Baylee ha finito di leggere Occhi gialli-neri di Paola Beatrice Rossini

Occhi gialli-neri di Paola Beatrice Rossini
Dafne esce da un locale arrabbiata e delusa per quello che ha appena scoperto. Presa dalla rabbia, non si rende …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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In fuga sulle remote montagne dei Carpazi, la dottoressa Shea O’Halloran si imbatte in una grotta segreta. All’interno giace un …

Mikhail Dubrinsky è un principe carpaziano e ha vissuto a lungo nelle tenebre, desideroso di sangue. Per riuscire a domare …
Questo romanzo è per me un grande punto interrogativo. Teoricamente parlerebbe dell'elaborazione del lutto di due donne, madre e figlia, che hanno perso, rispettivamente, il marito e il padre. In pratica si tratta di uno straparlare lungo 200 pagine.
La protagonista, Yoshie, è capace di risolvere i suoi dilemmi interiori da un paragrafo all'altro. È così efficiente che alle volte veniamo a conoscenza dei suoi dubbi solo quando trova la soluzione. Se in un paragrafo è seccata dalla convivenza non desiderata con la madre, in quello successivo ne comprende i motivi ed è felice che sia andata ad abitare con lei. Mooolto bene. Più che una ragazza sembra un processore di ultima generazione.
Dal canto suo, la madre decide di vivere una seconda giovinezza. Non sarebbe un problema se la scrittrice non ce la presentasse come una specie di folletto in perenne stato di eccitazione.
Ebbene, queste due donne devono …
Questo romanzo è per me un grande punto interrogativo. Teoricamente parlerebbe dell'elaborazione del lutto di due donne, madre e figlia, che hanno perso, rispettivamente, il marito e il padre. In pratica si tratta di uno straparlare lungo 200 pagine.
La protagonista, Yoshie, è capace di risolvere i suoi dilemmi interiori da un paragrafo all'altro. È così efficiente che alle volte veniamo a conoscenza dei suoi dubbi solo quando trova la soluzione. Se in un paragrafo è seccata dalla convivenza non desiderata con la madre, in quello successivo ne comprende i motivi ed è felice che sia andata ad abitare con lei. Mooolto bene. Più che una ragazza sembra un processore di ultima generazione.
Dal canto suo, la madre decide di vivere una seconda giovinezza. Non sarebbe un problema se la scrittrice non ce la presentasse come una specie di folletto in perenne stato di eccitazione.
Ebbene, queste due donne devono confrontarsi con l'omicidio-suicidio dell'amante e del padre/marito. Questa parte viene gestita malissimo dall'autrice. Si ha l'impressione che neanche lei sapesse bene come sviluppare questa trama. Pare perennemente in bilico tra il giallo da risolvere e il mistero irrisolto. Finisce solo per creare aspettative disilluse nel lettore. Si arriva in fondo al romanzo con un gran senso di vuoto: cosa ha voluto trasmettermi questo romanzo? Alla fine si rimane solo con un pugno di parole senza scopo.

Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l’aria di essere stato un doppio suicidio d’amore, Yoshie si …
E che dovrei fare? Cercare un protettore potente, di un padrone farmi servente, e come un'edera scura che si avvince a un tronco e lo corteggia leccandogli la corteccia, arrampicarmi con l'astuzia invece di elevarmi con la forza? No, grazie. […] Ma... cantare, sognare, ridere, muoversi, esser solo, esser libero, aver vista cristallina e voce argentina, quando va, mettersi il cappello di traverso, per un sì, per un no, battersi – o scrivere un verso! Lavorare senza preoccuparsi di gloria e fortuna, per quel viaggio tanto pensato sulla luna!
Cirano è una delle mie canzoni preferite di Francesco Guccini. Quindi, ad oggi, mi chiedo come mai ho aspettato così tanto per leggere Cyrano de Bergerac di Rostand. Nel caso non conosceste nessuno dei due, vi invito ad ascoltare la prima e leggere il secondo, perché sono entrambi meravigliosi.
Uomo refrattario al compromesso, Cyrano è pronto a difendere le proprie opinioni …
E che dovrei fare? Cercare un protettore potente, di un padrone farmi servente, e come un'edera scura che si avvince a un tronco e lo corteggia leccandogli la corteccia, arrampicarmi con l'astuzia invece di elevarmi con la forza? No, grazie. […] Ma... cantare, sognare, ridere, muoversi, esser solo, esser libero, aver vista cristallina e voce argentina, quando va, mettersi il cappello di traverso, per un sì, per un no, battersi – o scrivere un verso! Lavorare senza preoccuparsi di gloria e fortuna, per quel viaggio tanto pensato sulla luna!
Cirano è una delle mie canzoni preferite di Francesco Guccini. Quindi, ad oggi, mi chiedo come mai ho aspettato così tanto per leggere Cyrano de Bergerac di Rostand. Nel caso non conosceste nessuno dei due, vi invito ad ascoltare la prima e leggere il secondo, perché sono entrambi meravigliosi.
Uomo refrattario al compromesso, Cyrano è pronto a difendere le proprie opinioni con spada e lingua tagliente e a guardare con disprezzo chi non ha la medesima forza. Non gli importa se questo suo comportamento gli fa guadagnare numerosi nemici, anzi se ne compiace (Dispiacere è il mio piacere. / Amo esser odiato.). Cyrano è semplicemente troppo nobile d'animo per abbassarsi ad essere un leccac**o come tanti: sa che ottenere il successo tramite il servilismo non sarebbe degno di lui.
È un personaggio estremo, Cyrano, e anche contraddittorio: da un uomo così votato all'autenticità non ci aspetteremmo che accetti di celare la sua parola elegante dietro il bell'aspetto dell'amico Cristiano per far sì che quest'ultimo conquisti l'incantevole Rossana. Già, perché?
Sapendo che il vero Cyrano de Bergerac (il personaggio storico, intendo) era omosessuale, le interpretazioni di quest'amore per interposta persona si sprecano. Personalmente, questa vicenda mi ha richiamato alla mente il De Profundis di Oscar Wilde.
Infatti, così come Wilde rifiutò gli appoggi per uscire libero dal tribunale, Cyrano rinuncia a dire la verità a Rossana. Pur nella diversità delle due vicende, Wilde e Cyrano mi sono sembrati accomunati dalla stessa impossibilità di discostarsi dai loro principi. Erano (o si sentivano) troppo grandi per abbassarsi e svilirsi così. Come dice Wilde nel De Profundis, solo i peccati dell'anima sono vergognosi. Cyrano (come Wilde) non è uno sciocco: sa che quella vicenda, quell'inganno non può finire bene, eppure vi si dedica alacremente e ottiene il cuore di Rossana per Cristiano. E alla fine, quando arriverà la sconfitta, troverà la forza di accoglierla in piedi, con spada e lingua sguainate, fiero di aver combattuto anche con la consapevolezza di una disfatta certa.

L'opera che ha per protagonista uno dei personaggi più celebri e amati della storia del teatro, il fiero guascone Cyrano …
Questo ragazzo è praticamente perfetto.
Sto iniziando davvero a odiare questa frase (e le sue consimili). Alla fine e con triste probabilità salta fuori che il ragazzo in questione è: o l'insegnante, o un Dom ricchissimo e pretenzioso o un pazzo affetto da turbe psichiche. In Tutto ciò che sappiamo dell'amore siamo nel primo caso.
Proprio per questo scatta il dramma alla Romeo e Giulietta, che è solo una goccia nell'oceano della sfiga che sembra perseguitare questi due (Will e Lake). Sebbene abbia l'animo sensibile tipico delle fanciulle e mi sciolga volentieri per storie lacrimevoli, i drammi di Will e Lake sono così costruiti da risultare patetici e imbarazzanti.
La loro storia d'amore (sempre che così si possa definire) inizia in quarta: ignari di essere insegnante e studentessa, i due si frequentano e si innamorano. Il loro amore non può definirsi un insta-love, ma non ha nemmeno l'equilibrato sviluppo che …
Questo ragazzo è praticamente perfetto.
Sto iniziando davvero a odiare questa frase (e le sue consimili). Alla fine e con triste probabilità salta fuori che il ragazzo in questione è: o l'insegnante, o un Dom ricchissimo e pretenzioso o un pazzo affetto da turbe psichiche. In Tutto ciò che sappiamo dell'amore siamo nel primo caso.
Proprio per questo scatta il dramma alla Romeo e Giulietta, che è solo una goccia nell'oceano della sfiga che sembra perseguitare questi due (Will e Lake). Sebbene abbia l'animo sensibile tipico delle fanciulle e mi sciolga volentieri per storie lacrimevoli, i drammi di Will e Lake sono così costruiti da risultare patetici e imbarazzanti.
La loro storia d'amore (sempre che così si possa definire) inizia in quarta: ignari di essere insegnante e studentessa, i due si frequentano e si innamorano. Il loro amore non può definirsi un insta-love, ma non ha nemmeno l'equilibrato sviluppo che dovrebbe avere. È tutto troppo veloce: capisco che la Hoover dovesse passare alla parte Romeo e Giulietta, ma la sensazione è che non ci sia abbastanza carne al fuoco per dare credibilità all'amore impossibile.
Dopo aver scoperto di essere insegnate e studentessa, i due iniziano un bailamme di avvicinamento e allontanamento tale da far girare la testa. Certamente spicca l'immaturità di Lake, che preferisce sproloquiare invece di parlare civilmente. Prima fa tutta la matura e dice di capire la situazione di Will (e di riflesso la sua) e poi pesta i piedi come una bambina. Bah.
Will, dal canto suo, le tiene testa con ormoni che colpiscono all'improvviso (“Scusa, non dovevo baciarti, mi sono scappate le labbra. Non succederà più”) e agghiaccianti reazioni di gelosia.
Will picchia uno studente che molestava Lake. Poi si scopre che Will ha gonfiato il tizio solo perché era geloso. Cavolo, se Lake fosse una ragazza intelligente, scapperebbe dall'altra parte!
Gli unici elementi che ho apprezzato in questo romanzo sono stati lo slam e la migliore amica di Lake, Eddie (sic. La Hoover ha un debole per i nomi strambi evidentemente). Lo slam, una gara di poesia, è stato un elemento di originalità, sebbene non tutte le poesie nel romanzo mi siano sembrate all'altezza. Eddie è la spalla perfetta della protagonista fiacca: originale, sveglia e poco melodrammatica. Il tipo di personaggio che ti aiuta ad arrivare alla fine.

Dopo la morte del papà, Lake, 18 anni, si trasferisce in Michigan, rassegnata ad affrontare un nuovo, faticoso inizio. La …
Kane! Chi era costui? per parafrasare una celebre citazione da I Promessi Sposi. Il mio interesse nei confronti della sua storia era pari a zero: rimasto sempre ai margini del gruppo a causa del suo Demone (Disastro: potete davvero biasimarlo?), non ha smosso niente dentro di me, nemmeno quando è stato imprigionato all'inferno (leggi: per me poteva anche rimanerci).
Ho iniziato quindi la lettura arida di entusiasmo: infatti, la storia tra Kane e Josephine è una palla. Ora che la Showalter non ci delizia più con buone scene di sesso (tensione sessuale inclusa), lo sviluppo della relazione tra i due è un susseguirsi snervante di “Oh, sì! Mi ama” e “Oh, no! Non mi ama!”. Una storia d'amore tra schizofrenici.
Kane viene descritto come sexy. Ah, sì? Kane ha un trauma per quello che gli è accaduto nell'inferno. Ah, sì? Kane si vuole sacrificare per il bene comune. Ah, …
Kane! Chi era costui? per parafrasare una celebre citazione da I Promessi Sposi. Il mio interesse nei confronti della sua storia era pari a zero: rimasto sempre ai margini del gruppo a causa del suo Demone (Disastro: potete davvero biasimarlo?), non ha smosso niente dentro di me, nemmeno quando è stato imprigionato all'inferno (leggi: per me poteva anche rimanerci).
Ho iniziato quindi la lettura arida di entusiasmo: infatti, la storia tra Kane e Josephine è una palla. Ora che la Showalter non ci delizia più con buone scene di sesso (tensione sessuale inclusa), lo sviluppo della relazione tra i due è un susseguirsi snervante di “Oh, sì! Mi ama” e “Oh, no! Non mi ama!”. Una storia d'amore tra schizofrenici.
Kane viene descritto come sexy. Ah, sì? Kane ha un trauma per quello che gli è accaduto nell'inferno. Ah, sì? Kane si vuole sacrificare per il bene comune. Ah, sì? Kane non sopporta più Disastro. Ah, sì? Non c'è stato dramma che me l'abbia fatto piacere. Per non parlare poi della descrizione fisica: dovrei interessarmi a un fustacchione quando me lo descrivi per sommi capi mentre ti tappi gli occhi con le mani?
La controparte femminile, Josephina, parte come ragazza simpatica e divertente (nella cara, vecchia tradizione Showalter... Anya Style), ma dopo dieci pagine si perde. Diventa una piaga senza personalità (salvo poi tirare fuori gli attributi alla fine per il gran finale).
Uniche note di colore e di interesse sono stati Torin e William. Torin sarà il protagonista della prossima storia e già mi sento male all'idea di come la nuova Showalter possa maltrattarlo. William è sempre il solito matto e va bene così: almeno lui, lasciacelo intatto così.

I Signori degli Inferi: seducenti guerrieri immortali, legati da un'antica maledizione che nessuno è mai riuscito a infrangere... Un guerriero …
Un romanzo pieno di buone idee impiccate.
Partiamo dall'ambientazione e dal tempo. Si tratterebbe di uno steampunk: ne ho letti pochissimi, ma devo ammettere che l'inserimento di tecnologie meccaniche nell'Ottocento ha il suo fascino all'interno di un fantasy. Elizabeth May, però, non riesce a cogliere il potenziale del genere. Inserisce sì molti consegni meccanici, ma il lettore non riesce a vederli. La mia immaginazione non è stata stuzzicata dalle sue descrizioni, non si è appassionata insieme alla protagonista nella costruzione di nuovi congegni da utilizzare nella sua lotta contro le fate.
E proprio la protagonista – Aileana – mi ha creato non pochi problemi: sterminatrice di fate per vendetta, è piena di una rabbia che, nonostante il suo lutto, mi è sembrata fuori luogo. Sembra più una svitata senza controllo che una guerriera con una missione, visto che la May ci racconta che passa dall'essere una perfetta dama a un'assassina …
Un romanzo pieno di buone idee impiccate.
Partiamo dall'ambientazione e dal tempo. Si tratterebbe di uno steampunk: ne ho letti pochissimi, ma devo ammettere che l'inserimento di tecnologie meccaniche nell'Ottocento ha il suo fascino all'interno di un fantasy. Elizabeth May, però, non riesce a cogliere il potenziale del genere. Inserisce sì molti consegni meccanici, ma il lettore non riesce a vederli. La mia immaginazione non è stata stuzzicata dalle sue descrizioni, non si è appassionata insieme alla protagonista nella costruzione di nuovi congegni da utilizzare nella sua lotta contro le fate.
E proprio la protagonista – Aileana – mi ha creato non pochi problemi: sterminatrice di fate per vendetta, è piena di una rabbia che, nonostante il suo lutto, mi è sembrata fuori luogo. Sembra più una svitata senza controllo che una guerriera con una missione, visto che la May ci racconta che passa dall'essere una perfetta dama a un'assassina assetata di sangue. Per quanto grande sia stato il trauma, la storia non regge.
Altrettanto problematici sono i due personaggi maschili principali, Kiaran e Gavin. Il primo è la fata che insegna a Aileana a combattere e uccidere le altre fate. Misterioso, algido e potentissimo, è il tipico ragazzo che attrae tutta la nostra attenzione. Peccato che l'evoluzione del suo rapporto con Aileana abbia del paranormale (e non perché è un romanzo fantasy): si passa dall'indifferenza alla passione in un battito di ciglia, tanto che mi sono ritrovata a rileggere il paragrafo per essere sicura di non aver preso un abbaglio.
Gavin, invece, è il personaggio maschile che ti sta sulle scatole perché non ha un difetto. Sempre carino, disponibile e pronto a salvare capre e cavoli. Ah, ha una sorella adorabile (migliore amica di Aileana, guarda un po'!) e una madre che è una megera. Cheese! - foto di famiglia. Ovviamente tende a solleticare la parte della lettrice che vuole un tipo affidabile... C'è quindi il famoso triangolo? Boh, l'autrice si riserva di decidere.
Un ultimo appunto sul finale che non è un finale. Non è neanche un non-finale o un finale interrotto. Il libro si interrompe proprio nel mezzo della narrazione e sembra che manchi un pezzo. Capisco la necessità di mantenere alto il desiderio, ma si tratta di una serie letteraria, non di una soap opera...

Lady Aileana non ha paura della notte: è nelle pieghe del buio che può compiere la sua missione. Non ha …
Cara Rowling, era un bel po' di tempo che non ci “incontravamo”. Da quel lontano 2008, quando uscì in Italia Harry Potter e i doni della morte, ultimo volume della serie che aveva accompagnato la mia adolescenza. Inutile dire quanto abbia adorato Harry Potter e quanto fossi titubante all'idea di leggere qualcos'altro della Rowling.
Infatti, il denominatore comune delle molte recensioni che ho letto per preparami alla lettura de Il seggio vacante sembrava rimarcare l'assoluta diversità delle due opere. Mi sono quindi accostata a Il seggio vacante mettendo da parte Harry Potter e facendo finta che l'autrice non fosse la Rowling.
Di conseguenza, potete immaginare la mia sorpresa quando mi sono resa conto che in realtà tutta questa differenza non sussisteva. Pur nella differenza di genere, a me è parso evidente che Il seggio vacante fosse figlio di Harry Potter.
Come avrete sentito dire o letto dalla trama, …
Cara Rowling, era un bel po' di tempo che non ci “incontravamo”. Da quel lontano 2008, quando uscì in Italia Harry Potter e i doni della morte, ultimo volume della serie che aveva accompagnato la mia adolescenza. Inutile dire quanto abbia adorato Harry Potter e quanto fossi titubante all'idea di leggere qualcos'altro della Rowling.
Infatti, il denominatore comune delle molte recensioni che ho letto per preparami alla lettura de Il seggio vacante sembrava rimarcare l'assoluta diversità delle due opere. Mi sono quindi accostata a Il seggio vacante mettendo da parte Harry Potter e facendo finta che l'autrice non fosse la Rowling.
Di conseguenza, potete immaginare la mia sorpresa quando mi sono resa conto che in realtà tutta questa differenza non sussisteva. Pur nella differenza di genere, a me è parso evidente che Il seggio vacante fosse figlio di Harry Potter.
Come avrete sentito dire o letto dalla trama, Il seggio vacante parla delle ipocrisie e degli odi celati da sorrisi smaglianti e pacche sulla spalla in una cittadina inglese, Pagford. Non si salva davvero nessuno: né genitori, né figli; né ricchi, né poveri; né carnefici, né vittime. Sono tutti pronti a tramare l'uno contro l'altro per il proprio tornaconto, che sia per una posizione di potere o per mera vendetta.
E in mezzo in tutto questo degrado, non ho potuto fare a meno di pensare ai Dursley, gli zii di Harry Potter, i peggiori babbani che si possano incontrare (a detta di Hagrid, citazione a memoria da Harry Potter e la pietra filosofale). Leggendo Il seggio vacante non riuscivo a fare a meno di pensare che i Dursley – sempre a spiare i vicini, pontificare sulla degradazione altrui e a voler primeggiare sugli altri – a Pagford sarebbero nel loro ambiente.
Nel loro arrivismo e nel loro egoismo, i pagfordiani hanno perso una visione a lungo raggio. Hanno perso immaginazione e speranza. Hanno perso tutto quello che li renderebbe persone migliori e più felici e nella loro cecità sono determinati a far sì che nessuno si affranchi da questa situazione. E la possibilità che qualcosa cambi li atterrisce perché li costringerebbe a riconoscere e a far conoscere agli altri la loro meschinità e la loro falsità. Esattamente quello che accade ai Dursley durante la serie di Harry Potter.
Quindi non posso che ringraziare la Rowling per avermi dato un altro assaggio di Harry Potter e allo stesso tempo di aver creato un romanzo stupendo nel quale è facile riconoscere bassezze fin troppo vicine a noi tutti. Così vicine da essere parte di noi, della nostra parte peggiore: è sempre bene tenerlo presente per evitare di diventare dei pagfordiani qualunque.

A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, …