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Tecnologie conviviali di Carlo Milani
In questo radicale ripensamento del nostro rapporto con la tecnologia, che non a caso riecheggia le tesi di Ivan Illich, …
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In questo radicale ripensamento del nostro rapporto con la tecnologia, che non a caso riecheggia le tesi di Ivan Illich, …
@Pare@libroj.org Mia esperanto ne estas tiel bona sed mi provas.
"8 secondi" estas tre interesa kaj bone verkita. Mi rekomendas ĝin.
Dankon pro la konsilo, mi volonte legos ĝin ĉar mi renkontis Carlon persone antaŭ jaroj kaj li estas afabla kaj inteligenta homo.
Redankon 🙏🙏🙏
Alcuni di coloro che pubblicano qualcosa sui social media godono di grande popolarità, ma i piú rimangono in attesa che qualcuno li consideri. Quanto piú la situazione è imprevedibile, tanto piú l'utente sviluppa una forma di dipendenza. Non ci si può distrarre un attimo. Secondo Eyal, queste routine non sono affatto piacevoli, anzi creano una sensazione di noia, frustrazione, passività e, come già detto, di solitudiine.
— Il silenzio di Erling Kagge (29%)
Ci sono passato quindi posso confermarlo.
Scusatemi, questa è l'ultima! Promesso 😂
Persino App di successo come Twitter, dopo un po', hanno dovuto fare i conti col mercato. I proprietari si disperano nel vedere che la loro idea commerciale vacilla e che la crescita si arresta. È un bene. Persino i fondatori iniziano ad avere dei dubbi. Numerose applicazioni molto popolari si scontrano con il problema di creare non solo dipendenza, ma anche solitudine. L'idea commerciale fondamentale di Twitter e di altre App è quella di creare un bisogno che l'App stessa provvederà a soddisfare, ma solo temporaneamente. I loro proprietari vivono della nostra dipendenza.
— Il silenzio di Erling Kagge (29%)
Considerando la situazione attuale, soprattutto di Twitter, direi che la "temporaneità" è decisamente evidente.
Il filosofo e teorico della noia, Blaise Pascal, l'aveva già detto nel Seicento: «La disgrazia degli uomini proviene dal non saper essi starsene tranquilli in una camera».
Questo disagio nel sopportare la solitudine, in silenzio, e nel conoscere ciò che c'è intorno a noi non è una nuova tendenza dilagata negli anni Cinquanta insieme alla tv, negli anni Novanta insieme a Internet, o in questi ultimi anni con gli smartphone. Esisteva già all'epoca di Pascal.
Le tantissime, nuove possibilità di pensare a qualcos'altro, offerte dalle serie televisive, dagli iPad, dai telefoni e dai giochi, sono piú una conseguenza dei nostri bisogni che non la causa.
— Il silenzio di Erling Kagge (23%)
Tuttavia, quando a volte mi capita di uscire dalla solita routine e me ne sto seduto in silenzio in una stanza, da solo, senza aver niente da fare o da vedere, il caos si manifesta. È difficile starsene lí cosí. Le tentazioni sono troppe. Il cervello, che funziona bene con il pilota automatico inserito, diventa inservibile. Quando c'è silenzio e si è da soli si diventa irrequieti.
— Il silenzio di Erling Kagge (23%)
Otto secondi rappresentano oggi la nostra curva d'attenzione abituale, il tempo medio dopo il quale la nostra mente perde il fuoco: quando leggiamo un articolo, quando ascol- tiamo una musica, quando vediamo un filmato, quando parliamo con gli altri. Otto secondi.
— 8 secondi di Lisa Iotti (25%)
All'Università di San Diego hanno calcolato quanti gigabyte consumiamo ogni giorno sui nostri vari dispositivi: trenta-quattro, l'equivalente di circa centomila parole, più o meno il numero di termini all'interno di un romanzo (o di un comune dizionario scola- stico). Il problema è che non leggiamo queste centomila parole in modo continuo e concentrato, come un testo di narrativa, ma in bocconi di tempo sempre più brevi e provenienti da decine e decine di luoghi diversi (secondo un un altro studio i giovani di vent'anni cambiano fonte di informazione ventisette volte all'ora, circa centocinquanta volte al giorno). Mi viene in mente la frase del matematico Henri Poincaré, che ho letto non so dove: «L'accumulazione dei dati non è scienza più di quanto un mucchio di mattoni non sia una casa».
— 8 secondi di Lisa Iotti (75%)
Il problema è che la facilità di accesso alle risposte ci ha fatto credere che le risposte siano facili: ci siamo convinti di sapere molto più di quello che sappiamo, di avere ragione. E credere di avere ragione è di solito la via più breve per avere torto.
— 8 secondi di Lisa Iotti (75%)
Siamo tutti sempre meno sociali e sempre più distratti, assenti riguardo a chi siamo, a cosa stiamo facendo a noi stessi e agli altri, a quale sia il valore che diamo alle nostre azioni, al pianeta che lasceremo ai nostri figli. Senza memoria, senza attenzione, senza la capacità di sollevare la testa, senza più pazienza, perfino senza più sorriso, cosa saremo? Che razza di uomo è quello che abiterà tra cinquant'anni la Terra? lo voglio capirlo.
Questo è il mio viaggio sui suoi passi.
— 8 secondi di Lisa Iotti (Pagina 12)
«Lo smartphone è un dispositivo digitale che lavora con una modalità semplificata di input-output» scrive il filosofo Byung-Chul Han. «Bandisce ogni forma di negatività: per suo tramite si disimpara a pensare in maniera complessa.»
— 8 secondi di Lisa Iotti (12%)
Se posso sapere tutto in tempo reale non devo più ricordare nulla; non devo più sforzarmi di compiere attività mnemoniche di alcun tipo.
— 8 secondi di Lisa Iotti (11%)

In media, perdiamo la concentrazione ogni otto secondi: la distrazione è ormai uno stile di vita, l'intrattenimento perpetuo un'abitudine. E …
Dopo "Membrana" e "La città indelebile" (che non ho ancora terminato) e questo "Pechino Pieghevole" mi sento di affermare che la collana "Asia" di Add Editore è davvero ben curata.
Questa raccolta di racconti mi ha davvero appassionato senza mai una caduta. Bravissima autrice, scrittura scorrevole ma non banale, temi decisamente attuali.
Lo consiglio agli amanti del genere distopico/fantascientifico.
P.S. anche il formato, la carta e soprattutto la copertina dimostrano la cura dell'editore per i dettagli. È un bel volume sia da tenere in mano sia da "esporre" nella libreria.

Pechino è divisa in tre spazi e le ventiquattr'ore di ogni giorno sono state accuratamente organizzate per salvaguardare il tempo …