Quando navighiamo sul web, parliamo allo smartphone, effettuiamo operazioni online o usiamo i social network, …
Che i numeri siano sempre stati considerati unità di misura tesa al controllo è risaputo; che attorno ai numeri sia proliferata una serie infinita di figure egemoniche che hanno fatto della loro particolare sapienza, o versatilità all’immediata comprensione, uno strumento di affermazione personale in termini di acquisizione di potere e di prestigio, è altrettanto risaputo. Pensare che tutto ciò appartenga al campo della superstizione, della divinazione, della stregoneria (nel senso etnologico del termine, se non altro), e che quindi si sia già avviato in direzione dell’estinzione o della marginalità storica in epoca moderna, è un’affermazione azzardata, giusto oggi che l’uso e l’abuso degli algoritmi hanno (ri)dato vita a nuovi «indovini digitali».
Quando navighiamo sul web, parliamo allo smartphone, effettuiamo operazioni online o usiamo i social network, lasciamo inevitabilmente tracce della nostra …
Straziante e insieme liberatorio, Boy Erased è un’ode all’amore che sopravvive nonostante tutto. Questo libro …
Boy Erased
1 stella
Penso che Boy Erased sia uno dei memoir più brutti che abbia mai letto nella mia vita. Avevo letto delle opinioni poco lusinghiere sulla scrittura di Conley, ma pensavo sinceramente che la sua storia – essere cresciuto in un ambiente fondamentalista cristiano ed essere stato sottoposto alla terapia riparativa dopo che i suoi genitori avevano scoperto la sua omosessualità – mi avrebbe fatto provare abbastanza simpatia per lui anche se non aveva scritto il memoir più bello del mondo.
E invece per niente: Boy Erased è riuscito nell’impresa di non dirmi assolutamente niente su un tema al quale sono così sensibile. È un libro che secondo me ha diversi problemi, il primo dei quali è sicuramente l’esposizione dei fatti. Ovviamente trattando di eventi realmente accaduti unə autorə non può intervenire sul modo in cui si sono svolti, ma cercherà di organizzarli in modo che lə lettorə lə segua lungo un …
Penso che Boy Erased sia uno dei memoir più brutti che abbia mai letto nella mia vita. Avevo letto delle opinioni poco lusinghiere sulla scrittura di Conley, ma pensavo sinceramente che la sua storia – essere cresciuto in un ambiente fondamentalista cristiano ed essere stato sottoposto alla terapia riparativa dopo che i suoi genitori avevano scoperto la sua omosessualità – mi avrebbe fatto provare abbastanza simpatia per lui anche se non aveva scritto il memoir più bello del mondo.
E invece per niente: Boy Erased è riuscito nell’impresa di non dirmi assolutamente niente su un tema al quale sono così sensibile. È un libro che secondo me ha diversi problemi, il primo dei quali è sicuramente l’esposizione dei fatti. Ovviamente trattando di eventi realmente accaduti unə autorə non può intervenire sul modo in cui si sono svolti, ma cercherà di organizzarli in modo che lə lettorə lə segua lungo un percorso, un ragionamento, una maturazione: un filo rosso che generalmente è il motivo per cui si scrive il memoir.
Boy Erased mi è sembrato sprovvisto di questo filo rosso: Conley racconta diversi eventi della sua vita, ma sono così scollegati l’uno dall’altro che alla fine della lettura farei fatica a raccontare in maniera cronologica come si sono svolti i fatti. Non aiuta nemmeno che Conley abbia uno stile incredibilmente melodrammatico e carico: che bisogno c’è di annegare una storia che già di suo è drammatica con tutto questo patetismo e leziosità?
Ma l’elemento che forse mi ha dato più fastidio è che Boy Erased è una lunga lagna. Conley non è mai davvero critico verso niente di ciò che gli è successo: se ne lamenta e basta. Certo, non possiamo biasimarlo, ma le lagne sono lagne e da sole non fanno una critica costruttiva e non arricchiscono in alcun modo il dibattito sulla messa al bando delle terapie riparative.
Il punto è che aver avuto una certa esperienza non rende automaticamente in grado di parlare di quell’esperienza in modo intellegibile da chiunque: serve molto lavoro psicologico e forse anche filosofico e l’impressione che Conley dà di sé in questo libro è di essere rimasto bloccato da qualche parte nel suo percorso di elaborazione. Mi auguro che almeno scrivere questo libro lo abbia aiutato ad andare avanti e a ritrovare la serenità.
Yang Fei esce di casa una mattina e trova una nebbia fitta mista a una …
Il settimo giorno
4 stelle
Ho un debole per le storie nelle quali si dispiega tutta la potenza della vita: Il settimo giorno è triste e divertente, terribile e speranzoso, crudele e dolce, tutto mischiato per creare quell’effetto unico che si prova quando si è davanti a un libro che racconta l’esperienza di vivere una vita. Non è importante che le nostre esperienze siano simili a quella del protagonista e dei vari personaggi che incontra: proviamo empatia per il solo fatto di essere umanə e di riconoscere quello stesso arrabattarsi nel percorrere bene il tempo a nostra disposizione.
Ovviamente, come ogni buona storia di questo tipo, si parla molto di morte: anzi, Yu Hua parte proprio dalla morte del suo protagonista e dai sette giorni in cui vagherà nell’aldiquà e incontrerà altre persone defunte con le loro storie. D’altronde quale altro momento se non quello seguente alla morte per poter trovare il senso di una …
Ho un debole per le storie nelle quali si dispiega tutta la potenza della vita: Il settimo giorno è triste e divertente, terribile e speranzoso, crudele e dolce, tutto mischiato per creare quell’effetto unico che si prova quando si è davanti a un libro che racconta l’esperienza di vivere una vita. Non è importante che le nostre esperienze siano simili a quella del protagonista e dei vari personaggi che incontra: proviamo empatia per il solo fatto di essere umanə e di riconoscere quello stesso arrabattarsi nel percorrere bene il tempo a nostra disposizione.
Ovviamente, come ogni buona storia di questo tipo, si parla molto di morte: anzi, Yu Hua parte proprio dalla morte del suo protagonista e dai sette giorni in cui vagherà nell’aldiquà e incontrerà altre persone defunte con le loro storie. D’altronde quale altro momento se non quello seguente alla morte per poter trovare il senso di una vita?
In un aldilà molto burocratico e freddo, non molto diverso dalla freddezza dell’aldiquà, Yang Fei ripercorre la sua vita e lascia che questa si intrecci con i racconti delle altre persone incontrate durante il suo viaggio, che siano conosciute o nuove conoscenze. È ovvio che in un mondo così spietato il solo modo per resistere e opporsi sia curare i rapporti umani. Se niente vale davanti al denaro e al profitto, prendersi cura dellə altrə è un atto rivoluzionario.
L’unico aspetto che mi ha lasciata perplessa è stato la storia di Topina, che comprende una bella dose di violenza domestica e che mi è sembrata gestita con una fastidiosa mancanza di sensibilità sul tema. E prima che mi parliate di culture diverse, vorrei farvi notare che il femminismo è anche in Cina – e ho la sensazione che tra gli uomini susciti le stesse reazioni scomposte alle quali siamo abituatə nel nostro angolo di mondo; mentre tra le donne non sia abbastanza diffuso, con le solite devastanti conseguenze.
La sacca ai piedi, in un buio androne,
suona il sassofono la notte intera,
mentre …
... E così via...
4 stelle
In questo angolo di mondo siamo abituatə a vedere la dissoluzione dell’Unione Sovietica come un evento storico positivo: tuttə abbiamo ben presenti le immagini di persone festanti che scavalcano o picconano il Muro di Berlino nel novembre 1989. Com’è prassi, però, la realtà è più complessa di un singolo momento di gioia e oggi è chiaro come il costo umano della transizione post-comunista sia stato ingente, con un peggioramento della qualità della vita tale che si è registrato addirittura un ingente aumento di decessi prematuri. Un’ulteriore conferma del fatto che la libertà è bella, ma il capitalismo selvaggio un po’ meno.
In questo contesto nasce la raccolta di Boris Ryžij, un poeta che ho incrociato per la prima volta su Il rifugio dell’ircocervo e che mi sono convinta a leggere dopo che Giovanni Savino, storico specialista di Russia ed Europa orientale, ne aveva pubblicato una poesia sul suo canale Telegram, …
In questo angolo di mondo siamo abituatə a vedere la dissoluzione dell’Unione Sovietica come un evento storico positivo: tuttə abbiamo ben presenti le immagini di persone festanti che scavalcano o picconano il Muro di Berlino nel novembre 1989. Com’è prassi, però, la realtà è più complessa di un singolo momento di gioia e oggi è chiaro come il costo umano della transizione post-comunista sia stato ingente, con un peggioramento della qualità della vita tale che si è registrato addirittura un ingente aumento di decessi prematuri. Un’ulteriore conferma del fatto che la libertà è bella, ma il capitalismo selvaggio un po’ meno.
In questo contesto nasce la raccolta di Boris Ryžij, un poeta che ho incrociato per la prima volta su Il rifugio dell’ircocervo e che mi sono convinta a leggere dopo che Giovanni Savino, storico specialista di Russia ed Europa orientale, ne aveva pubblicato una poesia sul suo canale Telegram, Russia e altre sciocchezze. Ryžij è considerato uno dei poeti migliori della sua generazione, nonostante ci abbia lasciato ad appena ventisei anni.
La poesia di Ryžij sono tra le più strazianti che mi sia capitato di leggere: parlano con nostalgia di un mondo che sta svanendo e non hanno alcuna speranza per quello nuovo che sta arrivando. Il problema per Ryžij è che lui non riesce ad adattarsi a dei cambiamenti tanto repentini, lui che si sente della schiatta di quellə che stanno nelle ultime file e non sanno bene cosa fare di se stessə e delle loro vite.
Non è la raccolta di poesie ideale per tirarsi sul il morale in mezzo allo sfacelo della nostra contemporaneità, ma di sicuro è possibile trovarci l’eco del nostro disagio di fronte a cambiamenti che ci tolgono la terra sotto ai piedi. Non guasta che questa edizione sia veramente curatissima: ha il testo russo a fronte e un apparato di note e commento a ogni poesia che rende possibile comprendere ogni testo a fondo.
Romanzo di formazione insolito e ironico, "Questi adulti" ci racconta in prima persona la storia …
Questi adulti
2 stelle
Qualcosa è andato storto tra me e questo libro: sebbene non possa assolutamente dire che sia scritto male o che non contenga alcuni passaggi illuminati, ho fatto fatica ad arrivare alla fine. Cosa è successo? È il classico caso di un libro d’esordio imperfetto?
La mia impressione è che si sia trattato di una storia piuttosto banale che Espach, per quanto talentuosa, non sia riuscita a rendere memorabile. La mia noia, infatti, è dipesa dalla prevedibilità della trama, aggravata dal fatto che a un certo punto sembra trascinarsi per pagine e pagine senza apparente motivo e che i guizzi di Espach vanno perdendosi in un’inutile diluizione di contenuti.
Capisco perché a molte persone sia piaciuto, anche tanto, ma io non sono riuscita ad andare oltre al fatto che si tratta dell’ennesimo romanzo di formazione di una ragazza statunitense di buona famiglia, con l’importanza di mantenere le apparenze, con le amiche …
Qualcosa è andato storto tra me e questo libro: sebbene non possa assolutamente dire che sia scritto male o che non contenga alcuni passaggi illuminati, ho fatto fatica ad arrivare alla fine. Cosa è successo? È il classico caso di un libro d’esordio imperfetto?
La mia impressione è che si sia trattato di una storia piuttosto banale che Espach, per quanto talentuosa, non sia riuscita a rendere memorabile. La mia noia, infatti, è dipesa dalla prevedibilità della trama, aggravata dal fatto che a un certo punto sembra trascinarsi per pagine e pagine senza apparente motivo e che i guizzi di Espach vanno perdendosi in un’inutile diluizione di contenuti.
Capisco perché a molte persone sia piaciuto, anche tanto, ma io non sono riuscita ad andare oltre al fatto che si tratta dell’ennesimo romanzo di formazione di una ragazza statunitense di buona famiglia, con l’importanza di mantenere le apparenze, con le amiche con le quali non si trova troppo bene e con il solito professore inappropriato (per usare un eufemismo).
Se mi capiterà tra le mani, penso che proverò a leggere altro di Espach. Magari nei suoi successivi lavori, datati molto più tardi di questo, è migliorata e ha limato via gli elementi che non ho apprezzato in Questi adulti.