Baylee ha finito di leggere 26 poesie di Dylan Thomas

26 poesie di Dylan Thomas
Nato a Swansea, Galles, nel 1914, Dylan Thomas è stato giornalista, sceneggiatore cinematografico e radiofonico, narratore, ma soprattutto poeta di …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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36% completato! Baylee ha letto 29 di 80 libri.

Nato a Swansea, Galles, nel 1914, Dylan Thomas è stato giornalista, sceneggiatore cinematografico e radiofonico, narratore, ma soprattutto poeta di …
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Credo che Fahrenheit 451 sia un romanzo più vicino alla nostra sensibilità di quanto non lo fosse 1984 di Orwell, che ormai è diventato uno spauracchio da agitare quando si ritiene che libertà individuali e privacy siano state violate. Peccato che, se fossimo in una società orwelliana, libertà individuali e privacy neanche esisterebbero...
Ray Bradbury, invece, ci dice che, per quanto una società sia assuefatta alla massificazione e alla dittatura della maggioranza, spunterà sempre fuori qualcuno che vedrà la realtà da una prospettiva diversa ed entrerà a far parte di una sgradevole e pericolosa minoranza.
Questo concetto, oggi, nel 2015, riusciamo a capirlo bene; il finale di 1984, invece, lo percepiamo molto più distante, di difficile realizzazione pratica. In parte, forse, per un incrollabile ottimismo nell'essere umano: facciamo di tutto per sembrare (ed essere) stupidi, ma, …
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Credo che Fahrenheit 451 sia un romanzo più vicino alla nostra sensibilità di quanto non lo fosse 1984 di Orwell, che ormai è diventato uno spauracchio da agitare quando si ritiene che libertà individuali e privacy siano state violate. Peccato che, se fossimo in una società orwelliana, libertà individuali e privacy neanche esisterebbero...
Ray Bradbury, invece, ci dice che, per quanto una società sia assuefatta alla massificazione e alla dittatura della maggioranza, spunterà sempre fuori qualcuno che vedrà la realtà da una prospettiva diversa ed entrerà a far parte di una sgradevole e pericolosa minoranza.
Questo concetto, oggi, nel 2015, riusciamo a capirlo bene; il finale di 1984, invece, lo percepiamo molto più distante, di difficile realizzazione pratica. In parte, forse, per un incrollabile ottimismo nell'essere umano: facciamo di tutto per sembrare (ed essere) stupidi, ma, per quanto ne sappiamo ad oggi, il cervello più evoluto è il nostro. Sic.
In parte, però, dipende dal tipo di società nella quale viviamo oggi. Nel nostro sfrenato e spudorato individualismo ci pare assurdo che un regime possa indurci a pensare qualunque cosa voglia: o, perlomeno, a farlo con chiunque, in maniera indiscriminata.
In questo senso, ho trovato Fahrenheit 451 molto più moderno e attuale di quanto non fosse 1984 (e, a quanto ne so, anche de Il mondo nuovo di Huxley, ma ancora non l'ho letto). Per noi è molto più facile identificarsi in Montag, il pompiere che non vuole più bruciare i libri ma leggerli, piuttosto che in Winston, un uomo dei tanti che si ribella per sentirsi vivo ma sa di essere morto.

Fahrenheit 451 is a 1953 dystopian novel by American writer Ray Bradbury. Often regarded as one of his best works, …
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Ho letto decine di recensioni di persone deluse da questo romanzo, terminato solo pensando intensamente alla serie Cut&Run e al desiderio di conoscere bene Cameron e Julian prima di leggere Armed & Dangerous. Non posso proprio dire quindi di non essere stata avvertita. I due problemi principali per me sono stati il personaggio di Cameron e la trama.
Ero, infatti, pronta a passare sopra a Julian, che mi è sembrato un tentativo maldestro di replicare un personaggio come Ty Grady: un tipo tostissimo che in realtà è un tenero orsacchiottone (sebbene munito di pistola). Ma Cameron, ragazzi... Cameron è uno dei personaggi più inutili della letteratura mondiale. Non si capisce davvero cosa ci trovi Julian in lui: dato che è un cameriere, è particolarmente bravo a servirgli la cena? Ha dei begli occhi? Un bel culo? …
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Ho letto decine di recensioni di persone deluse da questo romanzo, terminato solo pensando intensamente alla serie Cut&Run e al desiderio di conoscere bene Cameron e Julian prima di leggere Armed & Dangerous. Non posso proprio dire quindi di non essere stata avvertita. I due problemi principali per me sono stati il personaggio di Cameron e la trama.
Ero, infatti, pronta a passare sopra a Julian, che mi è sembrato un tentativo maldestro di replicare un personaggio come Ty Grady: un tipo tostissimo che in realtà è un tenero orsacchiottone (sebbene munito di pistola). Ma Cameron, ragazzi... Cameron è uno dei personaggi più inutili della letteratura mondiale. Non si capisce davvero cosa ci trovi Julian in lui: dato che è un cameriere, è particolarmente bravo a servirgli la cena? Ha dei begli occhi? Un bel culo? Non è dato sapere.
Infatti, anche la loro storia d'amore ha del paranormale e, non essendo questo un paranormal romance, cosa dovrebbe fare un lettore se non spalancare gli occhi e scuotere la testa? Questi due non sanno niente l'uno dell'altro, ma decidono che sono innamorati. Non è neanche un vero e proprio instalove: è una c****a e basta.
Si salvano solo pochi momenti di tenerezza, come quello in cui Cameron si prende cura di Julian, che è sotto l'effetto dell'antitetanica e dell'antirabbica (lunga storia): il nostro eroe malato diventa un bambinone imbronciato piuttosto divertente ed ero quasi pronta a perdonare Cameron per la sua inutilità. Quasi. Infatti, ha impiegato poche pagine per tornare nel Regno dell'Insignificanza. Eh, va be'.
Una menzione d'onore è meritata da Preston e Smith e Wesson. Preston è l'amico/collega di Julian: un tizio misterioso che sembra un maggiordomo inglese imperturbabile e tuttofare. Smith e Wesson, invece, sono i due malefici gatti di Julian che fanno onore al loro nome. Se pensate che siano due tenere palle di pelo e vi avvicinate per far loro cucci-cucci, vi ritroverete con il viso a strisce.
Veniamo ora alla trama. Ma che ca**o di storia è questa? Sembra uscita direttamente da uno spaghetti western... ma ambientato nella moderna Chicago. Julian, infatti, è una specie di killer prezzolato: freddo, spietato, etc. Va in giro a far fuori la gente non si sa bene per conto di chi o perché. Tutto procede bene, finché non si scontra con uno più freddo, spietato, eccetera di lui. Quindi parte il drammone della serie facciamo-a-chi-è-più-uomo da parte di Julian, mentre Cameron si mangia le unghie fino alla carne e pensa roba del tipo oddio-oddio-il-mio-uomo-potrebbe-morire. Fico. No, no, davvero. Proprio. Fico. Una roba mai vista.
Spero che la loro comparsa in Armed & Dangerous mi ripaghi ampiamente della noia de La croce del guerriero. Spero che Ty e Julian battibecchino come se non ci fosse un domani e che Cameron compaia il meno possibile – o, perlomeno, non apra quella noiosa boccaccia e non si dia spazio al suo inutile onanismo mentale.

Cameron Jacobs è come un libro aperto. Ha un lavoro banale di cameriere, amici semplici, hobby noiosi, cani innocui e …
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Se non avete mai letto questo libriccino, vi prego con tutta me stessa di farlo. So che magari siete più interessati ai romanzi e forse la sola idea di leggervi un saggio (e pure di filosofia e politica!) vi fa ribrezzo, ma La Libertà di John Stuart Mill dovrebbe essere letto da tutti coloro che hanno la fortuna di vivere in uno stato democratico – e non solo.
Credo che, in un mondo dove sempre più persone cercando di far prevalere il loro punto di vista in maniera violenta, sia più che mai importante ricordarsi di non essere i detentori della verità assoluta – nemmeno se un dio superiore vi ha dettato le migliori regole possibili.
So che è terribile, destabilizzante e pauroso, ma è estremamente improbabile che una verità assoluta esista: in ogni caso, ostinarsi a …
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Se non avete mai letto questo libriccino, vi prego con tutta me stessa di farlo. So che magari siete più interessati ai romanzi e forse la sola idea di leggervi un saggio (e pure di filosofia e politica!) vi fa ribrezzo, ma La Libertà di John Stuart Mill dovrebbe essere letto da tutti coloro che hanno la fortuna di vivere in uno stato democratico – e non solo.
Credo che, in un mondo dove sempre più persone cercando di far prevalere il loro punto di vista in maniera violenta, sia più che mai importante ricordarsi di non essere i detentori della verità assoluta – nemmeno se un dio superiore vi ha dettato le migliori regole possibili.
So che è terribile, destabilizzante e pauroso, ma è estremamente improbabile che una verità assoluta esista: in ogni caso, ostinarsi a imporre il proprio punto di vista agli altri non è il modo corretto per cercarla. Con implacabile ragionevolezza, Mill ci ricorda che qualunque principio, idea o affini è frutto di un processo di dibattiti, nuove filosofie e aggiustamenti delle vecchie, di errori – anche terribili – e successi. In sostanza, anche i principi più inderogabili, più universali sono contingenti: sto pensando al diritto di ogni uomo a nascere libero ed eguale in dignità e diritti (cit. Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), per esempio.
Questo, contrariamente a quanto si vocifera, non toglie forza al principio, anzi. Sapere esattamente come si è arrivati a stabilire un certo principio è il modo migliore per mantenerlo forte e in salute. Pretendere, invece, che i principi siano venuti dall'alto li mette in grave pericolo: si finisce per dimenticare perché li si segue e per infrangerli senza difficoltà.
Oltretutto, a pensare che i principi siano immutabili nel tempo, si rischia di perdersi buone idee per migliorarli e renderli ancora più validi, forti e inclusivi. Infatti, che senso ha avere dei principi (o idee) che fanno del male ad alcune categorie di persone, escludendole dal godere di certi diritti? Oppure, che senso ha ostinarsi a portare avanti principi (o idee) resi obsoleti da nuove scoperte? Ricordate la teoria geocentrica, scalzata da quella eliocentrica? Quanto è stato stupido sostenere che quella frasetta nella Bibbia avesse ragione sull'evidenza scientifica? Ma quanto è stato destabilizzante scoprire che la Terra non era al centro dell'Universo?
Le novità, soprattutto quelle che hanno il cattivo gusto di scombussolarci la vita, ci spaventano e, quando siamo spaventati, ci nascondiamo. Fisicamente o mentalmente, non fa molta differenza. Le paure, però, nei limiti del possibile, vanno affrontate a viso aperto o a mente aperta.
Anch'io ho le mie idee preconcette e stupide. Ma cerco di tenere la mente aperta il più possibile, di leggere e ascoltare anche idee lontane anni luce dalle mie, di combattere i miei sciocchi pregiudizi. È difficile – a volte è maledettamente difficile – però è uno sforzo necessario alla convivenza civile tra persone diverse. Vogliamo davvero continuare a urlarci contro, pensando che chi la dura la vince, come i bambini dell'asilo? Per favore...

Com’è possibile conciliare la difesa dei diritti individuali con il bene e la felicità comuni? In questo testo del 1858, …
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La doppia elica è il resoconto da parte di James Watson della scoperta della struttura a doppia elica del DNA. Si tratta di un libro parecchio controverso, che suscitò polemiche già prima della sua uscita.
Watson, infatti, è stato accusato di un po' di tutto, dall'essere un dilettante allo sbaraglio all'essere un misogino, dal dare un'idea sbagliata di ricerca scientifica all'essere un ragazzino arrogante. Nella mia edizione, c'è una scelta di recensioni a La doppia elica che danno un'idea del vespaio che scatenò questo libro.
L'idea che mi sono fatta di Watson, senza voler fare la psicologa fai-da-te, è di un uomo privo del filtro cervello-bocca. Io credo che, senza farsi troppi problemi su come sarebbero state accolte certe sue affermazioni, abbia semplicemente riferito ciò che fece e pensò durante la sua ricerca della struttura del DNA. …
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La doppia elica è il resoconto da parte di James Watson della scoperta della struttura a doppia elica del DNA. Si tratta di un libro parecchio controverso, che suscitò polemiche già prima della sua uscita.
Watson, infatti, è stato accusato di un po' di tutto, dall'essere un dilettante allo sbaraglio all'essere un misogino, dal dare un'idea sbagliata di ricerca scientifica all'essere un ragazzino arrogante. Nella mia edizione, c'è una scelta di recensioni a La doppia elica che danno un'idea del vespaio che scatenò questo libro.
L'idea che mi sono fatta di Watson, senza voler fare la psicologa fai-da-te, è di un uomo privo del filtro cervello-bocca. Io credo che, senza farsi troppi problemi su come sarebbero state accolte certe sue affermazioni, abbia semplicemente riferito ciò che fece e pensò durante la sua ricerca della struttura del DNA. Il che include anche pensieri piuttosto sgradevoli nei confronti di persone che ostacolarono (o almeno questa fu la sua impressione) il suo lavoro.
Si è detto molto della sfortunata Rosalind Franklin, mancato premio Nobel per i suoi contributi alla scoperta della struttura del DNA. Sua, infatti, è la famosa fotografia numero 51, nella quale era evidente la forma elicoidale del DNA: questa, passata all'insaputa della Franklin nelle mani di Watson e Crick, indirizzò i due ricercatori nella giusta direzione.
Il giovane Watson, però, non rimase favorevolmente colpito dalla Franklin, alla quale, ne La doppia elica, rivolge parole sgradevoli. È difficile non mostrarsi solidali nei confronti di Rosalind: già non facilitata da un carattere riservato, sarà stata costretta a diventare ancora più coriacea per sopravvivere in un ambiente dove il lavoro delle donne era spesso considerato di serie B.
Vorrei, però, spezzare una lancia in favore di Watson che, nell'epilogo, rivaluta in toto la figura della chimica e fisica inglese, chiarendo che la sua prima impressione era stata del tutto errata. A me non è sembrato un ripiego dell'ultimo minuto per rimediare in qualche modo a uno sgarbo fatto a una grande scienziata. Mi è sembrata una rettifica dovuta a una più approfondita conoscenza tra i due, che arrivarono a stimarsi profondamente, come dimostra il carteggio tra loro in merito a nuovi studi e ricerche. Quando si dice di non giudicare le persone dalle apparenze...

Il 25 aprile 1953 una breve paginetta sulla rivista "Nature" firmata da James Watson e Francis Crick chiariva definitivamente la …
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Visto che Lisa Kleypas è una delle regine del romance e aveva ricevuto ottime recensioni da persone del cui giudizio mi fido, mi sono detta che potevo provare a leggere qualcosa di suo. A darmi coraggio c'era altresì la sensazione da parte mia che fosse un romance di quelli innocui, una favola dove la lei, dopo mille vicissitudini, trova il suo lui.
A questo punto della recensione mi verrebbe da scrivere un'espressione volgare capace di riassumere molto bene quelle che sono state le mie sensazioni a fine lettura, ma eviterò e cercherò di essere più elegante.
Sugar Daddy, in effetti, non è iniziato sotto i migliori auspici. Era piuttosto noioso: la pulzella in pericolo viene salvata dall'aitante giovanotto scalcagnato e da allora lei lo guarda con occhi da triglia lessa. Lui ovviamente fa il prezioso, raccontandole …
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Visto che Lisa Kleypas è una delle regine del romance e aveva ricevuto ottime recensioni da persone del cui giudizio mi fido, mi sono detta che potevo provare a leggere qualcosa di suo. A darmi coraggio c'era altresì la sensazione da parte mia che fosse un romance di quelli innocui, una favola dove la lei, dopo mille vicissitudini, trova il suo lui.
A questo punto della recensione mi verrebbe da scrivere un'espressione volgare capace di riassumere molto bene quelle che sono state le mie sensazioni a fine lettura, ma eviterò e cercherò di essere più elegante.
Sugar Daddy, in effetti, non è iniziato sotto i migliori auspici. Era piuttosto noioso: la pulzella in pericolo viene salvata dall'aitante giovanotto scalcagnato e da allora lei lo guarda con occhi da triglia lessa. Lui ovviamente fa il prezioso, raccontandole un sacco di balle sul “non possiamo stare insieme”. Bla, bla, bla.
Mi stavo già fustigando mentalmente per aver deciso, ancora una volta, di leggermi una lagna di romance, quando il romanzo ha cambiato registro ed è diventato una storia sull'American dream. Per carità, anche di questo ne abbiamo letto in lungo e in largo, ma ha fatto rientrare Sugar Daddy nei ranghi, quindi non avevo certo intenzione di lamentarmene.
Purtroppo, però, sul finale siamo tornati alle solite. Liberty, la protagonista, è scialba all'ennesima potenza: nonostante tutto quello che la Kleypas le fa passare, rimane la stessa dall'inizio alla fine del libro. Ma quel che è peggio avviene quando ha inizio la storia d'amore: il suo unico ruolo diventa quello di oggetto da piazzare accanto all'uomo che riuscirà ad averla. Infatti, i due contendenti le saltano addosso senza che lei opponga alcun tipo di resistenza. Mi ha fatto talmente schifo che sono andata a vedere l'anno di pubblicazione di questo romanzo: duemilasette.
Seriamente? Ma vi pare normale che, dopo anni e anni di assenza, la prima cosa che faccia il tizio della vostra prima cotta adolescenziale sia saltarvi addosso e ficcarvi la lingua in gola? O è forse normale che l'altro la tratti come una donna incapace di intendere e di volere e quindi come un animaletto domestico? Per non parlare poi di tutta la faccenda dello sugar daddy, che è una cosa tanto carina, dai, provala anche tu! Meh!
Per quanto mi riguarda, non ci siamo: se questo è il tenore dei libri di Lisa Kleypas, per me finisce qui.

Liberty Jones, quattordici anni, vive a Welcome, piccolo villaggio del Texas; il suo giovane e intraprendente cuore scalpita. Ai suoi …
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La miglior vendetta o Come Far Amare Al Lettore I Protagonisti Anche Quando Si Comportano Male. Ehi, sì, Lynley, non sei proprio stato all'altezza di te stesso in questo secondo volume della serie... ma, tutto sommato, non ho la minima intenzione di lamentarmi: a nessun lettore interessa un personaggio tutto perfettino alla Gary Stu, che diamine!
D'altra parte, già sapevamo da E liberaci dal padre che il tallone d'Achille dell'ispettore Lynley fosse la sua vita sentimentale. Elizabeth George ha quindi pensato bene di giocarsi il carico da undici e di catapultare il povero Lynley in un'indagine piena di intrecci nella quale i suoi sentimenti verranno strapazzati ben bene. A noi lettori non resta da far altro che desiderare ardentemente che rinsavisca prima del disastro...
Meno male, comunque, che al fianco del brillante Lynley c'è la sergente Havers. …
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La miglior vendetta o Come Far Amare Al Lettore I Protagonisti Anche Quando Si Comportano Male. Ehi, sì, Lynley, non sei proprio stato all'altezza di te stesso in questo secondo volume della serie... ma, tutto sommato, non ho la minima intenzione di lamentarmi: a nessun lettore interessa un personaggio tutto perfettino alla Gary Stu, che diamine!
D'altra parte, già sapevamo da E liberaci dal padre che il tallone d'Achille dell'ispettore Lynley fosse la sua vita sentimentale. Elizabeth George ha quindi pensato bene di giocarsi il carico da undici e di catapultare il povero Lynley in un'indagine piena di intrecci nella quale i suoi sentimenti verranno strapazzati ben bene. A noi lettori non resta da far altro che desiderare ardentemente che rinsavisca prima del disastro...
Meno male, comunque, che al fianco del brillante Lynley c'è la sergente Havers. A questo giro avrei voluto seriamente entrare nel romanzo per stringerle la mano: grande, Barbara! Odia i damerini nobili con tutta l'anima, ma, alla fine dei conti, sa chi merita il suo aiuto.
Vogliamo poi parlare di Helen e St. James? Seriamente, Elizabeth George, da dove li hai tirati fuori questi personaggi così adorabili? Entrambi estremamente intelligenti e compassionevoli, riescono a smuovere qualunque cuor di pietra con la loro gentile ragionevolezza. A parte Lynley, ma in questo caso particolare era perso nei problemi suoi.
Oltre ai protagonisti, vorrei spendere due parole anche su Rhys Davies-Jones. Il tipo avrà fatto quel che ha fatto, ma non riesco a togliermelo dalla testa. La scena in cui compra le bottiglie di liquore e le rovescia in strada mentre cammina nella neve, incurante del freddo, mi ha davvero spaccato il cuore.

Riunita nel castello di Westerbrae, una compagnia teatrale londinese si appresta a leggere un nuovo testo. Ma sopo una serata …
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Se una notte d'inverno un viaggiatore è forse uno dei romanzi più strani che abbia letto nella mia vita. Comincia come una sorta di “storia di un Lettore alle prese con un libro che vuole leggere” nella quale ci possiamo immedesimare facilmente. È sorprendente leggere dell'universalità del comportamento del lettore di fronte alle possibile letture!
Dopo questa introduzione, sembra che il romanzo vero e proprio abbia inizio. Dico “sembra” perché, dopo appena un capitolo, il Lettore scopre che nella sua copia di Se una notte d'inverno un viaggiatore viene ripetuto sempre lo stesso capitolo a causa di un errore di impaginazione.
Ha così inizio un giallo metaletterario che ci farà leggere i primi capitoli di dieci romanzi diversi, racchiusi da una cornice nella quale si muovono il nostro Lettore e una Lettrice incontrata sulla strada verso la …
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Se una notte d'inverno un viaggiatore è forse uno dei romanzi più strani che abbia letto nella mia vita. Comincia come una sorta di “storia di un Lettore alle prese con un libro che vuole leggere” nella quale ci possiamo immedesimare facilmente. È sorprendente leggere dell'universalità del comportamento del lettore di fronte alle possibile letture!
Dopo questa introduzione, sembra che il romanzo vero e proprio abbia inizio. Dico “sembra” perché, dopo appena un capitolo, il Lettore scopre che nella sua copia di Se una notte d'inverno un viaggiatore viene ripetuto sempre lo stesso capitolo a causa di un errore di impaginazione.
Ha così inizio un giallo metaletterario che ci farà leggere i primi capitoli di dieci romanzi diversi, racchiusi da una cornice nella quale si muovono il nostro Lettore e una Lettrice incontrata sulla strada verso la risoluzione di questo mistero letterario.
Dopo un iniziale sconcerto, non si può che appassionarsi al gioco, non troppo giocoso, che Calvino ha saputo costruire (e un po' ce l'abbiamo con lui per aver iniziato dieci storie senza farci sapere come andranno a finire). Si tratta di un vero e proprio sfoggio di abilità letteraria, nel quale l'autore ci racconta storie contenute in romanzi, storie di romanzi, storie di come sono fatti i romanzi. Tutto si mescola e si amalgama, tanto che ci chiediamo: dove andrà a parare?
Andrà a finire con una domanda inespressa, una domanda che il lettore sentirà di doversi fare: ma la vera storia – quella importante, quella che ti resterà dentro – qual è? Quella letta o quella del Lettore? Di primo acchito verrebbe da dire quella del Lettore. Ma se il Lettore non avesse letto non ci sarebbe stata neanche la sua storia – o, perlomeno, questa avrebbe preso vie diverse, forse meno piacevoli.
Quindi?
Quindi penso che Calvino abbia voluto dirci: leggete perché è uno dei piaceri della vita, ma non dimenticate di vivere per leggere. Perché leggere, altrimenti? Per conoscere il mondo, la realtà che ci circonda? Ma se non arriviamo a conoscerla nemmeno in prima persona! Figuriamoci attraverso un altro punto di vista, miope come il nostro.
Si legge per aprire la mente e tenerla aperta: al dubbio, all'incertezza, alle possibilità. Si legge per non aver paura di non avere certezze. Si legge poi per condividere ciò che si è letto: ed è qui che inizia la storia del Lettore e della Lettrice.

L'impresa di cercare di scrivere romanzi 'apocrifi', cioè che immagino siano scritti da un autore che non sono io e …