cretinodicrescenzago ha finito di leggere Elysium di Jennifer Marie Brissett

Elysium di Jennifer Marie Brissett
"– Sta arrivando la guerra. – Come dici, tesoro? – Sta arrivando la guerra. – Sta arrivando la guerra? Per …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Completato! cretinodicrescenzago ha letto 16 di 12 libri.

"– Sta arrivando la guerra. – Come dici, tesoro? – Sta arrivando la guerra. – Sta arrivando la guerra? Per …
Avevo in casa The Monsters and the Critics and Other Essays sin da quand'ero ragazzino ma sinora l'avevo solo sfogliato, e del resto non avevo la testa per capirlo; è servito il primo anno di lavoro per tuffarmici come si deve in cerca di sapere, e la nuotata è valsa la pena; ovviamente non posso sapere se in aula il prof. Tolkien fosse sempre il fine parlatore che traspare da queste conferenze scritte a tavolino, ma a naso la qualità delle sue lezioni sembra davvero alta e probabilmente molti suoi allievi pagavano volentieri la retta solo già per i suoi corsi — un'esposizione tecnica così limpida e sempre radicata nei dati concreti, sentimentale spesso ma non prolissa, è la cifra del vero luminare universitario rispetto alla cariatide prolissa, e suscita ancora più ammirazione in noi Italofoni che siamo stati condannati alle auliche scorregge spitzeriane di Gianfranco Contini. Lodi generali a …
Avevo in casa The Monsters and the Critics and Other Essays sin da quand'ero ragazzino ma sinora l'avevo solo sfogliato, e del resto non avevo la testa per capirlo; è servito il primo anno di lavoro per tuffarmici come si deve in cerca di sapere, e la nuotata è valsa la pena; ovviamente non posso sapere se in aula il prof. Tolkien fosse sempre il fine parlatore che traspare da queste conferenze scritte a tavolino, ma a naso la qualità delle sue lezioni sembra davvero alta e probabilmente molti suoi allievi pagavano volentieri la retta solo già per i suoi corsi — un'esposizione tecnica così limpida e sempre radicata nei dati concreti, sentimentale spesso ma non prolissa, è la cifra del vero luminare universitario rispetto alla cariatide prolissa, e suscita ancora più ammirazione in noi Italofoni che siamo stati condannati alle auliche scorregge spitzeriane di Gianfranco Contini. Lodi generali a parte, che hanno di buono i singoli saggi? Nell'ordine:

The seven 'essays' by J.R.R. Tolkien assembled in this new paperback edition were with one exception delivered as general lectures …
L'eroe dai mille volti è tutto meno che un libro facile: per capirlo bisogna conoscere a menadito la psicologia freudiana e junghiana, l'antropologia in generale e la storia delle religioni come disciplina autonoma – e bisogna saper decifrare le affermazioni epigrammatiche che Campbell dissemina per il saggio senza poi espanderle come meriterebbero. Questo detto, io, che le basi di comprensione non le avevo affatto, l'ho trovato affascinante: consocevo superficialmente il modello del monomito eroico ed è stato formativo studarne la formulazione originaria, e mi ha affascinato apprendere da zero il monomito cosmogonico (perché io adoro i miti cosmogonici); di sicuro Campbell pecca un po' nel non presentare alcun caso di studio in cui sia possa individuare l'intero percorso del monomito, dall'inizio alla fine attraverso tutti i passaggi, e talvolta non è chiarissimo in che misura alcuni passaggi siano alternativi gli uni agli altri, ma nel complesso l'esposizione funziona e il …
L'eroe dai mille volti è tutto meno che un libro facile: per capirlo bisogna conoscere a menadito la psicologia freudiana e junghiana, l'antropologia in generale e la storia delle religioni come disciplina autonoma – e bisogna saper decifrare le affermazioni epigrammatiche che Campbell dissemina per il saggio senza poi espanderle come meriterebbero. Questo detto, io, che le basi di comprensione non le avevo affatto, l'ho trovato affascinante: consocevo superficialmente il modello del monomito eroico ed è stato formativo studarne la formulazione originaria, e mi ha affascinato apprendere da zero il monomito cosmogonico (perché io adoro i miti cosmogonici); di sicuro Campbell pecca un po' nel non presentare alcun caso di studio in cui sia possa individuare l'intero percorso del monomito, dall'inizio alla fine attraverso tutti i passaggi, e talvolta non è chiarissimo in che misura alcuni passaggi siano alternativi gli uni agli altri, ma nel complesso l'esposizione funziona e il modello di analisi regge. Data la mia ignoranza non saprei trarre le conseguenze dello studio di Campbell nel suo settore originario, ma di sicuro ora sono più attrezzato per comprenderne le applicazioni oblique alla critica letteraria (che è invece il mio campo).

Il mito è da sempre oggetto di analisi da parte di storici, filosofi, antropologi, sociologi, che ne hanno proposte le …
Ho una certa passione malsana per i diari di viaggio privati e i reportage giornalistici, come confermano le mie valutazioni a In Asia di Tiziano terzani o Kobane Calling di Zerocalcare, e devo dire che Alla sacra montagna di Nikkō è stata una bella aggiunta alla mia collezione. Certo, è un resoconto tardo ottocentesco di un diplomatico europeo in Giappone, quindi ci si deve aspettare razzismo paternalista verso la "ra**a gialla" (cit.), sguardo predatorio verso le donne autoctone e in generale classismo verso i lavoratori, tuttavia la penna di Monsieur Loti è indubbiamente vivace e pittorica e restituisce davvero, davvero bene i piccoli quadretti di vita quotidiana e i paesaggi agresti, "tropicali ma spostatisi per errore a Nord" (definizione assolutamente geniale), del Giappone provinciale – sicuramente c'è un atteggiamento esotizzante, ma mi azzardo a dire che a conti fatti l'orientalismo si stempera in meraviglia sincera e genuina, e c'è un …
Ho una certa passione malsana per i diari di viaggio privati e i reportage giornalistici, come confermano le mie valutazioni a In Asia di Tiziano terzani o Kobane Calling di Zerocalcare, e devo dire che Alla sacra montagna di Nikkō è stata una bella aggiunta alla mia collezione. Certo, è un resoconto tardo ottocentesco di un diplomatico europeo in Giappone, quindi ci si deve aspettare razzismo paternalista verso la "ra**a gialla" (cit.), sguardo predatorio verso le donne autoctone e in generale classismo verso i lavoratori, tuttavia la penna di Monsieur Loti è indubbiamente vivace e pittorica e restituisce davvero, davvero bene i piccoli quadretti di vita quotidiana e i paesaggi agresti, "tropicali ma spostatisi per errore a Nord" (definizione assolutamente geniale), del Giappone provinciale – sicuramente c'è un atteggiamento esotizzante, ma mi azzardo a dire che a conti fatti l'orientalismo si stempera in meraviglia sincera e genuina, e c'è un non-so-che di voluttuoso e malinconico che mi ha ricordato la prosa narrativa coeva del grande Oscar Wilde. Non do però più di 3 stelle su 5 perché la qualità della narrazione, secondo me, viene meno sul più bello, allorché Loti visita i mausolei degli shogun sulla montagna sacra: il nostro non fa alcuno sforzo particolare di comprendere ed esporre gli apparati decorativi dei sacrari in termini di simbologie rituali e motivi narrativi mitologici, bensì si limita a enumerarne la maestosità ciclopica e la raffinata tecnica esecutiva, e allorché si rende conto di aver esaurito il catalogo se ne scusa col pubblico dichiarando che purtroppo sono tutti templi simili – e per di più liquida in due parole secche la zona antica della necropoli dedicata agli antichi missionari buddisti, che da quelle poche righe mi sembrava estremamente affascinante. Un po' deludente, mon ami...

Tra il 1885 e il 1901 Pierre Loti si recò in Giappone 5 volte, e sempre per lunghi soggiorni che …
Durante una pulizia della soffitta ho trovato una copia de Il Gabbiano Jonathan Livingstone regalata in non so quale compleanno (o i 12 o i 13 anni, a giudicare dall'anno di stampa) e mai aperta, e visto che mi sono imposto di leggere più "classici" le ho dato una chance.
Mah.
La sostanza del racconto lungo (perché questo è) l'ho trovata povera: è una storia di formazione abbastanza striminzita in cui Jonny Livingstone è una trasparente metafora del pensatore che ambisce a sondare profondità spirituali, viene emarginato dal "profano volgo", trova la sua comunità d'elezione, ci si ambienta meravigliosamente e dopo un po' decide di rendere ciò che ha ricevuto, guidando altre giovani menti disperse come lo era lui. Insomma, nulla che non si possa trovare in una qualunque storia di persone appartenenti a una minoranza sociale, o di autocelebrazione dell'intellettuale come superuomo, e presumo che questo racconto piaccia proprio …
Durante una pulizia della soffitta ho trovato una copia de Il Gabbiano Jonathan Livingstone regalata in non so quale compleanno (o i 12 o i 13 anni, a giudicare dall'anno di stampa) e mai aperta, e visto che mi sono imposto di leggere più "classici" le ho dato una chance.
Mah.
La sostanza del racconto lungo (perché questo è) l'ho trovata povera: è una storia di formazione abbastanza striminzita in cui Jonny Livingstone è una trasparente metafora del pensatore che ambisce a sondare profondità spirituali, viene emarginato dal "profano volgo", trova la sua comunità d'elezione, ci si ambienta meravigliosamente e dopo un po' decide di rendere ciò che ha ricevuto, guidando altre giovani menti disperse come lo era lui. Insomma, nulla che non si possa trovare in una qualunque storia di persone appartenenti a una minoranza sociale, o di autocelebrazione dell'intellettuale come superuomo, e presumo che questo racconto piaccia proprio perché esegue quel tipo di narrativa in forma semplice e francamente sin troppo asettica. O meglio, asettica no, perché l'aspetto più interessante dell'opera, quello che me lo fa considerare un 2,5 stelle quasi 3, è la dimensione spirituale-sacrale dell'esperienza di Jonathan, la fase centrale in cui la vicenda assume connotati da letteratura mistica decisamente avvincenti e stimolanti – e che dura fin troppo poco per sviluppare come si deve una mitopoiesi profonda, un immaginario e una tesi generale che diano sapore e unicità alla prospettiva morale di Jonathan.
Nel complesso, posso capire perché Il Gabbiano Jonathan Livingstone piaccia così tanto come narrativa per l'infanzia, ma a parer mio o lo si propone come testo facile propedeutico a opere più sofisticate, o se letto dopo materiale più fine sfigurerà di brutto.

Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali il volare non è che …
"Oddio il Cretino di Crescenzago si è letto un romanzo realistico ottocentesco, che diavolo è successo!?" Boh niente, è successo che de Amicis ha messo in scena con vigore straordinario una situazione sociale che di fatto è ancora uguale nella sostanza a distanza di 150 anni, cioè gestire una classe di scuola serale in cui tutta la popolazione studente è socialmente marginalizzata, parte degli allievi è demotivata, parte è direttamente già delinquenziata (mi si permetta il neologismo) e l'insegnante donna alle primissime armi è bersaglio ora di dispetti ora di molestie, a seconda dell'allievo. Ah, e il resto del corpo docenti è composto o da burocrati o da arrivisti e molla a sé senza complimenti la maestrina eponima. Breve, brutale, toccante, fonte di grande rabbia perché cambiano le sembianze, ma la miseria di chi è proletario e i mezzi ridotti di chi insegna restano uguali e il circolo vizioso non …
"Oddio il Cretino di Crescenzago si è letto un romanzo realistico ottocentesco, che diavolo è successo!?" Boh niente, è successo che de Amicis ha messo in scena con vigore straordinario una situazione sociale che di fatto è ancora uguale nella sostanza a distanza di 150 anni, cioè gestire una classe di scuola serale in cui tutta la popolazione studente è socialmente marginalizzata, parte degli allievi è demotivata, parte è direttamente già delinquenziata (mi si permetta il neologismo) e l'insegnante donna alle primissime armi è bersaglio ora di dispetti ora di molestie, a seconda dell'allievo. Ah, e il resto del corpo docenti è composto o da burocrati o da arrivisti e molla a sé senza complimenti la maestrina eponima. Breve, brutale, toccante, fonte di grande rabbia perché cambiano le sembianze, ma la miseria di chi è proletario e i mezzi ridotti di chi insegna restano uguali e il circolo vizioso non si spezza. Ha ragione lo studente socialista, porcoddue.

Il racconto è ambientato nei sobborghi di Torino. La protagonista è la signorina Varetti, maestra nelle scuole serali frequentate dagli …
Avviso sul contenuto Commento il "colpo di scena" finale, in realtà telefonatissimo
Per chi mi segue assiduamente, no, non mi hanno rubato le credenziali del profilo: ho sul serio inframmezzato un autore di "letteratura dotta contemporanea" alla mia usuale dieta di narrativa di genere e/o impegnata in senso smaccatamente progressista. Per altro, ho finalmente imparato che Ewan McGregor è l'attore, Ian McEwan è il romanziere, ma questo non ci riguarda. Questo Amsterdam l'ho trovato... carino, suppongo? In termini di intreccio, è sostanzialmente l'equivalente in prosa di un film drammatico alto-borghese che si potrebbe vedere al cinema come produzione per la stagione primaverile, o in TV su un'emittente privata leggermente patinata tipo HBO: - Antefatto: è il gennaio '98 e una famosa fotografa muore di malattia - Incipit: il funerale della fotografa catalizza una crisi personale a suoi amici egualmente ricchi e potenti - Trama A: l'amico compositore si esibisce in articolati soliloqui sull'impossibilità di catturare la scintilla artistica nell'epoca selvaggia della fine del millennio. - Trama B: l'amico giornalista si ritrova per le mani un caso scandalistico che potrebbe sconcertare l'intero Regno Unito. - Climax: compositore e giornalista si rivelano due idioti, si sputtanano la carriera a vicenda e si ammazzano l'un l'altro con una coreografia tanto astrusa quanto pretenziosa. Indubbiamente la trama del reporter presenta tuttora il suo fascino, visto che mette in scena quel tipo di disfunzione dei media e del dibattito pubblico che ancora ci piaga la vita trent'anni dopo (e anzi, ormai stiamo molto peggio), dall'altro lato la trama del musicista si può apprezzare davvero solo avendo la formazione tecnica per star dietro alle sue raffinatissime elucubrazioni professionali – che non dubito McEwan abbia reso con estremo rigore, ma sinceramente mi ha causato il medesimo effetto "Che minchia sto leggendo" che mi inducono le scene di alpinismo/trekking/navigazione a vela. Poi vabeh, per forza di cose l'opera ricade nel filone "Maschi Bianchi Etero Colti e Borghesi si auto-distruggono per la loro povertà morale" inaugurato quantomeno da La coscienza di Zeno, ovverosia un genere per cui io provo una certa qual antipatia, visto il nichilismo auto-assolutorio che gli fa da fondamento ideologico, ergo era fisiologica una certa sensazione di già visto e già fatto. Però dài, è stata una lettura educativa per ricordarmi cosa interessa al gotha dell'editoria.

Vita e morte di due amici rivali: una divertita meditazione sugli aspetti più grotteschi della realtà umana. Vernon Halliday e …
Data la mia natura biblio-bulimica, appena finito La canzone di Achille mi sono fiondato su questo raccontino di Miller edito come chapbook, e l'ho trovato – non male? Altre recensioni hanno perfettamente ragione a obiettare che è un testo davvero davvero breve, probabilmente troppo per giustificare la pubblicazione autonoma anziché in una raccolta, e sicuramente questa rilettura del mito di Pigmalione e Galatea gioca un po' sulla "pornografia del dolore", e io per primo sono stufo di certa narrativa voyeurista – nondimeno la prosa mi ha avvinto, le scene madre e figlia mi hanno fatto tenerezza, e il finale malinconico l'ho trovato adatto. Questa edizione Bloomsbury include pure una postfazione dell'autrice in cui descrive la sua tecnica di rivisitazione della letteratura classica, e l'ho trovata alquanto interessante: nel complesso dà una certa dignità al racconto in quanto esercizio tecnico.

In Ancient Greece, a skilled marble sculptor has been blessed by a goddess who has given his masterpiece – the …