sirmarcoserra ha finito di leggere De tranquillitate animi = di Lucio Anneo Seneca (Universal-Bibliothek -- Nr.1846)

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83% completato! sirmarcoserra ha letto 10 di 12 libri.

Non so se il nostro Seneca fosse davvero in grado di mantenere al propria imperturbabilità interiore indipendentemente dal mondo fuori; ma glielo auguro. Io ci riesco pochino, e leggendo questo libro oscillavo tra "ha proprio ragione" e "ma chi te crede".
Libro molto interessante al di là della inevitabile sensazione di essere costantemente mansplainato.
Non potrei essere più lontano dalla filosofia stoica. Comunque una lettura interessante, soprattutto nel notare quanto è rimasto nella nostra società di quella romana - tantissimo, 2000 anni sono un battito di ciglia nella storia della nostra specie.
PS. Per favore Lucio, BASTA ELENCHI grazie
Secondo Saramago moltissimo. E questo romanzo (il cui titolo originale in lingua portoghese è però "Saggio sulla cecità") è il racconto al tempo stesso profondamente metaforico e squisitamente carnale di cosa succederebbe se tutte le regole della nostra civiltà collassassero di botto.
La scrittura è claustrofobica (anche per la scelta stilistica di non utilizzare punteggiatura per il discorso diretto, che crea veri e propri "muri" di testo) ma si apre di tanto in tanto in squarci e lampi. L'ho trovato illuminante e nauseabondo, devastante e catartico.

In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da …
Noir superlativo, racconta la faida tra due famiglie della New York di fine Ottocento, divisa tra opulente superbia e nerissima miseria. Ambientazioni e descrizioni vivide, personaggə forse leggermente troppo linearə per i miei gusti. Ma questo non toglie nulla al piacere un po' perverso (ma decisamente umano) che la seconda metà del libro mi ha fatto provare.
Da bravo bianco europeo non conoscevo la storia del Biafra (sì, c'è del sarcasmo). Crudo e dolce ad un tempo, con una scrittura vivida e dai mille colori, che tiene incollatə nonostante tutto il dolore, nonostante la progressiva disgregazione della normalità che attraversa queste pagine.
Alcune scene ed alcunə personaggə mi sono rimaste addosso. Leggerò sicuramente altro dell'autrice.
Libro di difficile lettura e di difficile recensione. Non un romanzo epistolare, non un romanzo d'amore nel senso proprio del termine. Piuttosto un racconto frammentato, irregolare, che procede a singhiozzi tra lampi di genio poetico e momenti di assoluta grettezza. Il filo conduttore è, a mio avviso, la ricerca spasmodica (anzi, morbosa) dell'altrə per colmare i propri vuoti nelle pienezze altrui; la condivisione del trauma come cura. Ma anche l'idealizzazione dell'interlocutore, il confine tra comunione e incomunicabilità, tra corpo e parola (e, forse, addirittura, il superamento di quel confine, con la parola che si fa corpo?).
Prima di iniziare a leggerlo ero molto curioso, dopo qualche pagina annoiato, a metà vagamente disgustato ma rapito, verso la fine stanco e di nuovo incuriosito; dopo averlo finito, esausto e confuso.
Non lo so, devo pensarci un po' su.

Alla morte del padre, Peter e Ivan vedono sconvolto il precario equilibrio della loro esistenza. Nascono nuovi amori, esplodono vecchie …