Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
Elizabeth A. Lynn stands as a groundbreaking author of fantasy and science fiction. Her stories …
Racconti onesti seppur non eccelsi di un'autrice svanita
3 stelle
In base ai miei studi sulla storia del fantasy, Elizabeth A. Lynn è stata una meteora: giovane promessa della New Wave nei primissimi anni Ottanta, comare di Joanna Russ e Samuel R. Delany nella trinità delle prime autorialità gay della spec-fic statunitense... scomparsa nel nulla a fine anni Novanta. Volendo capire meglio chi fosse questa sfuggente signora, ho fatto come con nonna Octavia E. Butler e ho recuperato la raccolta completa di tutta la narrativa breve di Lynn, questa The Woman Who Loved the Moon: And Other Stories – e devo dire, è stata un'esperienza illuminante ma diseguale. Diseguale, perché si sente tantissimo ciò che l'autrice stessa ammette negli (interessantissimi) commenti a ciascun racconto, cioè che diverse storie sono nate come bozzetti o esperimenti composti per esercizio personale e, in seguito, fortunosamente venduti a questa o quella rivista o questa o quell'antologia – in varie storie c'è l'idea centrale forte, …
In base ai miei studi sulla storia del fantasy, Elizabeth A. Lynn è stata una meteora: giovane promessa della New Wave nei primissimi anni Ottanta, comare di Joanna Russ e Samuel R. Delany nella trinità delle prime autorialità gay della spec-fic statunitense... scomparsa nel nulla a fine anni Novanta. Volendo capire meglio chi fosse questa sfuggente signora, ho fatto come con nonna Octavia E. Butler e ho recuperato la raccolta completa di tutta la narrativa breve di Lynn, questa The Woman Who Loved the Moon: And Other Stories – e devo dire, è stata un'esperienza illuminante ma diseguale. Diseguale, perché si sente tantissimo ciò che l'autrice stessa ammette negli (interessantissimi) commenti a ciascun racconto, cioè che diverse storie sono nate come bozzetti o esperimenti composti per esercizio personale e, in seguito, fortunosamente venduti a questa o quella rivista o questa o quell'antologia – in varie storie c'è l'idea centrale forte, ci sono alcune scene gustose, ma l'intreccio risulta troppo elementare e accelera troppo gli eventi, senza lasciarci conoscere i personaggi, o si chiude con un finale aperto là dove ci aspetteremmo il climax, dando una sensazione di potenziale inespresso: tali difetti rendono alcuni testi (per lo più quelli fantascientifici) abbastanza dimenticabili, ma immagino sia una situazione piuttosto comune nei racconti d'esordio di un'autorialità giovane che ancora deve prendere bene il polso dei ritmi drammaturgici (come se fosse cosa facile da imparare, per altro!).
Dall'altro lato, l'esperienza resta comunque illuminante, perché pur nella loro struttura un po' grossolana le varie storie di ambientazione urbana-contemporanea sono riuscite ad avvincermi e interessarmi (e io ho un serio problema di diffidenza verso la narrativa realistica, perché mi sono scottato con i romanzi "letterari" senza trama), e comunque il nucleo di racconti fantasy è tutto di livello molto molto alto, con atmosfere sanguigne e melancoliche che ricordano zia Tanith Lee e guizzi di poesia e lirismo da commuoversi per la loro patina di leggenda orale – c'è un motivo, a quanto pare, se il racconto eponimo è valso a Lynn il Premio World Fantasy!
Concludo segnalando che abbiamo nella raccolta un numero sufficientemente interessante di amori sia saffici sia achillei, e che un punto su 5 l'ho dovuto decurtare perché, come al solito in queste ristampe ebook di vecchie pubblicazioni, è pieno di refusi dovuti a una scannerizzazione grossolana dell'originale cartaceo...
«Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! …
È un morto un partigiano, ne nascono altre cento
5 stelle
Ho comprato le memorie del compagno Tekoşer direttamente dalle mani di suo padre, dopo aver guardato un documentario sulla sua vita e il lascito che ci ha affidato. Piansi come una fontana guardando il film, piansi come una fontana abbracciando papà Orsetti, piansi come una fontana leggendo più punti dei diari, culminando prevedibilmente nel testamento politico di Lorenzo. Da quel momento, nei momenti più duri, ricordo a me stesso che, se voglio cambiare le cose, devo essere la goccia che inneschi la tempesta. Ed essere antifascista parte da lì.
Il libro più aggiornato e obiettivo sul movimento No Tav.
La verità sulla vicenda di …
Certo abbiam paura, ma per voi 'a sarà dura!
5 stelle
Fino al 2021 circa, ero pienamente certo che il movimento No Tav fosse una cricca di montanari più interessati a preservare i propri agriturismi che ad alleggerire il trasporto su gomma lasciando costruire una nuova ferrovia. A fine '21, mi accorgo che le e i No Tav stavano anche aiutando le persone migranti sulla tratta alpina, e qualche dubbbio mi è salito. Vari anni e vari spunti dopo, mi capita in mano questo I ribelli della montagna, che ha sostanzialmente sfatato ogni perplessità residua e segnato il mio passaggio dall'altro lato della barricata: perché porco Giuda, la TAV Torino-Lione non è necessaria per un cavolo, i lavori in proposito sono dannosi se non infattibili di base, la devastazione dei territori che si portano dietro è uno schifo, e le autorità armate e non che cercano di portarli avanti commettono abusi e violenze un giorno sì e l'altro pure – …
Fino al 2021 circa, ero pienamente certo che il movimento No Tav fosse una cricca di montanari più interessati a preservare i propri agriturismi che ad alleggerire il trasporto su gomma lasciando costruire una nuova ferrovia. A fine '21, mi accorgo che le e i No Tav stavano anche aiutando le persone migranti sulla tratta alpina, e qualche dubbbio mi è salito. Vari anni e vari spunti dopo, mi capita in mano questo I ribelli della montagna, che ha sostanzialmente sfatato ogni perplessità residua e segnato il mio passaggio dall'altro lato della barricata: perché porco Giuda, la TAV Torino-Lione non è necessaria per un cavolo, i lavori in proposito sono dannosi se non infattibili di base, la devastazione dei territori che si portano dietro è uno schifo, e le autorità armate e non che cercano di portarli avanti commettono abusi e violenze un giorno sì e l'altro pure – è davvero una legge marziale perpetua in territorio interno, se non direttamente un assaggio del modello securtario sionista spostato in situazione non strettamente coloniale (ma solo di centro tecnocratico contro comunità periferiche). Spero che Chiarelli o chi per lui componga il prima possibile un secondo volume dedicato agli ultimi dieci anni di lotta, perché col DDL 1660 alle porte (brrrr!) avere un quadro aggiornato della situazione in Val Susa è più impellente che mai.
Dai capelloni ai moicani. Testimonianze da una comunità ribelle sotto l’ombra dei glicini a rappresentare …
Le radici del glicine – le radici nostre
4 stelle
Questo reportage per me ha un valore affettivo immenso. Mi fu regalato appena uscito, o quasi, da un'amicizia con cui poi ho perso i contatti, in un periodo abbastanza sbalestrato della mia giovinezza, e lo lessi capendoci poco, ma assimilando una sarabanda di concetti, di immagini, di luoghi e date. E tutta quella sarabanda è sedimentata nel mio cervello, si è intersecata piano piano con spunti che venivano da altre parti (principalmente da Zerocalcare e dal rap classico), ed è sbocciata tanti anni dopo e tanta acqua sotto i ponti dopo, nel momento in cui sono andato a vivere a Milano dalla grigia (anzi, nera...) provincia lombarda – e non a caso, le date che metto qui su Bookwyrm sono quelle della seconda lettura, con occhi ben diversi.
Che dire, Le radici del glicine non è certamente un memoriale immediatamente comprensibile, perché racconta "da dentro" gli anni d'oro dell'autogestione e …
Questo reportage per me ha un valore affettivo immenso. Mi fu regalato appena uscito, o quasi, da un'amicizia con cui poi ho perso i contatti, in un periodo abbastanza sbalestrato della mia giovinezza, e lo lessi capendoci poco, ma assimilando una sarabanda di concetti, di immagini, di luoghi e date. E tutta quella sarabanda è sedimentata nel mio cervello, si è intersecata piano piano con spunti che venivano da altre parti (principalmente da Zerocalcare e dal rap classico), ed è sbocciata tanti anni dopo e tanta acqua sotto i ponti dopo, nel momento in cui sono andato a vivere a Milano dalla grigia (anzi, nera...) provincia lombarda – e non a caso, le date che metto qui su Bookwyrm sono quelle della seconda lettura, con occhi ben diversi.
Che dire, Le radici del glicine non è certamente un memoriale immediatamente comprensibile, perché racconta "da dentro" gli anni d'oro dell'autogestione e delle culture undergorund qui a Milano, e tanto viene esposto a muso duro senza spiegare più di tanto i retroscena e i quadri generali – ma proprio per questo, leggerlo è un metodo fantastico per innescarsi in testa la curiosità di cosa è stata, in Italia, la contestazione del '68-'77 e la controcultura. Qui dentro ci sono i marxisti-leninisti, gli indiani metropolitani, gli artisti vagabondi impegnati contro l'eroina, gli eroinomani grossomodo di buon cuore, i politicanti e gli scrocconi, gli autonomi che andavano a rubare le pistole, i meridionali in cerca di fortuna, le donne che attraversavano tutte queste categorie con ancora addosso certi stigmi di misoginia... la morte di Fausto e Iaio, con i quali venne ucciso il Movimento e venne aperto il Riflusso, quel riflusso che qualche tempo dopo ingoiò anche via Correggio. Ma finché l'ingranaggio collettivo della memoria continua a girare, anche noi che non c'eravamo ancora possiamo farci un'idea di cosa rappresentò una delle più variegate e durature occupazioni abitative e culturali di Milano (se non d'Italia), e prenderne spunto per rendere vero, nel nostro piccolo, un mondo diverso e migliore.
“Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’‘Ur-Fascismo’, …
"Come riconoscere la gente da appendere in piazzale Loreto"
5 stelle
[Vecchia recensione esportata da altro sito]
Pochi giorni fa ho divorato Il popolo delle scimmie. Scritti sul fascismo, un'analisi giorno per giorno della prassi politica di Mussolini attraverso gli articoli di Antonio Gramsci. Mi è parso opportuno proseguire il percorso con questo celeberrimo pamphlet di Eco, che a quanto pare è celeberrimo a ragion veduta: perché è potente, incisivo, completo, e ti prende a sassate.
È risaputo che il succo del testo è enumerare con una sintesi impeccabile le caratteristiche intrinseche di una mentalità politica fascista: il culto per una Tradizione rivelata e statica, l'antimodernismo, l'irrazionalismo, l'acriticità, la xenofobia, la frustrazione piccolo borghese, il nazionalismo, e così via – ma secondo me il "pezzo forte" sono i paragrafi "metodologici" in cui Eco giustifica la sua ricerca di un fascismo originario, dai quali cito un tratto:
Ci fu un solo nazismo, e non possiamo chiamare "nazismo" il falangismo ipercattolico di …
[Vecchia recensione esportata da altro sito]
Pochi giorni fa ho divorato Il popolo delle scimmie. Scritti sul fascismo, un'analisi giorno per giorno della prassi politica di Mussolini attraverso gli articoli di Antonio Gramsci. Mi è parso opportuno proseguire il percorso con questo celeberrimo pamphlet di Eco, che a quanto pare è celeberrimo a ragion veduta: perché è potente, incisivo, completo, e ti prende a sassate.
È risaputo che il succo del testo è enumerare con una sintesi impeccabile le caratteristiche intrinseche di una mentalità politica fascista: il culto per una Tradizione rivelata e statica, l'antimodernismo, l'irrazionalismo, l'acriticità, la xenofobia, la frustrazione piccolo borghese, il nazionalismo, e così via – ma secondo me il "pezzo forte" sono i paragrafi "metodologici" in cui Eco giustifica la sua ricerca di un fascismo originario, dai quali cito un tratto:
Ci fu un solo nazismo, e non possiamo chiamare "nazismo" il falangismo ipercattolico di Franco, dal momento che il nazismo è fondamentalmente pagano, politeistico e anticristiano, o non è nazismo. Al contrario, si può giocare al fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia.
[...]
Il termine "fascismo" si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete dal fascismo l'imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il fascismo balcanico. Aggiungete al fascismo italiano un anticapitalismo radicale (che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culo della mitologia celtica e il misticismo del Graal (completamente estraneo al misticismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola.
Considerando che scrivo questa recensione a circa due mesi dalle elezioni parlamentari e ci sono dei ** così audaci da sostenere che "il partito X non è formalmente una rifondazione del Partito Nazionale Fascista, quindi non può essere un partito fascista", mi sembra evidente perché e percome Il fascismo eterno dovrebbe essere lettura scolastica.
[Post Scriptum: ripubblico questa recensione circa due anni e mezzo dopo quelle elezioni, e abbiamo solo da preoccuparci, perché l'onda nera e velenosa sale in tutto l'Occidente. Stringiamoci forte, gente...]