cretinodicrescenzago ha finito di leggere I terrestri di Sayaka Murata

I terrestri di Sayaka Murata
Dall'autrice della Ragazza del convenience store.
«Cosa significa sentirsi a casa nel mondo? Natsuki, la protagonista di questo sorprendente …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Dall'autrice della Ragazza del convenience store.
«Cosa significa sentirsi a casa nel mondo? Natsuki, la protagonista di questo sorprendente …
Quando lessi La ragazza del convenience store a suo tempo, appena ventitreenne, lo commentai come segue:
Un piccolo spaccato di vita giapponese, dalla prospettiva di una protagonista molto sui generis. Sospeso fra tragedia e racconto di maturazione. Davvero appassionante.
Ora che trascrivo la recensione su Bookwyrm, senza neanche doverlo rileggere, mi sento di aggiungere questo: la protagonista non è solo sui generis, è una donna probabilmente neurodivergente che si rivendica di vivere la cazzo di vita che vuole e vaffanculo le aspettative sociali. Keiko eroina universale, porcogiuda!

La trentaseienne Furukura Keiko è single e molto introversa. È sempre stata una ragazza strana, ragion per cui ha deciso …
Al pari del suo gemello Stupore e tremori, pure Né di Eva né di Adamo fu una lettura giovanile del 5 giugno 18 e lo commentai laconicamente come segue:
"Né di Eva né di Adamo" ha una prosa meno limpida di "Stupore e tremori", con un po' meno umorismo e un po' più virtuosismo per il gusto di farlo; non di meno è sempre l'autobiografia sarcastica di Amélie, e stavolta il suo trattare di amore non solo rilassa, ma persino commuove: il finale non è semplicemente virtuosistico, ti mette il nodo alla gola nel senso migliore. Consigliatissimo.
E anche in questo caso, riprenderlo in mano a distanza di quattro anni e tanta vita è stato illuminante e catartico. Perché se Stupore e tremori è un memoriale di violenza intersezionale, Né di Eva né di Adamo è un romanzo di formazione nel senso più squisito e genuino del termine. È …
Al pari del suo gemello Stupore e tremori, pure Né di Eva né di Adamo fu una lettura giovanile del 5 giugno 18 e lo commentai laconicamente come segue:
"Né di Eva né di Adamo" ha una prosa meno limpida di "Stupore e tremori", con un po' meno umorismo e un po' più virtuosismo per il gusto di farlo; non di meno è sempre l'autobiografia sarcastica di Amélie, e stavolta il suo trattare di amore non solo rilassa, ma persino commuove: il finale non è semplicemente virtuosistico, ti mette il nodo alla gola nel senso migliore. Consigliatissimo.
E anche in questo caso, riprenderlo in mano a distanza di quattro anni e tanta vita è stato illuminante e catartico. Perché se Stupore e tremori è un memoriale di violenza intersezionale, Né di Eva né di Adamo è un romanzo di formazione nel senso più squisito e genuino del termine. È la storia di una Amélie Nothomb poco più che ventenne che si (ri-)trapianta nel mitizzato Giappone e vive la sua prima, significativa relazione con l'autoctono pressoché coetaneo Rinri. È un'educazione sentimentale in cui noi del pubblico occidentale apprendiamo (o riscopriamo?) il concetto sociale-relazionale del koi:
Koi in francese classico si può tradurre con “diletto”. Mi procurava diletto. Lui era il mio koibito, colui con il quale condividevo il koi: provavo diletto in sua compagnia. [...] Il koi mi affascinava, al contrario, per la sua leggerezza, la sua fluidità, la sua freschezza e la sua assenza di serietà. Il koi era elegante, ludico, divertente, civile. Uno dei pregi del koi consisteva nella sua parodia dell’amore: ne riprendeva certi atteggiamenti più per allegra goliardia che non per denunciare qualcosa.
Una scoperta potente, perché finché non si dà nome alle cose quelle non esistono, e scoprire che una prassi relazionale esiste permette di comprenderla e implementarla nella propria etica.
Ma questa storia di formazione è anche una satira schierata dalla parte del buon Rinri, in cui Nothomb denuda con la sua brutalità caratteristica il ventre molle dello Yamato, tanto lontano ma anche pericolosamente vicino al nostro, di ventre molle (perché l'homo sapiens è sempre homo sapiens):
Nei paesi in cui le persone devono comportarsi bene tutta la vita, capita spesso che sclerino alla soglia della vecchiaia e si abbandonino ai comportamenti più assurdi, ma questo non toglie che le famiglie si occupino di loro, in conformità alla tradizione. [...] Rinri se la sarebbe cavata perché era figlio di suo padre: significava compensare un dolore con una vergogna. Ma gli altri, che fallivano ai test, sapevano fin dalla più tenera età che sarebbero diventati, nella migliore delle ipotesi, carne da azienda, come c’era stata carne da cannoni. E poi ci si meraviglia che tanti adolescenti giapponesi si suicidino.
E in questo ritratto antropologico impietoso non manca nemmeno l'autoironia sincretica un po' narcisista che io tanto amo e della quale mi considero umilissimo allievo della Nostra:
Era una versione belga dell’Ultima Cena, dove un Cristo del paese piatto brandiva un calice, colmo non di vino ma di birra, e diceva: questo è il mio sangue, la birra bianca della nuova ed eterna Alleanza, versata per voi e per tutti in remissione dei peccati, fate questo in memoria del mio sacrificio, perché mentre voi vi ingozzate di capesante, c’è gente che sgobba, e quanto al tredicesimo, che si nasconde dietro i suoi fornelli e che non osa neanche venire a darmi il bacio di Giuda, dopo gliela faccio vedere io.
L'esito di questa alchimia è un racconto per certi versi tragico, una storia di incomunicabilità, di retroterra culturali sfalsati, di immaturità e dispetti (per usare un eufemismo) – ma anche una storia di crescita in cui la spensieratezza lascia il posto a una scorza più dura, e che ci ricorda che
Ho ventitré anni e non ho ancora trovato nulla di quello che cercavo. È per questo che la vita mi piace. È un bene, a ventitré anni, non aver ancora scoperto la propria strada.
Grazie madame Nothomb. Perché per un tardo millenial-proto Gen Z che ha dovuto premere l'acceleratore a tavoletta per mille motivi, è bene ricordarsi di prendersela con calma, di concedere del koi a sé e a chi incrocia la nostra via.

Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e tremori …
Lessi per la prima volta Stupore e tremori in una seduta lunga il 4 giugno '18, da universitario sbarbatello ed esaurito, e lo commentai brevemente come segue:
Un romanzo estremamente breve, molto denso, in una prosa che ti incolla alla pagina. E soprattutto tratta della cattiveria cui può arrivare un essere umano in reazione al suo contesto socioculturale: leggere certe cose causa sul serio stupore e tremori.
Dopo quattro anni l'ho ripreso in mano perché l'ho proposto a scuola, come già avevo fatto con Persepolis], e – wow. Solo wow. Come rilettura è capitato a fagiolo. Poco tempo fa parlavo con un conoscente del cancro culturale dei romanzi in cui non succede una beata fava o quasi e semplicemente la voce narrante si frigna addosso all'infinito, spacciando quei pochi eventi come Paradigma dell'Esperienza Umana (non do esempi o verrei linciato). Più di recente ho ragionato sul fatto che, appunto …
Lessi per la prima volta Stupore e tremori in una seduta lunga il 4 giugno '18, da universitario sbarbatello ed esaurito, e lo commentai brevemente come segue:
Un romanzo estremamente breve, molto denso, in una prosa che ti incolla alla pagina. E soprattutto tratta della cattiveria cui può arrivare un essere umano in reazione al suo contesto socioculturale: leggere certe cose causa sul serio stupore e tremori.
Dopo quattro anni l'ho ripreso in mano perché l'ho proposto a scuola, come già avevo fatto con Persepolis], e – wow. Solo wow. Come rilettura è capitato a fagiolo. Poco tempo fa parlavo con un conoscente del cancro culturale dei romanzi in cui non succede una beata fava o quasi e semplicemente la voce narrante si frigna addosso all'infinito, spacciando quei pochi eventi come Paradigma dell'Esperienza Umana (non do esempi o verrei linciato). Più di recente ho ragionato sul fatto che, appunto nel '18 circa, ero ossessionato dalla teoria della voce narrante in prima persona e in presa diretta come unica forma "scientificamente valida" di prosa narrativa, e ormai ho (per fortuna) rinnegato quel credo e ho abbracciato l'infinita varietà degli stili. Orbene, qui in Stupore e tremorimadame Nothomb compie un miracolo artistico: la Nostra mette nero su bianco una fase obiettivamente cruciale della sua vita, una fase che avrebbe potuto benissimo gonfiare all'infinito di lagne e peti mentali come piace tanto ai "Grandi Romanzieri Maschi", e al contrario la comprime in un racconto veloce e sostenuto in cui ogni episodio e ogni dettaglio è calibrato al millimetro per essere incalzante come un aneddoto al bar... ma il ritmo incalzante non si ottiene con una prosa cronachistica e fattuale, nossignori, si ottiene decorando sobriamente ogni singolo fatto, parola e pensiero con delicate infiorettature che spaziano dalla più lirica delle metafore a una sagacia vitriolica, a confronto della quale la mia non è nulla. Voglio dire, che spettacolo non è una frase del genere?
Servire il tè e il caffè, lanciarmi regolarmente dalla finestra e non usare la calcolatrice erano attività che colmavano il mio bisogno più che fragile di trovare un posto nella società.
Oppure questa:
Dalla divinità alla latrina: c’era di che estasiarsi del mio percorso inesorabile. Di una cantante che riesca a passare dal registro di soprano a quello di contralto si dice che possiede una vasta estensione: io mi permetto di sottolineare la straordinaria estensione del mio talento, in grado di cantare in tutti i registri, tanto in quello di Dio che in quello di signora Pipì.
Poi certo, il virtuosismo della penna lascia in estasi, ma il cuore pulsante del romanzo è la trama, una trama che davvero è paradigmatica nel prendere un caso particolare di vita vissuta, di memoria, e di addurlo ad esempio di disfunzioni sociali e culturali che, da un lato, sono prettamente nippo-belghe (o belga-giapponesi), ma dall'altro lato si inquadrano, di nuovo, nelle macrodisfunzioni globali dell'umanità: tardo capitalismo, maschilismo, misoginia interiorizzata, xenofobia, pura e semplice prepotenza, tutte intrecciate in un possente strumento di tortura che mantiene in piedi la tradizionale autocrazia dello Yamato – e non solo. Anche qui, un passo dal valore aforistico su tutti:
C’era dunque un’incongruenza nelle regole previste per le donne: essere irreprensibile lavorando con accanimento portava a superare i venticinque anni di età senza sposarsi e, di conseguenza, a non essere irreprensibile. Il colmo del sadismo del sistema sta nella sua contraddizione: rispettarlo porta a non rispettarlo.
E niente, ok che tutto ciò accadeva nel 1990 in quel di Tokyo a un'europea che voleva nipponizzarsi e invece è stata "razzializzata", perdendo il privilegio bianco, ma non è che qui e oggi analoghe dinamiche discriminatorie non scattino. Anzi. Davvero, grazie ad Amélie Nothomb, grazie a Marjane Satrapi e grazie a tutte le autorialità che si spendono per raccontare la vita vera in forme così avvincenti e così sentite: perché non c'è progresso umano senza autocoscienza.

La giovane Amélie è riuscita a trovare impiego in una importantissima multinazionale giapponese, realizzando il sogno di tornare a vivere …

La giovane Amélie è riuscita a trovare impiego in una importantissima multinazionale giapponese, realizzando il sogno di tornare a vivere …
Conoscevo già Amélie Nothomb per i volumi autobiografici Stupore e tremori, Né di Eva né di Adamo e Sabotaggio d'amore e questa raccolta, Luccicante come una pentola, è il mio primo approccio alla sua narrativa di invenzione. Il responso è positivo, perché anche in questi cinque racconti domina il mio tratto preferito della prosa nothombiana: l'ironia iperbolica e un po' compiaciuta costruita con scelte lessicali auliche e roboanti, che l'autrice declina attorno a tre nuclei tematici diversi. Nello specifico, "Leggenda forse un po' cinese" e "Di migliore qualità" sono entrambe due storie crudeli e grottesche e profondamente sarcastiche (nonché le mie preferite), "L'olandese ferroviario" e "Water Music" hanno un taglio più surreale e umoristico (ma secondo me peccano leggermente su un fulmen in clausula perfettibile), "L'esistenza di Dio" va direttamente sulla satira sociale (e trovo abbia leggermente meno mordente degli altri). Non i più bei racconti …
Conoscevo già Amélie Nothomb per i volumi autobiografici Stupore e tremori, Né di Eva né di Adamo e Sabotaggio d'amore e questa raccolta, Luccicante come una pentola, è il mio primo approccio alla sua narrativa di invenzione. Il responso è positivo, perché anche in questi cinque racconti domina il mio tratto preferito della prosa nothombiana: l'ironia iperbolica e un po' compiaciuta costruita con scelte lessicali auliche e roboanti, che l'autrice declina attorno a tre nuclei tematici diversi. Nello specifico, "Leggenda forse un po' cinese" e "Di migliore qualità" sono entrambe due storie crudeli e grottesche e profondamente sarcastiche (nonché le mie preferite), "L'olandese ferroviario" e "Water Music" hanno un taglio più surreale e umoristico (ma secondo me peccano leggermente su un fulmen in clausula perfettibile), "L'esistenza di Dio" va direttamente sulla satira sociale (e trovo abbia leggermente meno mordente degli altri). Non i più bei racconti che abbia mai letto, ma sicuramente dei racconti di pregio che m'invogliano ad approfondire la Nothomb romanzesca.
Un appunto: "Water Music", a differenza degli altri testi, non è illustrato, immagino perché è stato aggiunto alla raccolta in questa riedizione espansa e l'illustratrice non era disponibile per realizzare nuove miniature. Personalmente la mancanza delle decorazioni visive si sente.

Un principe, stanco della bellezza che lo circonda, decide di sposare una fanciulla bruttissima. Su un treno, uno strano passeggero …
Rispetto a Stupore e tremori e Né di Eva né di Adamo quest'altra autobiografia di Amélie Nothomb non è altrettanto avvincente per gli eventi né graffiante per l'umorismo, ma ciò è fisiologico: parliamo di un memoriale della prima infanzia trascorsa dall'autrice in Cina, un'infanzia di sostanziale prigionia nel ghetto fatiscente dei diplomatici, connotata da due soli eventi mitici – una guerra infantile a colpi di urina fra le fazioni del ghetto e il primo amore di Nothomb per una perfida Italiana che, io credo, si potrebbe facilmente identificare per nome e cognome. Una storia cruda e deprimente che per forza di cose non diventa mai un diario di vita in Cina, e per fortuna, perché ci restituisce la Cina viscerale vissuta dalla Nostra, con passaggi filosofici di una perizia retorica eccezionale.

Per la storia la Seconda guerra mondiale è finita, con i suoi vincitori e i suoi vinti, ma per una …
[Premessa: metto a registro questa abominevole edizione eStar Books per comodità, ma in realtà ho letto in romanzo in un'ancor più abominevole ebook da 1000 e più pagine con tutti i racconti di Howard ormai di pubblico dominio]
Almuric non è sicuramente alta letteratura: è un esempio tipico di planetary romance delle origini, nella forma codificata da Edgar Rice Burroughs, con un omone statunitense palestrato, volitivo e maschio teletrasportato per magggia in un pianeta alieno ove il nostro eroe massacra a manate la fauna locale, prova il proprio valore marziale agli extraterrestri indigeni umanoidi, e accresce man mano il proprio status a suon di sganassoni contro popoli rivali e mostruosità abominevoli (procace donzella aliena compresa nel biglietto). E allora perché concedo a questo romanzo un punteggio così alto? Perché è tanto manierista quanto è howardiano: ci sono il senso di smarrimento e di sublime davanti alle savane del pianeta Almuric, …
[Premessa: metto a registro questa abominevole edizione eStar Books per comodità, ma in realtà ho letto in romanzo in un'ancor più abominevole ebook da 1000 e più pagine con tutti i racconti di Howard ormai di pubblico dominio]
Almuric non è sicuramente alta letteratura: è un esempio tipico di planetary romance delle origini, nella forma codificata da Edgar Rice Burroughs, con un omone statunitense palestrato, volitivo e maschio teletrasportato per magggia in un pianeta alieno ove il nostro eroe massacra a manate la fauna locale, prova il proprio valore marziale agli extraterrestri indigeni umanoidi, e accresce man mano il proprio status a suon di sganassoni contro popoli rivali e mostruosità abominevoli (procace donzella aliena compresa nel biglietto). E allora perché concedo a questo romanzo un punteggio così alto? Perché è tanto manierista quanto è howardiano: ci sono il senso di smarrimento e di sublime davanti alle savane del pianeta Almuric, il cameratismo sincero e goliardico fra guerrieri palestrati, uno sforzo di sociologica per differenziare gli extraterrestri egalitari da quelli autocratici, il disgusto repellente per le mostruosità assortite da spappolare a sassate, il senso di splendore e di eucatastrofe durante la grande battaglia finale climatica... e l'evidente intervento postumo di Otis Adalbert Kline, l'agente di Howard, per completare il testo incompiuto con due paragrafi di finale che più farlocchi non si può, e sono così assurdi che fanno il giro e ci donano una bella risata. Per chi come me vuol bene a quel matto di Bob-Due pistole, il gioco vale la candela.

The novel is a planetary romance in which Esau Cairn is transported from Earth to the planet Almuric where he …

L’elaborazione di Lenin sull’imperialismo ha rappresentato e rappresenta tuttora la descrizione più organica dei caratteri della nostra epoca. In una …