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I duellanti di Andrea Camilleri (I racconti di Vigàta, #10)
Breve racconto originariamente inserito ne "La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta", qui pubblicato da La Repubblica e …
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Breve racconto originariamente inserito ne "La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta", qui pubblicato da La Repubblica e …
Faticoso, dalla prima all'ultima pagina. Camilleri sarà stato un grandissimo autore, non dico di no, ma per me, nata e cresciuta a questa latitudine, "trentino" significa "abitante di Trento" o, tutt'al più, del Trentino Alto Adige, non certo "trentenne"; parole come "ammuttare" o "firriava" hanno significati del tutto ignoti e, insomma, alla fine penso di aver colto il significato generale ma di essermi persa la bellezza della narrazione in sé.
Un libro bello, toccante e commovente come solo le storie vere sanno essere. Frammenti di racconti di spazzacamini, ex bambini "affittati" dalle famiglie a "padroni" perché imparassero un mestiere e "dove sorge il sole", ma anche lettere familiari, stralci di articoli di giornale, si susseguono in una ricostruzione minuziosa che conserva, pur nella precisione storica, tutta la potenza della vicenda umana.
Penso ci sia un errore a pagina 184. L'autore scrive "(...) stavo per diventare imparziale e le mie chiacchierate con Lisa stavano volgendo a favore della salvezza degli uomini, quando mi sarei dovuto mantenere completamente oggettivo", il che fa presumere che avrebbe dovuto essere imparziale, mentre in realtà stava diventando parziale.

Considerazioni ed esperienze intorno alla generazione dei vermi ordinari del corpo umano in un trattato scientifico pubblicato a Padova nel …
Testo non semplicissimo, ma molto interessante soprattutto per chi desideri avere un assaggio di quanto siano cambiate concezioni e certezze scientifiche nel volgere di soli tre secoli.
Ray Bradbury non poteva sapere, nel 1950, che nel 2026 il giornalismo sarebbe stato accoppato come un cappone, cotto in salsa di splatter per compiacere il pubblico di Masterchef, sacrificato sull'altare dell'audience in nome dell'onnipotente algoritmo. Nemmeno poteva sospettare, a metà del XX secolo, che nel 2026 l'editoria avrebbe organizzato concorsi letterari solo per promuovere se stessa, premiando libri fatti di nulla in cui le parole si susseguono caotiche - quasi fossero semi gettati a casaccio da improvvisati agricoltori su terreni sterili alla diossina o tra rovi e sterpi, promuovendo autori dal vasto seguito social, solo perché se ne possa parlare o, meglio ancora, discutere. Ignaro di tutto ciò, Bradbury ha scritto cronache perfette, le cui parole creano suggestioni dai riflessi di rubino, fantasie di cristallo all'ombra degli alberi del vino.
Il Marte di Bradbury ha poco o nulla a che fare con il pianeta che già negli anni …
Ray Bradbury non poteva sapere, nel 1950, che nel 2026 il giornalismo sarebbe stato accoppato come un cappone, cotto in salsa di splatter per compiacere il pubblico di Masterchef, sacrificato sull'altare dell'audience in nome dell'onnipotente algoritmo. Nemmeno poteva sospettare, a metà del XX secolo, che nel 2026 l'editoria avrebbe organizzato concorsi letterari solo per promuovere se stessa, premiando libri fatti di nulla in cui le parole si susseguono caotiche - quasi fossero semi gettati a casaccio da improvvisati agricoltori su terreni sterili alla diossina o tra rovi e sterpi, promuovendo autori dal vasto seguito social, solo perché se ne possa parlare o, meglio ancora, discutere. Ignaro di tutto ciò, Bradbury ha scritto cronache perfette, le cui parole creano suggestioni dai riflessi di rubino, fantasie di cristallo all'ombra degli alberi del vino.
Il Marte di Bradbury ha poco o nulla a che fare con il pianeta che già negli anni Quaranta si sapeva essere polveroso e inospitale: il suo Marte è un sogno, voluto e inseguito dai terrestri, missione dopo missione, fallimento dopo fallimento, fino ad essere raggiunto e stuprato - con pistole o chioschi di hot-dog -, sfregiato - con New New York, miniere e pompe di benzina - e abbandonato. I suoi marziani sono un'umanità alternativa, forse migliore, certamente diversa: sono creature dalla pelle di bronzo e occhi dorati come monete, o benevole sfere di luce, o muta forme immolati sull'altare dell'egoismo terrestre e terreno.
Non poteva sapere, Ray Bradbury, come sarebbe stata l'umanità nel 2026, ma sapeva com'era quella dei sui anni: sapeva dei nativi massacrati e decimati dalle malattie portate dagli europei, sapeva della sete di potere e di sangue, sapeva delle guerre passate o imminenti. Ci ha lasciato cronache gloriose e splendenti, cupe e decadenti, cronache come nessuno saprebbe più scriverne oggi, ma ci ha lasciato anche sfere di luce, esistenze sospese nell'incanto, lassù sulle colline, lontane da tutto, bastevoli a loro stesse.
[In merito a questa specifica edizione: libro letto e interpretato magistralmente]

Divertente racconto breve sulla nascita della scrittura... e su malintesi e difficoltà comunicative.
Bello. Bello bello bello. A tratti inquietante, il che non scalfisce ma anzi accresce il fascino del racconto. Ricordavo che mi era piaciuto già in passato, ma forse ora ho acquisito più maturità o, forse, sono i tempi a essere mutati. In un'epoca come questa in cui viviamo, trovo che (ri)leggere Asimov sia utile, oltre che piacevole.
Avviso sul contenuto Attenzione, anticipazioni su trama ed esito delle battaglie!
A me Salgari piace tanto, ma proprio tanto tanto, e dunque da lui mi aspetto il massimo. E purtroppo - secondo me - quest'opera non lo è. Sandokan è una sorta di invasato, il cui sangue ribolle, sempre sull'orlo di accessi d'ira o di disperazione. L'aggettivo formidabile, a lui riferito, viene spesso ripetuto, così come pure il fatto che non pianga (narrazione congruente con la virilità maschia a cavallo tra Otto e Novecento), salvo poi versare lacrime in più occasioni. Sandokan, poi, che dovrebbe essere l'invincibile Tigre della Malesia, tutto è fuorché invincibile: viene sconfitto, ferito, fugge, sconfitto nuovamente... Il tutto sempre con gran perdita di uomini. Il solo sensato, qua dentro, mi pare essere Yanez. Detto questo, sempre e comunque bello leggere Salgari o, come in questo caso, sentirlo leggere dall'ottima Ménéstrandise Edizioni. Onore al merito, poi, per una storia d'amore interrazziale: considerata l'epoca...