cretinodicrescenzago ha iniziato a leggere The Houses of Iszm di Jack Vance

The Houses of Iszm di Jack Vance
The people of Iszm live in homes which are alive. Their dwellings are elaborate, hollow trees, wherein the very walls, …
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Completato! cretinodicrescenzago ha letto 16 di 12 libri.

The people of Iszm live in homes which are alive. Their dwellings are elaborate, hollow trees, wherein the very walls, …

Copyleft edition compiled from Project Gutenberg texts, no ISBN given.
«An adventurer finds himself battling alien civilizations on the strange …

Non puoi rifiutarti di partecipare agli Hunger Games. Una volta scelto, il tuo destino è scritto. Dovrai lottare fino all'ultimo, …

Non puoi rifiutarti di partecipare agli Hunger Games. Una volta scelto, il tuo destino è scritto. Dovrai lottare fino all'ultimo, …
Avevo già letto Yaxin – Il fauno Gabriel. Canto 1 nel 2016 circa e l'avevo trovato solamente grazioso; l'ho voluto "ripescare" oggi dagli scaffali, e l'ho trovato di una dolcezza rara. Abbiamo a che fare con un testo a metà fra il racconto di formazione e la poesia lirica, una curiosa intersezione fra le odi "paesaggistiche" di Orazio e Il piccolo principe (sì, l'ho detto sul serio). Siamo sull'isola ove i miti hanno sostanza e tutto è dipinto con squisiti acquarelli: il piccolo fauno Gabriel è un bimbo vagabondo di estrema curiosità e un bel giorno si abbarbica a un anziano saggio dalla barba bianca, che soprannomina "Merlino"; ne derivano quattro episodi (uno per stagione) in cui fanciullo e vegliardo meditano di amicizia, malinconia, morte, linguaggio, separazione e fiducia, con una prosa suggestiva che a tratti mi ha ricordato la grande Ursula K. Le Guin. È un peccato che la …
Avevo già letto Yaxin – Il fauno Gabriel. Canto 1 nel 2016 circa e l'avevo trovato solamente grazioso; l'ho voluto "ripescare" oggi dagli scaffali, e l'ho trovato di una dolcezza rara. Abbiamo a che fare con un testo a metà fra il racconto di formazione e la poesia lirica, una curiosa intersezione fra le odi "paesaggistiche" di Orazio e Il piccolo principe (sì, l'ho detto sul serio). Siamo sull'isola ove i miti hanno sostanza e tutto è dipinto con squisiti acquarelli: il piccolo fauno Gabriel è un bimbo vagabondo di estrema curiosità e un bel giorno si abbarbica a un anziano saggio dalla barba bianca, che soprannomina "Merlino"; ne derivano quattro episodi (uno per stagione) in cui fanciullo e vegliardo meditano di amicizia, malinconia, morte, linguaggio, separazione e fiducia, con una prosa suggestiva che a tratti mi ha ricordato la grande Ursula K. Le Guin. È un peccato che la serie sia rimasta incompiuta, perché il mio cuore di insegnante a Merlino ci si era affezionato.

Quando Gabriel, il più piccolo dei fauni, incontra Merlino, il più grande dei maghi, succedono magie! Come tutti i bambini, …
Chi mi ha regalato Residenza Arcadia ha pensato bene di donarmi in seguito anche il secondo lavoro di Cuello, Mercedes appunto, e non potevo non leggerli a raffica. Che dire, qualità alta ma manca qualcosina. Siamo ancora nel "nessundove e nessunquando estremamente vicino" visto in Residenza Arcadia, lo scenario ha preso una piega postapocalittica tremendamente verisimile, la storia è nuovamente corale e tutto il cast è ben caratterizzato, sia l'antieroina eponima sia la sua corte di comprimari, buona parte della trama è un road movie da manuale con disseminati qua e là dei misteri per dare più spessore alla vicenda. Poi però arriviamo al momento di Spannung in cui uno degli altarini principali viene svelato (specificamente, dettagli della psiche della protagonista), e la reazione è "Tutto qui? Davvero non c'è altro da sviluppare? Si risolve in modo così diretto?" Ed ebbene sì, si risolve nel modo diretto, anche se …
Chi mi ha regalato Residenza Arcadia ha pensato bene di donarmi in seguito anche il secondo lavoro di Cuello, Mercedes appunto, e non potevo non leggerli a raffica. Che dire, qualità alta ma manca qualcosina. Siamo ancora nel "nessundove e nessunquando estremamente vicino" visto in Residenza Arcadia, lo scenario ha preso una piega postapocalittica tremendamente verisimile, la storia è nuovamente corale e tutto il cast è ben caratterizzato, sia l'antieroina eponima sia la sua corte di comprimari, buona parte della trama è un road movie da manuale con disseminati qua e là dei misteri per dare più spessore alla vicenda. Poi però arriviamo al momento di Spannung in cui uno degli altarini principali viene svelato (specificamente, dettagli della psiche della protagonista), e la reazione è "Tutto qui? Davvero non c'è altro da sviluppare? Si risolve in modo così diretto?" Ed ebbene sì, si risolve nel modo diretto, anche se comunque la sezione conclusiva del testo è stillosissima e riesce a emozionare. Ricapitolando, un testo sicuramente valido che semplicemente resta una tacca sotto il fratello maggiore, che però in effetti era di altissimo livello.

Dall'autore di Residenza Arcadia, una storia su cosa succederà se continuiamo a fare finta che vada tutto bene.
«C'è …
Ho iniziato Residenza Arcadia "a secco", senza sapere nulla né del romanzo né dell'autore, e mi sono innamorato. Cuello tocca tutta una serie di corde che mi sciolgono subito: un microcosmo urbano; tipi umani che tutti incontriamo ogni giorno, o che magari siamo noi stessi; spazi fisici che esternalizzano la psiche dei personaggi; un'ambientazione sociostorica che sa di "oggi, qua vicino" pur rimanendo in un "nessundove e nessunquando" (mi si passi il poetismo); scenette di vita quotidiana intrecciate in una macrotrama che alla fine ti prende a sassate in faccia. E un finale impeccabile. E io non so una beata fava di disegno, ma mi rendo conto che Cuello ha una mimica spettacolare senza rinunciare a un tratto piacevolmente "pupazzoso", e in generale la composizione delle vignette è sempre bella pulita e dinamica. Piccola perla, e rischio di voler collezionare l'opera omnia di Cuello (del resto già lo faccio con …
Ho iniziato Residenza Arcadia "a secco", senza sapere nulla né del romanzo né dell'autore, e mi sono innamorato. Cuello tocca tutta una serie di corde che mi sciolgono subito: un microcosmo urbano; tipi umani che tutti incontriamo ogni giorno, o che magari siamo noi stessi; spazi fisici che esternalizzano la psiche dei personaggi; un'ambientazione sociostorica che sa di "oggi, qua vicino" pur rimanendo in un "nessundove e nessunquando" (mi si passi il poetismo); scenette di vita quotidiana intrecciate in una macrotrama che alla fine ti prende a sassate in faccia. E un finale impeccabile. E io non so una beata fava di disegno, ma mi rendo conto che Cuello ha una mimica spettacolare senza rinunciare a un tratto piacevolmente "pupazzoso", e in generale la composizione delle vignette è sempre bella pulita e dinamica. Piccola perla, e rischio di voler collezionare l'opera omnia di Cuello (del resto già lo faccio con Zerocalcare).

Un condominio, nella periferia di una grande città. Liti e battibecchi tra condomini, in un'escalation di lentezza geologica tra incomprensioni …
Quando ero ragazzino il film 300 fu un blockbuster e ammorbò un'intera generazione con infiniti luoghi comuni e falsi storici sulla Grecia classica, così che quando mi regalarono il "fumetto del film" (sic) il mio cuoricino di antichista non se la sentì di leggerlo. Dopo più di dieci anni ho ritrovato la mia copia in solaio e ho deciso di tuffarmici, per cultura personale – del resto ho letto e apprezzato Starship Troopers! Che dire, a livello di soggetto è quello che mi aspettavo: prendete la velenosa tradizione eurocentrica per cui i Greci delle città stato di V secolo (gretti provinciali e xenofobi), sono stati l'apice della civiltà umana e sconfiggendo la Persia hanno salvato le proprie conquiste culturali dal Pericolo Giallo; togliete dall'equazione gli effettivi meriti intellettuali degli Ateniesi (perché ad Atene convissero in modo paradossale progressismo e provincialismo) e limitatevi a quel filone storiografico che presenta in …
Quando ero ragazzino il film 300 fu un blockbuster e ammorbò un'intera generazione con infiniti luoghi comuni e falsi storici sulla Grecia classica, così che quando mi regalarono il "fumetto del film" (sic) il mio cuoricino di antichista non se la sentì di leggerlo. Dopo più di dieci anni ho ritrovato la mia copia in solaio e ho deciso di tuffarmici, per cultura personale – del resto ho letto e apprezzato Starship Troopers! Che dire, a livello di soggetto è quello che mi aspettavo: prendete la velenosa tradizione eurocentrica per cui i Greci delle città stato di V secolo (gretti provinciali e xenofobi), sono stati l'apice della civiltà umana e sconfiggendo la Persia hanno salvato le proprie conquiste culturali dal Pericolo Giallo; togliete dall'equazione gli effettivi meriti intellettuali degli Ateniesi (perché ad Atene convissero in modo paradossale progressismo e provincialismo) e limitatevi a quel filone storiografico che presenta in chiave utopica l'oligarchia militare spartana, uno stato collettivista in cui ogni anno si massacravano preventivamente un po' di schiavi per spaventarli; semplificate la celebrazione di Sparta in modo da renderla comprensibile agli yankee, ad esempio distorcendo la Legge Sacra di Licurgo in una riforma razionale (era ritualizzata e per nulla funzionalista) che non osò abolire il corrotto concilio sacerdotale degli Efori (gli Efori erano un comitato di legislatori e furono istituiti da Licurgo). Niente di male a voler tirar fuori una storia melodrammatica di contrasti netti da un soggetto storico (e quindi intrinsecamente ambiguo), e anzi la sceneggiatura di Miller è impeccabilmente roboante e non contiene una parola di troppo, ma considerando il discorso culturale pregresso in cui Miller si è inserito le sue scelte artistiche danno da pensare nel migliore dei casi, repellono nel peggiore in base alla sensibilità individuale. Passando però al disegno di Miller e alla colorazione di Valrey, è un'altra storia: impressionanti le anatomie umane, impressionanti le disposizioni delle figure, impressionante la struttura delle vignette, impressionante il contrasto cromatico fra gli Spartani bronzei e bordò e i toni dei Persiani compresi fra oro e nero corvino. A me che sono ignorante di arti figurative manca il lessico per descrivere appieno il mio apprezzamente, ma è quel livello di fumetto in cui singole tavole potrebbero benissimo funzionare come quadri, e ciò merita applausi; è una gioia per gli occhi. Concludendo, sicuramente un'opera controversa, ma vale decisamente la pena di prenderla in mano per dibatterla a ragion veduta.
Post-scriptum: a quanto pare Miller è politicamente libertariano come lo era Robert Heinlein, dunque il mio accostamento fra i due non era campato in aria. Me compiaciuto.

L'esercito persiano è talmente imponente che quando marcia fa tremare la terra. Ora vuole schiacciare la Grecia, un'isola di ragione …
[Recensione composta da pischello, abbiate pietà]
Parlo da persona che ha letto Devilman avendo una conoscenza molto elementare dei manga/anime d'azione (solo Saint Seiya, Fairy Tail e Bleach), tuttavia l'ho comunque apprezzato molto: da ogni dialogo e da ogni passaggio della sceneggiatura trasuda che Devilman è stato una pietra miliare del genere, traboccante com'è di tropi che ricorrono in tutte le opere posteriori: lunghi monologhi espositivi, duelli verbali oltre che fisici, escalation della lotta man mano che cresce l'investimento emotivo (specie se i cari dell'eroe sono minacciati), l'aggiunta costante di elementi fantastici nuovi, l'alternanza fra piccole avventure autoconclusive e il progresso della trama principale. Sicuramente le varie fasi della trama sono sproporzionate fra loro, ma anziché inficiare la lettura ciò dà un piacevole senso di "grezzo", di esperimento e pietra miliare. Rispetto allo stile grafico, invece, anche un ignorante come me nota e apprezza la varietà di tratti …
[Recensione composta da pischello, abbiate pietà]
Parlo da persona che ha letto Devilman avendo una conoscenza molto elementare dei manga/anime d'azione (solo Saint Seiya, Fairy Tail e Bleach), tuttavia l'ho comunque apprezzato molto: da ogni dialogo e da ogni passaggio della sceneggiatura trasuda che Devilman è stato una pietra miliare del genere, traboccante com'è di tropi che ricorrono in tutte le opere posteriori: lunghi monologhi espositivi, duelli verbali oltre che fisici, escalation della lotta man mano che cresce l'investimento emotivo (specie se i cari dell'eroe sono minacciati), l'aggiunta costante di elementi fantastici nuovi, l'alternanza fra piccole avventure autoconclusive e il progresso della trama principale. Sicuramente le varie fasi della trama sono sproporzionate fra loro, ma anziché inficiare la lettura ciò dà un piacevole senso di "grezzo", di esperimento e pietra miliare. Rispetto allo stile grafico, invece, anche un ignorante come me nota e apprezza la varietà di tratti e di tecniche, alternati da Nagai a seconda del personaggio (Akira rispetto ai teppisti, per esempio) e della situazione (i primi capitoli rispetto alle tavole finali). Nella mia poca esperienza, sospetto che il disegno di questo manga sia addirittura una summa di tutti gli stili in uso all'epoca. In conclusione: un fumetto d'avventura horror/splatter non per tutti, ma dal valore storico enorme e molto piacevole per chiunque apprezzi il genere.

L’opera più importante di Go Nagai, in un’edizione di pregio pensata per veri appassionati e collezionisti, ma anche per lettori …

Una nuova consapevolezza. Fare la conoscenza di Mike, il marito del fratello defunto, spinge Yaichi a interrogarsi sui preconcetti con …