Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
Night Shade Books is proud to present The Collected Fantasies of Clark Ashton Smith in …
Meno fantascienza e più orrore, per favore!
3 stelle
Nel corso di questa primavera non ho avuto il tempo di leggere romanzi corposi, ergo ho scelto un paio di raccolte di racconti e le ho lette ad alternanza, incastrandoci un romanzo breve qua e là. Una delle due antologie l'ho finita oggi ed è appunto questo The Door to Saturn, secondo volume dell'opera omnia di sua eminenza Clark Ashton Smith, ed è stata una gran bella cavalcata.
Ora, secondo me questa raccolta non raggiunge la qualità notevolissima della precedente The End of the Story, ma mi rendo conto sia anche una questione di gusto: a me piace poco lo Smith autore di fantascienza che prende astronauti più o meno improvvisati e li scaraventa su un pianeta alieno abitato da esseri contorti, impostando la prosa come una relazione di viaggio alla Jonathan Swift, e questo volume comprende non pochi racconti di quel filone, alcuni dei quali pure costruiti …
Nel corso di questa primavera non ho avuto il tempo di leggere romanzi corposi, ergo ho scelto un paio di raccolte di racconti e le ho lette ad alternanza, incastrandoci un romanzo breve qua e là. Una delle due antologie l'ho finita oggi ed è appunto questo The Door to Saturn, secondo volume dell'opera omnia di sua eminenza Clark Ashton Smith, ed è stata una gran bella cavalcata.
Ora, secondo me questa raccolta non raggiunge la qualità notevolissima della precedente The End of the Story, ma mi rendo conto sia anche una questione di gusto: a me piace poco lo Smith autore di fantascienza che prende astronauti più o meno improvvisati e li scaraventa su un pianeta alieno abitato da esseri contorti, impostando la prosa come una relazione di viaggio alla Jonathan Swift, e questo volume comprende non pochi racconti di quel filone, alcuni dei quali pure costruiti su premesse molto simili (e infatti le note storiografiche segnalano che, effettivamente, il gusto personale di Smith si era felicemente armonizzato con le richieste del mercato), pertanto ho provato un certo qual senso di ridondanza – che però si è sciolto come neve al sole al cospetto dei racconti macabri e crudeli, di cui invece mi ingozzo come fossero ciliegie. Deliziosamente dolceamari "Told in the Desert" e "The Ghoul", commovente "The Willow Landscape", assolutamente terrificante "The Hunter from Beyond" – e mi sono ufficialmente appassionato anche al ciclo di Hyperborea, il cui primo racconto contenuto nel volume primo mi aveva lasciato freddino.
Che dire, Smith si conferma a mio modello artistico postumo, e non credo aspetterò altri due anni per passare al volume terzo.
Night Shade Books is proud to present The Collected Fantasies of Clark Ashton Smith in …
Il BRAVO autore horror yankee degli scorsi anni Trenta
4 stelle
[Vecchia recensione esportata da altro sito]
Quando qualcuno dice "letteratura pulp degli Trenta", pensiamo subito all'orrore cosmico di Howard Lovecraft e allo sword & sorcery di Robert Howard, molto più raramente al povero Clark Ashton Smith, il "Terzo Moschettiere" di «Weird Tales» – ed è un vero peccato, visto che, detto fuori dai denti, Smith era un autore di racconti horror nettamente più bravo di Lovecraft. Da un lato, il Solitario di Providence ha avuto LA grande intuizione dei Grandi Antichi e affini e l'ha eseguita estremamente bene in una manciata di testi, ma il resto del suo corpus è ripetitivo come tematiche, appesantito da una prosa troppo forbita e piagato dal razzismo e dalla misoginia di un maniaco; viceversa il bravo Clark Ashton, il Bardo della California, sapeva scrivere in modo raffinato senza diventare soporifero, passava senza difficoltà dal macabro in stile Poe al thriller realistico fino al "mondo …
[Vecchia recensione esportata da altro sito]
Quando qualcuno dice "letteratura pulp degli Trenta", pensiamo subito all'orrore cosmico di Howard Lovecraft e allo sword & sorcery di Robert Howard, molto più raramente al povero Clark Ashton Smith, il "Terzo Moschettiere" di «Weird Tales» – ed è un vero peccato, visto che, detto fuori dai denti, Smith era un autore di racconti horror nettamente più bravo di Lovecraft. Da un lato, il Solitario di Providence ha avuto LA grande intuizione dei Grandi Antichi e affini e l'ha eseguita estremamente bene in una manciata di testi, ma il resto del suo corpus è ripetitivo come tematiche, appesantito da una prosa troppo forbita e piagato dal razzismo e dalla misoginia di un maniaco; viceversa il bravo Clark Ashton, il Bardo della California, sapeva scrivere in modo raffinato senza diventare soporifero, passava senza difficoltà dal macabro in stile Poe al thriller realistico fino al "mondo perduto", aveva un gustoso senso dello humor, era piacevolmente delicato nelle scene amorose e mi sembra che fosse meno razzista della media del suo tempo, il che non guasta – e tutto questo emerge già qui in The End of the Story, il primo volume su cinque della sua opera omnia (va dal 1928 al 1930 con un paio di testi isolati del '25), per cui chissà quante altre piccole perle ha prodotto più avanti! Poi certo, i racconti di fantascienza orrorifica mi hanno fatto addormentare perché erano impostati come minuto resoconto tecnico delle stranezze geologiche e botaniche di un pianeta alieno, ma erano solo 3 su 20, e i primi racconti dei cicli di Poseidonis e Averoigne sono tutti eccellenti e compensano ampiamente.
Mi limito a 4 stelle solo perché l'apparato critico di queste edizioni Night Shade Books, seppur valido, non è vasto come quello spettacolare delle edizioni Ballantine/Del Rey di Robert E. Howard, che per me resta un non plus ultra.
The Principle of Simultaneity will revultionise interstellar civilization by making possible instantaneous communication. It is the life work of Shevek, …