cretinodicrescenzago ha finito di leggere Roma senza Papa di Guido Morselli

Roma senza Papa di Guido Morselli
Roma senza papa fu il libro che rivelò Morselli. Quando il romanzo apparve, nel 1974, Giulio Nascimbeni scrisse sul «Corriere …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Completato! cretinodicrescenzago ha letto 16 di 12 libri.

Roma senza papa fu il libro che rivelò Morselli. Quando il romanzo apparve, nel 1974, Giulio Nascimbeni scrisse sul «Corriere …

«Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, …
Prima o poi sarebbe arrivato, quel momento terribile in cui avrei assegnato a una mia classe un romanzo che io conoscevo solo di fama, e l'avrei letto per la prima volta in sincrono con loro. Il momento è arrivato e l'onore è capitato a Il giorno della civetta, che per combinazione è anche il primo romanzo in italiano del mio '22. Che dire, c'è un motivo se è diventato un Classico di quelli che "tutti raccomandano ma nessuno legge". Sono cento pagine scarse in cui Sciascia è riuscito, effettivamente, a distillare tutto il marcio e il nobile della Repubblica italiana in generale e della Sicilia nello specifico: campanilismi e statalismo, lassismo etico e difesa del proprio particolare, sopravvivenza parassitaria del fascismo e sforzo utopico intrinseco alla Costituzione del '46, abusi delle forze dell'ordine e potere pervasivo della malavita, la cultura dell'egoismo e quella della Resistenza... le luci e ombre …
Prima o poi sarebbe arrivato, quel momento terribile in cui avrei assegnato a una mia classe un romanzo che io conoscevo solo di fama, e l'avrei letto per la prima volta in sincrono con loro. Il momento è arrivato e l'onore è capitato a Il giorno della civetta, che per combinazione è anche il primo romanzo in italiano del mio '22. Che dire, c'è un motivo se è diventato un Classico di quelli che "tutti raccomandano ma nessuno legge". Sono cento pagine scarse in cui Sciascia è riuscito, effettivamente, a distillare tutto il marcio e il nobile della Repubblica italiana in generale e della Sicilia nello specifico: campanilismi e statalismo, lassismo etico e difesa del proprio particolare, sopravvivenza parassitaria del fascismo e sforzo utopico intrinseco alla Costituzione del '46, abusi delle forze dell'ordine e potere pervasivo della malavita, la cultura dell'egoismo e quella della Resistenza... le luci e ombre del PCI a fronte dell'"orda funesta del germe centrista" cresciuta all'ombra dello scudo crociato democristiano (un biscotto a chi coglie la citazione). E tutto ciò esposto in una prosa che fa faville e diventa ipnotica a più riprese, tanto nei dialoghi iper-caratterizzati che si potrebbero drammatizzare come niente quanto nello spettacolare e ormai proverbiale explicit sulla "linea della palma" in ascesa verso Nord (e che Sciascia non sapeva essere un primo annuncio del collasso ecologico, tanto per gradire). Poi vabeh, prosa spettacolare, e mi piacerebbe cercare degli studi seri di stilistica per capire se vi sia un filo rosso fra Verga e Sciascia, perché io una certa somiglianza la sento! Detto tutto questo, perché dico che Il giorno della civetta è un Classico che nessuno legge? Perché non ha peli sulla lingua nel puntare il dito contro i parassiti che dissanguano la Repubblica e nel dare una pacca sulla spalla a chi si batte contro i pezzi di mrda in esame, e visto lo stato di cose dopo tanti decenni è palese che sono ancora i suddetti strnzi ad avere il coltello dalla parte del manico. Non esito a dire che si tratti di letteratura schierata almeno quanto Kobane Calling, e per parte mia ne abbiamo tanto bisogno.

Il primo e il più grande fra i romanzi che raccontano la mafia.
Lessi per la prima volta Il gattopardo a scuola nel lontano 2011, e mi piacque assai; ora l'ho ripreso in mano perché avevo voglia di un "Grande Romanzo di Una Volta" e ho deciso di rileggere un vecchio favorito (cosa che faccio raramente); si conferma un capolavoro. Sì, il conflitto è molto sottile e sta fondamentalmente nei monologhi interiori del protagonista di fronte agli incidenti domestici del giorno. Indubbio, il lessico è mediamente molto aulico e i riferimenti metaletterari abbondano, ergo ci vuole un'enciclopedia a portata di mano. Ma proprio per questo ne viene fuori un romanzo d'altissima qualità che bilancia egregiamente il sentirsi "dentro" la testa di un'altra persona in un altro spazio tempo con lo "stare a sentire" la voce narrante melliflua dell'autore – due effetti estetici che, nella mia esperienza, sono quasi sempre mutuamente esclusivi (cfr. l'esito infelice del volume IV de I Mabinogion). E poi, …
Lessi per la prima volta Il gattopardo a scuola nel lontano 2011, e mi piacque assai; ora l'ho ripreso in mano perché avevo voglia di un "Grande Romanzo di Una Volta" e ho deciso di rileggere un vecchio favorito (cosa che faccio raramente); si conferma un capolavoro. Sì, il conflitto è molto sottile e sta fondamentalmente nei monologhi interiori del protagonista di fronte agli incidenti domestici del giorno. Indubbio, il lessico è mediamente molto aulico e i riferimenti metaletterari abbondano, ergo ci vuole un'enciclopedia a portata di mano. Ma proprio per questo ne viene fuori un romanzo d'altissima qualità che bilancia egregiamente il sentirsi "dentro" la testa di un'altra persona in un altro spazio tempo con lo "stare a sentire" la voce narrante melliflua dell'autore – due effetti estetici che, nella mia esperienza, sono quasi sempre mutuamente esclusivi (cfr. l'esito infelice del volume IV de I Mabinogion). E poi, venendo ai "meri" contenuti, ci sono i banchetti da far venire l'acquolina in bocca, il sarcasmo perfido rispetto alle cattiverie familiari e di paese, gli arredi rococò che ti verrebbe voglia di comprare per rifare il salotto, i paesaggi della Sicilia che sono obiettivamente spettacolari, e certe meditazioni sulla mortalità che secondo me è doveroso leggersi dai 20 anni in su, perché c'è sempre bisogno di un memento mori. Il principe Tomasi non sarà vissuto abbastanza per vedere il proprio successo, ma per parte mia si è guadagnato l'immortalità degli artisti.

Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico: è di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento …
@bianot@livellosegreto.it quando lo lessi da ragazzo (avevo ventidue anni e più capelli, sigh) mi piacque così tanto che non riuscii a verbalizzare una recensione. Ora mi vien voglia di rileggerlo e cercare di metter giù qualcosa, non perché mi obblighino ma per capire cosa mi ha dato allora e cosa mi resta ora.
Fosse dipeso da me non credo avrei mai comprato I cani di Babele, visto che dalla quarta di copertina sarebbe emerso un tema generale che non ho mai bazzicato: "persona fresca di trauma cerca di metabolizzare con progetto personale ambizioso". Se avessi letto un breve estratto non mi sarei comunque convinto, perché avrei visto del banale nell'esecuzione: "vita prima del trauma come analessi, vita post-trauma in tempo reale come diario". Grazie al cielo, però, il romanzo mi è stato regalato da persona affidabile e quindi l'ho approcciato senza pregiudizi, e così facendo mi sono goduto una piccola perla che sì, prende un tema e un'esecuzione iper-inflazionati nei film strappalacrime, ma li sviluppa con eleganza intersecando assieme situazioni estremamente varie (feste della scuola, Disneyland, pure un tocco di thriller), quella punta di intellettualismo che sa di eccentrico ma non di pretestuoso, delle dolci meditazioni sulla malattia mentale, e la più …
Fosse dipeso da me non credo avrei mai comprato I cani di Babele, visto che dalla quarta di copertina sarebbe emerso un tema generale che non ho mai bazzicato: "persona fresca di trauma cerca di metabolizzare con progetto personale ambizioso". Se avessi letto un breve estratto non mi sarei comunque convinto, perché avrei visto del banale nell'esecuzione: "vita prima del trauma come analessi, vita post-trauma in tempo reale come diario". Grazie al cielo, però, il romanzo mi è stato regalato da persona affidabile e quindi l'ho approcciato senza pregiudizi, e così facendo mi sono goduto una piccola perla che sì, prende un tema e un'esecuzione iper-inflazionati nei film strappalacrime, ma li sviluppa con eleganza intersecando assieme situazioni estremamente varie (feste della scuola, Disneyland, pure un tocco di thriller), quella punta di intellettualismo che sa di eccentrico ma non di pretestuoso, delle dolci meditazioni sulla malattia mentale, e la più piacevole descrizione che io abbia mai letto sul rapporto essere umano-cane. E sì, a un certo momento mi sono commosso come un bambino, quindi è pure strappalacrime ma eseguito con gusto. Promosso a pieni voti, e ora voglio un cane!

Cosa potrebbero dirci i cani se sapessero parlare? Nel caso di Lorelei, protagonista di questo romanzo, la verità sulla morte …
Di recente ho pianificato una lettura monografica di classici della fantascienza anglofona (no, quella di fantasy anglofono non è finita, ma è comunque molto avanti sul piano di lavoro e io sono saturo) e quando mi hanno consigliato The Day of the Triffids non mi aveva convinto granché: personalmente odio la sci-fi apocalittica in cui una famigliola perfetta sopravvive alla fine dei tempi grazie al privilegio bianco e al potere dell'Amore, cfr. l'orrendo film 2012. Questo detto, ringrazio tanto chi alla fin fine mi ha regalato il romanzo, perché a quel punto ho fatto il passo di leggerlo senza pregiudizi e l'ho adorato: a quanto pare a me fa schifo la sci-fi apocalittica ingurgitata e defecata da Hollywood, ma quella matura con dietro una visione artistica mi piace assai, e The Day of the Triffids trasuda visione artistica. È un romanzo degli anni Cinquanta calato appieno nello Zeitgeist …
Di recente ho pianificato una lettura monografica di classici della fantascienza anglofona (no, quella di fantasy anglofono non è finita, ma è comunque molto avanti sul piano di lavoro e io sono saturo) e quando mi hanno consigliato The Day of the Triffids non mi aveva convinto granché: personalmente odio la sci-fi apocalittica in cui una famigliola perfetta sopravvive alla fine dei tempi grazie al privilegio bianco e al potere dell'Amore, cfr. l'orrendo film 2012. Questo detto, ringrazio tanto chi alla fin fine mi ha regalato il romanzo, perché a quel punto ho fatto il passo di leggerlo senza pregiudizi e l'ho adorato: a quanto pare a me fa schifo la sci-fi apocalittica ingurgitata e defecata da Hollywood, ma quella matura con dietro una visione artistica mi piace assai, e The Day of the Triffids trasuda visione artistica. È un romanzo degli anni Cinquanta calato appieno nello Zeitgeist dei tempi? Inevitabile, quindi sicuramente ci saranno passaggi che sanno di antico, per stile e per mentalità – ma sanno di antico, non di retrogrado, quindi ci portano a constatare il divario culturale senza rimanerne schifati. Detto questo, ci sono idee speculative affascinanti? A piene mani, in realtà la catastrofe è composta da due fattori che si intersecano. L'atmosfera è agghiacciante e avvincente? Più e più volte. La prosa è curata? Molto, non leggevo un narratore autodiegetico così gustoso dai tempi di The Birthgrave. C'è pathos e sentimento? È melodrammatico, ma ce n'è e funziona. Alla fine lascia un senso di ispirazione e proattività? Tantissimo, e questo per me è il più grande dei meriti.

When a freak cosmic event renders most of Earth's population blind, Bill Masen is one of the lucky few to …
Le ultime gocce di vino non è affatto accessibile, come romanzo storico: non ti imbocca poco alla volta per acclimatarti nella sua ambientazione, ti scaraventa dentro e si aspetta che tu scopra per conto tuo cosa sono i costumi, le opere d'arte e i personaggi messi in scena uno dopo l'altro. Per una combinazione fortuita io ho passato un anno di università a leggere esattamente le opere letterarie su cui si è basata Mary Renault, e per me è stato come entrare al loro interno: ho potuto camminare per le strade di Atene e incontrare Senofonte, Platone, Agatone, Aristofane, Alcibiade, Trasibulo e tutte le altre grandi personalità che, seppur alla lontana e con tutte le avvertenze del caso, hanno posto le basi della civiltà occidentale. Chi ha alle spalle una formazione come la mia non dovrebbe lasciarselo scappare, è il coronamento naturale di questo tipo di studi.

Atene e Sparta, le eterne rivali. La democrazia contro l’oligarchia, la filosofia contro la guerra, l’orgoglio dell’individuo contro la forza …
[Premessa: il romanzo è diviso in due parti, e per una serie di strane circostanze di vita ho fatto una pausa di circa tre anni fra l'una e l'altra. Sicuramente ha impattato la mia esperienza di lettura, ma non direi che abbia impattato in bene o in male.]
Un thriller a tratti molto lento, causa prosa forbita, ma complessivamente avvincente, al punto che l'ultimo terzo va via in una giornata. Gli ingredienti: università d'altissimo bordo del New England, studenti rigorosamente ricchissimi e caucasici, fiumi di sostanze stupefacenti varie (dall'alcol scadente alla cocaina passando per gli americanissimi oppiacei), una combriccola di rifiuti umani dell'alta società che vengono depravati lezione dopo lezione da un professore di greco e latino il cui giusto posto sarebbe mummificato in un mausoleo (come del resto lo sarebbe di tanti suoi colleghi nel mondo reale). Esito ultimo: un viaggio nella depravazione dei potenti senza morale …
[Premessa: il romanzo è diviso in due parti, e per una serie di strane circostanze di vita ho fatto una pausa di circa tre anni fra l'una e l'altra. Sicuramente ha impattato la mia esperienza di lettura, ma non direi che abbia impattato in bene o in male.]
Un thriller a tratti molto lento, causa prosa forbita, ma complessivamente avvincente, al punto che l'ultimo terzo va via in una giornata. Gli ingredienti: università d'altissimo bordo del New England, studenti rigorosamente ricchissimi e caucasici, fiumi di sostanze stupefacenti varie (dall'alcol scadente alla cocaina passando per gli americanissimi oppiacei), una combriccola di rifiuti umani dell'alta società che vengono depravati lezione dopo lezione da un professore di greco e latino il cui giusto posto sarebbe mummificato in un mausoleo (come del resto lo sarebbe di tanti suoi colleghi nel mondo reale). Esito ultimo: un viaggio nella depravazione dei potenti senza morale che alla fine ti fa venir voglia in parti uguali di ammazzare i protagonisti e di farti una lunga doccia. Non perfetto, ma valido nel suo genere.

Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta …