Dopo il successo di Gesù, con questo saggio Paolo Flores d’Arcais riflette sullo stato di …
Review of 'Democrazia!' on 'Goodreads'
3 stelle
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In un momento storico nel quale le democrazie hanno il fiatone e si celebrano gli uomini forti al comando, mi sarebbe piaciuto parlar molto bene di questo libriccino.
Non che ne parlerò così male, ma mi è sembrato un saggio molto autoreferenziale, di quelli che chi è d’accordo con te riempirà di elogi, mentre il resto non si darà la pena di dargli una chance.
Da questo tipo di saggio mi aspetto sempre che sia accessibile a un più vasto pubblico possibile e rimango malissimo quando vi trovo sfoggi di erudizione, che a parer mio non fanno che allontanare le persone dai concetti chiave alla base della nostra forma di governo.
Gli abitanti meccanici del pianeta Krikkit sono stufi di guardare il cielo stellato sopra le …
Review of "La vita, l'universo e tutto quanto" on 'Goodreads'
5 stelle
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Dal titolo molto allettante una si sarebbe aspettata di trovarvi finalmente qualche informazione riguardo alla Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto, quella alla quale si risponde con Quarantadue. In effetti, è così, anche se le informazioni non sono del tipo che ci saremmo aspettati: d’altro canto siamo nell’universo letterario di Adams, quindi cosa potrebbe esserci mai di lineare?
Infatti, spunta una nuova minaccia all’esistenza dell’Universo (e di chi ci vive): i Krikkitesi, persone amabili che credono «nella pace, nella giustizia, nella morale, nella cultura, nello sport, nell’etica familiare e nella distruzione di tutte le altre forme di vita». Non so a voi, ma a me pare una filosofia piuttosto in voga negli ultimi tempi…
Che si fa allora? Be’ pare che i maschietti, intesi come classici eroi/antieroi che in qualche modo di solito …
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Dal titolo molto allettante una si sarebbe aspettata di trovarvi finalmente qualche informazione riguardo alla Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto, quella alla quale si risponde con Quarantadue. In effetti, è così, anche se le informazioni non sono del tipo che ci saremmo aspettati: d’altro canto siamo nell’universo letterario di Adams, quindi cosa potrebbe esserci mai di lineare?
Infatti, spunta una nuova minaccia all’esistenza dell’Universo (e di chi ci vive): i Krikkitesi, persone amabili che credono «nella pace, nella giustizia, nella morale, nella cultura, nello sport, nell’etica familiare e nella distruzione di tutte le altre forme di vita». Non so a voi, ma a me pare una filosofia piuttosto in voga negli ultimi tempi…
Che si fa allora? Be’ pare che i maschietti, intesi come classici eroi/antieroi che in qualche modo di solito salvano la situazione, questa volta siano in difficoltà. Pare, infatti, che non abbiano proprio capito la situazione di Krikkit e dei suoi abitati, come invece pare aver compreso Trillian.
Tutti dietro alla guida di Trillian stavolta? No. Come mai, visto che è l’unica ad avere le idee chiare? È una donna e per le donne, si sa, è difficile essere prese sul serio in certi contesti. Quindi la vediamo sempre pensierosa a lanciare frasi sibilline che non stuzzicano la curiosità di nessuno, e perfino mentre rivela le vere macchinazioni su Krikkit Zaphod non trova di meglio da fare che commentare con un «Povera ragazza, non avrei mai dovuto lasciarla sola». Salvo che la povera ragazza se la caverà egregiamente da sola…
La Vita, l’Universo e Tutto Quanto, terzo volume di una trilogia in cinque libri, ci parla di Verità (con la quale pare abbiano a che fare delle rane), di Party lunghissimi (divertenti per chi ci va, un po’ meno per chi fornisce le risorse) e della Noia della vita eterna (che porta Wowbagger l’Eterno Prolungato in giro per l’Universo a insultarne uno per uno gli abitanti) più un sacco di altra roba che Adams riesce, non si sa bene come, a infilare tra le pagine.
The Hitchhiker's Guide to the Galaxy is the first of six books in the Hitchhiker's …
Review of 'Guida galattica per gli autostoppisti' on 'Goodreads'
5 stelle
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Io ho un debole per i libri folli, ma così folli da poter essere nati solo perché la probabilità si è stancata di essere tanto prevedibilmente probabile e si è fatta un giro nell'improbabilità. E meno male.
Di Guida galattica per gli autostoppisti posso dirvi che non contiene un'oncia di quella normalità quotidiana tanto rassicurante per noi esseri umani. Infatti, il motto che attraversa tutto il romanzo (e che rende la Guida galattica per gli autostoppisti così apprezzata nell'universo) è: non fatevi prendere dal panico.
Niente panico anche quando la vostra casa sta per essere demolita dall'oggi al domani per far spazio a una tangenziale. Niente panico quando il vostro pianeta sta per essere demolito per far spazio a un'autostrada iperspaziale. Niente panico quando da un pianeta leggendario vengono sparati due missili che distruggeranno la vostra navicella …
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Io ho un debole per i libri folli, ma così folli da poter essere nati solo perché la probabilità si è stancata di essere tanto prevedibilmente probabile e si è fatta un giro nell'improbabilità. E meno male.
Di Guida galattica per gli autostoppisti posso dirvi che non contiene un'oncia di quella normalità quotidiana tanto rassicurante per noi esseri umani. Infatti, il motto che attraversa tutto il romanzo (e che rende la Guida galattica per gli autostoppisti così apprezzata nell'universo) è: non fatevi prendere dal panico.
Niente panico anche quando la vostra casa sta per essere demolita dall'oggi al domani per far spazio a una tangenziale. Niente panico quando il vostro pianeta sta per essere demolito per far spazio a un'autostrada iperspaziale. Niente panico quando da un pianeta leggendario vengono sparati due missili che distruggeranno la vostra navicella spaziale.
Si dà il caso, infatti, che se non vi farete prendere dal panico, magari ne uscirete vivi: improbabile non è mica sinonimo di impossibile (a meno che non vi facciate prendere dal panico, naturalmente). Riuscirete a ricordarvi perfino di prendere un asciugamano, strumento indispensabile per l'autostoppista (ma dove vai se l'asciugamano non ce l'hai?).
Second in the Honor series - Secret Service Agent Cameron Roberts made a promise to …
Review of 'Honor Bound' on 'Goodreads'
3 stelle
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Honor bound, secondo volume della serie Honor, mi ha un po' spiazzata: non escludo di non ricordarmi esattamente a che punto fosse la relazione tra Cam e Blair in Above all, honor, ma non mi sembrava al punto da poter passare ai “ti amo” in breve tempo.
Mi ricordavo un'attrazione fisica potente e l'approdo a una stima reciproca, ma nessun particolare interesse nell'instaurare una relazione sentimentale. Quindi sono stranita da questo amore nell'aria che, a quanto pare, è nato dal gesto di Cam di prendersi un proiettile al posto di Blair (in quel momento ho capito quanto sei importante per me, etc...).
Meh. Da una serie che al momento consta di nove romanzi mi aspettavo una progressione verso le dichiarazioni d'amore più lenta e graduale: possibile che non ci sia una via di …
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Honor bound, secondo volume della serie Honor, mi ha un po' spiazzata: non escludo di non ricordarmi esattamente a che punto fosse la relazione tra Cam e Blair in Above all, honor, ma non mi sembrava al punto da poter passare ai “ti amo” in breve tempo.
Mi ricordavo un'attrazione fisica potente e l'approdo a una stima reciproca, ma nessun particolare interesse nell'instaurare una relazione sentimentale. Quindi sono stranita da questo amore nell'aria che, a quanto pare, è nato dal gesto di Cam di prendersi un proiettile al posto di Blair (in quel momento ho capito quanto sei importante per me, etc...).
Meh. Da una serie che al momento consta di nove romanzi mi aspettavo una progressione verso le dichiarazioni d'amore più lenta e graduale: possibile che non ci sia una via di mezzo tra il “ti vedo e sei l'amore della mia vita” e “no, no, io voglio solo scopare”? Non si può avere un passaggio più graduale tra “quella mi attizza un sacco” e “mi sono innamorata di te”?
Per il resto, comunque, Honor bound è un romanzo gradevole, con momenti di tensione e scene molto tenere tra Cam e Blair, soprattutto nella parte centrale. Tanto che sì, proseguirò la serie. Prima o poi.
Ninella ha cinquant'anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta …
Review of 'Io che amo solo te' on 'Goodreads'
1 stella
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Terminare questo romanzo mi ha scatenato il desiderio di ritornare a quel due giugno del duemilatredici, quando ho contrassegnato Io che amo solo te come Want to read su Goodreads. Così potrei dirmi di non fare la scema e passare oltre. Perché Io che amo solo te è brutto, ma brutto forte. Credo, infatti, di aver appena finito di leggere la versione matrimoniale e cartacea di un cinepanettone.
Pensate a tutti i cliché che conosce sui matrimoni e dintorni: ecco, in Io che amo solo te ci sono tutti. Non gliene è scappato uno a Bianchini: le suocere litiganti, il fratello dello sposo gay non dichiarato, la sorella della sposa adolescente e in preda alle tempeste ormonali, il padre dello sposo e la madre della sposa che sono storia vecchia, la madre dello sposo che è una …
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Terminare questo romanzo mi ha scatenato il desiderio di ritornare a quel due giugno del duemilatredici, quando ho contrassegnato Io che amo solo te come Want to read su Goodreads. Così potrei dirmi di non fare la scema e passare oltre. Perché Io che amo solo te è brutto, ma brutto forte. Credo, infatti, di aver appena finito di leggere la versione matrimoniale e cartacea di un cinepanettone.
Pensate a tutti i cliché che conosce sui matrimoni e dintorni: ecco, in Io che amo solo te ci sono tutti. Non gliene è scappato uno a Bianchini: le suocere litiganti, il fratello dello sposo gay non dichiarato, la sorella della sposa adolescente e in preda alle tempeste ormonali, il padre dello sposo e la madre della sposa che sono storia vecchia, la madre dello sposo che è una repressa acida...
Per non parlare poi delle pagine e pagine spese nel cercare di convincerci che un matrimonio perfetto sia l'anticamera della felicità eterna. E via a parlare di acconciature perfette, abito perfetto, trucco perfetto, pre-filmino perfetto, foto perfette (una tragedia se dovesse mancare la magia nelle foto!), bomboniere perfette (c'è pure una lista bella lunga di tutti i requisiti imprescindibili della bomboniera perfetta), pranzo perfetto (con tante portate da poter sfamare un piccolo stato e anche queste elencate in maniera certosina, con tanto di motivi che hanno portato alla loro scelta) e via discorrendo. Una palla disumana.
Come se tutto questo non bastasse, poi, Bianchini, candido come il suo cognome, l'ha anche infarcito di una considerevole dose di sessismo (spacciato per amore o battutine che vorrebbero far ridere, ma invece agghiacciano). Per esempio, c'è il veto per gli uomini di piangere perché, be', sono uomini. Gli uomini, quelli veri, non piangono, e nemmeno permettono alle loro donne di prendere l'iniziativa. Ma che scherziamo? Hanno troppo testosterone in corpo, talmente tanto che il loro cervello deve essersi liquefatto per l'assalto di cotanto ardore. Meh.
In mezzo a tutto questo maschilismo, non poteva fare quindi bella figura il fratello omosessuale dello sposo, Orlando, il quale, per fingere di essere etero deve mostrarsi più virile. Ma non avevamo imparato che la virilità non è baluardo esclusivo degli eterosessuali? Macché. Io che amo solo te lo ignora allegramente e cerca pure di insinuare che l'omosessualità di un figlio sia il prodotto di un modello educativo genitoriale. Doppio meh.
Bianchini è stato anche orribile nel modo in cui ha trattato le vicende di Orlando e il cosiddetto Innominato, il suo amante misterioso. Quando il padre di Orlando scopre che il figlio se la fa con un uomo già sposato con una donna e molto più vecchio di lui si incazza come una iena. Prende da parte l'Innominato e gli fa un discorsetto in stile mafioso sul fatto che deve lasciare in pace suo figlio, altrimenti sono cazzi. Ma Orlando non è grande abbastanza per gestire la sua vita sessuale come gli pare? Non sarebbe stato meglio se il paparino avesse espresso i suoi dubbi e le sue preoccupazioni al figlio? Sì, ma niente, l'intera faccenda passa come normale e forse addirittura positiva. Triplo meh.
Sull'Innominato hanno anche da dire la loro Damiano e Daniela, rispettivamente il fratello sposo e l'amica di Orlando. Sono preoccupati perché Orlando potrebbe soffrire da questa situazione? Sì, ma il fatto che l'Innominato sia già sposato pare non essere questo gran problema insormontabile per la felicità di Orlando. Il problema vero, sostanziale è che l'Innominato è terribilmente brutto, mentre Orlando è un così bel ragazzo... che ci farebbe insieme a quel cesso? Senza parole. Quadruplo meh.
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Con Le memorie di Sherlock Holmes Arthur Conan Doyle tentò di uccidere Sherlock Holmes perché non lo sopportava più. Insomma, lui si riteneva uno “scrittore serio” che non poteva perder tempo ed energie a scrivere gialli con protagonista un eccentrico – seppur geniale – investigatore privato.
Vista la mole di affezionati fan che seguivano le gesta di Sherlock Holmes e del dottor Watson, Conan Doyle non vide probabilmente altra alternativa a quella di uccidere il suo personaggio più celebre. Immagino, però, che fosse anche consapevole dello sconcerto – eufemismo – che avrebbe provocato nei fan: pensò bene quindi di far terminare la carriera di Holmes alla grande. Infatti, non solo ne L'ultima avventura l'autore scozzese diede all'investigatore un nemico degno della sua levatura – il professor Moriarty – ma, presi nel loro insieme, gli undici racconti de …
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Con Le memorie di Sherlock Holmes Arthur Conan Doyle tentò di uccidere Sherlock Holmes perché non lo sopportava più. Insomma, lui si riteneva uno “scrittore serio” che non poteva perder tempo ed energie a scrivere gialli con protagonista un eccentrico – seppur geniale – investigatore privato.
Vista la mole di affezionati fan che seguivano le gesta di Sherlock Holmes e del dottor Watson, Conan Doyle non vide probabilmente altra alternativa a quella di uccidere il suo personaggio più celebre. Immagino, però, che fosse anche consapevole dello sconcerto – eufemismo – che avrebbe provocato nei fan: pensò bene quindi di far terminare la carriera di Holmes alla grande. Infatti, non solo ne L'ultima avventura l'autore scozzese diede all'investigatore un nemico degno della sua levatura – il professor Moriarty – ma, presi nel loro insieme, gli undici racconti de Le memorie di Sherlock Holmes sono tra i più belli e i più interessanti della sua produzione.
In essi, infatti, conosciamo meglio l'uomo Sherlock, facciamo la conoscenza di suo fratello Mycroft e li vediamo interagire insieme; lo vediamo prendere una cantonata e il suo timore nell'eccessiva fiducia in se stesso; lo vediamo prendere tutti amabilmente per i fondelli e cercare la compagnia del suo amico Watson quando la situazione diventa difficile.
Non potevi davvero pensare di farla franca a uccidere un personaggio così, Sir Arthur Conan Doyle. Certi personaggi, semplicemente, non si possono uccidere: diventano immortali – almeno finché il Sole risplenderà su le sciagure umane.
A Barcellona una mattina d'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati …
Review of "L'ombra Del Vento" on 'Goodreads'
2 stelle
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In quanti avranno letto e apprezzato questo romanzo? Su Goodreads ha la bellezza di quattro punto ventidue di media e ho potuto constatare che gran parte dei miei amici gli ha assegnato quattro o addirittura cinque stelle.
Ecco, io in questi momenti mi chiedo se non ho travisato completamente il senso del romanzo: non solo perché l'ho trovato mortalmente noioso, ma anche – e soprattutto – perché non sono riuscita a capire come mai abbia avuto tanto successo. Sarà che, mentre lo leggevo, le mie energie mentali erano rivolte altrove, ma non ho trovato i motivi di tanto entusiasmo.
Analizziamo la parte storica del romanzo: sappiamo che è ambientato tra il millenovecentoquarantacinque e il millenovecentosessantasei perché l'autore ci informa dell'anno in corso all'inizio di ogni parte che suddivide il romanzo in nove momenti diversi. Sappiamo che è …
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In quanti avranno letto e apprezzato questo romanzo? Su Goodreads ha la bellezza di quattro punto ventidue di media e ho potuto constatare che gran parte dei miei amici gli ha assegnato quattro o addirittura cinque stelle.
Ecco, io in questi momenti mi chiedo se non ho travisato completamente il senso del romanzo: non solo perché l'ho trovato mortalmente noioso, ma anche – e soprattutto – perché non sono riuscita a capire come mai abbia avuto tanto successo. Sarà che, mentre lo leggevo, le mie energie mentali erano rivolte altrove, ma non ho trovato i motivi di tanto entusiasmo.
Analizziamo la parte storica del romanzo: sappiamo che è ambientato tra il millenovecentoquarantacinque e il millenovecentosessantasei perché l'autore ci informa dell'anno in corso all'inizio di ogni parte che suddivide il romanzo in nove momenti diversi. Sappiamo che è ambientato a Barcellona, quindi siamo in pieno franchismo. Ce ne importa qualcosa? Non direi, visto che l'unica importanza ricoperta dall'ambientazione storia è di giustificare la presenza di un individuo sadico violento a capo della polizia e, più un generale, di instillare nel romanzo un'atmosfera di pericolo imminente e paura. Quindi non si può dire che la parte storica sia chissà quanto curata.
Passando al mistero, mi vien quasi da ridere: non sono la discendente segreta di Sherlock Holmes, ma già nel primo quarto del romanzo era piuttosto evidente dove sarebbe andato a parare. L'unico colpo di scena che mi ha davvero sorpreso, poi, si è rivelato inutile nell'economia della trama, quindi non sono neanche riuscita a spiegarmi perché Zafón abbia così deciso. Per aggiungere altro dramma? Ma se il dramma non è venuto alla luce, che senso ha in un romanzo?
Ciliegina sulla torta di questo piattume è stata la presenza de L'ombra del vento, il romanzo di un misterioso autore misconosciuto attorno al quale ruota tutto il libro di Zafón (da qui il suo titolo). Ora, so che noi lettori facciamo parte di una categoria di questi tempi bistrattata e oppressa da classifiche di vendita imbarazzanti, e che quindi un giallo incentrato su un romanzo solletichi la nostra vanità, ma a me è parso che Zafón abbia messo su una gran paraculata.
Forse è questo il segreto del suo successo, ma mi fa strano, perché anche la paraculata per me annegava in una storia incapace di appassionare, in personaggi monodimensionali e ridicoli tentativi di risultare simpatico. Mio caro Zafón, la storia tra me e te finisce qui.
Secondo il parere di autorevoli studiosi, la vera unificazione culturale d’Italia è stata resa possibile …
Review of 'Atlante delle cose nuove' on 'Goodreads'
4 stelle
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Sono rimasta piacevolmente sorpresa da Atlante delle cose nuove: non che quando l'ho preso in prestito mi aspettassi una ciofeca, ma di certo un libro più goliardico che didascalico. Le aspettative sono una gran brutta bestia. In questo caso, comunque, poco male: già alla prima voce dell'atlante (“Anonimato”) mi sono resa conto di aver preso una cantonata e ho corretto – mentalmente – il tiro.
Atlante delle cose nuove, infatti, prova davvero a mettere per iscritto e codificare il nuovo significato di vecchie parole in quest'era tecnologica. Perché, diciamocelo, eremiti a parte, ci siamo tutti dentro fino al collo: tanto vale cominciare a capire davvero di cosa facciamo parte. E quale modo migliore per iniziare se non prendere questi nebulosi concetti che abbiamo in mente e racchiuderli in una parola?
Andrea Girolami ci dice che …
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Sono rimasta piacevolmente sorpresa da Atlante delle cose nuove: non che quando l'ho preso in prestito mi aspettassi una ciofeca, ma di certo un libro più goliardico che didascalico. Le aspettative sono una gran brutta bestia. In questo caso, comunque, poco male: già alla prima voce dell'atlante (“Anonimato”) mi sono resa conto di aver preso una cantonata e ho corretto – mentalmente – il tiro.
Atlante delle cose nuove, infatti, prova davvero a mettere per iscritto e codificare il nuovo significato di vecchie parole in quest'era tecnologica. Perché, diciamocelo, eremiti a parte, ci siamo tutti dentro fino al collo: tanto vale cominciare a capire davvero di cosa facciamo parte. E quale modo migliore per iniziare se non prendere questi nebulosi concetti che abbiamo in mente e racchiuderli in una parola?
Andrea Girolami ci dice che chiunque di noi usi quotidianamente nuove tecnologie e social network ha nella sua testa una vaga idea di cosa questo significhi e comporti. Solo che molto probabilmente stenterebbe a tradurre queste vaghe idee in unità lessicali.
Chi se ne frega? Mah, insomma... Non so voi, ma io su Facebook continuo a vedere gente che posta “avvisi di privacy” et similia: queste persone, oltre a non sapere cosa ci sia scritto nelle condizioni di utilizzo del social network, non hanno forse qualche problemino con il nuovo concetto di privacy?
Ecco, Atlante delle cose nuove è un buon punto di partenza per iniziare a fare mente locale: dico così perché al suo interno sono citati molti testi, film, canzoni o siti internet con i quali approfondire i vari concetti o da guardare e/o leggere con sguardo diverso.
Review of 'La lunga vita di Marianna Ucrìa' on 'Goodreads'
4 stelle
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Dopo mesi e mesi di tartassamento da parte di Goodreads, che mi piazzava La lunga vita di Marianna Ucrìa tra i suggerimenti un giorno sì e l'altro pure, mi sono decisa a dargli retta e l'ho preso in prestito in biblioteca (una copia molto vissuta, tra l'altro).
Le prime cinquanta pagine mi hanno fatto dubitare della bontà del suggerimento: non dava l'impressione di essere granché come romanzo (neanche una schifezza, certo, ma mi ha indotto a chiedermi come mai Goodreads fosse tanto insistente...). Sembrava più che altro simile a molti altri romanzi desiderosi di indagare la pietosa condizione della donna nei secoli passati.
Le mie prime impressioni, però, sono naufragate non appena Dacia Maraini ha iniziato a fare sul serio, facendomi rivalutare anche l'inizio del romanzo. Marianna, infatti, è la perfetta protagonista della sua storia. Sordomuta fin …
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Dopo mesi e mesi di tartassamento da parte di Goodreads, che mi piazzava La lunga vita di Marianna Ucrìa tra i suggerimenti un giorno sì e l'altro pure, mi sono decisa a dargli retta e l'ho preso in prestito in biblioteca (una copia molto vissuta, tra l'altro).
Le prime cinquanta pagine mi hanno fatto dubitare della bontà del suggerimento: non dava l'impressione di essere granché come romanzo (neanche una schifezza, certo, ma mi ha indotto a chiedermi come mai Goodreads fosse tanto insistente...). Sembrava più che altro simile a molti altri romanzi desiderosi di indagare la pietosa condizione della donna nei secoli passati.
Le mie prime impressioni, però, sono naufragate non appena Dacia Maraini ha iniziato a fare sul serio, facendomi rivalutare anche l'inizio del romanzo. Marianna, infatti, è la perfetta protagonista della sua storia. Sordomuta fin da bambina, rappresenta esattamente la condizione del suo sesso nella Sicilia del Settecento, quando le donne erano poste sotto il controllo del parente uomo più affine, erano tenute a servire il bene superiore della famiglia e non potevano mettere bocca su quanto si decideva di loro.
Tuttavia, questa sua impossibilità di comunicare agevolmente con i suoi simili (ma forse anche la loro indifferenza in quanto ha da dire) fa fiorire in lei una grande sensibilità nell'interpretare ciò che le accade intorno e un grande amore per la lettura, visto che le parole scritte sono il suo unico modo per farsi capire. Ed è proprio tramite il suo sguardo che conosciamo la famiglia Ucrìa in tutto il suo dubbio splendore.
Nobili da generazioni e generazioni e ancora generazioni, gli Ucrìa sono riusciti nella non trascurabile impresa di collezionare al loro interno comportamenti e azioni abiette un po' di tutti i tipi. Impresa ancora maggiore se si pensa che tutto è stato abilmente nascosto per proteggere la famiglia nella sua interezza.
Marianna si ritrova quindi al centro di questo coacervo di individui boriosi e repressi a vario grado. Cosa fa? Li odia? Li schifa? Li manda a spendere? Be', prima di tutto li osserva e cerca di capire come siano arrivati a quel punto. In effetti, come si arriva al punto in cui le abitudini dei morti diventano più importanti delle abitudini dei vivi? Cosa scatta nella mente delle persone nel voler mantenere a tutti i costi (inclusi felicità e benessere altrui) lo status quo? Cosa ci spaventa davvero tanto del cambiamento?
Un romanzo estremamente garbato, che illustra i drammi individuali causati da una politica familiare volta al mantenimento del proprio patrimonio e del proprio prestigio in quanto nobili. Drammi che nessuno di noi può seriamente preferire a un cambiamento che migliori la vita di più individui, senza intaccare i diritti degli altri.
Roderick ha dieci anni, e tutto quello che possiede è un medaglione. Ancora non lo …
Review of 'Roderick Duddle' on 'Goodreads'
4 stelle
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Che meraviglia, gente! Con Roderick Duddle Michele Mari ci fa tornare tutti ragazzi, pronti all'avventura e a salpare per i Sette Mari senza por tempo in mezzo.
Con un sapiente mix di romanzi d'avventura (si assaporano Stevenson, Melville, Dickens, London... e chissà quanti altri che non sono stata in grado di cogliere!), l'autore ci riporta in un mondo che si pensava ormai perduto, ma che ci faceva assai sognare da giovani, con assassini spietati, suore tutt'altro che pure e caste, scambi di persona e locande malfamate.
L'impressione che si ricava da questa lettura, condita anche con un tocco di metaletteratura, è di svago, di avventura, di un vero e proprio gioco di stile che probabilmente ha divertito più lo scrittore del lettore. Non è difficile immaginare Michele Mari che, invece di giocare con bambole e robot, se …
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Che meraviglia, gente! Con Roderick Duddle Michele Mari ci fa tornare tutti ragazzi, pronti all'avventura e a salpare per i Sette Mari senza por tempo in mezzo.
Con un sapiente mix di romanzi d'avventura (si assaporano Stevenson, Melville, Dickens, London... e chissà quanti altri che non sono stata in grado di cogliere!), l'autore ci riporta in un mondo che si pensava ormai perduto, ma che ci faceva assai sognare da giovani, con assassini spietati, suore tutt'altro che pure e caste, scambi di persona e locande malfamate.
L'impressione che si ricava da questa lettura, condita anche con un tocco di metaletteratura, è di svago, di avventura, di un vero e proprio gioco di stile che probabilmente ha divertito più lo scrittore del lettore. Non è difficile immaginare Michele Mari che, invece di giocare con bambole e robot, se ne sta lì a costruire la sua storia.
Roderick Duddle è un romanzo per gli orfani del romanzo d'avventura che vogliono tornare a immergersi in quelle atmosfere con una storia nuova, ma piena di gustosi riferimenti alle opere che si sono tanto amate.
La tradizionale differenza di caratteri tra maschio e femmina non è dovuta a fattori innati, …
Review of 'Dalla Parte Delle Bambine (Universale Economica)' on 'Goodreads'
3 stelle
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Se dovessi descrivere con una sola parola, sceglierei agghiacciante. Leggere Dalla parte delle bambine è stato come immergersi in un mondo orwelliano, in un'orribile distopia dove non puoi scappare dal ruolo che è stato stabilito per te.
Tutti sappiamo che in molte zone del mondo le donne non se la passano bene, ma leggere fino a che livello possa arrivare il condizionamento sociale sui comportamenti degli individui è stato brutale.
Se penso al fatto che qui, in Italia, ancora ci si ostina ad affermare che differenze sociali tra uomini e donne sarebbero in realtà differenze biologiche (o genetiche, o naturali, qualunque cosa voglia dire) è aberrante. Oltre che intellettualmente disonesto (recenti studi, infatti, affermano tutt'altro), lo trovo anche profondamente degradante: ma davvero siamo ancora al punto di dover litigarci il primato di genere migliore?
Davvero …
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Se dovessi descrivere con una sola parola, sceglierei agghiacciante. Leggere Dalla parte delle bambine è stato come immergersi in un mondo orwelliano, in un'orribile distopia dove non puoi scappare dal ruolo che è stato stabilito per te.
Tutti sappiamo che in molte zone del mondo le donne non se la passano bene, ma leggere fino a che livello possa arrivare il condizionamento sociale sui comportamenti degli individui è stato brutale.
Se penso al fatto che qui, in Italia, ancora ci si ostina ad affermare che differenze sociali tra uomini e donne sarebbero in realtà differenze biologiche (o genetiche, o naturali, qualunque cosa voglia dire) è aberrante. Oltre che intellettualmente disonesto (recenti studi, infatti, affermano tutt'altro), lo trovo anche profondamente degradante: ma davvero siamo ancora al punto di dover litigarci il primato di genere migliore?
Davvero è ancora un problema che alcuni bambini giochino con le bambole e alcune bambine con le macchinine? Voglio dire, Dalla parte delle bambine è del 1973. Millenovecentosettantatré. Ben quarantadue anni fa. Eppure non possiamo ancora sederci e riderci su, perché, nonostante i molti passi avanti verso la parità dei sessi e l'abbattimento delle discriminazioni, c'è ancora gente che vuole costringere le persone in confezioni ben etichettate. Tipo le conserve della nonna.
Quindi, il mio consiglio è di leggere Dalla parte delle bambine che, sì, è un po' datato, ma fa ancora egregiamente il suo lavoro di denuncia di un sistema sociale così ingiusto e rigido da non aver più ragione di essere, in virtù dell'avanzamento della conoscenza scientifica. Smash the patriarchy!
Tra tutti i ripetenti, l'insegnante è il più ripetente di tutti. Gli studenti, come sassi …
Review of 'Fuori registro' on 'Goodreads'
3 stelle
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Fuori registro è un libriccino di centotrenta pagine formato da quattordici storie dedicate agli insegnanti e a cosa può accadere loro nello svolgimento di questa professione. Dato che non sono mai stata al di là della cattedra, ho preso la lettura di Fuori registro come una piacevole rimembranza dei miei anni da liceale.
Starnone, infatti, ci racconta storie che sembrano assurde, ma, se ci pensate bene, ricorderete certamente qualcosa di simile (soprattutto se siete passati dalle scuole medie superiori). Per esempio, la ragazza che cambia nome ogni giorno. Nella mia scuola c'era una ragazza che cambiava colore di capelli ogni settimana.
È bello quindi ritrovare in Starnone quella bizzarria presente in ogni scuola media superiore che si rispetti. Stento a credere che non abbiate mai sentito un insegnante lamentarsi della scarsa collaborazione dei colleghi quando si tratta …
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Fuori registro è un libriccino di centotrenta pagine formato da quattordici storie dedicate agli insegnanti e a cosa può accadere loro nello svolgimento di questa professione. Dato che non sono mai stata al di là della cattedra, ho preso la lettura di Fuori registro come una piacevole rimembranza dei miei anni da liceale.
Starnone, infatti, ci racconta storie che sembrano assurde, ma, se ci pensate bene, ricorderete certamente qualcosa di simile (soprattutto se siete passati dalle scuole medie superiori). Per esempio, la ragazza che cambia nome ogni giorno. Nella mia scuola c'era una ragazza che cambiava colore di capelli ogni settimana.
È bello quindi ritrovare in Starnone quella bizzarria presente in ogni scuola media superiore che si rispetti. Stento a credere che non abbiate mai sentito un insegnante lamentarsi della scarsa collaborazione dei colleghi quando si tratta di mettersi a lavorare sul serio a un progetto, oppure di non aver preso in giro con i compagni qualche mania o tic dei docenti.
Fuori registro è un libro simpatico e lo consiglio a chiunque voglia tuffarsi nell'ambiente scolastico, passando qualche ora con i vecchi ricordi.
Un libro da battaglia, che fa piazza pulita dei pregiudizi sul padre della Terra di …
Review of 'Difendere la Terra di mezzo' on 'Goodreads'
4 stelle
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Difendere la Terra di Mezzo è il libro che tutti i fan dell'universo tolkieniano vorrebbero leggere. Almeno quelli che hanno amato i romanzi di Tolkien, ma sono piuttosto digiuni per quanto riguarda la critica e le interpretazioni della sua opera e vorrebbero iniziare a leggerne da qualcosa che dia loro il quadro generale.
Per quanto mi riguarda, ho letto qualcosa qua e là di critica, per lo più articoli sul web, ma sentivo la mancanza di qualcosa che mi guidasse nella selva di teorie e interpretazioni che girano intorno alla Terra di Mezzo (senza dimenticare Valinor, il Beleriand e Númenor, naturalmente!).
Difendere la Terra di Mezzo è proprio il libro adatto allo scopo, visto che è stato scritto con l'intenzione di fare chiarezza sui pregiudizi che ancora ammorbano le interpretazioni dell'opera tolkieniana, e e dare un'idea sugli …
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Difendere la Terra di Mezzo è il libro che tutti i fan dell'universo tolkieniano vorrebbero leggere. Almeno quelli che hanno amato i romanzi di Tolkien, ma sono piuttosto digiuni per quanto riguarda la critica e le interpretazioni della sua opera e vorrebbero iniziare a leggerne da qualcosa che dia loro il quadro generale.
Per quanto mi riguarda, ho letto qualcosa qua e là di critica, per lo più articoli sul web, ma sentivo la mancanza di qualcosa che mi guidasse nella selva di teorie e interpretazioni che girano intorno alla Terra di Mezzo (senza dimenticare Valinor, il Beleriand e Númenor, naturalmente!).
Difendere la Terra di Mezzo è proprio il libro adatto allo scopo, visto che è stato scritto con l'intenzione di fare chiarezza sui pregiudizi che ancora ammorbano le interpretazioni dell'opera tolkieniana, e e dare un'idea sugli studi più recenti. Pertanto, immagino che potrebbe risultare noioso o poco approfondito per tutti coloro che sguazzano da tempo negli studi riguardanti Tolkien: a costoro consiglio di rivolgersi altrove, a meno che non desiderino nella loro libreria qualunque edizione riguardi il professore di Oxford.
In effetti, Difendere la Terra di Mezzo è pure un libro accattivante, in quanto correlato da immagini che ne rendono più piacevole la lettura, capace di appassionare anche nei passaggi più tecnici e complessi.
L'ho trovato davvero molto interessante e fatto bene: vale tutti i diciotto euro del prezzo di copertina e di sicuro è un buon trampolino di lancio per approfondire alcune tematiche qui solo accennate o leggere uno dei tanti romanzi che a Il Signore degli Anelli sono ispirati.
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Caro Alain Damasio, da dove cavolo inizio questa recensione?
L'Orda del Vento, infatti, è uno dei fantasy più originali che mi sia capitato di leggere, pieno di poesia e dalla narrazione corale. Vi si avvicendano, infatti, ben ventidue punti di vista, ognuno dei quali viene identificato con un simbolo grafico. Grazie alla Nord che ha pensato bene di aggiungere a questa edizione un foglio con la legenda dei simboli.
La vicenda, infatti, inizia in media res e il lettore passa diverse pagine prima di cominciare a capire cosa sta accadendo e cosa stanno facendo in giro questi ventidue tizi. Quindi, se avete intenzione di leggerlo, preparatevi a una cinquantina di pagine di spaesamento.
Uno spaesamento che, però, in qualche misura non vi abbandonerà mai per tutto il corso della narrazione. Il mondo de L'Orda del Vento …
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Caro Alain Damasio, da dove cavolo inizio questa recensione?
L'Orda del Vento, infatti, è uno dei fantasy più originali che mi sia capitato di leggere, pieno di poesia e dalla narrazione corale. Vi si avvicendano, infatti, ben ventidue punti di vista, ognuno dei quali viene identificato con un simbolo grafico. Grazie alla Nord che ha pensato bene di aggiungere a questa edizione un foglio con la legenda dei simboli.
La vicenda, infatti, inizia in media res e il lettore passa diverse pagine prima di cominciare a capire cosa sta accadendo e cosa stanno facendo in giro questi ventidue tizi. Quindi, se avete intenzione di leggerlo, preparatevi a una cinquantina di pagine di spaesamento.
Uno spaesamento che, però, in qualche misura non vi abbandonerà mai per tutto il corso della narrazione. Il mondo de L'Orda del Vento, infatti, ha tutta una serie di caratteristiche sue proprie che Damasio in parte spiega, ma in parte lascia all'immaginazione del lettore. Si può affermare che Damasio sia un maestro nell'evocare questo mondo così scarno e spazzato continuamente dal vento.
Gran parte del fascino del romanzo è anche rivestito proprio dagli affascinanti cenni alla pseudo-scienza che spiega, anche con parole inventate ad hoc, le varie forme del vento, le loro caratteristiche e i misteri che ancora le avvolgono. Ed è proprio per scoprire la fonte del vento che l'Orda esiste, percorrendo controvento la terra conosciuta fino all'Estrema Vetta.
L'Orda è composta da ventidue individui e ognuno di loro è specializzato in un'area di competenza necessaria per raggiungere l'Estrema Vetta. Come ho già detto, tutti i loro punti di vista si avvicendano nel narrare la storia, ma non tutti con la stessa frequenza. Principalmente ascoltiamo le voci interiori di Golgoth, Sov, Pietro, Caracollo e Oroshi. Sono anche i personaggi ai quali si finisce per affezionarsi di più (anche se Golgoth è così stronzo da renderlo piuttosto difficile).
Quindi quale sarebbe il mio giudizio complessivo su questo libro? Fino a tre quarti del romanzo ero pronta a dargli cinque stelline e proclamarlo uno dei libri più belli di sempre. L'idea di questo viaggio controvento alla ricerca della fonte di ogni vento, del senso della vita, della propria identità era assolutamente coinvolgente.
Purtroppo il finale mi ha smontato. In parte credo sia dovuto al fatto che già da metà romanzo inizia a essere evidente dove si andrà a parare. Poi, non so, per me il finale non ha avuto la stessa potenza narrativa dei primi tre quarti del romanzo, nei quali davvero l'autore ci ha fatto condividere gioie e drammi dell'Orda.
Mi sento comunque di consigliarne la lettura, sia a chi cerca un fantasy fuori dai soliti schemi sia a chi voglia buttarsi nella letteratura fantastica, ma non può soffrire elfi, bacchette magiche e draghi volanti.
What a Carve Up! is a satirical novel by Jonathan Coe, published in the UK …
Review of 'La famiglia Winshaw' on 'Goodreads'
5 stelle
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Inizio questa recensione ringraziando Sara Boero che ha portato alla mia attenzione questo romanzo: ha un canale su YouTube molto carino e interessante e consiglio a tutti e tutte di andarla a trovare. In questo momento c'è anche in corso un giveaway...
E ora, fuoco alle polveri!
Come si fa a scrivere la recensione di un romanzo che è uno, nessuno e centomila? La famiglia Winshaw, infatti, è un po' come l'Albero dei Quaranta Frutti: ogni innesto produce i suoi frutti con i suoi tempi così come ogni capitolo (parte? sezione?) di questo romanzo si presenta con una scelta stilistica diversa.
Insieme alle variegate scelte stilistiche, poi, si accompagnano generi diversi: epistolare, thriller, umoristico, giallo, saga familiare... c'è anche un capitolo assolutamente surreale, giusto per non farci mancare nulla.
È quindi all'interno di una macedonia …
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Inizio questa recensione ringraziando Sara Boero che ha portato alla mia attenzione questo romanzo: ha un canale su YouTube molto carino e interessante e consiglio a tutti e tutte di andarla a trovare. In questo momento c'è anche in corso un giveaway...
E ora, fuoco alle polveri!
Come si fa a scrivere la recensione di un romanzo che è uno, nessuno e centomila? La famiglia Winshaw, infatti, è un po' come l'Albero dei Quaranta Frutti: ogni innesto produce i suoi frutti con i suoi tempi così come ogni capitolo (parte? sezione?) di questo romanzo si presenta con una scelta stilistica diversa.
Insieme alle variegate scelte stilistiche, poi, si accompagnano generi diversi: epistolare, thriller, umoristico, giallo, saga familiare... c'è anche un capitolo assolutamente surreale, giusto per non farci mancare nulla.
È quindi all'interno di una macedonia di stili che si dipana la storia, che, in effetti, è a sua volta fatta di storie, storie personali che inizialmente sembrano aver a che fare poco o nulla l'una con l'altra. Gli stessi Winshaw, pur essendo parte della stessa famiglia, non sono quello che si definirebbe un'allegra brigata: i loro legami sono tutt'altro affettuosi.
Tuttavia, il vero outsider del romanzo sembra essere Michael Owen, scrittore assoldato da Tabitha Winshaw per scrivere la storia della sua famiglia e portare a galla la verità sulla morte di suo fratello Godfrey. Michael, infatti, non è uno di quegli scrittori che ci si aspetterebbe intorno ai Winshaw, uno di quegli scrittori di successo abituati a buttare giù tutto quello che il pubblico vuol leggere e che potrebbe portare loro ulteriore fama e introiti. Michael è uno scrittoruncolo che non si fila nessuno. Non si capisce manco dove Tabitha sia andata a pescarlo.
La presenza di Michael, però, fa sì che il lettore prenda coscienza dell'impatto che l'avidità smodata dei Winshaw ha sulla vita delle persone. In qualunque ambito mettano mano, infatti, i Winshaw riescono a tirar fuori palate di soldi, distruggendo però sane abitudini alimentari, risparmi di una vita, speranze di giovani artisti o diritti umani (i Winshaw non vanno tanto per il sottile).
Quindi Michael si trova invischiato nelle vicende di questa famiglia di squali (che poi le loro vicende sono un po' anche le sue... anche se lui si ritrova dall'altra parte della catena alimentare...) e nel corso del romanzo lo vediamo più volte cercare di raccapezzarsi, trovare il bandolo della matassa... e noi con lui. Posso, infatti, tranquillamente affermare di non aver capito una mazza finché non mi è stato spiegato. Chi cavolo l'aveva capito il motivo per cui Coe ogni tanto fa saltare fuori quella scena di Sette allegri cadaveri? O perché via, via ricorre la figura di Gagarin?
Insomma, un romanzo straordinario che sfugge caparbiamente a qualunque tentativo di classificazione e un autore capace di sfoggiare un'abilità non comune da romanziere e di mostrare allo stesso tempo una realtà più vera del reale. Qualcuno un giorno disse che quest'ultima era la differenza tra buoni e cattivi scrittori.