cretinodicrescenzago ha finito di leggere I neoplatonici di Luigi Settembrini

I neoplatonici di Luigi Settembrini
Tra il 1851 e il 1859, mentre scontava una condanna all'ergastolo per la sua cospirazione contro il regime borbonico, il …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Completato! cretinodicrescenzago ha letto 24 di 12 libri.

Tra il 1851 e il 1859, mentre scontava una condanna all'ergastolo per la sua cospirazione contro il regime borbonico, il …
David Kepesh è un professore di letteratura nato nel 1930 e maturato durante la contestazione degli anni '60 – e in lui convive il peggio di entrambe le epoche: al volgere del secolo, Kepesh è diventato un vecchio misogino e ninfomane che sbandiera la sua cultura da esteta d'altri tempi per sedurre un'allieva dopo l'altra... Finché la donna sbagliata al momento sbagliato non gli causa una crisi personale, distrugge la facciata ed espone il vecchio ormai moribondo. Un appassionante viaggio nella mente di un personaggio spregevole e verosimile.

Da trent'anni, da quando la rivoluzione sessuale ha bussato alla sua porta, il professor David Kepesh tiene fede al suo …
Mezzo saggio e mezzo autobiografia, è la riflessione di un insegnante che da giovane fu un somaro. Pennac evidenzia il circolo vizioso fra l'indifferenza allo studio dei ragazzi in difficoltà e la voglia dei professori di lavarsene le mani, poi propone una soluzione semplice e difficile: smazzarsi per capire il tipo di disagio che ciascuno studente ha dietro, per rendere la materia esaltante e gradevole (non un obbligo, un piacere) e ricordarsi di voler bene agli allievi. Per me che studio per insegnare, è un programma di lavoro toccante.

L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa …

Lei è la Fata dell’angolo, travestito passionale e canterino, sartina dei quartieri alti. Carlos è un militante del Fronte patriottico …

Lei è la Fata dell’angolo, travestito passionale e canterino, sartina dei quartieri alti. Carlos è un militante del Fronte patriottico …

‘Her Imagination was one of the most dazzling this century’ MARINA WALKER, INDEPENDENT
‘The way to Carter’s visionary and lurid …

Per i minuscoli Moryan la vita nella discarica di rifiuti umana è durissima, tra il pericolo mortale dei gabbiani, la …

The Dying Earth Omnibus includes some of Vance's most influential work, including Mazirian the Magician (originally published as The Dying …
Avviso sul contenuto Faccio riferimenti a colpi di scena significativi della trilogia principale di John Daker
Un annetto fa mi sono gustato la trilogia di John Daker (The Eternal Champion, Phoenix in Obsidian e The Dragon in the Sword), l'ho apprezzata assai (il terzo romanzo meno, ma ne riparliamo dopo) e non ho resistito alla tentazione di recuperare questo The Sword of Heaven, The Flowers of Hell, un midquel a fumetti canonico che colma l'ellisse temporale fra secondo e terzo episodio in prosa (o meglio, collega il finale aperto di Phoenix in Obsidian con le apparizioni di Daker nei romanzi cross-over The Sleeping Sorceress, The King of the Swords, The Sailor on the Seas of Fate e The Quest for Tanelorn, dopo i quali arriva come epilogo The Dragon in the Sword; sì è un casino). Direi che l'opera è un solido 3,5/5, ma non di più: l'intreccio è una gradevole vicenda di imprese cavalleresche perfettamente in linea con le altre avventure di Daker, fra esotismi preistorici e macchinari tecnomagici, ma parecchi comprimari sono poco più che manichini riempi-scena e la prospettiva morale alla base della vicenda ha poco di quello che dovrebbe essere l'atteggiamento anarchico di Moorcock, e tanto della deferenza malsana a un'autorità morale superiore; in questo senso The Sword of Heaven, The Flowers of Hell è più vicino al tono sgradevolmente didascalico di The Dragon in the Sword che a quello squisitamente esistenzialista di The Eternal Champion e Phoenix in Obsidian, e già manifesta la tendenza del Moorcock cinquantenne a sacrificare la solida struttura di trama in favore di sovrabbondanti scenari onirici. Il vero lato positivo dell'opera è il tratto grafico squisito di Chaykin e il suo uso di colori acquarellati dalle tinte piacevolmente calde ma mai terrose, tale per cui molte tavole sarebbero incorniciabili come dipinti a prescindere dalla loro funzione narrativa: l'explicit in particolare mi fa desiderare un'intera storia a fumetti sulla nave che viaggia fra i mondi.

An accalimed masterpiece from Howard V. Chaykin and Michael Moorcock, this adult fantasy tale features Urlik Skarsol, an incarnation of …
Prosa dannatamente varia, allo stesso tempo sofisticata e leggibile. Ambientazione contemporanea per l'autore e d'epoca per i lettori di oggi. Vicenda originale e costruita in modo molto fine. E per la prima volta in vita mia mi sono rivisto tantissimo in un personaggio di fiction. Un capolavoro.

Isherwood's short, poignant novel is a tender and wistful love story.
Celebrated as a masterpiece from its first publication, A …
Berlino, triennio 1930-1933: la Repubblica di Weimar è relativamente stabile, crisi economica del '29 a parte, e la capitale tedesca è l'epicentro degli anni ruggenti europei – grandi magazzini, stazioni balneari, club e cabaret, hotel di lusso, artisti geniali. E di converso è anche casa di un'umanità derelitta: proletari con gli scarafaggi in casa, disoccupati lazzaroni, anziani nostalgici del Kaiser, turisti stranieri ricchi e dissoluti, immigrati dalle grandi ambizioni e dalle tasche vuote. Christopher Isherwood visse tutto ciò sulla sua pelle e lo ha immortalato in questo romanzo, mascherando con nomi di fantasia le disavventure, gli egoismi e il buon cuore dei suoi amici berlinesi: un capitolo dopo l'altro ci sfilano davanti la premurosa e pettegola Fraulein Schroder, l'avventurosa e svampita Sally Bowles, il nevrotico Peter col suo gigolò Otto, la famiglia miserabile di Otto, i suoi amichetti del cabaret di terza categoria, la smisurata ricchezza della dinastia ebrea dei …
Berlino, triennio 1930-1933: la Repubblica di Weimar è relativamente stabile, crisi economica del '29 a parte, e la capitale tedesca è l'epicentro degli anni ruggenti europei – grandi magazzini, stazioni balneari, club e cabaret, hotel di lusso, artisti geniali. E di converso è anche casa di un'umanità derelitta: proletari con gli scarafaggi in casa, disoccupati lazzaroni, anziani nostalgici del Kaiser, turisti stranieri ricchi e dissoluti, immigrati dalle grandi ambizioni e dalle tasche vuote. Christopher Isherwood visse tutto ciò sulla sua pelle e lo ha immortalato in questo romanzo, mascherando con nomi di fantasia le disavventure, gli egoismi e il buon cuore dei suoi amici berlinesi: un capitolo dopo l'altro ci sfilano davanti la premurosa e pettegola Fraulein Schroder, l'avventurosa e svampita Sally Bowles, il nevrotico Peter col suo gigolò Otto, la famiglia miserabile di Otto, i suoi amichetti del cabaret di terza categoria, la smisurata ricchezza della dinastia ebrea dei Launders... finché, nell'ultimo capitolo, non si arriva all'inizio del '33, l'anno dell'ascesa di Adolf Hitler al cancellierato. A quel punto, i nodi vengono al pettine: in principio, il nazismo era un dato di fatto, una parte dell'ordine naturale tedesco: la coinquilina di Christopher, Frau Mayr, è nazista, tutti lo sanno e tutti ci fanno il callo. Poi, man mano, sulle spiagge del Baltico campeggiano i padiglioni con le svastiche, poi le SA conquistano le strade, infine il Reich risorge "per durare mille anni". E mentre la varia umanità dei tedeschi ariani accetta la grande macchina del regime, mentre i ragazzini sbandati dei cabaret vestono la camicia bruna, Christopher si dà alla fuga, imprimendo per sempre nella memoria (sua e nostra) quella stagione irreale di edonismo e terrore. Un romanzo dannatamente avvincente, da leggere specialmente ora, nella seconda stagione irreale.