Baylee ha finito di leggere La mancanza di gusto di Caroline Lunoir

La mancanza di gusto di Caroline Lunoir
È Ferragosto e come ogni anno Mathilde si presenta nella grande casa di campagna della sua famiglia. Ad attenderla ci …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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È Ferragosto e come ogni anno Mathilde si presenta nella grande casa di campagna della sua famiglia. Ad attenderla ci …
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Non so onestamente cosa pensare di questo romanzo. È ben scritto e si presenta come un romanzo di formazione sui generis, ma la parte centrale mi è sembrata una gran palla.
Il fatto è che la descrizione dell'apprendistato dei quattro ragazzi sotto la guida del Maestro, potente mago, si rifà ai classici principi della magia che potete trovare in numerosi libri e siti dedicati all'argomento. Probabilmente la scarsa originalità di questa parte dipende dalle approfondite conoscenze stesse dell'autore in materia di magia, informazione che apprendo dalla sua biografia: non ha voluto stravolgere quella che è la consueta pratica magica.
Immagino che chi non si è mai incuriosito di magia così come viene attualmente praticata (sì, sono stata capace di leggermi un manuale anche su questo... magari un giorno ve ne parlerò) trovi le spiegazioni sul suo …
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Non so onestamente cosa pensare di questo romanzo. È ben scritto e si presenta come un romanzo di formazione sui generis, ma la parte centrale mi è sembrata una gran palla.
Il fatto è che la descrizione dell'apprendistato dei quattro ragazzi sotto la guida del Maestro, potente mago, si rifà ai classici principi della magia che potete trovare in numerosi libri e siti dedicati all'argomento. Probabilmente la scarsa originalità di questa parte dipende dalle approfondite conoscenze stesse dell'autore in materia di magia, informazione che apprendo dalla sua biografia: non ha voluto stravolgere quella che è la consueta pratica magica.
Immagino che chi non si è mai incuriosito di magia così come viene attualmente praticata (sì, sono stata capace di leggermi un manuale anche su questo... magari un giorno ve ne parlerò) trovi le spiegazioni sul suo funzionamento molto affascinanti; io, conoscendole già, avrei preferito qualche elemento di originalità.
Accanto al romanzo magico, però, abbiamo il romanzo di formazione e qui dobbiamo inchinarci davanti al talento di Dimitri. Dimenticate le solite stupidaggini melense che ci sono state propinate da decine e decine di YA prodotti in serie: gli adolescenti di Dimitri non hanno paura di sporcarsi le mani con gli aspetti più oscuri e sordidi della vita, con la morte, l'assassinio, la droga, adulti dai comportamenti ambigui con i quali avere a che fare, perché crescendo bisogna imparare le sfumature, il bianco e il nero non bastano più.
Regalate L'età sottile ai/alle vostr figli, nipoti, vicin di casa, amic in età adolescenziale: non potranno che amarlo e identificarsi nei personaggi di questa storia che ha il coraggio di raccontare loro degli aspetti meno nobili della vita.

Quando Gregorio incontra la Magia per prima volta ha quattordici anni, e l’infanzia gli sta scivolando di dosso come l’acqua …
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Tomas Tranströmer, vincitore del Nobel per la letteratura nel 2011, era uno dei maggiori poeti contemporanei. Non avevo mai letto niente di suo e ho pensato di iniziare da questa piccola autobiografia, che forse sarebbe più corretto definire raccolta di eventi salienti della vita di Tranströmer capaci di influenzare successivamente la sua poetica.
I ricordi mi guardano, infatti, contiene otto episodi della vita di Tranströmer, dall'infanzia al liceo, che il poeta reputava fondamentali sia per la sua formazione di uomo sia per quella del suo io poeta. Il libriccino (meno di cento pagine) è correlato di alcune foto e mi ha fatto nascere una discreta curiosità di conoscere il Tranströmer poeta.
Ogni episodio è in prosa, ma non si fa fatica a cogliere il poeta: Tranströmer, infatti, racconta di sé con l'essenzialità del verso che in …
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Tomas Tranströmer, vincitore del Nobel per la letteratura nel 2011, era uno dei maggiori poeti contemporanei. Non avevo mai letto niente di suo e ho pensato di iniziare da questa piccola autobiografia, che forse sarebbe più corretto definire raccolta di eventi salienti della vita di Tranströmer capaci di influenzare successivamente la sua poetica.
I ricordi mi guardano, infatti, contiene otto episodi della vita di Tranströmer, dall'infanzia al liceo, che il poeta reputava fondamentali sia per la sua formazione di uomo sia per quella del suo io poeta. Il libriccino (meno di cento pagine) è correlato di alcune foto e mi ha fatto nascere una discreta curiosità di conoscere il Tranströmer poeta.
Ogni episodio è in prosa, ma non si fa fatica a cogliere il poeta: Tranströmer, infatti, racconta di sé con l'essenzialità del verso che in poche parole è capace di spalancare le porte della mente per portarci laddove l'autore vuole – o anche no, perché mai mettere limiti ai luoghi nei quali un componimento potrebbe portarci.
Sono molto contenta di aver “incontrato” questo autore a partire dalla sua autobiografia: ho avuto l'impressione che nel suo caso l'elemento biografico sia determinante (anche se, naturalmente, potremmo dirlo di qualunque autore). Mi sentire sicuramente riparlare di Tranströmer.

Come nasce un poeta? Nella “scia di luce” con cui Tranströmer descrive la sua vita, è la testa della cometa, …
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In questa recensione c'è un elemento che potrebbe essere considerato uno spoiler se non sapete nulla di questo romanzo.
Credo che le intenzioni di Jojo Moyes fossero delle migliori quando si è messa a scrivere un romanzo di intrattenimento su un tema tanto delicato come quello dell'eutanasia. Ciò non toglie che il risultato sia stato parecchio maldestro.
[Video sul blog]
L'eutanasia ha a che fare con l'idea che non esista un modo “giusto” di vivere (o non vivere) la propria vita e con l'idea che ognuno fa il cazzo che vuole con il proprio corpo. Roba forte. Tanto forte che i sostenitori dell'etica della sacralità della vita proprio non riescono a buttare giù che qualcun non voglia patire fino all'ultimo secondo i dolori causati dalla sua malattia o vivere a tempo indeterminato una non-vita attaccat a dei …
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In questa recensione c'è un elemento che potrebbe essere considerato uno spoiler se non sapete nulla di questo romanzo.
Credo che le intenzioni di Jojo Moyes fossero delle migliori quando si è messa a scrivere un romanzo di intrattenimento su un tema tanto delicato come quello dell'eutanasia. Ciò non toglie che il risultato sia stato parecchio maldestro.
[Video sul blog]
L'eutanasia ha a che fare con l'idea che non esista un modo “giusto” di vivere (o non vivere) la propria vita e con l'idea che ognuno fa il cazzo che vuole con il proprio corpo. Roba forte. Tanto forte che i sostenitori dell'etica della sacralità della vita proprio non riescono a buttare giù che qualcun non voglia patire fino all'ultimo secondo i dolori causati dalla sua malattia o vivere a tempo indeterminato una non-vita attaccat a dei macchinari.
Will Traynor, protagonista di questo romanzo, non vuole vivere la vita da tetraplegico a cui è stato costretto da un incidente. Ci tengo a precisare che non si tratta di un capriccio: Will ha ascoltato il parere dei medici e la sua sensibilità. La sua è una decisione consapevole e serena.
Decisamente meno mature sono le reazioni delle persone a lui vicine. Passi il non condividere la scelta di Will, ma non il mancargli di rispetto, che è quello che capita lungo tutto il romanzo. Nessun sembra rendersi conto che, per quanto la scelta di Will l scortichi, non hanno alcun diritto di impedirgli di compierla o addirittura colpevolizzarlo per questo. Nessun* può accampare diritti sulla vita e sul corpo di Will se non Will stesso. Perché lui ha deciso così, l'etica della sacralità della vita non è la sua etica e nessuno può imporgli una “salvezza” che non vuole.
La sua storia d'amore con Louisa Clark, ingaggiata dai genitori di lui per fargli cambiare idea, è la fiera del cliché, anche se qualche sorriso è riuscita a strapparmelo. Nonostante il fatto che Lou sia la solita tipa insipida in – inconsapevole – attesa del suo Principe Azzurro per svegliarsi e iniziare a vivere la sua vita. Possibile che non si riesca a sfuggire a queste maledette Belle Addormentate?
La maggior parte dei personaggi di Io prima di te credo fosse in lizza per il premio Personaggio Più Stronzo Ed Egoista Di Sempre. Tra i familiari di Lou e quelli di Will davvero non so chi potrebbe spuntarla. Forse la madre di Lou, che è la protagonista di una scena oltremodo imbarazzante (cioè, io da essere umano mi sono sentita in imbarazzo per lei).
Le due stelle sono tutte per Will. Per il suo diritto di non soffrire più. Per il suo diritto di morire dignitosamente. Per il suo diritto di decidere della propria vita e della propria morte. Per il suo diritto di cambiare idea, anche all'ultimo momento. Per il suo diritto di andare fino in fondo. Per il suo diritto di essere libero fino alla fine.
[Video sul blog]

A ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa …

Questa biografia si basa su una lunga ricerca durata cinque anni, su un'analisi rigorosa delle fonti, molte delle quali inedite, …
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David Hume è uno dei miei filosofi preferiti e trovo molto consolante ricorrervi quando il mondo intorno a me impazzisce e dà eccessive attenzioni a chi pensa che i vaccini provochino l’autismo o che le teorie riparative abbiano una qualche efficacia (e siano mai riuscite a riportare una persona LGBTQIA+ sulla “retta via”).
In questo volume, Laterza raccoglie sezioni da Storia naturale delle religioni, da Dialoghi sulla religione naturale e da Ricerca sull’intelletto umano, più il Frammento sul male, La superstizione e l'entusiasmo e parte de I caratteri nazionali.
Quello che adoro di Hume, oltre al suo fornire ottime argomentazioni contro i fanatici, è la sua capacità di farti dubitare delle tue stesse convinzioni e di fartele mettere in discussione (anche se sei d’accordo con lui).
Non importa da dove parti: Hume ti …
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David Hume è uno dei miei filosofi preferiti e trovo molto consolante ricorrervi quando il mondo intorno a me impazzisce e dà eccessive attenzioni a chi pensa che i vaccini provochino l’autismo o che le teorie riparative abbiano una qualche efficacia (e siano mai riuscite a riportare una persona LGBTQIA+ sulla “retta via”).
In questo volume, Laterza raccoglie sezioni da Storia naturale delle religioni, da Dialoghi sulla religione naturale e da Ricerca sull’intelletto umano, più il Frammento sul male, La superstizione e l'entusiasmo e parte de I caratteri nazionali.
Quello che adoro di Hume, oltre al suo fornire ottime argomentazioni contro i fanatici, è la sua capacità di farti dubitare delle tue stesse convinzioni e di fartele mettere in discussione (anche se sei d’accordo con lui).
Non importa da dove parti: Hume ti scombussolerà il cervello.

Il discorso di Hume sulla religione si sviluppa lungo diverse linee argomentative. In primo luogo la contestazione di tutte le …
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Secondo capitolo per questa serie YA fantasy italiana ben scritta e che non ha niente da invidiare a certi romanzi di dubbio gusto che ci vengono propinati dall'estero.
Si torna all'Albion College e anche a questo giro i problemi non mancano, dai poteri e/o destini più o meno voluti alle intemperanze e/o incomprensioni dei/delle nostr* eroi/eroine. Mettiamoci anche un farmaco dagli effetti discutibili, un informatore misterioso e un club della scherma parecchio equivoco e avremo un romanzo che non suscita mai cali di interesse.
Come per il primo volume, non mi sono persa nel cercare a tutti i costi di trovare le corrispondenze tra il lavoro di Marconero e l'epopea arturiana, ma mi sono semplicemente goduta la storia per quello che è: buon intrattenimento di qualità.
La pecca più significativa che mi sento di segnalare è un'eccessiva …
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Secondo capitolo per questa serie YA fantasy italiana ben scritta e che non ha niente da invidiare a certi romanzi di dubbio gusto che ci vengono propinati dall'estero.
Si torna all'Albion College e anche a questo giro i problemi non mancano, dai poteri e/o destini più o meno voluti alle intemperanze e/o incomprensioni dei/delle nostr* eroi/eroine. Mettiamoci anche un farmaco dagli effetti discutibili, un informatore misterioso e un club della scherma parecchio equivoco e avremo un romanzo che non suscita mai cali di interesse.
Come per il primo volume, non mi sono persa nel cercare a tutti i costi di trovare le corrispondenze tra il lavoro di Marconero e l'epopea arturiana, ma mi sono semplicemente goduta la storia per quello che è: buon intrattenimento di qualità.
La pecca più significativa che mi sento di segnalare è un'eccessiva richiesta al lettore di sospensione dell'incredulità. Aleggiava già in Albion, ma in Ombre l'ho sentita molto più marcata perché, oltre ai comportamenti “anomali” dovuti all'essere gli eredi dei personaggi del ciclo arturiano e alla strana organizzazione della scuola, c'è anche questo club esclusivo di scherma e questo farmaco consentito che suonano molto strani. Al contempo, però, è vero anche che si lascia intendere che ci sia una spiegazione soddisfacente a tutto questo, quindi mi riservo di esprimere un giudizio più avanti nella serie, quando avrò più elementi per decidere se questa richiesta “aggiuntiva” di sospensione dell'incredulità meritava o meno.
Per concludere questa recensione lasciatemi parlare di questa citazione, che forse non vi dirà niente, ma a me ricorda uno dei romanzi più brutti letti nella mia vita: «Queste formiche che vanno al formicaio […] o è un formichiere?». È possibile che non troverò di mio gradimento i prossimi volumi della serie, ma amerò per sempre Bianca Marconero per questa frase. Appena l'ho letta nel romanzo, ho pensato subito male, poi mi sono detta: suvvia, smettila di essere sempre così maliziosa! Alla fine, nella postfazione che correda questa edizione, l'autrice mi informa che la mia malizia ci aveva visto giusto. Risate a non finire...
Il fatto è che credo – ma la mia memoria potrebbe aver fatto cilecca – di aver conosciuto (la scrittrice) Bianca Marconero proprio grazie a quelle formiche e a quel formichiere. Lessi infatti quel romanzo atroce nel quale, tra un attentato alla lingua italiana e l'altro, si scambiava un formicaio per un formichiere. Naturalmente scrissi la recensione e la postai su Goodreads, dove Bianca Marconero passò a commentare, facendomi notare di non aver menzionato quell'obbrobrio. Andai a sbirciare il suo profilo e… ta-dah! Avevo trovato una nuova autrice da conoscere.
Quindi, vedete, non tutto il male viene per nuocere... anche i libri brutti – e le recensioni negative – servono a qualcosa...

Marco Cinquedraghi e i suoi amici hanno scoperto di essere portatori di una peculiarità genetica che si fonda nella leggenda. …
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Nel 1849 John Taylor morì e due anni dopo sua moglie Harriet Hardy poté sposare John Stuart Mill, al quale la accomunavano il pensiero filosofico e un amore nato ben prima della morte del primo marito. Harriet aveva idee ben precise in merito alla necessaria uguaglianza tra uomini e donne e finì per influenzare Mill.
Un'influenza che non si limitò alla scrittura di saggi, ma si tradusse anche in una battaglia politica contro la discriminazione delle donne. Fu proprio John Stuart Mill, deputato al parlamento inglese, a presentare nel 1867 l'emendamento che, sostituendo “uomo” con “persona”, modificò il Reform Act e permise così di estendere successivamente il diritto di voto alle donne.
Sulla servitù delle donne è del 1869 e ai tempi fu considerato un testo parecchio progressista – e parecchio oltraggioso per chi considerava la disparità …
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Nel 1849 John Taylor morì e due anni dopo sua moglie Harriet Hardy poté sposare John Stuart Mill, al quale la accomunavano il pensiero filosofico e un amore nato ben prima della morte del primo marito. Harriet aveva idee ben precise in merito alla necessaria uguaglianza tra uomini e donne e finì per influenzare Mill.
Un'influenza che non si limitò alla scrittura di saggi, ma si tradusse anche in una battaglia politica contro la discriminazione delle donne. Fu proprio John Stuart Mill, deputato al parlamento inglese, a presentare nel 1867 l'emendamento che, sostituendo “uomo” con “persona”, modificò il Reform Act e permise così di estendere successivamente il diritto di voto alle donne.
Sulla servitù delle donne è del 1869 e ai tempi fu considerato un testo parecchio progressista – e parecchio oltraggioso per chi considerava la disparità dei sessi un fatto naturale e incontrovertibile. Mill, però, non ci sta ad accettare questa discriminazione e la demolisce a colpi di ragionamenti e argomentazioni.
Ora, non aspettatevi che Mill stia là a incitare le suffragette a incendiare le cassette della posta e a sfondare finestre: preferiva di gran lunga soluzioni meno violente (della serie, sediamoci intorno a un tavolo, così vi dimostro che siete solo una manica di sessisti senza cervello).
Non che le argomentazioni di Mill, con il senno del poi, fossero chissà quanto rivoluzionarie: oggi, per esempio, leggere di caratteristiche che sarebbero “innate” nelle donne ci farebbe ridere se non fosse che ancora in tanti sostengono queste tesi. Tuttavia, non riesco ad avercela con Mill per questo: scriveva nel 1869, che diamine! Trovo più sconvolgente che oggi ci siano persone convinte che la maternità sia l'unico, vero scopo della vita di qualunque donna e che senza figli queste finiranno per aggirarsi nel mondo con un profondo senso di vuoto e piene di rimpianti per la bella fertilità andata.
Quindi, se deciderete di leggere questo saggio (e io ve lo consiglio), non dimenticatevi mai del periodo storico nel quale è stato scritto: se in alcuni punti vi farà salire la bile, pensate che Mill, con le conoscenze che abbiamo oggi, oltre alla piena parità dei sessi, probabilmente sosterrebbe anche matrimonio egualitario e gestazione per altri.

Bibbia delle suffragette inglesi e di tutti i movimenti femministi, questo notissimo saggio di Mili è una difesa dei pieni …

Ampio ciclo narrativo sviluppato in quarant'anni di lavoro, e in oltre quaranta libri tra romanzi e raccolte di racconti, la …