Baylee ha finito di leggere Il bacio rivale di Lara Adrian

Il bacio rivale di Lara Adrian
Sono passati vent'anni dalla Prima Alba, il giorno in cui gli umani vennero a conoscenza dell'esistenza della Stirpe. Dopo una …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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38% completato! Baylee ha letto 31 di 80 libri.

Sono passati vent'anni dalla Prima Alba, il giorno in cui gli umani vennero a conoscenza dell'esistenza della Stirpe. Dopo una …
Sta per uscire il film e quindi mi sono decisa a iniziare questa saga. Nel momento in cui sto scrivendo, ci sono la bellezza di 177.531 persone che, su goodreads, hanno assegnato a Città di ossa cinque stelle. E posso davvero capirne il motivo. Magia, mistero, cose-che-sembrano-in-un-modo-ma-sono-altro, un sacco di creature fantastiche...
I miei problemi con questo libro nascono dallo stile dell'autrice. L'ho trovato atroce fin dal primo capitolo. A parte una vagonata di metafore evitabili, Cassandra Clare ci spiega per filo e per segno perché i suoi personaggi fanno quello che fanno. Non c'è praticamente niente che venga lasciato alla fantasia del lettore. E questo abbatte l'interesse del lettore in modo esponenziale.
I personaggi, dal canto loro, ci provano ad essere simpatici o, comunque, a destare la simpatia del lettore. Tutti con il loro bagaglio di tormenti/dolori/pene d'amore sulle spalle, fanno a gara a chi è più equivoco. Sì, …
Sta per uscire il film e quindi mi sono decisa a iniziare questa saga. Nel momento in cui sto scrivendo, ci sono la bellezza di 177.531 persone che, su goodreads, hanno assegnato a Città di ossa cinque stelle. E posso davvero capirne il motivo. Magia, mistero, cose-che-sembrano-in-un-modo-ma-sono-altro, un sacco di creature fantastiche...
I miei problemi con questo libro nascono dallo stile dell'autrice. L'ho trovato atroce fin dal primo capitolo. A parte una vagonata di metafore evitabili, Cassandra Clare ci spiega per filo e per segno perché i suoi personaggi fanno quello che fanno. Non c'è praticamente niente che venga lasciato alla fantasia del lettore. E questo abbatte l'interesse del lettore in modo esponenziale.
I personaggi, dal canto loro, ci provano ad essere simpatici o, comunque, a destare la simpatia del lettore. Tutti con il loro bagaglio di tormenti/dolori/pene d'amore sulle spalle, fanno a gara a chi è più equivoco. Sì, perché la Clare, come ho accennato prima, sembra avere il pallino per il personaggio str**** che in realtà non lo è, ma si comporta male per tutta una serie di motivi (che, tranquilli, non rimarranno oscuri a lungo).
Il punto è che nessun colpo di scena mi ha colta di sorpresa. Era tutto terribilmente prevedibile e nessun "depistaggio" è riuscito a fregarmi (probabilmente nemmeno sui libri futuri, ma vedremo...). Anzi, nelle rivelazioni finali, dato il loro comportamento, sembrava che i personaggi presenti avessero assunto funghi allucinogeni. Mah...
Infine, le similitudini con Harry Potter. Ci sono e non sono trascurabili. Abbiamo una rivisitazione dei Malfoy, di Lupin, di Voldemort e delle sue idee di purezza, dei Mangiamorte, etc... Spero che nel proseguimento della saga diminuiscano, perché finora Harry Potter-Shadowhunters 1-0.

La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale …
Inizio questa recensione lamentandomi della traduzione. Tutti quegli errori qua e là non rendono davvero giustizia a questo romanzo e infastidiscono la lettura visto che sanno di pura sciatteria!
Il romanzo, infatti, è carino, perfetto per l'estate dato che non è particolarmente impegnativo, ma la storia cattura e scorre velocemente.
Il tema centrale è certamente il BDSM: Will è il Dom, Jesse il Sottomesso, che, nel frattempo, ha anche una relazione con una ragazza, Adele. Insomma, il ragazzo non ha le idee tanto chiare e, quando Will gli chiederà più di un rapporto Dom/Sottomesso, Jesse dovrà raccapezzarsi con i suoi desideri.
Le cose non ci metteranno troppo a sistemarsi e questo è un punto a sfavore del romanzo (probabilmente perché Will è troppo perfetto): i conflitti vengono risolti con uno schiocco di dita, un difetto che si riscontra in molti romance.
Le scene di sesso sono innumerevoli, ma non mi …
Inizio questa recensione lamentandomi della traduzione. Tutti quegli errori qua e là non rendono davvero giustizia a questo romanzo e infastidiscono la lettura visto che sanno di pura sciatteria!
Il romanzo, infatti, è carino, perfetto per l'estate dato che non è particolarmente impegnativo, ma la storia cattura e scorre velocemente.
Il tema centrale è certamente il BDSM: Will è il Dom, Jesse il Sottomesso, che, nel frattempo, ha anche una relazione con una ragazza, Adele. Insomma, il ragazzo non ha le idee tanto chiare e, quando Will gli chiederà più di un rapporto Dom/Sottomesso, Jesse dovrà raccapezzarsi con i suoi desideri.
Le cose non ci metteranno troppo a sistemarsi e questo è un punto a sfavore del romanzo (probabilmente perché Will è troppo perfetto): i conflitti vengono risolti con uno schiocco di dita, un difetto che si riscontra in molti romance.
Le scene di sesso sono innumerevoli, ma non mi hanno infastidito o dato l'idea di essere lì per "fare scena": fanno parte dello sviluppo della storia e sono certamente calde come la temperatura percepita in Italia sotto le correnti africane.
PS: questo libro nasce come fanfiction di Twilight... Will sarebbe stato Edward e Jesse Jasper... spero che Adele sia stata Bella e che per una volta sia stata bidonata... varrebbe la pena di leggere il libro solo per questo...

All’apparenza, Jesse Ross è il tipico ragazzo che ha una tipica storia d’amore con la sua compagna di college, Adele. …
Questo terzo volume della trilogia inizia esattamente come i primi due. Allanon va dagli Ohmsford e convince l'erede di turno - Brin - a seguirlo per salvare il mondo dal Male del momento, il libro che raccoglie tutta la magia nera, l'Illidatch.
La differenza rispetto ai primi due romanzi sta sostanzialmente nella sfiga della Compagnia, che viene decimata. Far finire un'era (e una trilogia) è un lavoraccio, devi ammazzare un sacco di personaggi. Sarà per questo che le "Compagnie" questa volta sono due...
Lo stile di Terry Brooks è sempre lo stesso: E allora captò lentamente la presenza di qualcosa, qualcosa di terribile, un'entità così maligna che la sua sola presenza bastava a permeare l'aria di paura. Qualsiasi cosa fosse, sembrava essere dappertutto, un orrendo mantello nero che avvolgeva la casa degli Ohmsford come un sudario. Un essere, sussurrò la sua mente, un essere oscuro. Tutto fumo e niente arrosto: …
Questo terzo volume della trilogia inizia esattamente come i primi due. Allanon va dagli Ohmsford e convince l'erede di turno - Brin - a seguirlo per salvare il mondo dal Male del momento, il libro che raccoglie tutta la magia nera, l'Illidatch.
La differenza rispetto ai primi due romanzi sta sostanzialmente nella sfiga della Compagnia, che viene decimata. Far finire un'era (e una trilogia) è un lavoraccio, devi ammazzare un sacco di personaggi. Sarà per questo che le "Compagnie" questa volta sono due...
Lo stile di Terry Brooks è sempre lo stesso: E allora captò lentamente la presenza di qualcosa, qualcosa di terribile, un'entità così maligna che la sua sola presenza bastava a permeare l'aria di paura. Qualsiasi cosa fosse, sembrava essere dappertutto, un orrendo mantello nero che avvolgeva la casa degli Ohmsford come un sudario. Un essere, sussurrò la sua mente, un essere oscuro. Tutto fumo e niente arrosto: tutti questi aggettivi hanno un devastante effetto soporifero (e allora si cominciano a contare la pagine che ci separano dall'agognata fine...).
I personaggi rimangono privi di approfondimento e piatti, senza vita, senza forza. Sarebbe stato meglio avere meno personaggi, ma sufficientemente approfonditi...
La narrazione va avanti a forza di descrizioni poco evocative, "colpi di scena" (molti già visti in precedenza, ma presentati con condimento diverso) e introduzioni di personaggi/mostri più o meno significativi.
A questo giro la parte del protagonista-oh-ma-quanti-problemi-mi-faccio tocca a Brin: visti i suoi pensieri catastrofici, nessuno può stupirsi di ciò che le accade alla fine... mai sentito parlare di pensiero positivo? Inizia a pensare che non ce la farà prima ancora di partire...
Al contrario di lei, il fratello minore Jair è una macchina di positività (e nessuno gli crede quando prova ad abbattersi). Dentro di sé sa che ci sarà sempre qualcuno disposto a salvargli il c*** (e infatti, puntualmente...).
E, infine, abbiamo l'innamorato pazzo - di Brin - Rone Leah, discendente del vecchio Menion del primo volume. In realtà, dal suo comportamento non si direbbe che sia così innamorato, ma Brin una volta pensa che lo sia e tanto dovrebbe bastarci (ehi, lettore, come mai pretendi che lo scrittori ti mostri che Rone è innamorato di Brin?). Poi il potente sentimento viene di nuovo fuori alla fine, quando i due si ritrovano, innamorati persi (o meglio, Rone la guarda con gli occhi da pesce lesso innamorato). Tutto qui. Nelle restanti pagine non c'è nessun cenno ai loro sentimenti.
Il cattivo è un libro di magia nera. Le sue parole - sì, il libro parla - sono tentatrici come quelle di un allievo di Satana rimandato a settembre. Non avrebbero convinto a passare dalla sua parte nemmeno il malvagio più incallito. Quindi ci si meraviglia di tutti i danni che è riuscito a fare... ma, d'altro canto, i cattivi libri hanno sempre pessimi effetti sulle menti dei lettori...

I popoli delle Quattro Terre sono ancora una volta in pericolo. Su di loro incombono oscure e terribili maledizioni. Quelle …
Questo è uno di quei libri che si leggono quando si è stufe di protagoniste adolescenti piene di virtù, imbranate e pronte al suicidio per amore.
Elizabeth Scott non è niente di tutto questo. E' un'avvocata senza scrupoli che lavora per una società che vende l'immortalità. A caro, carissimo prezzo. Patita di alta moda, non le interessa che il suo stratosferico stipendio derivi dalla trasformazione in vampiri di gente altamente discutibile. Il tutto, condito con la sua ironia, la rende un personaggio assolutamente godibile.
Il suo Capo, il vampiro pluricentenario Ryan, è un tipico predatore elegante, raffinato e seducente. Quasi ci si dimentica di chi sia mentre si sta in sua presenza. Ma il feroce predatore è lì, sotto i suoi abiti perfetti e costosi (che la sua addetta all'immagine, a detta di Elizabeth, non riesce ad abbinare bene alla personalità di Ryan).
E poi c'è Adam, il vampiro bello …
Questo è uno di quei libri che si leggono quando si è stufe di protagoniste adolescenti piene di virtù, imbranate e pronte al suicidio per amore.
Elizabeth Scott non è niente di tutto questo. E' un'avvocata senza scrupoli che lavora per una società che vende l'immortalità. A caro, carissimo prezzo. Patita di alta moda, non le interessa che il suo stratosferico stipendio derivi dalla trasformazione in vampiri di gente altamente discutibile. Il tutto, condito con la sua ironia, la rende un personaggio assolutamente godibile.
Il suo Capo, il vampiro pluricentenario Ryan, è un tipico predatore elegante, raffinato e seducente. Quasi ci si dimentica di chi sia mentre si sta in sua presenza. Ma il feroce predatore è lì, sotto i suoi abiti perfetti e costosi (che la sua addetta all'immagine, a detta di Elizabeth, non riesce ad abbinare bene alla personalità di Ryan).
E poi c'è Adam, il vampiro bello e dannato, che qui troviamo in versione ribelle ed esiliato. Impulsivo e disposto a fare qualunque cosa – e a sacrificare chiunque – per i suoi scopi, non esiterà a mettere Elizabeth con le spalle al muro per ottenere che lei lo difenda davanti al tribunale degli immortali.
Aspetti positivi del libro: nessuno finisce a letto con nessuno (più o meno), Elizabeth non si scioglie per nessuno e nessuno si converte al Bene solo perché colpito dalla freccia di Cupido. Meno male (fatelo riposare un po', povero Cupido!).
L'unico difetto del romanzo (a parte qualche erroretto qua e là) è l'eccessiva staticità in alcuni punti, soprattutto all'inizio. La storia avrebbe richiesto un po' di azione e la verve della protagonista non riesce a sopperire alla mancanza – con conseguente noiosità della lettura. Per fortuna sono momenti brevi e facilmente superabili.

In un presente alternativo, il vampirismo non è più un morbo da debellare ma una risorsa sulla quale investire. Lo …
Avviso sul contenuto La recensione contiene blandi spoiler
Sono arrivata in fondo al libro. E' stata una faticaccia, ma alla fine ce l'ho fatta. E sinceramente non riesco a capire il fascino di questa coppia, Gabriel e Julia, il professore e la sua ormai ex studentessa.
Questo secondo volume prende avvio da dove li avevamo lasciati, cioè al risveglio dalla loro prima notte di sesso. E dopo che Gabriel ci ha fatto una testa così nel rassicurarsi delle condizioni di Julia, cosa fa? La porta a zonzo per Firenze, mettendola in bella mostra di fronte all'ambiente accademico. E la cosa assurda è che poi si stupiscono pure quando qualcuno li denuncia per aver infranto il regolamento universitario.
Si rischia lo scandalo, la fine delle loro carriere, etc... I piccioncini (anche se sarei tentata da definirli in ben altro modo... magari con un toscanismo...) sono costretti a separarsi (dopo una dettagliatissima e oltremodo noiosa parte in cui Reynard ci descrive tutta l'indagine interna, dove i brutti e cattivi professori attentano al loro sacro amore).
Gabriel fa il martire. Julia si crogiola nella disperazione perché pensa che Gabriel abbia smesso di amarla. Lui certo non le facilita il compito: dato che i brutti e cattivi professori erano in ascolto (Ah, sì? A me sembrava che i due stessero in un corridoio vuoto in compagnia dei rispettivi avvocati...), non poteva dirle come stavano davvero le cose. E poi è un modo così dozzinale di separarsi dalla propria fidanzata in un momento così drammatico! Il professor Emerson se ne scappa quindi fuori con qualche citazione - che strano, l'avreste mai detto? - della quale Julia deve scoprire il significato.
Ovvio che la poveretta non capisce niente. E quel gran genio di Emerson se ne stupisce pure quando avverrà la provvidenziale riconciliazione. Seriamente, una donna dovrebbe sognare di stare con un uomo così cogl***e?
E credetemi, la riconciliazione non è meno assurda della separazione. Julia gli rimprovera di prendere le decisioni anche per lei, senza tener conto delle sue opinioni. Verissimo. Gabriel fa tutto il contrito, il carino&coccoloso e poi? Se ne esce fuori che non faranno più sesso finché non si sposeranno, perché - secondo lui, ovviamente - non possono andare a letto insieme finché Julia non ha di nuovo completa fiducia in lui.
Quindi, morale della favola, si sposano perché Gabriel non glielo dà e Julia è fuori di sé dalla voglia e non vuole nessun'altro che lui. E' così romantico che mi si è davvero sciolto il cuore.
Avete notato qualcosa in tutto questo? La solita, patetica e irritante somiglianza con Twilight (o forse dovrei specificare... New Moon ed Eclipse). Se questo non è abbastanza, posso dirvi che l'amico Paul consolerà la povera Julia dal cuore spezzato e - ovviamente - verrà respinto perché la ragazza non è in grado di dargli quell'amore totale che lui merita. Bla, bla, bla.
E altrettanto ovviamente, nel mezzo di tutto questo, ci sono citazioni e riferimenti a questo e a quest'altro (incluso il povero Dante). Per fortuna le scene di sesso sono pochissime: sono ancora traumatizzata da quella del primo volume. Non ho riscontrato neanche tutta questa eleganza: per esserlo non basta citare grandi autori o far vestire i propri personaggi con completi di Armani.

Gabriel ha condotto Julia nel paradiso della felicità. Julia ha strappato Gabriel dal purgatorio di un’esistenza priva di amore. Ma …
Sono piuttosto digiuna di fantascienza e di solito le storie brevi non mi entusiasmano: troppo brevi per lasciare il segno. Tuttavia, ho letto così tante belle parole spese su questa raccolta che ho voluto fare un tentativo.
In generale, ho trovato i racconti ben strutturati e armoniosi nel loro sviluppo. I temi trattati sono molti e interessanti. L'autore si limitata a mostrarci la situazione e a far riflettere il lettore su quanto accade.
Tuttavia pecca un po' di ingenuità e i racconti non sono così incisivi come mi sarei aspettata: avrei voluto trovarci più coraggio, più passione. Leggere questi racconti dà l'impressione di essere in un laboratorio asettico dove scienziati in camice bianco - i lettori - osservano le reazioni delle cavie - i protagonisti dei racconti. Il che rende questa raccolta una lettura piacevole, ma non indimenticabile.

DataCom, la multinazionale guidata dalle intelligenze artificiali, vuole sterminare gli umani. Aurelia trova il partner perfetto in un robot. L'esploratore …
Ormai lo sanno anche i sassi - credo - che ne La Spada di Shannara ci sono innumerevoli riferimenti a Il Signore degli Anelli di Tolkien, al punto che Terry Brooks è spesso liquidato come un meschino scopiazzatore del professore di Oxford.
In effetti, i riferimenti sono moltissimi e vanno dai personaggi alle situazioni. Stranamente, non mi hanno dato fastidio come si solito mi accade in questi casi. Credo che questo sia dovuto a tre fattori.
Il primo: Tolkien è un autore così importate che è impossibile ignorarlo se si scrive un certo tipo di fantasy. Ormai ci immaginiamo gli Elfi come li ha descritti Tolkien, così come ci immaginiamo l'Inferno come l'ha descritto Dante. Terry Brooks non è certo l'unico ad aver "preso in prestito" qualcosa da Tolkien (un esempio per tutti: i Dissennatori di J. K. Rowling).
Il secondo: nonostante le analogie, La Spada di Shannara e …
Ormai lo sanno anche i sassi - credo - che ne La Spada di Shannara ci sono innumerevoli riferimenti a Il Signore degli Anelli di Tolkien, al punto che Terry Brooks è spesso liquidato come un meschino scopiazzatore del professore di Oxford.
In effetti, i riferimenti sono moltissimi e vanno dai personaggi alle situazioni. Stranamente, non mi hanno dato fastidio come si solito mi accade in questi casi. Credo che questo sia dovuto a tre fattori.
Il primo: Tolkien è un autore così importate che è impossibile ignorarlo se si scrive un certo tipo di fantasy. Ormai ci immaginiamo gli Elfi come li ha descritti Tolkien, così come ci immaginiamo l'Inferno come l'ha descritto Dante. Terry Brooks non è certo l'unico ad aver "preso in prestito" qualcosa da Tolkien (un esempio per tutti: i Dissennatori di J. K. Rowling).
Il secondo: nonostante le analogie, La Spada di Shannara e Il Signore degli Anelli sono due rette parallele che non si incontrano mai. Tolkien ha creato un mondo di ampio respiro, dove ogni razza ha la sua storia e le sue caratteristiche, un mondo epico. Brooks ha scritto un romanzo intorno alla leggendaria Spada di Shannara, contornandola con le razze tipiche del fantasy e giustificando azioni e comportamenti con una storia plausibile. La differenza di lavoro tra i due autori è abissale.
Il terzo: lo stile di Brooks è così immaturo, ripetitivo e superficiale che ogni possibile riferimento a Il Signore degli Anelli è passato in secondo piano. Per 600 pagine i protagonisti si fanno sempre, sempre, sempre le stesse s**** mentali! Cavoli, che noia! Ma possibile che questi abbiano un cervello incapace di produrre pensieri diversi? Per non parlare poi tutta la gamma di aggettivi (da maligno ad agghiacciante, da nauseabondo a immane) usata per descrivere il Male in tutte le sue declinazioni e che - ovviamente - ottiene l'effetto contrario: il Signore degli Inganni non ha neanche un decimo della malvagità di Sauron e i Messaggeri del Teschio sembrano galline spennacchiate al confronto con i Nazgul.
Se prendi così tanto spunto da Il Signore degli Anelli, devi scrivere qualcosa che ne esalti ancora di più la bellezza, non che te lo faccia rimpiangere.

Il Signore degli Inganni è tornato dal passato, minacciando la pace della gente di Valle d’Ombra. E il saggio Allanon …