Dopo averlo messo in lettura eoni fa, ho effettivamente iniziato Il secondo sesso e sto adorando la causticità di de Beauvoir. Questa frase me la metto da parte per ə fan di DioPatriaFamiglia.
Cosa significa lottare ogni giorno per sopravvivere in quella landa desolata che è diventata Gaza? …
Hanno ucciso habibi
5 stelle
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Libro con testimonianza del genocidio palestinese
Vista la natura del libro, questa non è una recensione, ma più un modo per dirvi che questo libro esiste e che chi ci ha lavorato ha accettato di devolvere i proventi delle vendite all’autrice, che vive a Gaza con la figlia.
Non è una recensione perché non c’è niente che io possa dire, niente che non sia già stato detto da Aila e da tutte le persone palestinesi che ci hanno mostrato e raccontato questo genocidio in diretta. Niente che non sia già stato dimostrato a dispetto dei tentativi di sviare il discorso, avvelenare la verità e minimizzare il dolore di milioni di persone. Non so se esiterà una fossa abbastanza profonda dove potranno nascondersi quando la storia verrà a rendere loro conto di quello che hanno fatto e di quello che hanno detto.
Io credo nella terapia. Abbiamo tutti bisogno di guarire. Abbiamo tutti bisogno di cure. Abbiamo tutti bisogno di tornare a essere trattati come esseri umani. Ma a cosa serve una seduta di terapia se intorno a te non cambia nulla?
Il Villaggio dei Ding è un pugno di case di paglia disteso lungo l’antico letto …
Il sogno del villaggio dei Ding
5 stelle
Quanto fa incazzare sapere che, come esseri umani, siamo giunti alla conclusione che qualcosa è nocivo per la nostra salute, ma questa informazione non è immediatamente diffusa in ogni angolo del globo, per cui si continua a fare qualcosa di letale solo per il profitto di pochə e l’ignoranza di troppə? A me tantissimo, soprattutto se penso che sono storie niente affatto rare. Il sogno del Villaggio dei Ding è una di queste.
Yan Lianke racconta di quando, negli anni Novanta del secolo scorso, nella sua provincia natale, lo Henan, si diffuse la convinzione che si sarebbero potuti fare soldi facili vendendo il proprio sangue. Siccome i soldi sono facili solo quando si sta pagando un costo occulto, nel Villaggio dei Ding ben presto si inizia a morire di una malattia misteriosa, che si capisce essere collegata alla vendita del sangue, ma che confonde nel suo manifestarsi anche in chi …
Quanto fa incazzare sapere che, come esseri umani, siamo giunti alla conclusione che qualcosa è nocivo per la nostra salute, ma questa informazione non è immediatamente diffusa in ogni angolo del globo, per cui si continua a fare qualcosa di letale solo per il profitto di pochə e l’ignoranza di troppə? A me tantissimo, soprattutto se penso che sono storie niente affatto rare. Il sogno del Villaggio dei Ding è una di queste.
Yan Lianke racconta di quando, negli anni Novanta del secolo scorso, nella sua provincia natale, lo Henan, si diffuse la convinzione che si sarebbero potuti fare soldi facili vendendo il proprio sangue. Siccome i soldi sono facili solo quando si sta pagando un costo occulto, nel Villaggio dei Ding ben presto si inizia a morire di una malattia misteriosa, che si capisce essere collegata alla vendita del sangue, ma che confonde nel suo manifestarsi anche in chi non ha partecipato personalmente alla compravendita e addirittura neə neonatə.
Noi che sappiamo bene come si diffonde l’HIV non ci stupiamo: ci incazziamo soltanto davanti all’evidenza che questi farabutti abbiano usato più volte lo stesso ago per i prelievi – quanti lo avranno fatto scientemente e quanti con ingenua ignoranza? – e che davanti all’evidenza di un’epidemia in corso nessuna autorità si sia preoccupata di spiegare alla popolazione come arginare il contagio o di fornire dei farmaci aə ammalatə.
Si rimane annichilitə davanti alla distruzione di un’intera comunità, non solo per l’ammontare sempre maggiore di persone ce sviluppano l’AIDS e muoiono, ma per la perdita dei legami comunitari davanti all’evidenza di essere statə usatə e di averlo permesso davanti alla promessa dei soldi. Nemmeno la prossimità della morte sembra una motivazione sufficiente per recuperare il piacere di stare insieme e lasciare le persone libere di vivere come meglio credono i loro ultimi giorni.
Testimone privilegiato di questo sfracello è Ding Shuiyang, il cui figlio è quello che più si è arricchito dalla vendita del sangue. Insieme a lui assistiamo impotenti alla scomparsa del villaggio e all’abiezione con la quale il figlio continua ad approfittarsi della situazione, adattandosi a fornire nuovi “servizi” a mano a mano che l’epidemia si diffonde.
Nonostante tutto questo, però, non è un romanzo nichilista: paradossalmente è proprio lo sconforto di Ding Shuiyang davanti alle azioni del figlio a manifestare un grande amore per la vita e l’importanza di prendersene cura, per quanto possibile e fino a quando è necessario.
Il villaggio di Halimunda, nel cuore dell’isola di Giava, incanta da sempre abitanti e forestieri …
La bellezza è una ferita
2 stelle
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Libro con violenza sessuale
Se non fosse per un solo elemento, sarei qui a scrivere bene di questo romanzo: ha il sapore della grande saga familiare intrisa di realismo magico e, se vi piace il genere, Kurniawan è sicuramente un autore da tenere presente. Peccato per la massiccia e sgradevole presenza di stupri: non è un’esagerazione dire che quasi tutte le donne che compaiono in questo romanzo vengano violentate, alcune più di una volta. Capisco che faccia parte del racconto del colonialismo olandese e della sua violenza, ma non è l’impressione che ne ho ricavato io. A me è sembrato che Kurniawan minimizzasse la devastazione provocata dallo stupro e che per lui non sia niente più di un espediente letterario per portare avanti la trama.
Di certo non ha aiutato il fatto che la violenza venga romanticizzata, rendendola conseguenza “naturale” per donne molto belle, soprattutto se mostrano la loro bellezza senza pudore. Come se non bastasse, a questo si aggiunge una certa morbosità nella descrizione degli stupri che definire rivoltante è usare un eufemismo.
Se anche tutto questo volesse mettere in luce il passato coloniale e violento dell’Indonesia, secondo me fallisce nel suo intento perché come contraltare alla violenza non c’è una caratterizzazione delle donne che vada oltre all’importanza che hanno per i personaggi maschili. Anche quando Kurniawan porta avanti la storia dal punto di vista di una di loro sembra che gli uomini siano l’unico senso delle loro vite. Alla lunga, oltre a essere fastidioso, risulta anche noioso e ripetitivo: le donne di questa storia non se lo meritavano proprio.
Se l'esistenza storica di Libertalia non è comprovata, la visione utopica che l'ha resa leggendaria …
L'utopia pirata di Libertalia
3 stelle
La pirateria condivide una bizzarra caratteristica con la stregoneria: entrambe hanno una storia ben definita, ma la loro rilevanza ha più a che fare con l’immaginario di ribellə all’ordine costituito assunto da piratə e streghə nel tempo che con i fatti storici che lə riguardano.
Graeber ci dice subito che anche Libertalia, una colonia che sarebbe stata fondata in Madagascar è un frutto della fantasia utopica del Settecento. Tuttavia, le idee di governo che incarnava di certo circolarono per i salotti illuministi europei e probabilmente finirono per influenzare diversə pensatorə.
Oggi siamo abituatə a pensare all’Illuminismo come al crogiolo delle idee che avrebbero giustificato il colonialismo, lo sfruttamento e il genocidio, ma non dobbiamo dimenticare che fu anche un periodo nel quale circolarono molte idee “nuove” e al di fuori dei canali ufficiali del sapere – nei “salotti”, spesso gestiti da donne, totalmente scomparse dalla storia.
E scomparsi dalla storia …
La pirateria condivide una bizzarra caratteristica con la stregoneria: entrambe hanno una storia ben definita, ma la loro rilevanza ha più a che fare con l’immaginario di ribellə all’ordine costituito assunto da piratə e streghə nel tempo che con i fatti storici che lə riguardano.
Graeber ci dice subito che anche Libertalia, una colonia che sarebbe stata fondata in Madagascar è un frutto della fantasia utopica del Settecento. Tuttavia, le idee di governo che incarnava di certo circolarono per i salotti illuministi europei e probabilmente finirono per influenzare diversə pensatorə.
Oggi siamo abituatə a pensare all’Illuminismo come al crogiolo delle idee che avrebbero giustificato il colonialismo, lo sfruttamento e il genocidio, ma non dobbiamo dimenticare che fu anche un periodo nel quale circolarono molte idee “nuove” e al di fuori dei canali ufficiali del sapere – nei “salotti”, spesso gestiti da donne, totalmente scomparse dalla storia.
E scomparsi dalla storia sono anche i contributi che venivano dalle colonie: durante l’Illuminismo si era molto più rilassatə sull’ammettere di aver tratto spunto dal pensiero di persone non-europee, così come era più facile condurre “esperimenti utopici” nelle periferie dell’impero e lontano dalle grinfie dell’Ancien Régime. Ecco, Graeber ci ricorda tutto questo mentre mette insieme quello che si sa e quello che si vocifera di Libertalia: come al solito, non lo so se ha ragione, ma trovo che sia così stimolante che per me vale sempre la pena di leggerlo.