Baylee ha finito di leggere L'isola dei pinguini di Anatole France

L'isola dei pinguini di Anatole France
Uno dei migliori romanzi satirici del Novecento, capace di fare arrabbiare i cattolici e infuriare i borghesi. Allora fu amato …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
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36% completato! Baylee ha letto 29 di 80 libri.

Uno dei migliori romanzi satirici del Novecento, capace di fare arrabbiare i cattolici e infuriare i borghesi. Allora fu amato …
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Io ho un debole per i libri folli, ma così folli da poter essere nati solo perché la probabilità si è stancata di essere tanto prevedibilmente probabile e si è fatta un giro nell'improbabilità. E meno male.
Di Guida galattica per gli autostoppisti posso dirvi che non contiene un'oncia di quella normalità quotidiana tanto rassicurante per noi esseri umani. Infatti, il motto che attraversa tutto il romanzo (e che rende la Guida galattica per gli autostoppisti così apprezzata nell'universo) è: non fatevi prendere dal panico.
Niente panico anche quando la vostra casa sta per essere demolita dall'oggi al domani per far spazio a una tangenziale. Niente panico quando il vostro pianeta sta per essere demolito per far spazio a un'autostrada iperspaziale. Niente panico quando da un pianeta leggendario vengono sparati due missili che distruggeranno la vostra navicella …
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Io ho un debole per i libri folli, ma così folli da poter essere nati solo perché la probabilità si è stancata di essere tanto prevedibilmente probabile e si è fatta un giro nell'improbabilità. E meno male.
Di Guida galattica per gli autostoppisti posso dirvi che non contiene un'oncia di quella normalità quotidiana tanto rassicurante per noi esseri umani. Infatti, il motto che attraversa tutto il romanzo (e che rende la Guida galattica per gli autostoppisti così apprezzata nell'universo) è: non fatevi prendere dal panico.
Niente panico anche quando la vostra casa sta per essere demolita dall'oggi al domani per far spazio a una tangenziale. Niente panico quando il vostro pianeta sta per essere demolito per far spazio a un'autostrada iperspaziale. Niente panico quando da un pianeta leggendario vengono sparati due missili che distruggeranno la vostra navicella spaziale.
Si dà il caso, infatti, che se non vi farete prendere dal panico, magari ne uscirete vivi: improbabile non è mica sinonimo di impossibile (a meno che non vi facciate prendere dal panico, naturalmente). Riuscirete a ricordarvi perfino di prendere un asciugamano, strumento indispensabile per l'autostoppista (ma dove vai se l'asciugamano non ce l'hai?).

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e …
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Yellow Birds è uno di quei romanzi che, nonostante abbia meno di duecento pagine, ho impiegato molto a leggere, e non perché fosse noioso o simili. Yellow Birds è uno di quei romanzi che devastano l'anima e c'è bisogno di una pausa tra una lettura e l'altra.
La disgraziata storia di Bartle e Murph è inscritta nella disgraziata guerra in Iraq, che l'autore ha vissuto in prima persona e ha deciso di raccontarla tramite questo romanzo straziante di perdita. Bartle, infatti, insieme al suo amico e alla sua innocenza, perde i suoi ideali e qualunque cosa lo avesse definito prima di quella maledetta guerra.
Dire cos'è successo non basta. È successo tutto. È caduto tutto.
Io non credo di aver mai compreso cosa sia il DPTS che affligge i militari di ritorno da conflitti particolarmente violenti. Non …
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Yellow Birds è uno di quei romanzi che, nonostante abbia meno di duecento pagine, ho impiegato molto a leggere, e non perché fosse noioso o simili. Yellow Birds è uno di quei romanzi che devastano l'anima e c'è bisogno di una pausa tra una lettura e l'altra.
La disgraziata storia di Bartle e Murph è inscritta nella disgraziata guerra in Iraq, che l'autore ha vissuto in prima persona e ha deciso di raccontarla tramite questo romanzo straziante di perdita. Bartle, infatti, insieme al suo amico e alla sua innocenza, perde i suoi ideali e qualunque cosa lo avesse definito prima di quella maledetta guerra.
Dire cos'è successo non basta. È successo tutto. È caduto tutto.
Io non credo di aver mai compreso cosa sia il DPTS che affligge i militari di ritorno da conflitti particolarmente violenti. Non credo di saperlo nemmeno adesso, non sul serio almeno, ma quelle due pagine nelle quali Bartle immagina di parlare ai suoi amici di quel grumo contratto che ha dentro sono state illuminanti (e dolorosissime da leggere, figuriamoci a viverle).
Non mi andava di sorridere e dire grazie. Non volevo fingere di aver fatto qualcosa più che sopravvivere.
Non è facile trovare un romanzo che racconti di guerra senza scadere nella retorica: la prosa di Powers, però, nella sua scarna essenzialità, è ricca di immagini, impressioni, colori, odori, emozioni.
Ma quando lei mi disse: «Oh, John, sei tornato a casa,» non le credetti.

Bartle ha promesso di riportare Murphy a casa intero. Non ce l'ha fatta. Questa è la sua colpa. Il racconto …
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Già da qualche libro mi chiedo che fine abbia fatto la vecchia Kenyon capace di farmi sbudellare dalle risate o scendere la lacrimuccia nei primi romanzi della serie Dark Hunter. Gli ultimi tre non erano stati granché – e Il sogno della notte era stato proprio un'agonia.
Ora, non è che La luce della notte sia oro colato, ma almeno non ha tentato di uccidermi a colpi di noia. L'aspetto più irritante è stato il protagonista maschile, Aidan O'Connor, celeberrimo attore tradito da suo fratello, dalla sua fidanzata e da un numero non ben precisato di persone a lui vicine. È comprensibile che questa somma di tradimenti sia stata una merda, ma lo è anche sentirsene lamentare di continuo, della serie se la prendono tutti con me perché sono piccolo e nero (cit.).
La faccenda più …
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Già da qualche libro mi chiedo che fine abbia fatto la vecchia Kenyon capace di farmi sbudellare dalle risate o scendere la lacrimuccia nei primi romanzi della serie Dark Hunter. Gli ultimi tre non erano stati granché – e Il sogno della notte era stato proprio un'agonia.
Ora, non è che La luce della notte sia oro colato, ma almeno non ha tentato di uccidermi a colpi di noia. L'aspetto più irritante è stato il protagonista maschile, Aidan O'Connor, celeberrimo attore tradito da suo fratello, dalla sua fidanzata e da un numero non ben precisato di persone a lui vicine. È comprensibile che questa somma di tradimenti sia stata una merda, ma lo è anche sentirsene lamentare di continuo, della serie se la prendono tutti con me perché sono piccolo e nero (cit.).
La faccenda più strana, però, è che nel corso del romanzo viene detto più volte (dallo stesso Aidan, tra l'altro) che il fratello ha fatto in modo da allontanarlo da tutte le persone che sinceramente gli volevano bene. Quindi per quale motivo stai a piangerti addosso perché nessuno ti vuole bene quando potresti rimetterti in contatto con queste persone e spiegare loro che merda è stata tuo fratello? Non si sa: modalità lamento perenne in funzione.
Mugugni di Aidan a parte, è stata una lettura piacevole, che mi ha pure strappato qualche risata (il Deimos di Sherrilyn è decisamente simpatico... se preso bene). Anche Leta, la protagonista femminile, non è male: non si lascia mai buttare giù dalle lagne di Aidan e fa da contrappeso positivo necessario a evitare lo sminchiamento del lettore.
Il finale è un'assurdità, in perfetto stile Kenyon, ma quando non annoia per centocinquantasei pagine un lettore può anche perdonarglielo. Ora si aspetta il quattordicesimo volume – confidando che la Fanucci continui la pubblicazione. Non si può mai dire...

Un tempo Aidan O’Connor era una celebrità, un filantropo che donava sé stesso (e il suo denaro) senza chiedere nulla …
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Cassandra al matrimonio è un libro difficile da recensire: è uno di quei romanzi apparentemente banali, ma che nascondono al loro interno quella profondità che finisce per farvi ripensare a quanto avete letto per giorni e giorni.
La trama è presto detta. Ci sono due gemelle: una (Judith) sta per sposarsi, ma l'altra (Cassandra) non prende bene la notizia. È davvero tutto qui – o almeno l'intero romanzo si sviluppa da quest'idea. Adesso potrei parlarvi delle difficoltà che Cassandra incontra nel farsi una propria vita distinta da quella della gemella, determinata invece a “staccarsi” dal suo doppio. Potrei, ma questo aspetto del romanzo è stato efficacemente trattato da Peter Cameron nella postfazione inserita in calce a questa edizione di Fazi Editore.
Preferisco parlare invece dell'aspetto queer, visto che si muove non visto per tutto il corso del …
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Cassandra al matrimonio è un libro difficile da recensire: è uno di quei romanzi apparentemente banali, ma che nascondono al loro interno quella profondità che finisce per farvi ripensare a quanto avete letto per giorni e giorni.
La trama è presto detta. Ci sono due gemelle: una (Judith) sta per sposarsi, ma l'altra (Cassandra) non prende bene la notizia. È davvero tutto qui – o almeno l'intero romanzo si sviluppa da quest'idea. Adesso potrei parlarvi delle difficoltà che Cassandra incontra nel farsi una propria vita distinta da quella della gemella, determinata invece a “staccarsi” dal suo doppio. Potrei, ma questo aspetto del romanzo è stato efficacemente trattato da Peter Cameron nella postfazione inserita in calce a questa edizione di Fazi Editore.
Preferisco parlare invece dell'aspetto queer, visto che si muove non visto per tutto il corso del romanzo. Dico non visto perché è una tematica mai esplicitamente affrontata: Cassandra a un certo punto butta là casualmente di avere una non ben specificata avversione e/o disagio affettivo verso gli uomini e di trovarsi meglio con le donne. Tutto qui.
Troppo poco? No, se pensate che un altro tema del romanzo è l'incapacità di arrendersi e di accontentarsi di una vita “normale” – e forse anche un po' della gelosia verso chi, invece, ci riesce. Anche Cassandra vorrebbe probabilmente trovare qualcuno con cui stare e sistemarsi per bene. Solo che il suo qualcuno, il qualcuno che potrebbe renderla felice, non le permetterebbe comunque di rientrare nei ranghi della “normalità” – e teniamo conto che il romanzo è del 1962.
Quindi Cassandra, tra le altre cose, si trova stretta tra una vita attuale insoddisfacente e l'impossibilità di uscirne a causa sia della sua riluttanza ad abbracciare la normalità socialmente accettata sia ad affrontare se stessa (che potremmo ulteriormente scindere in necessità di vedersi come individuo distinto dalla gemella e come donna lesbica).
Un romanzo bello denso, insomma. Aggiungeteci il talento per il dialogo di Dorothy Baker e avrete un libro assolutamente godibile e che andrebbe analizzato nei corsi di lettura (lo sappiamo quanto sia difficile scrivere dei dialoghi che non facciano collassare dalla noia i lettori, no?).

È un'estate dei primi anni Sessanta e Cassandra Edwards è in viaggio verso il ranch di famiglia. Partita da Berkeley, …
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Il mastino dei Baskerville è la quinta, riuscitissima opera di Arthur Conan Doyle dedicata a Sherlock Holmes. A differenza degli ultimi due libri, si tratta di un romanzo e, per la prima volta, l'autore riesce a essere efficace anche in una narrazione più lunga.
I primi romanzi dedicati a Holmes – Uno studio in rosso e Il segno dei quattro – infatti, non hanno neanche lontanamente l'incisività e il pathos che possiamo trovare nei racconti brevi de Le avventure di Sherlock Holmes e Le memorie di Sherlock Holmes e, appunto, ne Il mastino dei Baskerville.
È davvero difficile smettere di leggere questo romanzo finché Holmes non ci rivela quale sia il mistero che minaccia l'ultimo discendente dei Baskerville. Il caso, come non smette di ricordarci un entusiasta Sherlock Holmes, è davvero molto intricato, con depistaggi e …
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Il mastino dei Baskerville è la quinta, riuscitissima opera di Arthur Conan Doyle dedicata a Sherlock Holmes. A differenza degli ultimi due libri, si tratta di un romanzo e, per la prima volta, l'autore riesce a essere efficace anche in una narrazione più lunga.
I primi romanzi dedicati a Holmes – Uno studio in rosso e Il segno dei quattro – infatti, non hanno neanche lontanamente l'incisività e il pathos che possiamo trovare nei racconti brevi de Le avventure di Sherlock Holmes e Le memorie di Sherlock Holmes e, appunto, ne Il mastino dei Baskerville.
È davvero difficile smettere di leggere questo romanzo finché Holmes non ci rivela quale sia il mistero che minaccia l'ultimo discendente dei Baskerville. Il caso, come non smette di ricordarci un entusiasta Sherlock Holmes, è davvero molto intricato, con depistaggi e una marcata aurea di sovrannaturale, che ci ricorda la passione di Conan Doyle per il fantastico.
Inoltre, l'ambientazione nella brughiera di Dartmoor ci catapulta in un luogo dove non troveremmo bizzarra la comparsa di spettri e dove i lamenti del misterioso mastino dei Baskerville potrebbero richiamare quelli delle banshee, anche se siamo nel Devon e non in Irlanda.
Si stenta quasi a immaginare un personaggio così razionale come Sherlock Holmes aggirarsi in questo paesaggio di vecchie leggende e ancora ben ancorato al lato selvaggio della natura. Eppure sarà proprio grazie al suo rigoroso metodo investigativo che il caso sarà risolto, ancora una volta.

Sir Charles Baskerville viene trovato morto. Accanto a lui, le impronte di un cane enorme. Molto tempo prima, nel Settecento, …
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Giratela come volete, ma leggere qualcosa scritto da Zygmunt Bauman risulta sempre spaventosamente rigoroso e convincente. Questo ebook è lungo appena cinquantadue pagine, ma sono sufficienti a Bauman per spiegarci da dove nasca il male – o, più specificatamente, com'è che le brave persone, quegli insospettabili vicini, diventino cattive.
Archiviati cornuti esseri antropomorfi e semplificazioni del tipo “mostri che compiono atti disumani”, Bauman mette subito in chiaro che coloro che fanno del male sono esseri umani come tutti gli altri (fatto salvo per chi è affetto da patologie e disturbi). Chiamarli “mostri” è tanto rassicurante quanto fuorviante: catalogarli nella nostra mente come “altro” rispetto alla nostra umanità non ci aiuta a capire come mai sia stato compiuto quel male.
Quindi l'autore passa a descriverci brevemente – ma con grande efficacia – le teorie fin ora proposte come …
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Giratela come volete, ma leggere qualcosa scritto da Zygmunt Bauman risulta sempre spaventosamente rigoroso e convincente. Questo ebook è lungo appena cinquantadue pagine, ma sono sufficienti a Bauman per spiegarci da dove nasca il male – o, più specificatamente, com'è che le brave persone, quegli insospettabili vicini, diventino cattive.
Archiviati cornuti esseri antropomorfi e semplificazioni del tipo “mostri che compiono atti disumani”, Bauman mette subito in chiaro che coloro che fanno del male sono esseri umani come tutti gli altri (fatto salvo per chi è affetto da patologie e disturbi). Chiamarli “mostri” è tanto rassicurante quanto fuorviante: catalogarli nella nostra mente come “altro” rispetto alla nostra umanità non ci aiuta a capire come mai sia stato compiuto quel male.
Quindi l'autore passa a descriverci brevemente – ma con grande efficacia – le teorie fin ora proposte come spiegazione delle origini del male. Sono tutte imperfette – e probabilmente lo è anche quella con la quale Bauman termina il suo saggio. Tuttavia, se anche non è la teoria ultima sulle sorgenti del male, è straordinariamente pertinente a quanto sta accadendo nella nostra contemporaneità.

Che cos’è il male oggi? In che modo si può dire che le sue manifestazioni, le sue spinte, le sue …
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Se dovessi definire con un aggettivo questo romanzo, sceglierei “scanzonato” perché, pur essendo ironico e divertente, è tutt'altro che frivolo. In Agnes Browne mamma, infatti, sono presenti anche eventi pieni di dolore, come la violenza sulla donna o la morte, ma sempre affrontati con disinvolto amore per la vita.
Agnes Browne, la protagonista, è una vera forza della natura: da sola, o in compagnia della sua amica Marion, ne combina di cotte e di crude e vi farà sbellicare dalle risate fin dal primo capitolo, quando fa il suo ingresso in maniera così inaspettata da indurre a preoccuparsi per la sua salute mentale (insieme alla sua amica).
Agnes Browne è mamma (come si evince anche dal titolo) di ben sette figli, sei maschi e una femmina. Un bel daffare, visto che il romanzo si apre con …
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Se dovessi definire con un aggettivo questo romanzo, sceglierei “scanzonato” perché, pur essendo ironico e divertente, è tutt'altro che frivolo. In Agnes Browne mamma, infatti, sono presenti anche eventi pieni di dolore, come la violenza sulla donna o la morte, ma sempre affrontati con disinvolto amore per la vita.
Agnes Browne, la protagonista, è una vera forza della natura: da sola, o in compagnia della sua amica Marion, ne combina di cotte e di crude e vi farà sbellicare dalle risate fin dal primo capitolo, quando fa il suo ingresso in maniera così inaspettata da indurre a preoccuparsi per la sua salute mentale (insieme alla sua amica).
Agnes Browne è mamma (come si evince anche dal titolo) di ben sette figli, sei maschi e una femmina. Un bel daffare, visto che il romanzo si apre con la notizia (per il lettore) che suo marito è morto. Non è stata questa gran perdita per lei, visto che razza d'uomo era, ma resta il fatto che deve crescere sette figli da sola. Un bel problema quando il maggiore, Mark, inizia a sperimentare la pubertà... ma niente panico, Agnes è una donna al passo con i tempi e non ha paura dell'educazione sessuale... più o meno...
In generale, però, i piccoli Browne sono dei tipini in grado di cavarsela da soli. Dalle loro parti corre voce che sia controproducente mettersi contro i Browne: non si sa come, infatti, ma riescono sempre a cavarsela – e a divertirsi un mondo.
È un romanzo breve, ma gioisco nel sapere che ne esistono altri tre incentrati su Agnes e sulla sua famiglia. Sono già finiti nella mia LdLdL.

Agnes Browne, trentaquattro anni, bella, proletaria, simpatia irresistibile, ha un banco di frutta e verdura al mercato del Jarro, turbolento …