Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò.
Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
"La negazione dell’altro interno, meridionale, nel processo di unificazione (...) ha notevolmente contribuito all’identificazione tra italianità e 'bianchezza'".
This fascinating overview of Celts and their religion covers all aspects of the gods, ritual …
Fattuale, dettagliato, magicamente applicabile
3 stelle
Quando un neopagano vuole espandere il proprio repertorio con il paradigma religioso celtico, emerge un piccolo problema: la documentazione scritta è prettamente mitologica più che filosofica, stilata da redattori già cristianizzati, e proveniente da zone periferiche quali Irlanda e Galles, mentre i contenuti e le pratiche in uso nell'epoca classica fra i Galli continentali sono andati irrimediabilmente perduti nella Tarda Antichità. Di conseguenza, il neo-druido deve fare affidamento sugli studi archeologici sui manufatti sacri dei Celti continentali (e della Britannia romanizzata), e questo volumino della dottoressa Aldhouse Green è un valido compromesso fra accuratezza e accessibilità. Non si può negare che rappresenti una lettura arida, essendo che giustamente la dottoressa Green procede con metodo rigido e ripetitivo: ci presenta i reperti materiali a nostra disposizione (icone, offerte votive, installazioni sacre, depositi sacrificali eccetera) nel loro contesto di ritrovamento, ne descrive le caratteristiche di produzione e iconografia, ed estrapola da questa …
Quando un neopagano vuole espandere il proprio repertorio con il paradigma religioso celtico, emerge un piccolo problema: la documentazione scritta è prettamente mitologica più che filosofica, stilata da redattori già cristianizzati, e proveniente da zone periferiche quali Irlanda e Galles, mentre i contenuti e le pratiche in uso nell'epoca classica fra i Galli continentali sono andati irrimediabilmente perduti nella Tarda Antichità. Di conseguenza, il neo-druido deve fare affidamento sugli studi archeologici sui manufatti sacri dei Celti continentali (e della Britannia romanizzata), e questo volumino della dottoressa Aldhouse Green è un valido compromesso fra accuratezza e accessibilità. Non si può negare che rappresenti una lettura arida, essendo che giustamente la dottoressa Green procede con metodo rigido e ripetitivo: ci presenta i reperti materiali a nostra disposizione (icone, offerte votive, installazioni sacre, depositi sacrificali eccetera) nel loro contesto di ritrovamento, ne descrive le caratteristiche di produzione e iconografia, ed estrapola da questa massa di dati le proprie ipotesi sulla funzione simbolica e l'utilizzo rituale dei manufatti, risultando in un ritmo scandito quanto ripetitivo (fate pause fra ogni capitolo, mi raccomando).
Questa inevitabile monotonia, però, è il giusto pedaggio da pagare per accedere a una trattazione saldamente empirica e rigorosamente fattuale, nella quale le ricostruzioni sulla ritualità celtica sono assolutamente pragmatiche (senza voli pindarici romantici) e ben radicate nel materiale sopravvissuto: l'autrice, infatti, categorizza per soggetto i repertori iconografici celtici e pertanto analizza in successione le raffigurazioni celesti, femminili, belliche e ctonie, idriche-taumaturgiche, zoomorfe-totemiche, e chiude con gli schemi figurativi tipizzati, corredando sempre, laddove possibile, l'opera scultorea con attestazioni iconografiche. In tal modo l'esposizione estrapola da ogni tipologia artistica gli attributi propri del corrispondente archetipo divino e (se ricavabili) le usanze cultuali correlate, restituendoci il quadro convincente di una teologia pan-celtica ove i princìpi sovrannaturali "generali" si ipostatizzano in divinità non necessariamente antropomorfizzate e comunque iconograficamente fluide (a maggior ragione dopo il sincretismo culturale con il pantheon romano), enorme enfasi è posta sugli spiriti topografici e sugli animali fatati, e le cerimonie sacrificali enfatizzano sia l'omicidio rituale sia la consacrazione di oggetti pregiati.
Dal mio punto di vista di teurgo, qua dentro c'è quasi tutto il necessario per "riconfigurare" le tecniche greche tradizionali e venerare le deità galliche: non sarà mai come riprodurre le pratiche perdute dei veri druidi, ma è un compromesso sufficiente.
L'antropologia ha prodotto uno straordinario patrimonio di idee, di studi e di ricerche a cui …
La peggio feccia della manualistica universitaria
2 stelle
Siccome sono uno schizzatello ho deciso di darmi da autodidatta una base di antropologia, Storia del pensiero antropologico mi è stato consigliato come manuale universitario classico – e da bravo manuale universitario introduttivo si è dimostrato un mero repertorio di fattoidi e dati circostanziali, organizzati secondo un banale criterio cronologico e compilativo. Sostanzialmente il testo non è né più né meno che una raccolta di profili biografici in cui si descrive per sommi capi la vita di questo o quel luminare, seguita dai riassunti di una o due delle sue ricerche e da un sunto generale della sua teoria, espresso in egual misura con paroloni vuoti e qualche rara e preziosa esemplificazione pratica. Considerato che quando ero in università ho avuto per le mani parecchie "Storie della disciplina X" strutturate esattamente in questo modo e imposte come bibliografia base, mi sembra evidente che una certa accademia voglia far memorizzare agli …
Siccome sono uno schizzatello ho deciso di darmi da autodidatta una base di antropologia, Storia del pensiero antropologico mi è stato consigliato come manuale universitario classico – e da bravo manuale universitario introduttivo si è dimostrato un mero repertorio di fattoidi e dati circostanziali, organizzati secondo un banale criterio cronologico e compilativo. Sostanzialmente il testo non è né più né meno che una raccolta di profili biografici in cui si descrive per sommi capi la vita di questo o quel luminare, seguita dai riassunti di una o due delle sue ricerche e da un sunto generale della sua teoria, espresso in egual misura con paroloni vuoti e qualche rara e preziosa esemplificazione pratica. Considerato che quando ero in università ho avuto per le mani parecchie "Storie della disciplina X" strutturate esattamente in questo modo e imposte come bibliografia base, mi sembra evidente che una certa accademia voglia far memorizzare agli e alle studenti l'agiografia dei grandi cattedratici, anziché insegnar loro a utilizzare sul campo le metodologie effettive di quei luminari (magari con un bell'eserciziario costruito con casi di studio fittizi da approcciare ciascuno con una diversa tecnica ermeneutica) – anche perché in sede d'esame è molto più facile valutare la declamazione a pappagallo.
Non lo boccio completamente solo perché qua e là i resoconti degli studi sul campo sono ben scritti.
Al liceo ero uno di quei secchioni cui i genitori compravano saggistica scelta a caso, sperando (a vuoto) che la leggessi per mantenermi avanti sui compagni di classe; tra i testi che mi finirono in casa ci fu anche Le menzogne di Ulisse. L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen, e meno male che l'ho letto solo ora, se no il me adolescente si sarebbe fottuto il cervello.
Sulla carta Le menzogne di Ulisse è un saggio iper-divulgativo e dovrebbe spiegare in un colpo solo sia le basi concettuali della logica matematica sia la sua evoluzione storica dalle origini al presente – peccato che non ci riesca: è divulgativo solo se si ha una preparazione scolastica su tutti i pensatori presi in esame, e a quel punto la trattazione va ad espandere i singoli aspetti di interesse, ma nel momento in cui …
[Vecchia recensione esportata da altro sito]
Al liceo ero uno di quei secchioni cui i genitori compravano saggistica scelta a caso, sperando (a vuoto) che la leggessi per mantenermi avanti sui compagni di classe; tra i testi che mi finirono in casa ci fu anche Le menzogne di Ulisse. L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen, e meno male che l'ho letto solo ora, se no il me adolescente si sarebbe fottuto il cervello.
Sulla carta Le menzogne di Ulisse è un saggio iper-divulgativo e dovrebbe spiegare in un colpo solo sia le basi concettuali della logica matematica sia la sua evoluzione storica dalle origini al presente – peccato che non ci riesca: è divulgativo solo se si ha una preparazione scolastica su tutti i pensatori presi in esame, e a quel punto la trattazione va ad espandere i singoli aspetti di interesse, ma nel momento in cui non se ne conosce uno il testo diventa un'insalata di parole; in più i capitoli sugli intellettuali novecenteschi, che di formazione erano matematici puri, ovviamente non possono rinunciare all'apposito gergo tecnico, quindi auguri a raccapezzarsi se si viene da un altro retroterra scolastico. Poi vabbeh, sapevo che Odifreddi è essenzialmente il Richard Dawkins italiano, in quanto divulgatore STEM che, essendo bianco ricco ed etero, si permette una boria infinita nel denigrare le altre professioni e prospettive filosofiche, però devo riconoscergli che ho regolarmente oscillato fra il riso per la sua salacità e l'odio per la spocchia.
Concedo al volume le due stelle perché su un aspetto mi ha favorevolmente colpito: mi ha dimostrato come e perché la matematica sia un linguaggio e come si possano esprimere in linguaggio numerico verità e falsità e proposizioni complesse. Sarebbe bello avere questo taglio nella scuola dell'obbligo, al posto dell'apprendimento meccanico di procedure di calcolo delle quali non si coglie il nesso con la realtà...
«Canto il corpo elettrico / le schiere di quelli che amo mi abbracciano e io …
Introduttivo, e valido come introduzione
4 stelle
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Venendo da robusti saggi storico-sociologici quali Donne, razza e classe e Caccia alle streghe, guerra alle donne, di primo acchito Il corpo elettrico mi è sembrato eccessivamente "leggero" nei toni e peregrino nei temi, ma in capo a poche pagine ho capito di dover ricalibrare le aspettative: questo volumino non vuole essere un trattato scientifico, è un manifesto di chiamata all'azione che ripercorre velocemente la storia del movimento femminista ed enuncia i nuclei fondamentali della riflessione transfemminista contemporanea: educazione e rappresentazione nei media, segregazione istituzionale, liberazione dei corpi, conciliazione fra istanze individuali e sforzo collettivo, il significato vero di "emancipazione", la salute riproduttiva femminile articolata fra contraccezione, interruzione di gravidanza e igiene mestruale, il ruolo repressivo della Chiesa cattolica in Europa occidentale e meridionale. Tutti questi temi si intrecciano in una lettura olistica che combina egregiamente dato di fatto e apporto biografico, il …
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Venendo da robusti saggi storico-sociologici quali Donne, razza e classe e Caccia alle streghe, guerra alle donne, di primo acchito Il corpo elettrico mi è sembrato eccessivamente "leggero" nei toni e peregrino nei temi, ma in capo a poche pagine ho capito di dover ricalibrare le aspettative: questo volumino non vuole essere un trattato scientifico, è un manifesto di chiamata all'azione che ripercorre velocemente la storia del movimento femminista ed enuncia i nuclei fondamentali della riflessione transfemminista contemporanea: educazione e rappresentazione nei media, segregazione istituzionale, liberazione dei corpi, conciliazione fra istanze individuali e sforzo collettivo, il significato vero di "emancipazione", la salute riproduttiva femminile articolata fra contraccezione, interruzione di gravidanza e igiene mestruale, il ruolo repressivo della Chiesa cattolica in Europa occidentale e meridionale. Tutti questi temi si intrecciano in una lettura olistica che combina egregiamente dato di fatto e apporto biografico, il tutto con una potenza retorica non da poco. A naso direi che la dottoressa Guerra ha centrato il bersaglio, ma credo che la prova del nove sarà proporlo a scuola; speriamo bene!
Sindaca, architetta, avvocata: c’è chi ritiene intollerabile una declinazione al femminile di alcune professioni. E …
Troppo focalizzato, seppur valido
3 stelle
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Venendo da Potere alle parole. Perché usarle meglio, mi aspettavo che anche Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole avesse un taglio quasi "prontuaristico" di sociolinguistica applicata alla comunicazione quotidiana, ma così è stato solo in parte: circa metà del volume è effettivamente la guida che mi aspettavo e offre indicazioni chiarissime e facilmente attuabili per la costruzione di forme femminili dei nomi di professione, procedendo per analogia sulle regole di declinazione preesistenti (e io sono analogista nel midollo), e per l'uso della vocale ǝ come desinenza bi-genere / omnigenere – anche se su questo aspetto io dissento dalla dottoressa Gheno e dall'editore Effequ e spingo con tutte le forze per la forma plurale l3 / dell3 / all3 eccetera a fronte dell'opzione 3 / de3 / a3 eccetera (eddai, ammettiamolo che la consonante [l] evita uno iato scomodissimo!).
E l'altra metà del …
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Venendo da Potere alle parole. Perché usarle meglio, mi aspettavo che anche Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole avesse un taglio quasi "prontuaristico" di sociolinguistica applicata alla comunicazione quotidiana, ma così è stato solo in parte: circa metà del volume è effettivamente la guida che mi aspettavo e offre indicazioni chiarissime e facilmente attuabili per la costruzione di forme femminili dei nomi di professione, procedendo per analogia sulle regole di declinazione preesistenti (e io sono analogista nel midollo), e per l'uso della vocale ǝ come desinenza bi-genere / omnigenere – anche se su questo aspetto io dissento dalla dottoressa Gheno e dall'editore Effequ e spingo con tutte le forze per la forma plurale l3 / dell3 / all3 eccetera a fronte dell'opzione 3 / de3 / a3 eccetera (eddai, ammettiamolo che la consonante [l] evita uno iato scomodissimo!).
E l'altra metà del saggio? Beh, è sostanzialmente una dimostrazione puntuale della legittimità delle declinazioni femminili analogiche, impostata "sociolinguisticamente" come selezione delle obiezioni più frequenti mosse da un campione statistico, e confutazione di tutte queste obiezioni. Qual è il "bello"? Che tutte le obiezioni vengono da comunicati stampa e da commenti su pagine social, quindi da corpora che davvero ci restituiscono la vox populi italiana – e comprovano in modo inconfutabile che la mentalità di questo Paese è ancora pervasa di mentalità ur-fascista per come la delinea Umberto Eco ne Il fascismo eterno (sì è diventato il mio breviario): e non parlo solo della misoginia e della violenza sistemica, parlo anche delle contorsioni retoriche e dell'anti-intelletualismo finalizzati a preservare lo status quo machista. Non negherò che è stata una lettura brutale e mi ha suscitato a ripetizione istinti ferini, e direi che è giusto così, perché non puoi essere un uomo femminista se non ti incazzi per empatia assieme alle donne vittime di violenza sistemica.
Non do più di 3/5 siccome ho trovato alcune obiezioni selezionate un filo ridondanti fra loro e avrei preferito un accorpamento di quei capitoli per fare spazio, magari, a una sezione sui sostantivi italiani per loro natura bigeneri e quindi da valorizzare, tipo "persone", ma ciò non vuol dire che il testo non meriti. Anzi...
Che cosa penseremmo del proprietario di una Maserati che la lasciasse sempre parcheggiata in garage …
Sociolinguistica militante
5 stelle
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Ogni singola volta che Zerocalcare pubblica un nuovo fumetto, io puntuale come Immanuel Kant commento che Rech si riconferma come una delle grandi voci della cultura nazionalpopolare italiana in senso gramsciano; ebbene, oggi sarò banale ed estenderò il complimento a Vera Gheno, perché Potere alle parole. Perché usarle meglio è la quintessenza di un saggio divulgativo formativo e accessibile.
Detto senza mezzi termini, Gheno ha fatto il miracolo: ha distillato i concetti basilari della linguistica, come la natura sistematica e convenzionale del codice linguistico e la sua variabilità diastratica e diatopica, li ha esposti con un bilanciamento fra chiarezza e completezza che i manuali universitari si sognano, ha esposto le ripercussioni pratiche di questi fenomeni in termini di "buon uso della lingua", e ha definito questo "buon uso" secondo la grande tradizione democratica di don Milani e Tullio de Mauro – ovverosia conoscere le …
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Ogni singola volta che Zerocalcare pubblica un nuovo fumetto, io puntuale come Immanuel Kant commento che Rech si riconferma come una delle grandi voci della cultura nazionalpopolare italiana in senso gramsciano; ebbene, oggi sarò banale ed estenderò il complimento a Vera Gheno, perché Potere alle parole. Perché usarle meglio è la quintessenza di un saggio divulgativo formativo e accessibile.
Detto senza mezzi termini, Gheno ha fatto il miracolo: ha distillato i concetti basilari della linguistica, come la natura sistematica e convenzionale del codice linguistico e la sua variabilità diastratica e diatopica, li ha esposti con un bilanciamento fra chiarezza e completezza che i manuali universitari si sognano, ha esposto le ripercussioni pratiche di questi fenomeni in termini di "buon uso della lingua", e ha definito questo "buon uso" secondo la grande tradizione democratica di don Milani e Tullio de Mauro – ovverosia conoscere le regole dello strumento-lingua per usarle al meglio, ovverosia per esprimersi con completezza, economia e sincerità, e quindi ragionare meglio nella propria testa e contribuire proficuamente alla comunità. Conseguenza ovvia di questa prospettiva sono i bellissimi capitoli sul prestito, il neologismo e la formazione analogica di forme femminili per i nomi di professioni, nei quali si riafferma che la lingua, essendo strumento, evolve con le necessità materiali – e lasciando neanche tanto sottinteso che irrigidirlo su uno status quo morfosintattico-lessicale è atto di violenza politica per conservare lo status quo sociale.
Una piccola gemma di divulgazione militante, e prossimamente ci si legge pure Femminili singolari +: Il femminismo è nelle parole.
Nonostante l’epoca drammatica in cui vive, Gustav Landauer, raffinato intellettuale ebreo-tedesco attivo nel movimento socialista e anarchico a cavallo tra …