Baylee ha finito di leggere Fanny Hill di John Cleland

Fanny Hill di John Cleland
"Fanny Hill" è un classico della letteratura pornografica che non ha perso nulla, a distanza di due secoli e mezzo, …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
Blog > La siepe di more Mastodon > @lasiepedimore@devianze.city Sharkey (anime, manga e light novel) > sk.micasalis.eu/@nebulosa
Questo collegamento si apre in una finestra pop-up
36% completato! Baylee ha letto 29 di 80 libri.

"Fanny Hill" è un classico della letteratura pornografica che non ha perso nulla, a distanza di due secoli e mezzo, …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Già prima di iniziare so che questa non sarà una recensione, ma il delirio di una tizia che da giorni ridacchia come una scema e non riesce a togliersi dalla faccia il sorriso beota. Eh, be': cronache di un amore annunciato.
In questo quinto volume della serie abbiamo perso una coautrice, Madeleine Urban, che ha deciso di smettere di scrivere e ha lasciato la serie nelle sole mani di Abigail Roux. Come vi avevo già accennato in Tanti modi per dire... ti leggo, non ero particolarmente preoccupata per questo cambiamento. In effetti, la qualità della serie non ne ha affatto risentito, sebbene abbia avvertito piuttosto chiaramente la mancanza del tocco della Urban. Non so esattamente dirvi in che modo la narrazione sia diversa dai quattro volumi precedenti, ma si sente che c'è qualcosa di diverso.
Ma …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Già prima di iniziare so che questa non sarà una recensione, ma il delirio di una tizia che da giorni ridacchia come una scema e non riesce a togliersi dalla faccia il sorriso beota. Eh, be': cronache di un amore annunciato.
In questo quinto volume della serie abbiamo perso una coautrice, Madeleine Urban, che ha deciso di smettere di scrivere e ha lasciato la serie nelle sole mani di Abigail Roux. Come vi avevo già accennato in Tanti modi per dire... ti leggo, non ero particolarmente preoccupata per questo cambiamento. In effetti, la qualità della serie non ne ha affatto risentito, sebbene abbia avvertito piuttosto chiaramente la mancanza del tocco della Urban. Non so esattamente dirvi in che modo la narrazione sia diversa dai quattro volumi precedenti, ma si sente che c'è qualcosa di diverso.
Ma parliamo dei nostri eroi: Ty e Zane. Che posso dire quando in testa ho unicorni rosa che corrono felici su arcobaleni scintillanti? In D'amore e d'accordo sono così teneri e carini che pensavo mi sarei sciolta sull'e-reader (che è resistente all'acqua, quindi non avrei neanche fatto troppo danno). Ty, oltre ad essere il solito coglione capace di irritare anche i santi, mette su quegli occhioni da cucciolo bisognoso di coccole che riesce a farsi perdonare pure quella fuga che ha reso il finale di Luci e ombre al cardiopalma...
Dal canto suo, Zane, ora che ha finalmente sezionato i suoi sentimenti per Ty e ha dichiarato di amarlo, è alle prese con l'analisi del loro rapporto. È meraviglioso vedere quanto questa relazione sia benefica per entrambi, quanto entrambi abbiano bisogno di questa stabilità affettiva ed emotiva. Prima conoscere Ty, Zane era inavvicinabile, così chiuso in se stesso e perso nel suo dolore e nelle sue dipendenze da non permettere a nessuno di aiutarlo. Non che adesso sia diventato un amicone, ma almeno è presentabile.
In D'amore e d'accordo ritroviamo anche la coppia Cameron/Julian protagonista del crossover La croce del guerriero e ci saranno anche alcune parti narrate dal loro punto di vista. Cameron rimane la piaga sociale che si era dimostrato in La croce del guerriero: al lettore non rimane che sperare che qualcuno lo imbavagli o gli faccia perdere i sensi. Julian, invece, accanto a quella sagoma di Ty, scatena tutto il suo potenziale e vi farà morire dal ridere. I suoi battibecchi con Ty sono epici e m'hanno fatto sganasciare dalle risate.
E giusto per non farci mancare una salutare dose di Grady, fa la sua comparsa (armato di mazza da baseball... e sto ridendo di nuovo al solo ricordo) anche Deuce, il fratello minore di Ty. Questa volta non sarà nei panni dello strizzacervelli, ma del fratellino bisognoso di consigli. Che carino, non vedo l'ora di vedere come evolverà la sua faccenda...
Soprattutto, però, in D'amore e d'accordo ritorna Nick O'Flaherty, che non si era reso esattamente simpatico in Luci e ombre... ma direi che si è fatto ampiamente perdonare in questo quinto volume. Non so se vi basta sapere che ho praticamente sottolineato tutta la parte nella quale Nick e Zane si fanno una bella chiacchierata a quattrocchi, oppure che sono oltremodo felice di sapere che c'è uno spin-off dedicato a O'Flaherty...
Adesso ho la tentazione di iniziare subito il sesto, in barba all'attesa per la traduzione... anche se so che accadrà qualcosa di brutto che si metterà tra Ty e Zane. Lo so. Che sia perché li sgameranno a lavoro o perché salterà fuori qualcosa dal passato di Ty, so che ci sarà buriana. Mmh... forse il sesto può aspettare un altro po'... adesso voglio crogiolarmi nella mia nuvola di felicità...

Abbandonato a Baltimora dal suo imprevedibile partner, l’agente speciale Zane Garrett non trova di meglio che sfogare la rabbia su …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Scuola omicidi è il terzo libro della serie dedicata all'ispettore Lynley e al sergente Havers, che ormai sono entrati nella mia disomogenea famiglia letteraria tanto li ho presi in simpatia.
A questo giro, Lynley è alle prese con i postumi del caso precedente: Helen è ancora all'estero e lui sta una cacca, cercando di affogare la solitudine nel lavoro. Havers cerca di tirargli su il morale, ma niente, Lynley è proprio deciso a deprimersi per benino.
In quest'atmosfera da pena interiore, si presenta a Lynley un caso particolarmente crudele ed efferato: un ragazzo, scomparso da una scuola, viene ritrovato morto con evidenti segni di tortura su tutto il corpo. A ritrovare il cadavere è una nostra vecchia conoscenza, Debora St. James, che a questo giro avrei voluto seriamente defenestrare. La signora St. James, infatti, vorrebbe essere protagonista …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Scuola omicidi è il terzo libro della serie dedicata all'ispettore Lynley e al sergente Havers, che ormai sono entrati nella mia disomogenea famiglia letteraria tanto li ho presi in simpatia.
A questo giro, Lynley è alle prese con i postumi del caso precedente: Helen è ancora all'estero e lui sta una cacca, cercando di affogare la solitudine nel lavoro. Havers cerca di tirargli su il morale, ma niente, Lynley è proprio deciso a deprimersi per benino.
In quest'atmosfera da pena interiore, si presenta a Lynley un caso particolarmente crudele ed efferato: un ragazzo, scomparso da una scuola, viene ritrovato morto con evidenti segni di tortura su tutto il corpo. A ritrovare il cadavere è una nostra vecchia conoscenza, Debora St. James, che a questo giro avrei voluto seriamente defenestrare. La signora St. James, infatti, vorrebbe essere protagonista di un dramma privato, quando invece sembra farsi soltanto delle colossali pippe mentali. È vero, hai avuto una brutta esperienza che forse sta influenzando negativamente il tuo presente, ma che bisogno c'è di scomodare l'ira divina e la punizione per i peccati? Non so, sento che avrei dovuto provare dell'empatia per lei, ma mi è risultata davvero troppo insopportabile: la sua mania di voler portare “la sua croce” da sola poi... mi è sembrata colare falsità da tutti i caratteri.
Torniamo a Lynley, che, affiancato dalla caustica Havers, si ritroverà ad avere a che fare con presidi smaniosi di tutelare il buon nome della scuola, professori equivoci e, soprattutto, studenti poco inclini alla collaborazione.
Se, infatti, JK Rowling ci ha fatto amare lo spirito del college inglese e la divisione (compresa la rivalità) tra le case, la George ce ne mostra il lato oscuro: l'assoluta omertà che copre i misfatti degli studenti all'interno delle mura della scuola. Lynley avrà il suo bel daffare a ricostruire i fatti che nessuno vuole rendere noti...
A complicare ulteriormente il muoversi in un ambiente così reticente e chiuso c'è anche il fatto che Lynley comprende alla perfezione l'estrema lealtà che spinge gli studenti a non “tradirsi” l'un l'altro. Lui stesso ne è stato parte nei suoi anni a Eton e ricorda con precisione cosa possa significare far parte di un gruppo tanto determinato a proteggersi dall'ingerenza esterna.
Tuttavia, Lynley è anche abbastanza intelligente da capire quando è il caso di farla finita. È vero, infatti, che le tradizioni sono importanti, ma non tanto quanto il benessere e le vite degli altri. La difesa delle tradizioni ha senso solo nel momento in cui queste assolvono ancora alla loro funzione di guida nelle cose del mondo. Tacere quando uno dei tuoi compagni è stato torturato e ucciso non è certo un buon modo per onorare le tradizioni. È più un modo per farti biasimare dalle generazioni future.

L'atmosfera tranquilla del romantico cimitero di Stoke Poges, nella campagna inglese, s'infrange bruscamente in un freddo pomeriggio di marzo, quando …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Spoiler a ruota.
In tutta sincerità, il libro sarebbe proprio da una stella: è un romanzetto di quelli tollerabili solo con elevate temperature o rincoglionimento generalizzato. Ma una stella se la prendono di diritto i tre dildo a forma di albero di Natale che i tre baldi giovini regalano alla bella fanciulla. Prometto di tornarci più tardi con dovizia di particolari scabrosi.
Tre cowboy per Natale parla dell'approccio di tre bellocci a una belloccia, che vogliono convincere a fare sesso a quattro. La tipa è finita nel ranch dell'amore tramite un programma per reinserimento carcerati nella società o qualcosa del genere: la tipa, infatti, era finita in galera dopo aver ammazzato il patrigno, che picchiava lei e la madre. JJ – la tipa – è troppo bella per essere andata in galera per motivi che non …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Spoiler a ruota.
In tutta sincerità, il libro sarebbe proprio da una stella: è un romanzetto di quelli tollerabili solo con elevate temperature o rincoglionimento generalizzato. Ma una stella se la prendono di diritto i tre dildo a forma di albero di Natale che i tre baldi giovini regalano alla bella fanciulla. Prometto di tornarci più tardi con dovizia di particolari scabrosi.
Tre cowboy per Natale parla dell'approccio di tre bellocci a una belloccia, che vogliono convincere a fare sesso a quattro. La tipa è finita nel ranch dell'amore tramite un programma per reinserimento carcerati nella società o qualcosa del genere: la tipa, infatti, era finita in galera dopo aver ammazzato il patrigno, che picchiava lei e la madre. JJ – la tipa – è troppo bella per essere andata in galera per motivi che non siano quelli di tragica legittima difesa (e non sono parole mie).
Ebbene, JJ si ritrova quindi a lavorare per i tre moschettieri in un ranch sperduto nel nulla nel Nord Ontario. Ho citato i tre moschettieri non a caso: le loro spade si dimostreranno di fondamentale importanza per l'equilibrato sviluppo della narrazione. Ma facciamo la conoscenza dei tre baldi giovini.
Il capoccio è Brady Occhiotruce: è il più antipatico di tutti. Poi c'è Dan la Macchietta: è il simpatico, quello che la fa ridere. Infine abbiamo Rafe Xanax: il belloccio dall'effetto calmante.
Bene, bene. I quattro si ritrovano quindi a convivere al calduccio in un ranch arredato rusticamente dai mobili che i tre moschettieri hanno costruito con le loro abili manine. È quindi inevitabile che accada. I nostri vivono in un ranch isolato, raggiungibile solo tramite aereo: sono prostrati dal fai-da-te (si sono fatti da soli tutti i mobili, eh!) e dalle difficoltà di procacciarsi belle fighe in mezzo alla neve.
Eh, già: i tre moschettieri sono terribilmente attratti da JJ. Ma non c'è problema! Sono abituati a condividere le donne. Solo che... be', devono farlo sapere pure a JJ. Come fare? I nostri vagolano nel buio con gli inguini doloranti in cerca di sfogo quando Occhiotruce ha l'idea geniale: fare a JJ un regalo di Natale anticipato. Se JJ accetterà il regalo, dovrà lasciare la scatola vuota sul tavolo da pranzo.
E che ci sarà mai nel pacchetto? Proprio loro: i tre dildo anali, di tre dimensioni diverse (come sono premurosi i nostri!), a forma di albero di Natale e color verde brillante. Voi capite che da soli meritano una stella: oltre a essere intonati con il periodo natalizio, sono anche un omaggio artistico a Paul McCarthy. Non posso che inchinarmi di fronte allo spessore che Jan Springer ha voluto inserire nel suo romanzo.
JJ ovviamente accetta. E quando mai le ricapita sesso a quattro con i bei manzi? Solo che, be', i tre sanno che è inesperta (o perlomeno l'hanno presunto visto che nessuno ne ha parlato), quindi hanno un'altra bella idea: prima facciamocela uno per volta e vediamo come la prende JJ.
Qui parte la citazione fiabesca. Avete presente l'inizio de Il Gatto con gli stivali? Ci sono tre fratelli: il babbo muore e lascia loro in eredità un mulino, un asino e un gatto. Il maggiore è tutto contento perché si prende il mulino; il mezzano prende l'asino e può dirsi comunque contento perché così può andare in cerca di fortuna; il minore sembra il più sfigato perché si becca il gatto. Tuttavia, alla fine, la piramide della sfiga si ribalta e il minore si rivelerà quello che ha fatto tredici.
Con i tre moschettieri è un po' la stessa cosa, solo che la faccenda riguarda le dimensioni dei loro peni. Tanto gentili e tanto onesti paiono Macchietta e Xanax, ma il pene più lungo e grosso ce l'ha quell'antipatico di Occhiotruce. Ed è proprio così che la progressione dei tre moschettieri procede nel letto di JJ: be', ma guarda un po' com'è messo bene Dan! Anche Rafe non scherza! Cavoli, ma Brady ha una mazza da baseball tra le gambe!
E dopo che la pratica dell'uno alla volta è stata archiviata, parte una specie di drammone, nel quale a JJ viene condonata la pena (un po' a caso, ma va be'... l'importante è che non sia più una criminale) e i tre moschettieri temono che li lasci preda dei loro ormoni su di giri. Non sia mai!
Ma JJ non farebbe mai una cosa del genere ai suoi cowboy. Almeno non prima di averli sperimentati tutti e tre insieme. Scusate, si è preparata con i dildo e tutto il resto, mica può piantarli in asso adesso, no? Quindi lascia loro un biglietto sul tavolo, accanto ai dolcetti di Natale, con su scritto:
Il tacchino può attendere. Che cosa sceglierò? Gli omini di pan di zenzero, o con i tre mi divertirò?
Poesia pura, eh? Non avvertite anche voi un brivido corrervi lungo la schiena? Un vero brivido di orrore. Eh, che vi devo dire: si vede che il Natale ha rammentato a JJ dei bei tempi andati, quando portava a casa il bigliettino di Natale fatto a scuola e pieno di buoni propositi per l'anno a venire...
Comunque, il romanzo finisce così, con i quattro che se la spassano alla grande insieme: JJ ha un orgasmo illuminante e capisce che vivrà per sempre felice e contenta con i tre moschettieri.
Insomma, il romanzo è una ciofeca, come direbbero a Roma, ma a me ha fatto tanto ridere e lo consiglio proprio per la sua indubbia (ancorché involontaria) verve comica.

Jennifer Jane (JJ) Watson ha trascorso gli ultimi dieci anni in un carcere di massima sicurezza. L’ultima cosa che si …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Sono molto indecisa su quali parole spendere su questo romanzo. È il terzo volume di una serie dalle copertine bruttine, ma alla quale mi sono affezionata molto (grazie Goodreads per avermela consigliata!). Il fatto è che Prince of Faith contiene molte buone idee, ma nessuna di queste è ben amalgamata all'interno della storia complessiva. Leggerlo è stato un po' come partire in seconda con la macchina: si procede a singhiozzi.
All'inizio devo dire di essere stata molto scettica: sembrava molto simile all'incipit di An Uncommon Whore, primo libro della serie. Stessa situazione, stessi ruoli di prostituto da salvare e salvatore. Poi, però, la storia ha ingranato e non ho più sentito questa sgradevole similitudine tra i due romanzi.
Tuttavia, come dicevo all'inizio, ben presto mi sono trovata a che fare con questi singhiozzi nella trama. Per …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Sono molto indecisa su quali parole spendere su questo romanzo. È il terzo volume di una serie dalle copertine bruttine, ma alla quale mi sono affezionata molto (grazie Goodreads per avermela consigliata!). Il fatto è che Prince of Faith contiene molte buone idee, ma nessuna di queste è ben amalgamata all'interno della storia complessiva. Leggerlo è stato un po' come partire in seconda con la macchina: si procede a singhiozzi.
All'inizio devo dire di essere stata molto scettica: sembrava molto simile all'incipit di An Uncommon Whore, primo libro della serie. Stessa situazione, stessi ruoli di prostituto da salvare e salvatore. Poi, però, la storia ha ingranato e non ho più sentito questa sgradevole similitudine tra i due romanzi.
Tuttavia, come dicevo all'inizio, ben presto mi sono trovata a che fare con questi singhiozzi nella trama. Per esempio, la storia dell'invasione dei Landaun su Arash e della strage da loro perpetrata nei confronti dei Talisian: in Prince of Faith viene raccontata dal punto di vista di Caius e Markus, i due protagonisti, ma in vari momenti del romanzo e con dettagli ogni volta diversi. Nessun problema, direte voi: generalmente no, ma in questo caso la McBride non è riuscita a risultare chiara e in diversi punti ho interrotto la lettura per schiarirmi le idee e rileggermi qualche passo precedente.
Un caso? Non proprio, visto che anche lo sviluppo della relazione tra Caius e Markus, insieme al loro recupero psico-fisico, procede a balzelli. È vero che persone ripetutamente vittime di abusi non guariscono dall'oggi al domani e possono avere delle ricadute (e in questo sono con te, McBride), ma nel romanzo i loro cambiamenti di atteggiamento o umore sono troppo repentini e non adeguatamente supportati dallo sviluppo della trama.
Peccato perché mi ha fatto davvero piacere ritrovare vecchi personaggi come Helios e Griffin e non è stato male nemmeno fare la conoscenza di Tess, una Valoran fuori come un balcone e che spero la McBride ci farà conoscere meglio in futuro.
Perché sì, leggerò anche il quarto volume della serie, che dovrebbe essere adesso in lavorazione. Ti aspetto al varco, McBride: buon lavoro!

Held captive in a whorehouse, Markus Dayspring wakes every morning with a thirst for revenge, and collapses every night with …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Solitamente non leggo fumetti, ma Il mostro sulla collina mi ha convinto a fare un'eccezione. Già il mostro in copertina (Dorsorosso Ray) prometteva bene: con quel musetto depresso e incazzoso mi è rimasto subito simpatico.
Data la mia scarsa esperienza con i fumetti, non so dirvi niente della qualità dei disegni e caratteristiche tecniche di questo tipo. Posso dirvi, però, che la storia è molto carina: si parla di momenti bui e scarsa autostima, amicizia e coraggio.
Le vicende sono ambientate in un'Inghilterra alternativa dell'Ottocento, dove i mostri, per ogni cittadina, non sono un pericolo, ma un vanto e una forma di attrazione turistica. Stoker-on-Avon, però, non è stata fortunata con il suo mostro: Dorsorosso Ray, infatti, sembra non aver alcun talento “mostruoso” ed è ormai inattivo da sette anni. Parte quindi una piccola spedizione per cercare …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Solitamente non leggo fumetti, ma Il mostro sulla collina mi ha convinto a fare un'eccezione. Già il mostro in copertina (Dorsorosso Ray) prometteva bene: con quel musetto depresso e incazzoso mi è rimasto subito simpatico.
Data la mia scarsa esperienza con i fumetti, non so dirvi niente della qualità dei disegni e caratteristiche tecniche di questo tipo. Posso dirvi, però, che la storia è molto carina: si parla di momenti bui e scarsa autostima, amicizia e coraggio.
Le vicende sono ambientate in un'Inghilterra alternativa dell'Ottocento, dove i mostri, per ogni cittadina, non sono un pericolo, ma un vanto e una forma di attrazione turistica. Stoker-on-Avon, però, non è stata fortunata con il suo mostro: Dorsorosso Ray, infatti, sembra non aver alcun talento “mostruoso” ed è ormai inattivo da sette anni. Parte quindi una piccola spedizione per cercare di salvare la reputazione di Stoker-on-Avon e del suo mostro.
Ben presto sarà evidente come i mostri nella nostra testa siano più pericolosi di quelli che movimentano la vita nei paesi. Anche le difficoltà ci sembrano più ostiche, praticamente insormontabili, se c'è un mostro che ingrassa nella nostra testa.
Il mostro sulla collina mira ad avvertire i ragazzi dei pericoli derivanti da una bassa autostima e dall'isolamento: il potere dell'amicizia non è proprio da sottovalutare... Dorsorosso docet!

In una Inghilterra fantastica di fine ‘800, ogni piccola città è terrorizzata da un feroce mostro… con grande felicità degli …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Sono rimasta basita da questo romanzo: l'ho preso su consiglio di qualche sito, non ricordo quale - pardon - pensando che avrei letto un romanzo tranquillo, forse un pizzico moralista, ma niente di che.
Attenzione, attenzione, ho la netta sensazione di essermi casualmente imbattuta nell'avo, o in uno degli avi, di Twilight. Già, pare che, oltre ad avere uno stuolo foltissimo di emulatori e scopiazzatori (E.L. James, vecchia volpe!), la signora Meyer abbia pure degli illustri precedenti. Persone informate dei fatti fatemi sapere se c'è qualche notizia ufficiale sulla parentela tra le streghe de La figlia della luna e i vampiri sbrilluccicosi della Meyer!
Comunque, reminiscenze inquietanti a parte, la prima dichiarazione che mi sento di fare su La figlia della luna è: sembra scritto a caso. La Mahy voleva scrivere un romanzo su quella delicata …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Sono rimasta basita da questo romanzo: l'ho preso su consiglio di qualche sito, non ricordo quale - pardon - pensando che avrei letto un romanzo tranquillo, forse un pizzico moralista, ma niente di che.
Attenzione, attenzione, ho la netta sensazione di essermi casualmente imbattuta nell'avo, o in uno degli avi, di Twilight. Già, pare che, oltre ad avere uno stuolo foltissimo di emulatori e scopiazzatori (E.L. James, vecchia volpe!), la signora Meyer abbia pure degli illustri precedenti. Persone informate dei fatti fatemi sapere se c'è qualche notizia ufficiale sulla parentela tra le streghe de La figlia della luna e i vampiri sbrilluccicosi della Meyer!
Comunque, reminiscenze inquietanti a parte, la prima dichiarazione che mi sento di fare su La figlia della luna è: sembra scritto a caso. La Mahy voleva scrivere un romanzo su quella delicata fase nella vita in cui si è in bilico tra il fanciullo e l'adulto. Il risultato è un romanzo in bilico tra l'incomprensibile e il riprovevole.
La vicenda narrata è quella di Laura Chant, quattordicenne strafiga d'antan sotto mentite spoglie. Suo fratello minore viene colpito da una maledizione e la sua unica salvezza sarà Laura, opportunamente trasformata in una strega. Colui che la introdurrà nel mondo della magia è Sorensen, cattivo ragazzo d'antan con una madre e una nonna quanto meno bizzarre.
A differenza del castigato Edward Cullen, Sorensen, o Sorry (!), come lo chiama Laura, non fa altro che parlare di sesso. L'idea che mi sono fatta è che servisse a mascherare una disfunzione erettile. Nella migliore delle ipotesi, naturalmente. Nella peggiore, era soltanto un maniaco.
Infatti, nella sua ansia di descrivere le prime esperienze sessuali (almeno credo), la Mahy fa palpare il seno di Laura a Sorry. Così, a caso. Per quanto è rilevante ai fini della trama, o anche solo allo sviluppo dei personaggi e della loro relazione, potevano pure bersi una limonata fresca. Pensate forse che i due rimuginino su quanto avvenuto? Ma manco per idea! La prima palpatina è andata, passiamo ad altro, va'!
E l'altro consiste in alcune perle di saggezze delle quali avrei francamente fatto a di meno.
”Sono un grande ammiratore di Berkeley, il vescovo Berkeley, conosci? Saprò misurarmi con qualunque molestatore basandomi sulla teoria che essi sono solo delle idee nella mente di Dio: sicché, dato che i molestatori sono probabilmente atei, smetteranno di credere in se stessi e cesseranno di esistere.”
Chissà come se la giocherebbe la Mahy con i preti pedofili... Ah, già! Non esistono. Piazzate questa importante rivelazione tra “i musulmani sono terroristi” e “i comunisti mangiano i bambini”.
[...] e solo dieci giorni più tardi una studentessa del settimo anno, bruttina e grassottella, Jacynth Close, era stata malmenata e violentata tra gli alberi che orlavano la Riserva di Gardendale. A scuola circolavano battute crudeli su quanto doveva essere disperato quel violentatore, ma Laura era inorridita dall'ingiustizia del mondo: se mai un vantaggio c'era, nella bruttezza di Jacynth, doveva essere quello di salvarla da tanta brutalità, e invece non le era servito.
Non so da dove cominciare tanto è il disagio che mi mette addosso questo brano. Il pensiero di Laura avrebbe dovuto essere compassionevole? È rivoltante.
Non paga, poi, la Mahy rincara pure la dose: Ancora non si abituava, Laura, alle nuove, e per certi versi vistose, fattezze femminili che cominciavano da poco a sbocciare sul suo corpo di bambina, ma era costretta ad accettarne vantaggi e inconvenienti, nonché gli obblighi di cautela che le accompagnavano.
La cautela è consigliata a chiunque cammini in una strada buia, deserta e malfamata. Bambine o bambini, ragazzine o ragazzini, donne o uomini non fa differenza, purtroppo. Spero fortemente che la Mahy non volesse dire che è meglio bandire scollature e minigonne.
E ancora: ”Non ti pare un po' tardi, Chant, per far visita a un uomo nei suoi appartamenti?”
Questo è puro stile alla Edward Cullen: ridicolmente antiquato. Vorrebbe suonare inquietante e vagamente minaccioso, come si suppone che dovrebbe essere un cattivo ragazzo dal cuore di marzapane, ma il risultato è risibile.
”[...] anzi, taluni sostengono che perfino l'estremo, rantolante minuto, per doloroso che sia, ci permette di concludere la nostra esistenza nella grazia spirituale.”
Oh, un po' di insana cultura del dolore mi mancava proprio. Sai, Mahy, la gente dovrebbe essere libera di scegliere sul suo fine vita. C'è anche chi non crede nella grazia spirituale e vorrebbe morire con dignità. E c'è anche chi ci crede e vorrebbe comunque risparmiarsi inutili sofferenze. Così, tanto per dire. Da un libro rivolto a ragazzi dagli undici anni mi sarei aspettata un insegnamento alla scelta libera e consapevole, non la solita ramanzina moralista che, in realtà, non insegna un tubo.

Quattordici anni, genitori separati, un fratellino da accudire: Laura sembra una ragazza come tante, eppure ha qualcosa di speciale, un …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Seconda indagine per Sherlock Holmes, che questa volta si trova alle prese con tesoro scomparso. Al suo fianco ci sarà di nuovo il dottor Watson, che, però, a questo giro sarà piuttosto distratto dalla graziosa Mary Morstan, la donna che ha richiesto l'aiuto di Holmes.
Ne Il segno dei quattro vediamo il rapporto tra Holmes e Watson farsi più stretto, più vicino a quello di due amici che a quello tra coinquilini. Mi piace molto il modo in cui l'autore descrive la loro amicizia: non ha niente di artefatto, nonostante Holmes non sia esattamente la persona più facile con la quale avere un qualunque rapporto. Immaginate di stare con un tizio che vi dà dello stupido un giorno sì e l'altro pure...
Eppure Watson non solo lo sopporta, ma riesce a instaurare con lui un rapporto d'amicizia …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Seconda indagine per Sherlock Holmes, che questa volta si trova alle prese con tesoro scomparso. Al suo fianco ci sarà di nuovo il dottor Watson, che, però, a questo giro sarà piuttosto distratto dalla graziosa Mary Morstan, la donna che ha richiesto l'aiuto di Holmes.
Ne Il segno dei quattro vediamo il rapporto tra Holmes e Watson farsi più stretto, più vicino a quello di due amici che a quello tra coinquilini. Mi piace molto il modo in cui l'autore descrive la loro amicizia: non ha niente di artefatto, nonostante Holmes non sia esattamente la persona più facile con la quale avere un qualunque rapporto. Immaginate di stare con un tizio che vi dà dello stupido un giorno sì e l'altro pure...
Eppure Watson non solo lo sopporta, ma riesce a instaurare con lui un rapporto d'amicizia profondo e indissolubile. La scena durante la quale cercano di rintracciare l'assassino con un cane, sebbene finisca in un buco nell'acqua, è emblematica per descrivere l'amicizia tra i due: con una sola risata, scoppiata contemporaneamente in Holmes e Watson dopo un'occhiata, Arthur Conan Doyle ci mostra quanto già sia sviluppata l'amicizia tra i due.
Ma Il segno dei quattro è anche il romanzo nel quale veniamo a conoscenza dell'uso di cocaina e morfina da parte di Sherlock Holmes. Il lettore moderno ne rimane alquanto perplesso, anche perché Watson – un dottore! – sembra poco impressionato dalla pratica.
In effetti, è necessario contestualizzare, dato che nell'epoca vittoriana morfina e cocaina erano legali e si potevano tranquillamente in acquistare in farmacia. C'è anche da dire che la soluzione era decisamente meno forte di quella presente nella moderna cocaina: diventarne dipendenti cronici era meno probabile, sebbene a lungo andare non fosse comunque un toccasana per il cervello (ma tutto questo si è scoperto dopo... nell'Ottocento davano pure oppio ai bambini per calmarli... con risultati spesso definitivi).

«Aborrisco la monotona routine dell’esistenza. Ho un desiderio inestinguibile di esaltazione mentale. Ecco perché ho scelto questa mia particolare professione …