.
Ma poi quale tradizione? Boh... tutti sembrano incapaci di rispondere a questa semplice domanda. I maghi devono aver perso il libro con i fondamentali nella Biblioteca. Forse è andato perso in qualche strano modo. O più probabilmente è stato divorato da libri più indipendenti e creativi.
Di sicuro è bastata un'occhiata di Nonnina Weatherwax a spegnere qualunque velleità sessista di Arcicancelliere e compagnia. Quell'occhiata capace di dire a chiunque: piantala con le cazzate, sta succedendo un casino, ti sembra il caso?
Tuttavia, non stato proprio immediato approdare al cambiamento. A Nonnina Weatherwax, infatti, c'è …
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C'è un momento nella storia (anche in quella del Mondo Disco, evidentemente) nel quale diventa impossibile ignorare le donne. E pensare che i maghi ce l'avevano messa davvero tutta a tenere le donne fuori dall'Università Invisibile: la tradizione non permetteva loro di accedervi.
Ma poi quale tradizione? Boh... tutti sembrano incapaci di rispondere a questa semplice domanda. I maghi devono aver perso il libro con i fondamentali nella Biblioteca. Forse è andato perso in qualche strano modo. O più probabilmente è stato divorato da libri più indipendenti e creativi.
Di sicuro è bastata un'occhiata di Nonnina Weatherwax a spegnere qualunque velleità sessista di Arcicancelliere e compagnia. Quell'occhiata capace di dire a chiunque: piantala con le cazzate, sta succedendo un casino, ti sembra il caso?
Tuttavia, non stato proprio immediato approdare al cambiamento. A Nonnina Weatherwax, infatti, c'è voluto del tempo per arrivare a lanciare quell'occhiata. Infatti, ritrovarsi davanti Esk, bambina con un bastone da mago, non l'ha messa in una buona disposizione d'animo: le donne possono solo diventare streghe, che diamine! Che gli è passato per la testa a quel pazzo moribondo che ha consegnato il suo bastone a una neonata? Bah, questi maghi, sempre con il naso nei loro stupidi libri, tanto bravi ad atteggiarsi a grandi uomini e poi...
Nonnina Weatherwax cercherà di fare di Esk una brava strega. Leggi: rimediare al casino e riportare l'ordine. Solo che... Già, solo che. Le tradizioni sono delle gran bastarde: si tengono attaccate alle menti delle persone e cercano di riportare i divergenti nei ranghi a suon di repressione. Almeno fino a quando non incontrano qualcuno che diverge più degli altri.
Ed Esk diverge parecchio: è un cambiamento che non può essere contenuto o regolato. Così a Nonnina Weatherwax, che una stupida proprio non è, non resta che mandare al diavolo le tradizioni e sfoderare l'occhiata. Quella Occhiata...
L'arte della magia è un altro di quei colpi da maestro con il quale Pratchett ci parla di un tema così importante come il diritto di ogni bambina e bambino (e donna e uomo) a diventare ciò che vuole, senza stupidi coglioni tra i piedi a imporre loro strade lastricate di rosa (o azzurro), intuito femminile (o deficienza empatica) e istinto materno (o machismo duro e puro).

Sul bizzarro Mondo Disco, regolato dalle leggi della magia e della fantasia, non sono finite le avventure... Ora è il …
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Fanny Hill è uno di quei romanzi che mi mettono in difficoltà: da una parte l'ho trovato perfino divertente, mentre dall'altra ha messo a dura prova la mia sopportazione. Ma procediamo per gradi.
Fanny Hill è un classico della letteratura erotica, diciamo pure un porno del 1749: il suo autore, John Cleland, si ritrovò a scriverlo per guadagnare un po' di soldi da dare ai molti creditori che gli stavano con il fiato sul collo. E quale modo migliore di guadagnare soldi se non pubblicando un libro che avrebbe scatenato un putiferio e indotto un gran numero di persone a procurarselo?
Ovviamente Fanny Hill gli procurò diversi guai giudiziari, dai quali però seppe abilmente uscire, guadagnandoci pure un impiego statale. Fanny Hill venne proibito, ma immagino non vi sorprenderà sapere che continuò a infiammare l'immaginazione di molti …
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Fanny Hill è uno di quei romanzi che mi mettono in difficoltà: da una parte l'ho trovato perfino divertente, mentre dall'altra ha messo a dura prova la mia sopportazione. Ma procediamo per gradi.
Fanny Hill è un classico della letteratura erotica, diciamo pure un porno del 1749: il suo autore, John Cleland, si ritrovò a scriverlo per guadagnare un po' di soldi da dare ai molti creditori che gli stavano con il fiato sul collo. E quale modo migliore di guadagnare soldi se non pubblicando un libro che avrebbe scatenato un putiferio e indotto un gran numero di persone a procurarselo?
Ovviamente Fanny Hill gli procurò diversi guai giudiziari, dai quali però seppe abilmente uscire, guadagnandoci pure un impiego statale. Fanny Hill venne proibito, ma immagino non vi sorprenderà sapere che continuò a infiammare l'immaginazione di molti tramite una buona diffusione sottobanco.
Cosa mi è piaciuto di Fanny Hill? Be', innanzi tutto, per essere stato scritto nel 1749, l'ho trovato molto esplicito. Non aspettatevi allusioni o detti-non-detti: le scene di sesso sono molto esplicite. Molto più di quelle di E.L. James, se volete saperlo, perché contengono una naturalezza e una curiosità fanciullesca nei confronti dei piaceri derivanti dall'atto sessuale in grado di far arrossire alla grande Mr. Accigliato Grey.
Poi, sempre perché scritto nel 1749, contiene delle espressioni che mi hanno fatto morire dal ridere, come “iniezione balsamica” per sperma e “filetto di carne bianca di vitello” per “pene”.
Il fatto che sia stato scritto nel 1749 ci permette anche di lanciare uno sguardo alla condizione delle donne di piacere (o donne pubbliche, come sono chiamate nel romanzo), che rischiavano malattie, sfruttamento e problemi con la legge, ma potevano anche essere fortunate e riuscire a farsi mantenere da qualche abbiente signore. O molto fortunate se riuscivano a farsi sposare da qualche cliente innamorato.
Cosa non mi è piaciuto di Fanny Hill quindi? Forse è stupido visto che parliamo di un romanzo porno scritto nel 1749 (sì, lo so, vi sto facendo venire la nausea ripetendolo continuamente) e Olympe de Gouges avrebbe scritto il suo Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina solo nel 1791, ma non ho potuto fare a meno di essere infastidita da alcuni passaggi particolarmente maschilisti.
Sono rimasta, per esempio molto infastidita dalla visione penecentrica (o forse dovrei dire penegrossocentrica) di Fanny: quelli belli e buoni sono forniti di prodigiose mazze da baseball, mentre gli stronzi viscidi hanno delle insoddisfacenti penne a sfera BIC. Oppure vogliamo parlare di quest'attenzione morbosa nei confronti della verginità femminile? Oppure di quando Fanny ha provato repulsione di fronte al sesso tra due uomini, andando poi a denunciarli per i loro atti “contro natura”?
Insomma, ce n'è abbastanza per farvi urlare dalla frustrazione. Fanny Hill è un romanzo in bilico tra la modernità e il vecchio: c'è del buono che sa ancora sorprenderci e farci riflettere, ma c'è anche del brutto che, se non ci fa incazzare, di certo ci lascia molto perplessi.