Maomao ha il compito di proteggere la Consorte Gyokuyou durante la …
Il monologo della Speziale, Vol. 3
4 stelle
Con il terzo volume della serie arriviamo alla prima metà della seconda stagione dell’anime – per chi l’ha vista, senza fare spoiler, parliamo della situazione della rana – e la nostra Maomao è più indaffarata che mai. Tuttavia in questa recensione mi soffermerò più su Jinshi, perché in questo volume veniamo a sapere diverse cose su di lui e, anche se si trattava di un segreto di Pulcinella, non scriverò di cosa di tratta, quindi leggete serenə.
Jinshi è un personaggio interessante perché pur essendo indiscutibilmente un uomo ha delle caratteristiche fortemente femminili. La più importante è di sicuro la sua straordinaria bellezza: fin da subito ci viene presentato come un uomo bellissimo e viene spesso paragonato a una ninfa. In questo volumetto c’è un momento in cui la sua bellezza deve essere esaltata e Maomao commenta asciutta che non era una spettacolo da mostrare a chiunque e che addirittura …
Con il terzo volume della serie arriviamo alla prima metà della seconda stagione dell’anime – per chi l’ha vista, senza fare spoiler, parliamo della situazione della rana – e la nostra Maomao è più indaffarata che mai. Tuttavia in questa recensione mi soffermerò più su Jinshi, perché in questo volume veniamo a sapere diverse cose su di lui e, anche se si trattava di un segreto di Pulcinella, non scriverò di cosa di tratta, quindi leggete serenə.
Jinshi è un personaggio interessante perché pur essendo indiscutibilmente un uomo ha delle caratteristiche fortemente femminili. La più importante è di sicuro la sua straordinaria bellezza: fin da subito ci viene presentato come un uomo bellissimo e viene spesso paragonato a una ninfa. In questo volumetto c’è un momento in cui la sua bellezza deve essere esaltata e Maomao commenta asciutta che non era una spettacolo da mostrare a chiunque e che addirittura aveva una forza distruttiva tale da costringere in ginocchio un’intera nazione. Alla mia mente europea viene subito in mente Elena di Troia.
Jinshi è perfettamente consapevole di questa sua bellezza eccezionale e non si fa scrupolo a usarla per affascinare le persone e ottenere quello che vuole: un modus operandi che siamo abituatə ad associare alle donne, soprattutto in storie ambientate nel passato. È anche un elemento che rende sensato che una come Maomao – cresciuta in un bordello e abituata a frequentare donne che usano la loro bellezza come mezzo di sopravvivenza – finisca per avvicinarsi a uno come Jinshi, che usa la sua avvenenza per destreggiarsi negli intrighi della Corte Interna, senza infatuarsi di lui. Tutto questo, unito alla sua sensibilità per le esigenze e i problemi femminili, lo rendono più a suo agio con la Corte Interna che con la Corte dell’Imperatore.
Questa sua caratterizzazione fa da specchio a un altro personaggio che invece è una donna con delle caratteristiche fortemente maschili. Non dirò di più per adesso: sono abbastanza convinta che la reincontreremo più avanti e che ci verrà detto che ha un legame con Jinshi perché il parallelo letterario è troppo ghiotto per essere una casualità.
In conclusione non posso non scrivere qualcosa della scena della rana. Di nuovo, sarò molto vaga per evitare gli spoiler. È una scena piuttosto tipica di questo genere di storia, ma la particolarità di Il monologo della speziale è che viene problematizzata – nell’anime molto più che nella light novel – e viene di nuovo sottolineato che quello tra Jinshi e Maomao è un rapporto con un forte squilibrio di potere e che qualunque loro avvicinamento non può prescindere dallo sciogliere questo nodo. Fa piacere vedere una storia che non sacrifica questo fatto sull’altare di una storia d’amore.
"Questa è la storia che Licia Pinelli mi raccontò all'inizio degli anni ottanta. Era rimasta …
Una storia quasi soltanto mia
5 stelle
Avevo questo libro in lista da un sacco di tempo e ce l’avevo messo per interesse nei confronti della storia della strage di piazza Fontana, ma onestamente non mi aspettavo chissà cosa dalla testimonianza di Licia Pinelli, la vedova di Giuseppe Pinelli, ufficialmente morto in seguito a un malore e a una caduta accidentale dalla finestra da una finestra della questura, dove lo stavano interrogando con l’accusa di essere uno degli attentatori.
Questo non perché avessi qualche opinione negativa di Licia Pinelli, ma perché pensavo che la testimonianza di una persona colpita così da vicino da da questa brutta storia italiana non potesse aggiungere granché a quello che già sapevo. In un certo senso avevo ragione: non dice niente di nuovo e non vi consiglio di iniziare da questo libro-intervista se non conoscete la storia della strage di piazza Fontana, perché è vero che racconta i fatti, ma l’intervista inizia …
Avevo questo libro in lista da un sacco di tempo e ce l’avevo messo per interesse nei confronti della storia della strage di piazza Fontana, ma onestamente non mi aspettavo chissà cosa dalla testimonianza di Licia Pinelli, la vedova di Giuseppe Pinelli, ufficialmente morto in seguito a un malore e a una caduta accidentale dalla finestra da una finestra della questura, dove lo stavano interrogando con l’accusa di essere uno degli attentatori.
Questo non perché avessi qualche opinione negativa di Licia Pinelli, ma perché pensavo che la testimonianza di una persona colpita così da vicino da da questa brutta storia italiana non potesse aggiungere granché a quello che già sapevo. In un certo senso avevo ragione: non dice niente di nuovo e non vi consiglio di iniziare da questo libro-intervista se non conoscete la storia della strage di piazza Fontana, perché è vero che racconta i fatti, ma l’intervista inizia in media res e, secondo me, dà per scontato che ə lettorə sappia di cosa si sta parlando.
Però è sicuramente un libro da leggere. Sono rimasta molto colpita dalla testimonianza di Licia Pinelli: innanzi tutto dalla sua freddezza, che non è indice di imperturbabilità, ma di un dolore così soverchiante che ha reso necessario il suo congelamento. In questa intervista, Licia Pinelli ne posa con garbo alcuni cubetti ghiacciati sul tavolo, ma la maggior parte rimane chiusa in congelatore. Licia Pinelli lo sa, ma non può mostrarci altro: è riuscita ad andare avanti e ad affrontare la sua vita dopo la morte dell’amato marito solo perché ha seppellito una parte dei ricordi dentro di sé e non può tirarli fuori solo perché ha accettato questa intervista.
D’altro canto, come potrebbe aver elaborato un lutto simile quando le è stata negata la verità? Licia Pinelli frequentava la compagnia anarchica del marito e quindi non aveva chissà quale fede nello Stato: ma pensava che comunque la verità sarebbe venuta fuori. Che avrebbe finito per sapere come e perché Giuseppe Pinelli era morto perché la verità sarebbe stata più forte di chi cercava di nasconderla. È con sconforto che Licia Pinelli guarda alla se stessa ingenua che era agli inizi di questa storia, ma non si vede come una donna sconfitta agli inizi degli anni Ottanta: per lei la sconfitta è dello Stato che non ha avuto il coraggio di percorrere la strada della verità.
Per questo è una storia quasi soltanto di Licia Pinelli: se è vero che è una vicenda che ha colpito principalmente lei e la sua famiglia, un frammento di quella stessa storia appartiene a noi in quanto parte della storia collettiva di questo Paese. Vediamo di non dimenticarcene e di lasciarsi intortare da chi ci dice che della strage di piazza Fontana non sappiamo quasi niente: sappiamo quasi tutto e quello che non sappiamo è stato colpevolmente occultato con anni di depistaggi portati avanti da apparati dello Stato.
Su per la Fuyachodori, ovest sulla Rokkakudori, giù per la Tomikojidori, est per la Takoyakushidori: …
Leggere questo libro consiste nell'avere la tua parte razionale che afferma l'impossibilità di risolvere i tuoi problemi con un gatto mentre la tua parte gattara cerca di soffocarla con un cuscino.
Problema: sei uno scrittore fallito sulla soglia dei cinquant'anni. Il tuo ex fidanzato, cui sei …
Less
2 stelle
Nel 2018, quando Less vinse il Premio Pulitzer per la narrativa, era sulla bocca di tuttə e Greer era diventato l’autore fenomeno che era riuscito a prendersi il prestigioso premio letterario con un romance. Veniva raccontata come un’impresa incredibile, per cui l’ho messo in lista e ho lasciato scorrere il tempo perché svanisse il fastidio di vedere questo romanzo ovunque e della spinta a leggerlo solo perché lo stavano leggendo tuttə.
Vi dico subito che a me Less non ha detto nulla: anzi, per gran parte del tempo mi è parso incredibilmente noioso. Temo che le crisi di mezz’età degli uomini non mi interessino nemmeno se l’uomo in questione è gay, soprattutto se parliamo di uno che può permettersi di scappare dal matrimonio del suo ex compagno iniziando il giro del mondo grazie a una serie di inviti, conferenze e vacanze.
L’unico modo per rendere interessante questo filone di storie …
Nel 2018, quando Less vinse il Premio Pulitzer per la narrativa, era sulla bocca di tuttə e Greer era diventato l’autore fenomeno che era riuscito a prendersi il prestigioso premio letterario con un romance. Veniva raccontata come un’impresa incredibile, per cui l’ho messo in lista e ho lasciato scorrere il tempo perché svanisse il fastidio di vedere questo romanzo ovunque e della spinta a leggerlo solo perché lo stavano leggendo tuttə.
Vi dico subito che a me Less non ha detto nulla: anzi, per gran parte del tempo mi è parso incredibilmente noioso. Temo che le crisi di mezz’età degli uomini non mi interessino nemmeno se l’uomo in questione è gay, soprattutto se parliamo di uno che può permettersi di scappare dal matrimonio del suo ex compagno iniziando il giro del mondo grazie a una serie di inviti, conferenze e vacanze.
L’unico modo per rendere interessante questo filone di storie trito e ritrito è di inserire un po’ di lavoro emotivo, quello che gli uomini si aspettano sempre che facciano le donne all’interno della coppia. Mentre leggevo mi dicevo che con una coppia di uomini magari a un certo punto il nostro protagonista ci avrebbe deliziato con un po’ di introspezione e ci avrebbe regalato qualche riflessione sulla sua ultima relazione. Macché.
Alla fine tutto si risolve con un lieto fine calato dall’alto, giocando la carta dell’amore vero che sta nella quotidianità delle piccole cose, come una qualunque commedia romantica di serie B. Non è che le relazioni vadano costruite e difese dalle proprie mancanze personali crescendo insieme all’interno del rapporto: ma no, due cuori e una capanna è tutto quello che serve.
Di sicuro non ha aiutato il fatto che si capisce abbastanza presto dove sta andando a parare la storia di Arthur Less e che nondimeno si prenda un sacco di tempo per arrivarci. Come si dice dalle mie parti, E l’ha presa larga di nulla! Così larga che mi è stato impossibile empatizzare con il protagonista e la sua percezione di sé chiaramente fallata.