Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
Explore the origins of sword and sorcery with Henry Kuttner’s Elak of Atlantis! Published in …
Un'onesta prima imitiazione del modello di Robert Howard
3 stelle
Una premessa pratica: Henry Kuttner ha scritto due serie di racconti sword & sorcery, Elak of Atlantis e Prince Raynor, e Gollancz ha in catalogo due volumi intitolati Elak of Atlantis (questo qui) e Prince Raynor, ergo una persona qualunque si aspetterebbe che ciascun'antologia contenga un singolo ciclo – ma in realtà questo Elak of Atlantis è un omnibus che combina assieme entrambe le opere (mi chiedo sinceramente come mai non lo abbiano intitolato direttamente Elak of Atlantis & Prince Raynor), ergo il volume Prince Raynor è sostanzialmente ridondante.
Chiarito questo arcano, commentiamo le due parti dell'antologia:
Elak
Due parole sull'ambientazione: l'Atlantide di Kuttner non sa affatto di "mondo perduto", è letteralmente l'Urheimat dei Celti storicamente documentati, senza connotazioni mistiche né guizzi di inventiva fantastorica. Funziona eh, ma non aspettatevi la Poseidonis di Clark Ashton Smith.
Thunder in the Dawn è un romanzo breve di ottima qualità …
Una premessa pratica: Henry Kuttner ha scritto due serie di racconti sword & sorcery, Elak of Atlantis e Prince Raynor, e Gollancz ha in catalogo due volumi intitolati Elak of Atlantis (questo qui) e Prince Raynor, ergo una persona qualunque si aspetterebbe che ciascun'antologia contenga un singolo ciclo – ma in realtà questo Elak of Atlantis è un omnibus che combina assieme entrambe le opere (mi chiedo sinceramente come mai non lo abbiano intitolato direttamente Elak of Atlantis & Prince Raynor), ergo il volume Prince Raynor è sostanzialmente ridondante.
Chiarito questo arcano, commentiamo le due parti dell'antologia:
Elak
Due parole sull'ambientazione: l'Atlantide di Kuttner non sa affatto di "mondo perduto", è letteralmente l'Urheimat dei Celti storicamente documentati, senza connotazioni mistiche né guizzi di inventiva fantastorica. Funziona eh, ma non aspettatevi la Poseidonis di Clark Ashton Smith.
Thunder in the Dawn è un romanzo breve di ottima qualità che mette in campo con sapienza tutti gli ammazzamenti, gli inseguimenti, le trame minori scontatissime e l'esotismo preistorico che ci si aspetta dal miglior Bob Howard; spettacolare soprattuto la sequenza finale in cui si indulge nell'onirico e nell'orrore cosmico con una tavolozza di colori per nulla manieristica. Elak e il suo compare Lycon non sono sicuramente Fafhrd e l'Acchiappatopi ma hanno una loro dignità di personaggi, il druido Dalan funziona bene come "mago mentore imperscrutabile" e soprattutto l'interesse amoroso è una donna d'azione senza se e senza ma.
"Spawn of Dagon" è sostanzialmente una versione più breve, più lovecraftiana e con più donne nude del mio racconto di Conan preferito, "The Tower of the Elephant"; la qualità non è paragonabile, ma funziona e in più Kuttner ci mette dell'umorismo ribaldo legato al fatto che Elak e Lycon non sono in alcun modo dei "nobili selvaggi" o delle "simpatiche canaglie" – sono dei tagliagole e basta. Ah e molto bello il cenno di continuity che collega la saga di Elak al romanzo di Kuttner The Creature from Beyond Infinity.
"Beyond the Phoenix" è l'elemento debole della catena: chiaramente c'è dello sviluppo psicologico in Elak e Lycon, chiaramente la nuova coprotagonista femminile cerca di differenziarsi dalle precedenti, chiaramente la trama mira a un ampio respiro che mi ricorda il romanzo conaniano The Hour of the Dragon... ma l'esecuzione in forma di racconto castra il tutto in un ritmo troppo veloce che lascia appena abbozzati i conflitti e acerbi gli scavi psicologici.
"Dragon Moon" è una conclusione senza infamia e senza lode in cui Kuttner ricicla situazioni e scenari di Thunder in the Dawn, contando sui tre anni di iato fra il primo e il quarto episodio; di fatto il racconto finge di completare circolarmente un arco di sviluppo che Elak non ha mai vissuto, sa di già visto, ma si riprende grazie a un'ulteriore coprotagonista femminile dalla psiche delicata e malinconica.
Raynor
Due parole sull'ambientazione: in teoria siamo in un deserto del Gobi preistorico che allora era fertile, di fatto di atmosfere centro-asiatiche non c'è nulla e l'ambientazione è un generico Vecchio Mondo preindustriale visto da uno yankee. L'idea verrà riproposta brevemente ma decisamente meglio (indovinate un po') in The Creatures from Beyond Infinity.
"Cursed Be the City" da una parte è una origin story con tutti i prevedibilissimi elementi del caso, dall'altro ha una trama che è un orologio svizzero, personaggi dal carattere forte e un climax che mette un filo di pelle d'oca. Menzione d'onore sia al demonio Necho sia alla bandita Delphia (coprotagonsita che non diventa interesse amoroso) sia allo scudiero Eblik, che non solo è più interessante di Lycon ma è pure un maggiordomo africano eroico – in un racconto del 1939.
"The Citadel of Darkness" non regge il confronto con il primo episodio sia perché Delphia è degaradata a donzella in pericolo, sia perché Raynor si dimostra un po' scemo, sia perché gli interessanti antagonisti sono sprecati in un conflitto banalissimo di esplorazione del castello infestato. Ugualmente sprecata è l'idea della magia astrologica, ben riuscita la scena di orrore cosmico.
Ora, una doverosa messa in prospettiva: dalla mia panoramica questi sei testi sembrano uscire con le ossa rotte, in realtà sfigurano solo se messi a confronto con i lavori di qualità medio-alta dei due maestri dello sword & sorcery, Robert E. Howard e Fritz Leiber – se presa di per sé, questa produzione giovanile di Kuttner si assesta su un livello più che degno e dà la birra alle porcherie italiane contemporanee che ho letto in Mediterranea, Eroica - Antologia Sword & Sorcery, Impero. Antologia gladius & sorcery, Zappa e spada e Thanatolia!
Infine, due parole sulla realizzazione: rispetto agli altri ebook Gollancz delle opere di Kuttner questo è praticamente privo di refusi, la bibliografia resta così cosà come sempre, ma l'introduzione di Joe Lansdale è sia informativa sulla vita e l'opera di Kuttner sia toccante nel trasporto con cui ne elogia i meriti artistici – un risultato tanto raro quanto lodevole. 3/5 meritatissimo.
Lud-in-the-Mist – a prosperous country town situated where two rivers meet: the Dawl and the …
Un'origine scordata della fantasy moderna
5 stelle
Sarò schietto: se si vuole capire la cultura britannica degli anni 1920, Lud-in-the-Mist è una lettura fondamentale, e lo dico io che odio il concetto di "letture fondamentali". Ed è fondamentale almeno per mezza dozzina di motivi:
Perché è un testo di matrice modernista nettamente più accessibile dei lavori modernisti più quotati (qualcuno di voi riesce forse a leggere Eliot per diletto?).
Perché è un romanzo comico che satirizza la società inglese provinciale, dalle dame educate in collegio ai signorotti che fraternizzano a bicchieri di liquore.
Perché è un romanzo giallo che varebbe la pena confrontare con gli stilemi di Agatha Christie, di Dorothy L. Sayers e in generale della grande tradizione inglese d'Interguerra.
Perché è una riflessione sul rapporto del popolo inglese con le tradizioni folkloriche rubacchiate agli sgraditi vicini celti (e, sospetto, con il nostalgismo giacobita delle campagne scozzesi).
Perché chiama in causa l'intricato conflitto di classe fra …
Sarò schietto: se si vuole capire la cultura britannica degli anni 1920, Lud-in-the-Mist è una lettura fondamentale, e lo dico io che odio il concetto di "letture fondamentali". Ed è fondamentale almeno per mezza dozzina di motivi:
Perché è un testo di matrice modernista nettamente più accessibile dei lavori modernisti più quotati (qualcuno di voi riesce forse a leggere Eliot per diletto?).
Perché è un romanzo comico che satirizza la società inglese provinciale, dalle dame educate in collegio ai signorotti che fraternizzano a bicchieri di liquore.
Perché è un romanzo giallo che varebbe la pena confrontare con gli stilemi di Agatha Christie, di Dorothy L. Sayers e in generale della grande tradizione inglese d'Interguerra.
Perché è una riflessione sul rapporto del popolo inglese con le tradizioni folkloriche rubacchiate agli sgraditi vicini celti (e, sospetto, con il nostalgismo giacobita delle campagne scozzesi).
Perché chiama in causa l'intricato conflitto di classe fra alta borghesia plutocratica e plebe ben disposta verso i reazionari carismatici.
Perché è il gemello-rivale-complemento de Lo Hobbit di John Tolkien.
Per i miei gusti è mancato un qualcosa di ineffabile che lo rendesse assolutamente perfetto, ma ci va dannatamente vicino.
"Ender's Game is a guaranteed crowd pleaser." – «The Globe and Mail»
"Intense …
Il mio primo romanzo di sparare agli alieni
4 stelle
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta molto tempo dopo la prima lettura]
Ender's Game è il primo romanzo di fantascienza militare che io abbia mai letto (se non forse il mio primo romanzo di fantascienza in toto), quindi non ho le competenze per confrontarlo con i suoi antecedenti e i suoi epigoni e valutare se a suo tempo fosse rivoluzionario o se ora sia antiquato. Posso "solo" dire che l'ho trovato un volume non geniale ma assolutamente godibile: abbiamo la nostra classica guerra fra Umanità retta da un regime militare e misteriosi alieni, abbiamo un'accademia militare per bambini superdotati quanto psicopatici, abbiamo un eroe che sarebbe sicuramente un Gary Stu in termini di supercompetenza ma, e questo è lodevole, è psicologicamente fragilissimo, e questo dà pepe a tutta la trama – sappiamo tutti che Ender se la caverà benissimo in ogni nuova prova dell'addestramento, ma la vera posta …
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta molto tempo dopo la prima lettura]
Ender's Game è il primo romanzo di fantascienza militare che io abbia mai letto (se non forse il mio primo romanzo di fantascienza in toto), quindi non ho le competenze per confrontarlo con i suoi antecedenti e i suoi epigoni e valutare se a suo tempo fosse rivoluzionario o se ora sia antiquato. Posso "solo" dire che l'ho trovato un volume non geniale ma assolutamente godibile: abbiamo la nostra classica guerra fra Umanità retta da un regime militare e misteriosi alieni, abbiamo un'accademia militare per bambini superdotati quanto psicopatici, abbiamo un eroe che sarebbe sicuramente un Gary Stu in termini di supercompetenza ma, e questo è lodevole, è psicologicamente fragilissimo, e questo dà pepe a tutta la trama – sappiamo tutti che Ender se la caverà benissimo in ogni nuova prova dell'addestramento, ma la vera posta in gioco è la sua salute emotiva e, in definitiva, (passatemi la banalità, ma qui è opportuna) la sua stessa umanità; sicuramente è un tema inflazionato, ma è eseguito egregiamente e noi lettori empatizziamo da morire con questo ragazzino costretto a crescere troppo in fretta. Anche la prosa è "banalmente all'americana", ma proprio per questo tiene incollati alla pagina senza difficoltà; per altro ho molto apprezzato l'epilogo dai toni più fiabeschi, mi è parso un eccellente coronamento della vicenda.
In this World Fantasy Award-winning novel, the sorcerer Alder fears sleep. He dreams of the …
Una delle più belle eucatastrofi della letteratura
5 stelle
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
15 anni dopo Tehanu e 7 anni dopo l'ultimo dei Racconti di Terramare, ecco che inizia l'ultimo atto della saga di Terramare: Lebannen è saldamente sul trono dell'Arcipelago, i rapporti con i Karg migliorano di giorno in giorno, fra i maghi e le streghe tutto procede come sempre... ma nell'estremo occidente qualcosa non va, perché tanto i draghi quanto i morti della Terra Asciutta stanno bussando alle porte degli umani a chiedere il conto di antichi torti. Per venire a capo del problema sarà necessario che re Lebannen, la sua promessa sposa, Tenar, Tehanu, Irian, un duo di maghi, uno stregone e una dragona prendano il mare tutti assieme e si rechino dove tutto è iniziato: a Roke, il centro …
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
15 anni dopo Tehanu e 7 anni dopo l'ultimo dei Racconti di Terramare, ecco che inizia l'ultimo atto della saga di Terramare: Lebannen è saldamente sul trono dell'Arcipelago, i rapporti con i Karg migliorano di giorno in giorno, fra i maghi e le streghe tutto procede come sempre... ma nell'estremo occidente qualcosa non va, perché tanto i draghi quanto i morti della Terra Asciutta stanno bussando alle porte degli umani a chiedere il conto di antichi torti. Per venire a capo del problema sarà necessario che re Lebannen, la sua promessa sposa, Tenar, Tehanu, Irian, un duo di maghi, uno stregone e una dragona prendano il mare tutti assieme e si rechino dove tutto è iniziato: a Roke, il centro del mondo e la culla della magia, l'isola dove umani e draghi e vita e morte vengono in contatto.
Per me questo sesto romanzo della saga è bello quanto Le Tombe di Atuan e rappresenta un finale con i controfiocchi: forte di 44 anni di esperienza, sia come romanziera sia come persona, zia Ursula recupera tutti i fili di trama dei cinque libri precedenti e li intreccia assieme, così che tutto ciò che abbiamo letto prima, anche i più piccoli dettagli, finisce per combaciare in una grande architettura coerente (più di quanto succeda in certe saghe scritte in un arco di tempo ben più breve...). In The Other Wind, infatti, il mondo di Terramare è sempre quello che abbiamo incontrato in The Wizard of Earthsea, ma ora ci viene presentato dopo i fatti epocali di The Farthest Shore, e dopo che ne abbiamo appreso sia la grande Storia, grazie ai Tales from Earthsea, sia le piccole storie di vita quotidiana, grazie a The Tombs of Atuan e Tehanu; di conseguenza, noi ora conosciamo Terramare più dei suoi stessi abitanti, ma non per questo empatizziamo di meno con i nostri eroi, e proprio per questo motivo proviamo una sorta di "ironia tragica a rovescio" man mano che li seguiamo in quest'ultima loro avventura: non più una lotta contro se stessi o contro la società, come negli altri romanzi, bensì la scoperta di un processo che la natura stessa del mondo sta portando avanti e che richiede ai mortali di contribuire per portarlo a termine... ma che, una volta compiuto, cambierà Terramare per sempre, proprio come leggere quest'esalogia ha cambiato un pochino anche me.
The tales in this book explore or extend the world established by the first four …
Come scoprii il fantasy di vita quotidiana
4 stelle
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
Come ci spiega nella prefazione e nella postfazione, zia Ursula non era sicura di come proseguire la storia di Tehanu, Tenar e Ged, per cui finito il quarto Terramare ha osservato il suo mondo immaginario dall'alto, senza passare per i suoi soliti protagonisti, e le sono venute in mente un po' di storie a proposito di com'era Terramare in passato, e di cosa la aspetta nel futuro; il risultato è che il quinto volume della saga è un'antologia di 5+1 racconti (poi vi spiego) ambientati prima dei o fra i volumi precedenti, nei quali l'autrice elabora meglio il tema di fondo introdotto in Tehanu: qual è il rapporto vero fra la magia di Terramare e i ruoli di genere che …
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
Come ci spiega nella prefazione e nella postfazione, zia Ursula non era sicura di come proseguire la storia di Tehanu, Tenar e Ged, per cui finito il quarto Terramare ha osservato il suo mondo immaginario dall'alto, senza passare per i suoi soliti protagonisti, e le sono venute in mente un po' di storie a proposito di com'era Terramare in passato, e di cosa la aspetta nel futuro; il risultato è che il quinto volume della saga è un'antologia di 5+1 racconti (poi vi spiego) ambientati prima dei o fra i volumi precedenti, nei quali l'autrice elabora meglio il tema di fondo introdotto in Tehanu: qual è il rapporto vero fra la magia di Terramare e i ruoli di genere che le sono associati?
Ciascuno dei 5+1 racconti affronta questo soggetto da una prospettiva diversa:
"The Finder" ci narra di Lontra, un mago vissuto nel "Medioevo" di Terramare, fra la caduta dei re antichi e la nascita dell'Accademia di Magia di Roke, e grazie a lui scopriremo come funzionava la magia prima di essere scolarizzata, e qual era la differenza fra maghi e streghe. Come contenuti e sviluppo della trama è una storia di crescita personale attraverso esperienze iniziatiche e di scontro fra bene e e male; in un certo senso è A Wizard of Earthsea eseguito meglio da una scrittrice più esperta.
"Darkrose and Diamond" è una storia d'amore fra due giovani separati dalla classe sociale: lui è figlio di un ricco mercante, lei è la figlia della strega del villaggio, in più lui ha del potenziale come mago - e si sa, la magia richiede di restare celibi... Non è collegato alla saga principale, ma è comunque una bella escursione nella vita quotidiana di Terramare.
"The Bones of the Earth" ci rivela il passato di Ogion, il primo maestro di Ged. È forse il racconto più "contorto" e meno coinvolgente, perché si svolge in gran parte come monologo interiore, ma se questo non vi disturba sa il fatto suo.
"On the High Marshes" si svolge fra il secondo e il terzo romanzo, quando Ged è Arcimago, ed è una storia di guarigione da un trauma: abbiamo un mago di Roke in fuga dal suo passato, una contadina vedova e generosa e un villaggio agricolo pieno di pettegoli. Come "Darkrose and Diamond" ragiona sul legame magia-amore, ma con protagonisti adulti e in un contesto sociale molto diverso, con tutte le conseguenze del caso.
"Dragonfly" è collocato fra il quinto e il sesto romanzo e fa da raccordo fra i due: la sua protagonista è Libellula ("Dragonfly" in Inglese), una giovane contadina che non riesce a comprendere sé stessa: da un lato qualcosa è andato storto quando ha ricevuto il suo vero nome, che non le calza appieno, dall'altro Libellula è predisposta alla magia, ma la strega del villaggio non osa prenderla a discepola. In cerca di risposte, la nostra eroina parte per Roke, sperando di essere accolta all'Accademia nonostante il suo sesso... e nell'epoca incerta iniziata dopo The Farthest Shore, tutto potrebbe accadere. Per parte mia, il miglior racconto della raccolta.
"A Description of Earthsea" è quello che ho contato come "+1", perché non si tratta di un racconto: è una cronaca storica dalla creazione di Terramare al presente dei romanzi, comprensiva di descrizioni della cultura dell'Arcipelago e delle Isole Kargad. Quest'ultimo testo mi lascia ambivalente: è piacevolissimo da leggere e può fungere da riferimento per chi scriva fanfiction ambientate a Terramare, ma secondo me uccide il senso di "indeterminato" che si ha quando, negli altri romanzi, i protagonisti fanno riferimento a fatti storici e opere culturali di cui noi, lettori, non sappiamo nulla, il che ci lascia piacevolmente insoddisfatti e curiosi.
Nel complesso promuovo a pieni voti questo quinto volume della serie: singolarmente nessun racconto è intenso quanto The Tombs of Atuan o Tehanu, ma tutti assieme ci danno una bella panoramica di Terramare sia nel tempo sia nello spazio... e a me hanno messo una gran voglia di iniziare l'ultimo libro!
Years ago, the young priestess Tenar and powerful wizard Ged helped each other in a …
Come scoprii il fantasy femminista
4 stelle
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
Con The Farthest Shore pensavamo che la storia di Terramare fosse conclusa: Ged aveva salvato il mondo e si era ritirato comodamente a vita privata. Così pensava anche zia Ursula, finché a un certo punto non ha capito che c'era altro da dire sul mondo di Terramare: la nostra autrice si era già permessa di ribaltare nei primi libri lo stereotipo etnico del fantasy europeo e aveva creato un mondo in cui il 90% della popolazione è nero; ora ha deciso di fare un passo ulteriore e di scrivere un romanzo fantasy sui personaggi che, nel fantasy convenzionale, restano sullo sfondo: contadine di mezza età, streghe guaritrici di villaggio, uomini esausti di ritorno da avventure eroiche, e soprattutto bambini la cui …
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
Con The Farthest Shore pensavamo che la storia di Terramare fosse conclusa: Ged aveva salvato il mondo e si era ritirato comodamente a vita privata. Così pensava anche zia Ursula, finché a un certo punto non ha capito che c'era altro da dire sul mondo di Terramare: la nostra autrice si era già permessa di ribaltare nei primi libri lo stereotipo etnico del fantasy europeo e aveva creato un mondo in cui il 90% della popolazione è nero; ora ha deciso di fare un passo ulteriore e di scrivere un romanzo fantasy sui personaggi che, nel fantasy convenzionale, restano sullo sfondo: contadine di mezza età, streghe guaritrici di villaggio, uomini esausti di ritorno da avventure eroiche, e soprattutto bambini la cui infanzia è stata distrutta dalla malvagità umana, e che non scopriranno mai di essere i Prescelti. Tehanu, infatti, si svolge subito dopo The Farthest Shore e ha per protagonista Tenar, l'eroina di The Tombs of Atuan, ormai invecchiata e tranquillamente insediata sull'isola di Gont, e la sua lotta quotidiana contro tanti fardelli che al tempo stesso sono sia "Terramarini" sia tremendamente verisimili: un lutto in famiglia, una figlia adottiva vittima di terribili abusi, un migliore amico in crisi d'identità, e soprattutto il sessimo diffuso in tutta la società sia fra gli uomini sia fra le donne, che Tenar (da sempre una persona fuori dagli schemi) percepisce benissimo e combatte con tutte le sue forze.
Il risultato è un dramma psicologico di lotta contro il pregiudizio e di guarigione faticosa, che ti riempie di cazzotti allo stomaco e poi ti asciuga le lacrime; lo considero appena inferiore a The Tombs of Atuan (che secondo me ha un ritmo più sotenuto), e quindi nel complesso ottimo.
Darkness threatens to overtake Earthsea: the world and its wizards are losing their magic. But …
Forse la Le Guin più debole, ma non per questo indegna
2 stelle
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
È passata qualche settimana da quando ho letto il terzo dei Terramare, ma ho aspettato un po' prima di recensirlo per lasciar sedimentare.
Giudizio generale: un romanzo piacevole ma pieno di potenziale mancato, per me si piazza un po' sotto A Wizard of Earthsea e molto sotto The Tombs of Atuan.
Il romanzo si apre con il nostro caro Ged ormai cinquantenne e arcimago dell'Arcipelago, e con l'Aricipelago in preda a un bel cataclisma che potrebbe segnare la fine dei tempi - al che, ovviamente, Ged prende armi e bagagli e parte per salvare il mondo, portandosi dietro come aiutante il giovane principe Arren.
E qui, secondo me, abbiamo il nodo irrisolto del romanzo: nel primo libro il giovane Ged …
[Vecchia recensione esportata da altro sito e scritta quando ero giovanissimo: la tengo così com'è, soprattutto le igenuità tagliate con l'accetta, per memoria personale di chi ero un tempo.]
È passata qualche settimana da quando ho letto il terzo dei Terramare, ma ho aspettato un po' prima di recensirlo per lasciar sedimentare.
Giudizio generale: un romanzo piacevole ma pieno di potenziale mancato, per me si piazza un po' sotto A Wizard of Earthsea e molto sotto The Tombs of Atuan.
Il romanzo si apre con il nostro caro Ged ormai cinquantenne e arcimago dell'Arcipelago, e con l'Aricipelago in preda a un bel cataclisma che potrebbe segnare la fine dei tempi - al che, ovviamente, Ged prende armi e bagagli e parte per salvare il mondo, portandosi dietro come aiutante il giovane principe Arren.
E qui, secondo me, abbiamo il nodo irrisolto del romanzo: nel primo libro il giovane Ged aveva causato anche lui un cataclisma e lo aveva riparato a fatica, imparando un bel po' su se stesso e sull'ordine cosmico, e l'idea di base di questo terzo volume è fagli affrontare un percorso simile ma da adulto e da mentore di un ragazzo, rovesciando la prospettiva del viaggio da maturazione personale a educazione di un'altra persona più giovane... non fosse che, purtroppo, zia Ursula racconta la storia dal punto di vista di Arren, dandole quindi il tono banale di un qualunque romanzo fantasy in cui il Prescelto ingenuo e immaturo viene guidato da un Saggio imperscrutabile che, all'inizio, sembra infallibile, ma rivela poco a poco i suoi limiti, dando spazio al ragazzo per prendere l'iniziativa. Francamente avrei preferito di gran lunga che il punto di vista fosse Ged, così da immedesimarmi nella sua stanchezza, nel senso di inadeguatezza e nelle speranze risposte nel suo giovane pupillo: così facendo zia Ursula avrebbe anche preservato lo spirito del primo romanzo, cioè (e lo dice lei stessa nella postfazione) ribaltare la figura del mago-mentore, mostrandone le fragilità sia da apprendista sia da maestro.
Ora, pur con questo brutto limite il romanzo, secondo me, si salva e resta una lettura decente: parte lento con delle situazioni di critica sociale un po' fini a se stesse, si sviluppa con una parte centrale ricca di bellissimi panorami (la Via dei Draghi è un passaggio magnifico), arriva a uno scontro con la nemesi carino ma non eccezionale (anche qui, se solo il punto di vista fosse stato Ged!) e si chiude con un bellissimo tono fiabesco molto tolkieniano.
Ora però spero di cuore che la seconda metà dell'esalogia sia eseguita meglio!