cretinodicrescenzago ha valutato Maschilità smascherata: 4 stelle

Maschilità smascherata di GNAM
Il Gruppo Nonviolento di Autocoscienza Maschile racconta la propria esperienza: il contesto in cui si è formato, la scoperta di …
cretinodicrescenzago Blocca account
cretinodicrescenzago@lore.livellosegreto.it
Registrato 1 anno, 3 mesi fa
Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
Questo collegamento si apre in una finestra pop-up
Completato! cretinodicrescenzago ha letto 16 di 12 libri.

Il Gruppo Nonviolento di Autocoscienza Maschile racconta la propria esperienza: il contesto in cui si è formato, la scoperta di …

I Dieci miti su Israele sono dieci narrazioni storiche costruite per legittimare la fondazione di Israele in Palestina e il …

Genly Ai is an ethnologist observing the people of the winter-cold Gethen. The people there are androgynous, normally neuter, but …
Leggere Gli dèi di Mosca spalla a spalla con Brandelli d'Italia è stata una piacevolissima coincidenza, visto che alla fin fine i due libri appartengono al medesimo macrofilone: fantascienza postapocalittica con ricostruzione della civiltà in pseudo-Stati protomoderni, tecnologie astruse saccheggiate dalle antiche rovine, una quantità di scenette comiche sconce (forse anche troppe, in entrambe i romanzi) e un certo qual gusto per la satira sulle grandi religioni teistiche e non – se in Brandelli d'Italia è a base di Cattolicesimo e fascismo, qui ne Gli Dèi di Mosca giustamente abbiamo l'Ortodossia orientale e il bolscevismo. Questo detto, il romanzo di Swanwick non è tanto un thriller, come quello di Crescizz, quanto una heist story corale in cui una mezza dozzina di parti diverse si ritrovano coinvolte in una cospirazione in precario equilibrio, intessuta di intricati doppiogiochismi : la prima metà del romanzo è di preparazione, la seconda di esecuzione, e …
Leggere Gli dèi di Mosca spalla a spalla con Brandelli d'Italia è stata una piacevolissima coincidenza, visto che alla fin fine i due libri appartengono al medesimo macrofilone: fantascienza postapocalittica con ricostruzione della civiltà in pseudo-Stati protomoderni, tecnologie astruse saccheggiate dalle antiche rovine, una quantità di scenette comiche sconce (forse anche troppe, in entrambe i romanzi) e un certo qual gusto per la satira sulle grandi religioni teistiche e non – se in Brandelli d'Italia è a base di Cattolicesimo e fascismo, qui ne Gli Dèi di Mosca giustamente abbiamo l'Ortodossia orientale e il bolscevismo. Questo detto, il romanzo di Swanwick non è tanto un thriller, come quello di Crescizz, quanto una heist story corale in cui una mezza dozzina di parti diverse si ritrovano coinvolte in una cospirazione in precario equilibrio, intessuta di intricati doppiogiochismi : la prima metà del romanzo è di preparazione, la seconda di esecuzione, e di carne al fuoco ce n'è tanta. L'esecuzione complessiva è impeccabile e tutti i pezzi alla fine quadrano, cosa encomiabile con tutti quei personaggi in moto, però mi è sempre sembrato che alcuni personaggi fossero sottosviluppati rispetto al loro potenziale, che altri ricevessero fin troppa attenzione per quello che valevano, e che Darger e Surplus, fossero un po' troppo dei "punti di vista di comodo": dei personaggi già noti che Swanwick ha incollato dentro una storia che non li riguarda, per farne l'esca con cui venderla – al prezzo però di sacrificare un po' i veri protagonisti creati ad hoc. Se ho ben capito, però, le heist story usano relativamente spesso questo espediente, quindi banalmente sono un genere poco adatto alle mie corde, ma non così inadatto da non essermelo goduto almeno questa volta.

In un futuro post apocalittico dal sapore ottocentesco, in cui Internet non esiste più… Darger e Surplus sono due truffatori …
[Vecchia recensione di quando ero ragazzetto mantentua com'era]
Un'antologia di racconti brevi dell'orrore e del mistero, opera di un Inglese di età edoardiana, oggi praticamente dimenticato... per evidenti motivi. La narrazione in prima persona da finto aneddoto o diario non sempre è avvincente, il ritmo di diversi racconti è costruito male, la differenza di sensibilità fa sentire come banali trovate che per i tempi potevano essere acute. Vale la pena leggerli solo se ci si vuole tuffare nella narrativa di consumo di qualità media di un secolo fa.

È forse la superstizione ad aprire le porte del soprannaturale? È semplice sfortuna, o c’è qualcosa di più misterioso dietro …
[Vecchia recensione di quando ero ragazzetto mantentua com'era]
William Hodgson era un marinaio di professione che, tornato a terra, si è reinventato saggista e romanziere a tema nautico, e questo è il primo volume della sua opera omnia tradotta, previo un lavoro filologico di tutto rispetto per recuperare i suoi testi originali (non le versioni interpolate dai suoi editori). Come preservazione di opere dal grande valore storico, il volume è molto pregevole; è francamente meno interessante se letto a scopo ricreativo: i racconti horror di Hodgson potevano essere avvincenti e inquietanti nel 1910, oggi fanno l'effetto di un episodio di Scooby Doo.

Terrore dagli abissi è il primo di tre volumi che raccolgono tutti i racconti di mare di William Hope Hodgson. …
Quarto libro della saga di Geralt di Rivia, di fatto la parte due di un'unica vicenda inizia nel terzo libro. Se però Il sangue degli elfi era un prologo ipertrofico in cui si mettevano in moto una mezza dozzina di macchinazioni politiche diverse, saltando da un punto di vista all'altro, Il tempo della guerra è molto più compatto e serrato: la riunione fra Geralt, Cirilla e Yennefer (più Ranuncolo, naturalmente) si verifica in fretta e scalda il cuore, dopodiché si passa all'avvincente climax, cui segue un bell'atto terzo di disavventure e (oso dire) catastrofi che chiudono questa trama e aprono quella dei libri seguenti. A livello di prosa Sapkowski è ancora impacciatissimo a descrivere fisicamente i personaggi e in questo volume il cast cresce di parecchio, per cui c'è un grosso rischio di non ricordare chi è chi (si salva giusto Vilgefortz di Roggeveen, alias il personaggio più importante fra …
Quarto libro della saga di Geralt di Rivia, di fatto la parte due di un'unica vicenda inizia nel terzo libro. Se però Il sangue degli elfi era un prologo ipertrofico in cui si mettevano in moto una mezza dozzina di macchinazioni politiche diverse, saltando da un punto di vista all'altro, Il tempo della guerra è molto più compatto e serrato: la riunione fra Geralt, Cirilla e Yennefer (più Ranuncolo, naturalmente) si verifica in fretta e scalda il cuore, dopodiché si passa all'avvincente climax, cui segue un bell'atto terzo di disavventure e (oso dire) catastrofi che chiudono questa trama e aprono quella dei libri seguenti. A livello di prosa Sapkowski è ancora impacciatissimo a descrivere fisicamente i personaggi e in questo volume il cast cresce di parecchio, per cui c'è un grosso rischio di non ricordare chi è chi (si salva giusto Vilgefortz di Roggeveen, alias il personaggio più importante fra quelli nuovi) – raccomando di farsi una lista delle persone o procurarsi delle illustrazioni. Viceversa le sue capacità di worldbuilding continuano a tenere botta e ci regalano delle escursioni suggestive nella mitologia del suo mondo, accompagnate da scene d'azione più elaborate e incalzanti che nei precedenti libri. In più a una seconda lettura (come questa) si notano molti indizi che preannunciano il leit motiv di tutta la saga, ben inseriti già all'inizio. Chapeau davvero!
Concludendo, un buon romanzo di spionaggio/cospirazioni e di avventure picaresche; se letto in blocco con il terzo, il dittico sale a 3,5 stelle se non 4.

Tre ombre cavalcano nella notte. Sono tre sicari, lanciati all'inseguimento della loro prossima vittima. Tuttavia non sanno di essere a …
Alla prima lettura nel 2015 Il sangue degli elfi mi aveva lasciato molto freddo, perché ha una grossa debolezza strutturale: i suoi eventi sono la premessa di una vasta trama che si innesca davvero solo nel quarto romanzo, così che si ha la giustificata sensazione di leggere un gigantesco prologo, tutto preparazione e niente scioglimento. E non aiuta che Sapkowski qui abbia dato il via a una trama politica da Guerra e Pace fantasy ma non si sia mai degnato di disegnare una mappa, il che mi impediva di visualizzare gli spostamenti dei personaggi e le crisi internazionali. Ciò detto, la seconda lettura è stata piacevole: ho trattato il romanzo come se fosse la parte 1 di una storia che finisce nel quarto volume e ha funzionato molto meglio, i cliffhanger in particolare, e aver recuperato una mappa ufficiosa dell'ambientazione rende finalmente comprensibili i dicorsi di geografia – anzi, si …
Alla prima lettura nel 2015 Il sangue degli elfi mi aveva lasciato molto freddo, perché ha una grossa debolezza strutturale: i suoi eventi sono la premessa di una vasta trama che si innesca davvero solo nel quarto romanzo, così che si ha la giustificata sensazione di leggere un gigantesco prologo, tutto preparazione e niente scioglimento. E non aiuta che Sapkowski qui abbia dato il via a una trama politica da Guerra e Pace fantasy ma non si sia mai degnato di disegnare una mappa, il che mi impediva di visualizzare gli spostamenti dei personaggi e le crisi internazionali. Ciò detto, la seconda lettura è stata piacevole: ho trattato il romanzo come se fosse la parte 1 di una storia che finisce nel quarto volume e ha funzionato molto meglio, i cliffhanger in particolare, e aver recuperato una mappa ufficiosa dell'ambientazione rende finalmente comprensibili i dicorsi di geografia – anzi, si apprezza di più il piccolo tocco di attenzione per le faccende mercantili. Di sicuro un romanzo debole, ma c'è una prospettiva dalla quale funziona decentemente.

Dopo Il guardiano degli innocenti e La spada del destino, continua la sanguinosa guerra tra elfi e uomini. Solo …
Continua la rilettura della Saga di Geralt e il secondo volume La spada del destino, a riprenderlo in mano, è un evidente passo avanti rispetto al primo. La prosa di Sapkowski non è diventata perfetta (ancora troppi maledetti gerundi, ancora voci dei personaggi un po' troppo simili) ma ha un ritmo più scorrevole e descrive in modo più ricco; i personaggi guadagnano in complessità, Ranuncolo in particolare rivela i suoi lati migliori (Geralt invece continua a guardare il seno a tutte le donne che incontra); il racconto conclusivo è costruito a flashback non consecutivi incastonati nel piano temporale principale, una tecnica già ben eseguita e cui Sapkowski si appassionerà un sacco nei romanzi. Nel complesso un passo avanti evidente, 3,5 stelle meritate.

Geralt di Rivia è uno strigo, un assassino di mostri. Ed è il migliore: solo lui può sopraffare un basilisco, …