Baylee ha iniziato a leggere Contro i figli di Lina Meruane

Contro i figli di Lina Meruane
Diretto e sarcastico, Contro i figli affronta una delle questioni più importanti e meno trattate dei nostri tempi: la pressione …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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Diretto e sarcastico, Contro i figli affronta una delle questioni più importanti e meno trattate dei nostri tempi: la pressione …

Quali capacità sono necessarie per fare scienza e quali per fare arte? Molti indicherebbero certo l’“immaginazione” e la “creatività” nel …

Quali capacità sono necessarie per fare scienza e quali per fare arte? Molti indicherebbero certo l’“immaginazione” e la “creatività” nel …
Era tanto tempo che non leggevo un romanzo così brutto: lo so, il mio sesto senso da lettrice si è attivato con prepotenza, ma io l’ho disattivato perché ero attratta da una storia che usava il tè come veicolo di magia. C’era pure sempre la piccola possibilità che mi sorprendesse e fosse un bel romanzo.
La speranza è naufragata abbastanza presto (questi libri hanno almeno il pregio di farsi sgamare subito), visto che, già nei primi capitoli, la nostra protagonista, una provincialotta finita nella capitale per gli Hunger Games del tè nel tentativo di salvare la sorella, si aggira per i banchi del mercato ammirando la mercanzia. Una roba logicissima da fare, ben sapendo che sua sorella ha le ore contate e lei stessa potrebbe morire malissimo a breve.
Io lo so che Lin stava cercando di descrivere il mercato dal punto di vista della provincialotta, ma questa provincialotta ha …
Era tanto tempo che non leggevo un romanzo così brutto: lo so, il mio sesto senso da lettrice si è attivato con prepotenza, ma io l’ho disattivato perché ero attratta da una storia che usava il tè come veicolo di magia. C’era pure sempre la piccola possibilità che mi sorprendesse e fosse un bel romanzo.
La speranza è naufragata abbastanza presto (questi libri hanno almeno il pregio di farsi sgamare subito), visto che, già nei primi capitoli, la nostra protagonista, una provincialotta finita nella capitale per gli Hunger Games del tè nel tentativo di salvare la sorella, si aggira per i banchi del mercato ammirando la mercanzia. Una roba logicissima da fare, ben sapendo che sua sorella ha le ore contate e lei stessa potrebbe morire malissimo a breve.
Io lo so che Lin stava cercando di descrivere il mercato dal punto di vista della provincialotta, ma questa provincialotta ha dei problemi piuttosto pressanti e sarebbe il caso di leggere di come analizzi la merce in virtù degli ingredienti dei tè che dovrà preparare e di qualunque altro elemento possa esserle necessario per vincere la sfida.
Stessa cosa potrei dire della corte, che dovrebbe essere piena di persone pericolose che fanno il doppio gioco e che tentano di fregarla, ma la nostra protagonista spiattella i fatti suoi a destra e a manca in tutta tranquillità. In questo contesto il fatto che un principe tormentato si innamori di lei senza motivo apparente diventa quasi sensato. Quasi: poi si mettono a fare i piccioncini e lì non sai più se sei nell’antica Cina o in una scuola superiore di Edmonton.
Ovviamente non mancano le caselle spuntate dall’elenco delle categorie marginalizzate, ma quello che mi ha dato più fastidio in questo romanzo è l’ignoranza delle dinamiche di potere in un contesto nel quale gente nobile avvezza a ogni privilegio trama per averne sempre di più. In questo romanzo, il potere o è nelle mani di persone virtuose che cercano di fare qualcosa di buono, o anche solo sopravvivere; oppure è nelle mani di persone corrotte, malvagie e dal veleno facile.
Il che rende anche molto piatta la parte degli intrighi di corte: avere una protagonista di grandi valori e sveglia come una ciabatta non aiuta a godersi una corte piena di fazioni contrapposte, dove Ning procede solo a forza di spudorate botte di culo e non perché è stata abile a destreggiarsi nell’ambiente di corte. È un po’ un mistero come riesca a sopravvivere per oltre trecento pagine e riuscire ad andare avanti addirittura in un secondo volume.

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Di tutti noi appassionati di «libri», che ne celebriamo la bellezza e il pregio, chi può …

Abbiamo tutti bisogno del mito. Non solo e non tanto perché ci piace o perché addirittura ne siamo appassionati, ma …

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Quando si pensa all’anarchia si pensa automaticamente al caos, tanto che, al di fuori della teoria politica, il termine indica una situazione di scompiglio dove tuttə fanno quello che lə pare senza badare a regole o limiti. Ha preso dunque un’accezione piuttosto negativa perché nell’anarchia generale verrebbero meno anche quelle regole del vivere civile che ci permettono di stare nella società con relativa tranquillità.
Una sorte davvero singolare per un termine che, da etimologia, significa semplicemente “assenza di potere” e per una realtà che vede molte brutture del mondo scatenarsi proprio per lotte di potere. Colin Ward quindi si propone di riportare la nostra attenzione sul fatto che l’anarchia non è tanto un ideale astratto, ma una descrizione di una modalità grazie alla quale gli esseri umani possono organizzarsi.
Ward ci dice che l’organizzazione anarchica già esiste nella nostra società, grazie alla tendenza umana a raggrupparsi per il comune beneficio. …
Quando si pensa all’anarchia si pensa automaticamente al caos, tanto che, al di fuori della teoria politica, il termine indica una situazione di scompiglio dove tuttə fanno quello che lə pare senza badare a regole o limiti. Ha preso dunque un’accezione piuttosto negativa perché nell’anarchia generale verrebbero meno anche quelle regole del vivere civile che ci permettono di stare nella società con relativa tranquillità.
Una sorte davvero singolare per un termine che, da etimologia, significa semplicemente “assenza di potere” e per una realtà che vede molte brutture del mondo scatenarsi proprio per lotte di potere. Colin Ward quindi si propone di riportare la nostra attenzione sul fatto che l’anarchia non è tanto un ideale astratto, ma una descrizione di una modalità grazie alla quale gli esseri umani possono organizzarsi.
Ward ci dice che l’organizzazione anarchica già esiste nella nostra società, grazie alla tendenza umana a raggrupparsi per il comune beneficio. Quindi ci mostra degli esempi concreti in vari ambiti di organizzazione anarchica – nell’urbanistica (che conosceva bene, in quanto architetto), nell’istruzione, nel lavoro, nella famiglia… – e senza svicolare dagli ambiti che generano più scetticismo, come la gestione dei crimini e dei comportamenti antisociali.
Certo, realizzare una società anarchica è estremamente improbabile: non tanto per l’impossibilità di mettere in pratica l’anarchia, quanto piuttosto per i requisiti che questo richiederebbe. Anzi, Ward riflette sul fatto che forse non sarebbe nemmeno auspicabile. Ma tra accettare passivamente lo status quo e cercare di allargare gli spazi di autonomia sta tutta la differenza del mondo.
Proprio nella fase in cui «le tendenze irresistibili della società moderna» sembrano condurci inevitabilmente a una società massificata di schiavi dei consumi, quei movimenti sono sorti a rammentarci una verità fondamentale, e cioè che è veramente irresistibile solo ciò a cui non si oppone resistenza. Ma naturalmente una serie di vittorie parziali e incomplete, di concessioni strappate ai detentori del potere, non è di per se stessa capace di farci approdare all’isola felice di una società anarchica. Piuttosto esse serviranno ad arricchire i contenuti dell’iniziativa di base, e contribuiranno a tradurre in realtà le potenzialità di una vita più libera che già esistono in questa società. È vero, d’altra parte, che per un attacco frontale alle strutture del potere sarebbe necessario un tale livello di compromissione delle idee anarchiche, sarebbe indispensabile scegliere compagni di viaggio così autoritari, che agli appelli all’unità rivoluzionaria sarà bene rispondere: «Nel cappio di chi mi invitate a infilare la testa, questa volta?».
Dolce è la guerra per chi non ne ha esperienza è una piccola raccolta di alcuni Adagia, una sorta di enciclopedia di motti, detti e proverbi perlopiù provenienti dalla cultura classica: Erasmo li enuncia e poi li commenta, spiegandone il significato, dicendoci in quali opere si trovano citati e lasciandosi particolarmente andare se l’argomento gli ispirava considerazioni più articolate, fino a scrivere anche piccoli trattati.
A Erasmo i suoi Adagia piacevano tanto, al punto che li si ritrova sparsi un po’ in tutte le sue opere. Infatti, vi lavorò praticamente tutta la vita, tanto che ammontano a oltre tremila nell’ultima edizione, uscita proprio nell’anno della morte di Erasmo. In questo libriccino, Feltrinelli ne ha riuniti quattro: Re o matti si nasce, I Sileni di Alcibiade, Lo scarabeo dà la caccia all’aquila e Dolce è la guerra per chi non ne ha esperienza, che dà il nome …
Dolce è la guerra per chi non ne ha esperienza è una piccola raccolta di alcuni Adagia, una sorta di enciclopedia di motti, detti e proverbi perlopiù provenienti dalla cultura classica: Erasmo li enuncia e poi li commenta, spiegandone il significato, dicendoci in quali opere si trovano citati e lasciandosi particolarmente andare se l’argomento gli ispirava considerazioni più articolate, fino a scrivere anche piccoli trattati.
A Erasmo i suoi Adagia piacevano tanto, al punto che li si ritrova sparsi un po’ in tutte le sue opere. Infatti, vi lavorò praticamente tutta la vita, tanto che ammontano a oltre tremila nell’ultima edizione, uscita proprio nell’anno della morte di Erasmo. In questo libriccino, Feltrinelli ne ha riuniti quattro: Re o matti si nasce, I Sileni di Alcibiade, Lo scarabeo dà la caccia all’aquila e Dolce è la guerra per chi non ne ha esperienza, che dà il nome alla raccolta.
Onestamente, non è stata una lettura entusiasmante: l’ho trovata un po’ troppo irritante e paternalista per i miei gusti. E voi mi direte, che diamine ti aspetti da un libro scritto a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento? Vero, ma mi ricordavo un Erasmo da Rotterdam molto più sbarazzino nell’Elogio della Follia. Ricordavo male io?
Può darsi perché non l’ho retto nemmeno quando parlava male della Chiesa, perché era tutto un la fede è fantastica, sono quellə che credono che sono sono peggio deə paganə (che, infatti, sono scioccobasitə davanti alla protervia con la quale ə cristianə si proclamano migliori di tuttə, ma vabbè). Anzi, a un certo punto la mia mente annoiata ha iniziato a leggere tutto con la voce di Vulvia di Rieducational Channel e da lì non sono riuscita più a prendere sul serio il povero Erasmo. Mi dispiace: forse non l’ho letto nel momento giusto.
Inizio la recensione con un’informazione di servizio: vi consiglio di leggere l’edizione del 2022 perché riporta diversi aggiornamenti rispetto a quella del 2013 in merito ai nuovi eventi che si sono verificati nel frattempo, come la ripresa del potere dei Talebani in Afghanistan, la guerra in Ucraina, il movimento MeToo e l’attacco al diritto dell’aborto negli USA.
Fatta questa premessa, non posso che consigliare la lettura di Psicosociologia del maschilismo, che è un buon libro per iniziare a capire questa piaga sociale. Si tratta, infatti, di un saggio fortemente divulgativo, che non dà per scontato nessun concetto e lo spiega da zero con grande semplicità e dovizia di studi.
La trattazione inizia dai cenni storici del fenomeno per poi arrivare ad analizzare il nostro presente complicato, dove si mescolano vecchie ideologie ammuffite e nuove pratiche sovversive. Proprio alla luce di un contesto che ha conosciuto un miglioramento della condizione …
Inizio la recensione con un’informazione di servizio: vi consiglio di leggere l’edizione del 2022 perché riporta diversi aggiornamenti rispetto a quella del 2013 in merito ai nuovi eventi che si sono verificati nel frattempo, come la ripresa del potere dei Talebani in Afghanistan, la guerra in Ucraina, il movimento MeToo e l’attacco al diritto dell’aborto negli USA.
Fatta questa premessa, non posso che consigliare la lettura di Psicosociologia del maschilismo, che è un buon libro per iniziare a capire questa piaga sociale. Si tratta, infatti, di un saggio fortemente divulgativo, che non dà per scontato nessun concetto e lo spiega da zero con grande semplicità e dovizia di studi.
La trattazione inizia dai cenni storici del fenomeno per poi arrivare ad analizzare il nostro presente complicato, dove si mescolano vecchie ideologie ammuffite e nuove pratiche sovversive. Proprio alla luce di un contesto che ha conosciuto un miglioramento della condizione femminile e della condanna sociale alle forme più estreme di violenza, Volpato si concentra sulla discriminazione più sottile e difficile da vedere – così difficile che oggi sono in tantə ad affermare che la parità di genere è stata già raggiunta e che si sta esagerando.
Ho trovato molto apprezzabile il fatto che sia un saggio innestato sulla consapevolezza che sì il maschilismo danneggia in primo luogo le donne, ma non risparmia nemmeno gli uomini, ai quali impone grande fatica per mantenere il ruolo di “vero uomo”. Senza dimenticare le “ancelle del patriarcato”, ovvero quelle donne che, invece di solidarizzare con le loro sorelle e gli uomini che cerano di emanciparsi da un modello maschile tossico, sono colluse con il maschilismo e gli offrono armi molto utili per difendersi.
Gli unici appunti che ho da fare a questo libro riguardano il modo in cui ci si appella alle persone trans e alcune mie perplessità sulla lettura di alcuni studi. Sul primo punto, ho registrato che Volpato si riferisce alle persone trans con “i trans”. A parte il fatto che è un’espressione proprio brutta, non si capisce nemmeno a chi si sta riferendo: a tutte le persone trans? Alle sole donne trans? Agli uomini trans? Crea molta confusione, quindi editor, mi appello a voi: convincete ə autorə a correggere questo obbrobrio.
Per quanto riguarda l’interpretazione di alcuni studi, non ho niente da dire su quelli riguardanti la tesi principale, ma ce ne sono alcuni buttati lì. Quello che mi è rimasto più impresso è il collegamento tra uomini violenti e videogiochi violenti. Come sa chi videogioca, da anni i videogiochi violenti sono accusati di provocare comportamenti violenti: in realtà, si tratta di un ragionamento invertito, perché sono le persone violente a privilegiare videogiochi violenti. Altrimenti, dato il successo di titoli come GTA V avremmo avuto boom di violenza ovunque…

In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle …

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Tratto da "Europa. Culture e società" - opera edita da Treccani che analizza aspetti delle società e delle culture che …

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