Baylee ha finito di leggere Ladra di Sarah Waters

Ladra di Sarah Waters
Londra 1862. Il destino di due orfane cresciute a poche miglia di distanza in ambienti sociali molto diversi si incrocia …
Femminista in fieri, aroace, atea agnostica, lettrice curiosa, book blogger, amante dell'inverno e del tè caldo.
Blog > La siepe di more Mastodon > @lasiepedimore@devianze.city Sharkey (anime, manga e light novel) > sk.helike.rocks/@nebulosa
Questo collegamento si apre in una finestra pop-up
85% completato! Baylee ha letto 68 di 80 libri.

Londra 1862. Il destino di due orfane cresciute a poche miglia di distanza in ambienti sociali molto diversi si incrocia …
Per quanto alla sua uscita, nel 1899, Il risveglio abbia suscitato scandalo perché considerato immorale per la sua rappresentazione del desiderio sessuale femminile, ai nostri giorni si presenta come una storia piuttosto banale: Edna Pontellier si scopre sola e insoddisfatta della sua vita di moglie di un uomo d’affari di successo e di madre di due bambini; in vacanza incontra l’affascinante Robert Lebrun e inizia a mettere in discussione il suo ruolo nella famiglia e nella società.
Non aspettatevi nemmeno grandi drammi o slanci passionali: la scrittura di Chopin, influenzata dal naturalismo di Guy de Maupassant, è asciutta e senza fronzoli e tocca fare attenzione ai dettagli per capire la storia che ci sta raccontando. La presa di coscienza di Edna non avviene con uno strappo, ma come una progressiva uscita da uno stato di torpore; tocca leggere i segnali del suo risveglio nelle sue parole e nei suoi gesti, …
Per quanto alla sua uscita, nel 1899, Il risveglio abbia suscitato scandalo perché considerato immorale per la sua rappresentazione del desiderio sessuale femminile, ai nostri giorni si presenta come una storia piuttosto banale: Edna Pontellier si scopre sola e insoddisfatta della sua vita di moglie di un uomo d’affari di successo e di madre di due bambini; in vacanza incontra l’affascinante Robert Lebrun e inizia a mettere in discussione il suo ruolo nella famiglia e nella società.
Non aspettatevi nemmeno grandi drammi o slanci passionali: la scrittura di Chopin, influenzata dal naturalismo di Guy de Maupassant, è asciutta e senza fronzoli e tocca fare attenzione ai dettagli per capire la storia che ci sta raccontando. La presa di coscienza di Edna non avviene con uno strappo, ma come una progressiva uscita da uno stato di torpore; tocca leggere i segnali del suo risveglio nelle sue parole e nei suoi gesti, oltre che nelle reazioni delle persone intorno a lei.
Attraverso i suoi occhi disvelati, vedremo la gabbia dorata nella quale è rinchiusa e dove suo marito Léonce la blandisce con dolcetti e gingilli per ricevere in cambio il suo appoggio nel tessere buoni rapporti con le mogli dei suoi partner in affari, presenti e potenziali, e nel tenere invece a distanza quelle che nuocerebbero alla sua reputazione. Ora che a Edna tutto questo è chiaro vediamo insieme a lei tutta la pochezza del marito e certo capiamo il suo desiderio di non avere più a che fare con lui.
Però nemmeno l’uomo che risveglia il suo desiderio sessuale, Robert Lebrun, è in grado di stare al fianco di questa donna che non si accontenta più degli angusti ruoli di genere che la società ha previsto per lei. Robert ha paura delle conseguenze dell’amore di Edna, ma ancora di più sembra aver timore del suo risveglio, del suo non essere più di nessuno se non di se stessa.
In definitiva, è una storia molto meno scontata di quanto ci si aspetterebbe leggendo la trama: ci sono molti piccoli dettagli rivelatori che ne fanno un romanzo da leggere con attenzione, per quanto sia breve e scorrevole. Ho molto apprezzato la prefazione di Carmen Maria Machado presente in questa edizione Oscar Mondadori – anche se chi è allergicə agli spoiler magari preferirebbe leggerla alla fine – che con poche parole riesce molto bene a inquadrare Il risveglio.

Fate and friendship brought Horace, Rumi, and Aliyah together in Rumi’s Wandering Wagon of Wonderful Wares, a sentient self-propelling wagon. …
Anni e anni di scuola dove studiamo quasi esclusivamente opere e pensiero di autori ci hanno convinto che non ci siano state autrici se non a partire dall’Ottocento, o che – se ci sono state – il loro contributo sia stato trascurabile, perché mediocre o una semplice copia carbone delle innovazioni – maschili – diventate il nuovo standard. Queste convinzioni fanno sì che siamo totalmente scollatə dalla storia del pensiero e della letteratura femminile, che certo sarà meno corposa di quella maschile date le maggiori difficoltà per le donne nel corso della storia di arrivare a produrre delle opere, ma non di meno esistono e spesso per ə loro contemporaneə erano famose come le opere degli autori che studiamo in classe.
In un’epoca in cui non si fa che sbandierare la necessità di riconoscere e rispettare le proprie radici, vi invito a riscoprire le opere e il pensiero di autrici …
Anni e anni di scuola dove studiamo quasi esclusivamente opere e pensiero di autori ci hanno convinto che non ci siano state autrici se non a partire dall’Ottocento, o che – se ci sono state – il loro contributo sia stato trascurabile, perché mediocre o una semplice copia carbone delle innovazioni – maschili – diventate il nuovo standard. Queste convinzioni fanno sì che siamo totalmente scollatə dalla storia del pensiero e della letteratura femminile, che certo sarà meno corposa di quella maschile date le maggiori difficoltà per le donne nel corso della storia di arrivare a produrre delle opere, ma non di meno esistono e spesso per ə loro contemporaneə erano famose come le opere degli autori che studiamo in classe.
In un’epoca in cui non si fa che sbandierare la necessità di riconoscere e rispettare le proprie radici, vi invito a riscoprire le opere e il pensiero di autrici che i nostri programmi scolastici snobbano per riconnettervi alla storia che ci ha portato dove siamo adesso. Una di queste autrici è Christine de Pizan, che iniziò a scrivere per mantenere la famiglia dopo la morte dell’amato marito. Aprì anche una bottega di scrittura, il cui lavoro era molto apprezzato. Ovviamente la sua intraprendenza provocò malumori: una vedova che non si risposava e nemmeno decideva di entrare in convento! Ma Cristine de Pizan era avvezza a chi le remava contro: aveva iniziato scontrandosi con la disapprovazione della madre verso la sua passione per lo studio, incoraggiata invece dal padre. Era così avvezza a contrarsi con la misoginia del suo tempo che quando lesse le Lamentations di Mateolo, opera latina del XIII secolo, tradotta in francese da Jean le Fèvre, decise di ribaltare la prospettiva maschile e, forte della sua esperienza personale, in una manciata di mesi tra il 1404 e il 1405, scrisse La Città delle Dame.
In questa stanza per sé ante litteram, Christine de Pizan si adopera a demolire l’idea che i maschi siano superiori alle femmine, che queste siano deboli e viziose, sciocche e frivole. Christine de Pizan smonta con ironia ed eleganza i pregiudizi che danneggiano le donne e nel fare esempi positivi di donne abbiamo il piacere di trovare nomi che i contemporanei solitamente associavano alla peggiore turpitudine, come Semiramide o Medea.
Christine de Pizan condanna anche la violenza domestica e lo stupro, inorridendo di fronte alla convinzione maschile che una donna potesse provare piacere durante una violenza sessuale. Siamo abituatə a pensare che la sensibilità sul tema sia una questione moderna, ma forse dovremmo specificare degli uomini moderni (e neanche tutti), visto che le donne sembravano già piuttosto consapevoli anche in passato.
Si tratta quindi di un libro godibilissimo che, nonostante i secoli che ci separano dalla sua autrice, è capace di risuonare profondamente dentro di noi. Vi consiglio di recuperarlo e di non farvi spaventare dalla sua età perché è scorrevole come uno dei più appassionanti romanzi contemporanei e i suoi capitoli brevi di sicuro aiutano.

Londra 1862. Il destino di due orfane cresciute a poche miglia di distanza in ambienti sociali molto diversi si incrocia …
Avviso sul contenuto Libro con razzismo, violenza, dipendenza da sostanze
Il modo migliore per leggere questo romanzo è farlo senza grosse pretese, godendosi tutto il dramma che ci viene buttato addosso, e senza farsi troppe domande. Perché farsi domande significa iniziare a trovare strano che Frannie, la protagonista, abbia subito tutto quello che ha subito senza grandi conseguenze psicologiche.
All’apparenza si ha la percezione che eviti di pensarci per non riportare a galla il dolore, ma in realtà quando racconta del suo passato non sembra esserne particolarmente turbata, per cui l’impressione di chi legge è che si aggiunga turpitudine a turpitudine solo per destare simpatia.
Ora, posto che la schiavitù mi sembra già abbastanza brutta di per sé senza bisogno di calcare troppo la mano, ogni evento traumatico ha bisogno del suo peso specifico, altrimenti è inutile metterlo perché nella mente dellə lettorə passerà liscio come acqua di un ruscelletto di montagna quando non piove da tempo. E sostituire a un singolo evento traumatico una catena di traumi, basandosi sulla loro quantità piuttosto che sul loro impatto, non avrà come effetto quello di raddoppiare la simpatia, ma di sfinire lə lettorə.
Certo che durante la lettura si prova empatia per la situazione di Frannie, ma la sua storia non riesce a fare presa. Nonostante la violenza che piano, piano emerge dal suo passato, non sono riuscita a essere troppo coinvolta da questa storia: sono abbastanza sicura che mi scivolerà presto dalla mente e me ne dispiaccio molto perché le tematiche sono importanti e pesanti.

Roma, anno 1611. La giovane pittrice Artemisia si batte furiosamente per imporre il suo talento. L'avversario più temibile che le …
Leggere Blaga Dimitrova in Italia è un’impresa di tutto rispetto: l’unica sua raccolta di poesie è stata pubblicata dalla Fondazione Piazzolla come parte di una collana non destinata alla vendita e che quindi immagino possa essere reperita solo in biblioteca. Lunga vita alle biblioteche pubbliche e che riescano a rimanere al nostro fianco nonostante i marosi dei fondi insufficienti e del capitalismo selvaggio!
La poesie di Dimitrova – che, per la cronaca, non è una poetessa qualunque, ma una delle autrici di spicco del Novecento bulgaro – ci parla di libertà e amore, di legami e solitudine, di dolore e vita. È una poesia densa di vita, concreta nel suo verseggiare di sentimenti e sensazioni, coraggiosa nel suo ribaltare critiche e rigirarle in poesia – Dimitrova fu accusata di non seguire i dettami del socialismo reale – e decisa nel seguire la sua strada.
Nessuna paura che mi calpestino Calpestata, …
Leggere Blaga Dimitrova in Italia è un’impresa di tutto rispetto: l’unica sua raccolta di poesie è stata pubblicata dalla Fondazione Piazzolla come parte di una collana non destinata alla vendita e che quindi immagino possa essere reperita solo in biblioteca. Lunga vita alle biblioteche pubbliche e che riescano a rimanere al nostro fianco nonostante i marosi dei fondi insufficienti e del capitalismo selvaggio!
La poesie di Dimitrova – che, per la cronaca, non è una poetessa qualunque, ma una delle autrici di spicco del Novecento bulgaro – ci parla di libertà e amore, di legami e solitudine, di dolore e vita. È una poesia densa di vita, concreta nel suo verseggiare di sentimenti e sensazioni, coraggiosa nel suo ribaltare critiche e rigirarle in poesia – Dimitrova fu accusata di non seguire i dettami del socialismo reale – e decisa nel seguire la sua strada.
Nessuna paura che mi calpestino Calpestata, l’erba diventa un sentiero
Le sue prime poesie sono più incentrate sull’amore, su questo sentimento che in Dimitrova non si limita a indirizzarsi verso una sola persona, ma si estende al mondo intero, che ai suoi occhi di innamorata si mostra con una bellezza e una luminosità che prima non aveva. Perdere l’amore, dunque, non comporta solo il dolore di separarsi dalla persona amata, ma anche quello dell’ingrigirsi del mondo.
Non so se mi ero innamorata di te. Mi innamorai però di altre cose, lo so: di una stanza scomoda rivolta a nord, di una teiera che crepitava la sera. Degli alberi mi innamorai che toglievano spazio, dei solitari e soffocanti cinema di quartiere, dei dolorosi ricordi di prigione, di un muro ferito dalle bombe. Delle fermate del tram, delle foglie ricoperte di brina, di una calda tasca con castagne bruciate, della pioggia scrosciante, del suono del telefono, perfino della nebbia fonda color cenere. Di tutto il mondo mi ero innamorata, non di te. Lo scoprivo nuovo, interessante, ricco. Per questo soffro… Non per averti perso. Altro ho perduto – il mondo intero.
Bellissime poi le poesie in cui cerca se stessa come donna, le primissime di questa raccolta, dove Dimitrova afferma la sua volontà di non avere una vita irregimentata dalle consuetudini storiche e familiari. Dimitrova, anche nell’amore, vuole essere soggetto, vuole cavalcare insieme al compagno, da pari, il vento impetuoso della passione e del desiderio.
Con il passare del tempo e l’evolversi della situazione politica, anche le poesie di Dimitrova si faranno più politiche, anche se fin da subito si presenta come un’autrice impegnata a livello politico e sociale, con tanto di opere censurate e le solite accuse di essere un’autrice al soldo delle potenze straniere.
Una poesia in continuo mutamento quella di Blaga Dimitrova, una poesia che accoglie il cambiamento dell’autrice in base alle sue esperienze vissute, sia a livello individuale che collettivo, senza mai dimenticare di guardare all’altezza, ma senza mai lasciare che i piedi si stacchino da terra.
Ogni tua poesia crea come fosse l’ultima. In questo secolo in volo supersonico e saturo di stronzio, carico di terrorismo, sempre più improvvisa arriva la morte. Ogni tua parola invia come l’ultima prima della fucilazione, un grido impresso nel muro della prigione. Non hai diritto a una menzogna, neanche fosse un piccolo bel gioco. Semplicemente non avrai il tempo di correggere da solo il tuo errore. Laconicamente e senza pietà ogni tua poesia scrivi col sangue come fosse un addio.
@Micolcosta@livellosegreto.it assolutamente! È una storia pazzesca!

Il 16 giugno 1743 sulla strada per Siena un giovane servitore in fuga d'amore con la sua bella viene raggiunto …

Quando il tramonto accende le foglie degli alberi e il cinguettio degli uccelli dà voce ai cespugli, una ragazzina solitaria …

Quando il tramonto accende le foglie degli alberi e il cinguettio degli uccelli dà voce ai cespugli, una ragazzina solitaria …

Un viaggio alle origini del sacro e della pulsione religiosa femminile, prima dell’avvento del patriarcato e delle religioni storiche, attraverso …

Roma, anno 1611. La giovane pittrice Artemisia si batte furiosamente per imporre il suo talento. L'avversario più temibile che le …

Alla fine del XX secolo la scena hacker era avanguardia pura. Quando le idee, le pratiche e le scorribande nella …