aresti citazione da Debito di David Graeber (La cultura -- 0770)
Queste considerazioni a loro volta ci portano al grande imbarazzo che tormenta tutti i tentativi di rappresentare i mercati come la più alta espressione della libertà umana: storicamente, i mercati commerciali e impersonali nascono dal furto. La continua recita del mito del baratto, usato quasi come un incantesimo, è soprattutto il modo in cui gli economisti cercano di evitare il problema e di confrontarsi con questo fatto. Ma basta anche una brevissima riflessione per smascherare l’inganno. Chi fu il primo uomo che, guardando a una casa piena di oggetti, si mise immediatamente a calcolare il loro valore in termini di quello che poteva ottenerne in cambio sul mercato? Sicuramente poteva solo essere un ladro. I primi a vedere il mondo in questo modo furono malfattori e soldati dediti al saccheggio, poi forse vennero gli esattori. Solo nelle mani dei soldati, fresche del saccheggio di città e paesi, dei pezzi d’oro e d’argento – nella maggior parte dei casi fusi da qualche cimelio familiare di valore, che, come le divinità del Kashmir, le corazze azteche oppure i bracciali alle caviglie delle donne babilonesi, erano sia un’opera d’arte che un piccolo compendio di storia – potevano diventare delle semplici, uniformi monete, senza storia, preziose precisamente perché non avevano una storia e quindi potevano essere accettate dappertutto, senza domande. E questo continua a essere vero. Ogni sistema che riduce il mondo a una serie di numeri può essere mantenuto solo con le armi, non importa se sono spade e mazze o le odierne «bombe intelligenti» sganciate da droni senza pilota.
— Debito di David Graeber (La cultura -- 0770) (Pagina 481)














